i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Le vacanze di Natale ormai vicine indicavano anche quell’anno la tanto attesa partenza per la località di montagna preferita: il consueto borgo, l’abituale hotel e gli stessi accurati bagagli con le attrezzature sportive, tenuto conto che era un rituale portarsi appresso, rivendicando quanto fosse meticolosa, precisa e seria nello sport quanto nella vita. Il pensiero delle discese avvolte dai colori invernali che tanto le erano cari, le ricordavano minuziosamente la sua infanzia felicemente vissuta, piacevole e ricca, accompagnata da un’esclusiva infusione d’amore e d’eleganza che da sempre l’aveva affiancata abituandola a tratti di grande benessere.

Mancavano invero soltanto pochi giorni all’arrivo del Natale e Stefania era già lì in mezzo alle sue predilette montagne, dato che le calmavano i pensieri regalandole la pace che tanto adorava, in seguito una visita al suo negozio preferito, che profumava come da secoli ormai del suo stesso profumo, un abbraccio agli amici di sempre e un nuovo maglione di cachemire, che avrebbe indossato la sera per la cena della festa. Stefania adorava il blu, perché quello era il colore della sua anima, che mai come in quel momento sentiva particolarmente attenta, tranquilla e totalmente bella come del resto era lei. L’aria pizzicante di quei giorni prometteva nevicate frequenti, il lago ghiacciato a metà formava sulla sua superficie dei disegni affascinanti e misteriosi dalle mille sfumature e dalla passeggiata lungo tutto attorno al paese. Verso il tramonto, avvolta in una giacca leggera, in un incrocio di sguardi, forse un accenno di saluto e nulla più ripensando a quella figura che spariva nella luce della giornata che stava finendo.

Stefania rientrò in hotel fra mille saluti accompagnata da un calice di champagne a darle il benvenuto, eppure il pensiero era ancora là lungo quel lago, ripensando a quell’incontro così rapido e inaspettato, a quella giovane donna sconosciuta, che mai avrebbe potuto distrarla dalla ricerca di pace e di gioia di quei giorni di festa. Più tardi avrebbe avuto candele accese, la sua musica preferita e la vasca da bagno piena di profumi, poi la cena con il maglione di cachemire blu, tuttavia il brivido che ne seguì fu incontrollabile e inarrestabile. Eccola, bellissima e uguale a lei, che si presenta porgendole la mano, mi chiamo Consuelo e abito qui in paese anche se non ci sono mai. Un pugno allo stomaco e la speranza che non fosse un sogno, mentre Stefania era di fronte a lei, giacché parlava e rideva raccontando speditamente della sua giornata da atleta in bilico fra il desiderio e il cuore che batteva fortissimo.

Lei era talmente incantevole da defraudare il fiato, parlava poco, ascoltava e diffondeva attorno a sé agitazione e fascino assurdo. Un salto in discoteca, forse la musica abbassa i toni e distrae l’intento, poi gli amici, gli auguri e qualche regalo ritardatario da aprire subito potevano essere motivi per calmare quel poco di fiato che le restava, anche se l’invito per ballare un lento arrivò come una freccia che centra il bersaglio dai cento metri. L’abbraccio fu immediato, indomabile e partecipe, sicuro di non sbagliare, la mano nella mano, la sua bocca fra i capelli e il suo respiro calmo e regolare, in netto contrasto con l’anima che stava per scoppiare. Consuelo era in ogni angolo della luce soffusa della stanza, nelle pieghe della lana soffice di cachemire blu, negli sguardi degli amici che capivano e tacevano. Consuelo se ne andò all’improvviso sparendo nella notte, il resto poi non ebbe più senso, perché nulla valeva d’essere vissuto, Stefania era incredula e paralizzata con la tristezza che le lacerava i pensieri, mentre trascorreva giornate alla sua ricerca dovunque in ogni centimetro delle cose che facesse. Nelle sere fra la gente dentro ai caffè più alla moda e fra i tramonti che dipingevano di rosa le montagne intorno a lei, Stefania si chiedeva ininterrottamente chi fosse quell’immagine fantastica che così improvvisamente e inaspettatamente era entrata nella sua vita.

