i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Qual è il confine se la ricerca spasmodica del piacere annulla dignità, lucidità, morale? Dimmelo Tu.
«Questo, invece, è balsamo di tigre» disse Pietro, applicando una piccola noce di prodotto sulla spalla dolorante di Michele e massaggiando fino a che la pelle dell'uomo non l'ebbe assorbita. Qualche decina di secondi più tardi, la zona interessata dal trattamento assunse un colore rosso acceso e Michele ammise di avvertire una sensazione di intenso calore irradiarsi da quel punto. «Si tratta di un antinfiammatorio naturale estremamente efficace. Non provate a comprarlo su internet, quelle sono imitazioni di infima qualità. Nel migliore dei casi non servono a nulla. Le mie forniture arrivano dall'azienda originale di Singapore, invece», disse assertivo alle donne che occupavano divano, poltrone e sedie nella stanza.
«Allora, come va?», chiese poi rivolgendosi a Michele.
«Ma cos'è, una magia?», replicò stupito l'uomo, roteando il braccio sinistro senza avvertire che un lieve fastidio residuo, ben più sopportabile del dolore che, solo pochi minuti prima, quasi gli impediva di sollevare un bicchiere.
Pietro sorrise compiaciuto mentre depositava in borsa la piccola boccetta di vetro. «Sono un massaggiatore, non uno stregone», aggiunse affabile intanto che l'uomo tornava ad occupare il suo posto sul divano accanto alla moglie. Quando si voltò nuovamente verso la ridotta platea disposta a semicerchio, teneva in mano un ennesimo flacone ambrato. «Chiudiamo in bellezza. In genere, questo è un articolo che acquisto per uso... privato, diciamo così. Ma oggi farò un'eccezione. Prendetelo come un modo per ringraziare Lory e Michele della loro ospitalità, e di aver riunito qui così tanta gente per questa dimostrazione», concluse guardando i due padroni di casa.
«Vieni qui», disse con voce calma e tenendo gli occhi fissi in quelli della donna di fronte a lui. Dubbiosa, la ragazza si alzò e andò a sedersi sulla sedia posta proprio vicino a Pietro.
«Di che si tratta?», chiese una della decina di donne presenti.
«Ve lo dirò fra poco», chiosò sornione lui.
«Posso?», chiese subito dopo, facendo scivolare lungo le spalle della ragazza le sottili bretelle della canotta che indossava assieme a quelle trasparenti del reggiseno, senza neppure attendere una risposta. Versò, poi, sui palmi delle mani alcune gocce di un misterioso unguento trasparente e ne avvolse le spalle della ragazza seduta davanti a lui. Con estrema calma, le sue mani presero a scivolare dal collo ai deltoidi della donna, per poi seguire il percorso a ritroso e risalire sino a lambire i contorni della mandibola e i lobi delle orecchie. Allo stesso modo, si spostava dalla nuca alle scapole con lenti e studiati movimenti circolari. La ragazza non poté fare a meno di chiudere gli occhi per meglio godere di quel contatto, e il suo respiro regolare sembrava accelerare quasi impercettibilmente solo quando la punta delle dita di Pietro, nello scendere seguendo le linee del collo, arrivava a sfiorarle la clavicola.
«Si tratta di un olio afrodisiaco», disse d'un tratto, abbassando sensibilmente il tono della voce. Qualcuna delle donne presenti ridacchiò a quell'affermazione, mentre la ragazza oggetto del massaggio s'irrigidì di colpo. Pietro continuò nella sua opera come se niente fosse, cercando di riportare il tutto nell'alveo della normalità. «Sta' tranquilla, goditi il massaggio, non c'è nulla di cui debba preoccuparti», le sussurrò chinandosi su di lei. La donna continuò a tenere gli occhi chiusi, ma i suoi piedi puntati sul pavimento tradivano una certa agitazione. Ci mise un po' a rilassarsi nuovamente, e quasi sembrò non rendersi conto che, nel frattempo, i movimenti di Pietro si erano fatti appena più audaci che in precedenza. Ora massaggiava la sua pelle con più vigore e disegnava cerchi più ampi su di essa. Nel vagare fra i presenti, l'uomo incrociò lo sguardo interdetto di Michele mentre le sue dita si avventuravano sino a saggiare le consistenza della pelle della ragazza all'altezza dell'attaccatura dei seni, nella piccola porzione di carne lasciata scoperta dalla leggera canotta in cotone elasticizzato. «E' un olio dall'aroma fruttato che ha una duplice funzione - riprese in tono calmo - da un lato rilassa, dall'altro va a stimolare il sistema nervoso centrale donando una sensazione di lieve calore diffuso. Un po' ovunque», sottolineò.
Continuando a lasciar correre le mani sul corpo inerme della ragazza e gli occhi a saltare fra quelli dei presenti, si chinò nuovamente su di lei. «Senti la sensazione della quale parlo?», le chiese avvicinandosi al suo orecchio sinistro.