Com’era possibile, che lei stessa abituale a quel bellissimo luogo di villeggiatura da anni amato e conosciuto, non sapesse che lei viveva non lontana dai suoi occhi e dalle sue abitudini? Per quale insolita circostanza i loro occhi non si sono mai incontrati e abbandonati, senza nemmeno il tempo d’un sorriso più intenso o d’una frase meno rapita. Un reale sbigottimento e un’assoluta incredulità angosciavano tormentando l’anima di quella ragazza di città, studentessa largamente ricercata dai ragazzi più belli della facoltà, dalle avventure rubate fra mille giochi di musica e di seduzione, con l’inesperienza e l’ingenuità degli anni più spensierati e variopinti. Quegli occhi così chiari e profondi però la tartassavano poderosamente, la vessavano fortemente, come il suo profumo, le mani fra le sue strette in un abbraccio che univa due respiri nell’unico spazio d’una canzone che ancora risuonava dentro di lei turbandola. Lei era sparita e il rientro a casa a Stefania sembrò ancora più cattivo, lancinante e vuoto, più di sempre, più di tutte le volte che doveva lasciare i suoi monti e i respiri affannati e cronometrati dopo la gara, eppure non credeva che potesse rimanere soltanto un sogno, unicamente un improvviso colpo di luce nel blu calmo e rasserenato della sua anima, perché quello sguardo aveva parlato chiaro sin dall’inizio sbaragliandola, poiché quello sbigottimento che ne era seguito era come una lama affilata e appuntita che si muoveva lenta e sicura sfiorando il seno e anche qualcosa più giù.

L’inverno trascorse nel silenzio, l’estate abbronzata e felice già la vedeva incontrastata regina delle notti al mare, rifugio di bagni con la luna piena, dove con i bicchieri in mano si brindava a essere i più belli di tutto l’universo. In una di quelle notti, infatti, nascosta da una colonna dalla luce bianca e intermittente di musica e silenzio Stefania inaspettatamente la rivide. Lei, ancora lei, con la pelle abbronzata, impietosa resistenza in un mare di bugie che non le interessarono, perché Consuelo era là di nuovo occhi negli occhi ancora più bella, mentre il desiderio di possederla fu come uno scoppio improvviso che stringeva la gola e impediva di parlare. Poche frasi, l’invito per un fine settimana da trascorrere insieme nel paese dove lei non c’era mai, dove Consuelo si nascondeva con le sue bugie e un velo di tristezza la videro dopo una settimana salire su d’un treno al volo con poche cose nella valigia e nella testa, soltanto il suo pensiero e con il brivido che avrebbe provato nel rivederla. Stefania ne era sicura, l’avrebbe stretta forte fra le sue braccia da farle male, l’avrebbe guardata negli occhi, certa di non far cadere per prima lo sguardo, avrebbe bevuto tutte le sue parole, le sue risate e le sue bugie che avevano il sapore del desiderio. Esultanza incontrollabile e il tempo che la separava da lei sembrava eterno, ma Consuelo era lì che l’aspettava vestita di lino nero e gli occhi come due perle, un paio di piccoli orecchini seduta nella macchina sportiva con la loro musica a far da sottofondo al bacio che si sarebbero scambiate a momenti. L’aria dolce di pino e di resina erano complici del loro incontro, con il lago attento nello specchiare la bellezza che le univa, due meraviglie di gioventù, che non conoscono né i grovigli né i nodi dell’anima e vivono di pieni respiri e d’intense emozioni.

Stefania arrivò ancora due passi e l’avrebbe vista, avvolta nella nuvola di fumo della sigaretta che l’accompagnava sempre, assieme a quel ciao che si sarebbe soffocato nella gola. La sua casa era nascosta fra i pini, la sua stanza era ricca, perfetta, elegante e misurata, com’era lei in tutte le sue sfumature. In quella circostanza ripeté solamente due parole con la domestica a proposito della cena, che ovviamente era già prenotata fuori. La serata era carica di un’estrema eccitazione e d’una sbalorditiva bellezza, Stefania mangiava pane e desiderio che cresceva minuto dopo minuto sbranandole l’anima e i pensieri, sfiorando limitatamente con l’immaginazione la sua bocca, il suo seno, le sue gambe e il suo collo, per finire nei suoi occhi che ricambiavano il tutto con una naturale e semplice precisione. Dopo comparvero finalmente loro con la passione e la sensualità, nella voglia di quei baci tanto desiderati e sperati, che sarebbero durati per notti intere senza fiato, senza smettere mai. Orgasmi gridati insieme, dove il piacere dell’una era il piacere dell’altra, dove fare l’amore era un’arte flemmatica quasi fittizia e irreale. Rimanevano ore e ore vicine, per scambiarsi il puro erotismo con quelle risate come i giochi dei bimbi che se la spassano felici, quelli erano gli anni più belli della loro vita, perché erano carichi di tranquillità e di falsa ingenuità. Confronti placidi che finivano sempre alla pari, scuse per scommesse che finivano sempre per cercare le loro labbra, unendosi poi in baci proibiti e scandalosi. Nelle notti di cieli limpidi dove abbracciate si riempivano di carezze dai sapori adulti, da scoprire consumandosi di piacere per risvegliarsi nella mattinata inoltrata, inondate di sole e di ricordo salato fra le mani. In quel modo trascorse il loro tempo, troppo veloce seppur ricco d’istantanee che davano i brividi, testimoni d’un sentimento complesso e difficile da spiegare, avvenente ed elegante com’era Consuelo, ragazza misteriosa e passionale che dovette ripartire. Per l’ennesimo viaggio del quale nessuno sapeva il vero significato, in una mattina di vento e di lacrime che scendevano sul viso di Stefania, impassibile degli sguardi delle persone che alla stazione attendevano la partenza del suo stesso treno che l’avrebbe separata da lei.

Poi più nulla, il vuoto assoluto e totale nell’anima e nel cuore, nulla con un senso, niente che valesse la pena d’uno sguardo. Nelle pieghe dei fogli d’una lettera, il suo profumo e le righe di verità che come una freccia avvelenata le aveva trafitto il petto rendendola consapevole di ciò che mai avrebbe voluto conoscere né subire, che portava dolore come il senso amaro e disperato d’ingiustizia che avvertiva accompagnato da migliaia di perché. Da sola in riva al mare Stefania lesse quasi con distacco per fingere che quello scritto non fosse suo:

“Non sono io, non è per me, è la voce d’una sconosciuta, perché nell’istante in cui ho capito d’essermi persa scoprendo un altro mondo impensabile, la sofferenza non m’ha permesso di dichiarare la verità e per non mentire a me stessa mi nascondo ora da tutto ciò che potrebbe scoprirmi creando disordine. La tua presenza mi riporta all’amore che ho sempre avuto dentro, però non posso amarti come vorrei. Ti farei solamente mia prigioniera rendendoti passionalità mortificata da sciocchi e arroganti comandi, che da sempre mi sono cari e appartengono alla mia malattia d’esistere. Attendo un figlio e il mio itinerario è raggiungere chi sarà suo padre e mio prossimo sposo, però ciò che è stato fra noi è l’unica mia ragione di felicità e di letizia che so d’averti rubato, ma che mi permette di continuare nella speranza d’incontrarti ancora, in una sera d’inverno nella luce d’un tramonto colorato di rosa come le nostre montagne”.

Stefania lasciò cadere il foglio in mare, che calmo e negligente lo sciolse portandolo lontano tra il rumore delle onde. Una nota di musica e i ricordi la riportarono a quel lento ballato nella speranza di poterle appartenere, a quando sudate e senza fiato riposavano una sull’altra vinte e felici. Le ricomparivano in mente, i pensieri, gli sguardi, le cose non dette, il suo profumo intenso e il suo ricordo di stupenda amante. Non la rivide mai più, Consuelo ebbe una bimba, Stefania che ora sorride nello scoprire la mamma mentre guarda delle foto è bellissima, al momento abbracciata a una ragazza bionda, l’unica persona alla quale avrebbe detto ti amo con tutta la forza che possedeva.

Adesso ai suoi occhi rimaneva soltanto l’implacabile e lo spietato ricordo, per la rinuncia d’un amore che sarebbe stato certamente eccellenza e perfezione, chiaramente attitudine e vocazione, senz’altro delicatezza e dolcezza.

{Idraulico anno 1999}