Un sospiro fu l'unica risposta della ragazza, oltre a reclinare appena il capo verso destra. Le sue gambe si strinsero, sfregando lentamente l'una contro l'altra.
Michele e le donne presenti osservavano la scena quasi inebetiti. Quando Pietro si rialzò, tenne la sua mano premuta sul petto della donna. Fu arduo anche per lui fingere di non essere scosso dal breve quanto involontario contatto che ne seguì. Il suo dito medio, per una frazione di secondo, restò nel caldo incavo tra i seni della ragazza, sfiorando quella carne morbida e liscia dalla quale si sforzò di staccarsi un istante più tardi.
Il massaggio durò ancora un po', con la donna ormai totalmente rilassata tra le sapienti mani dell'uomo, rassicurata da manovre certamente inebrianti ma mai eccessive. Con la testa reclinata all'indietro e posata sul ventre di Pietro, ne godette a pieno, incurante del turgore dei suoi capezzoli, ormai chiaramente visibili attraverso il tessuto, e dello sfregamento delle sue cosce, divenuto sempre più evidente col passare dei minuti.
«Abbiamo finito», le sussurrò all'improvviso, dolcemente.
Lei aprì lentamente gli occhi, quasi si stesse destando da un sogno. Quelle pozze lucide fissarono Pietro, come avessero udito ma non compreso quanto avesse detto. «Ce-certo», sussurrò tornando in sé e sollevandosi a fatica dalla sedia.
L'evento di quel pomeriggio si rivelò particolarmente proficuo. Pietro riuscì a vendere tutti i prodotti che aveva portato con sé e, addirittura, dovette appuntarsi di ordinarne altri per far fronte alle richieste. Quando lasciò l'appartamento e tornò alla sua auto, avvertì la borsa sensibilmente più leggera rispetto a un paio d'ore prima.
Perse di proposito un po' di tempo ad allacciarsi la cintura, mettere in moto e uscire dal parcheggio. Proprio un istante prima di immettersi nella carreggiata, sentì bussare con forza al finestrino alla sua sinistra. Abbassò il vetro provando a mascherare un ghigno.
«Si?».
«Si un cazzo, figlio di puttana», lo apostrofò Lory lanciando un bloc notes sul sedile del passeggero.
«Oh, ma guarda, devo averlo dimenticato per sbaglio. Grazie!», replicò Pietro con noncuranza.
«Hai idea di che razza di tortura sia stata?».
«Non dirlo a me».
Lory lo guardò interdetta, mentre lui continuò imperterrito. «Un vero incubo non lasciar scivolare le mani ben oltre la canotta. Non sai che voglia di abbassarla e afferrare quelle tette. Sentirli tra le dita quei capezzoli così duri, invece di limitarmi a guardarli. Strizzarli tanto da far male. Dolore e piacere insieme, sai quanto mi piace».
La ragazza restò a fissarlo in silenzio, col respiro sensibilmente accelerato, incapace di replicare.
«Per non parlare di cos'avrei trovato fra quelle cosce. Sbottonando i jeans, aprendole con forza, tuffando le dita in quel lago bollente che sono certo stesse sgorgando da quella figa vogliosa».
«Piantala, è merito di quello stramaledetto olio».
«Dici questo? - chiese Pietro estraendo dalla giacca la boccetta color ambra - E' un comune olio per massaggi. E' solo merito mio se avrei potuto fare di quel corpo qualsiasi cosa volessi, anche lì davanti a tutti, fregandomene di ogni cosa...».
Un sonoro schiaffo interruppe il suo monologo. «Scopami, dannato bastardo. Trascinami dove ti pare e fottimi come la peggiore delle puttane», ansimò Lory.
Pietro la guardò serio. Poi un sorriso gli piegò appena le labbra. «No».
«Non sono neanche incazzata. Vaffanculo. E non posso restare con questa voglia», piagnucolò lei.
«Dovrai, invece», replicò lui serafico.
«Perché mi fai questo...».
«Perché lo vuoi. Farmi giocare con la tua mente. Scoparla. Sfinirla. A mio piacimento».
«Non limitarti alla mia mente. Non oggi. Voglio il tuo cazzo, non le mie dita, ti prego».
«Non avrai nessuna delle due cose, invece».
«Farò da sola, stronzo. Non puoi impedirmelo».
«Davvero? E cosa farai, godrai pensando al massaggio che ho fatto alla tua migliore amica? Alle mie mani che scivolano senza riguardi fra le sue cosce? A lei fradicia nel lasciarsi toccare fin nelle più profonde pieghe della sua intimità?». Si godette per un attimo lo sguardo eccitato e furioso di Lory prima di continuare. «Puoi arrivare ad essere così squallidamente troia?», concluse appena prima di premere sull'acceleratore e allontanarsi a velocità sostenuta lungo la strada deserta.
Note finali:
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