i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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La vita non sempre è come la sogniamo noi. Questo racconto inizia grazie ai numerosi contatti email avuti con Fabio, diretto interessato della vicenda. E’ una storia ingarbugliata e piena di sorprese dove la mia impressione è che la realtà a volte sfugga nella fantasia. Io da , sufficiente, interprete cercherò di “riportarla” nel miglior modo possibile chiedendo già ora la vostra collaborazione su alcuni temi di cui la mia conoscenza è limitata. Non sono interessato alle fantasie, ma ai pareri/suggerimenti di chi ,donna o uomo che sia, vive o ha vissuto qualcosa di paragonabile. La vicenda inizia qualche anno fa. Siamo a Milano ed io, Fabio, ho la fortuna di incontrare l’amore della mia vita: Marta. Mi ero laureato in ingegnera due anni prima e lavoravo come consulente presso un noto studio specializzato in “grandi opere edili” che aveva la sede proprio nel centro di Milano Ricordo quel giorno come fosse oggi. Stavo facendo la pausa caffè presso un bar vicino a piazza Duomo quando la vidi. Era di fianco a me e a sua volta “stava prendendo “ un caffè. Rimasi abbagliato dalla sua figura, da quel viso nel contempo serio, ma disponibile all’allegria. La fotografia a vista. Un po’ meno alta di me, che supero abbondantemente il metro e ottanta, lunghi capelli corvini ed un viso affilato, ma non spigoloso. Gli occhi chiari e le labbra carnose dipinte da un rosso vermiglio. Il corpo era nascosto da un impermeabile , ma era evidente che fosse ben “distribuito. Indossava una gonna e calze velate e potevo vedere i polpacci torniti e che indossava delle scarpe molto femminili. Penso di essermi innamorato di lei all’istante tanto che superando la mia forte timidezza fui sfrontato. Mi rivolsi a lei dicendole: senza un buon caffè non si arriva a fine giornata Lo so è una frase stupida, ma è l’unica che mi venne spontanea in quei pochi attimi di disponibilità, poi l’avrei persa. Mi guardò sorpresa e seria. MI sentii arrossire e sudare. Non aveva capito? Era stupita mi fossi rivolta a lei? Avevo fatto la figura del “tacchinatore”. Che imbecille sono. Scusi ,scusi ed in un moto di onestà le dissi: mi è uscita così, non sapevo cosa dirle e rimasi così come un “pirla”. Lei mi fissò silenziosa, con un viso quasi corrucciato; per fortuna durò poco. Vidi il suo viso rilassarsi ed aprirsi. Vidi il bianco dei suoi denti che accompagnò una schietta, riservata, risata. Disse: questa mi mancava. Sono stata” abbordata” in tanti modi (effettivamente era una bella ragazza)questo mi è nuova. Prese l’iniziativa: ciao sono Marta ed allungò la mano per stringere la mia. Adesso ero io lo stupito, ma fortunatamente riuscii a prendere la sua mano. Ciao sono Fabio, scusa ma.. Non c’è niente da scusare. Hai ragione. Senza caffè qui a fine giornata non ci arriviamo. Dove lavori? Le dissi dove lavoravo ed a grandi linee cosa facevo, che mi ero laureato anni prima e che vivevo a Milano ed altro. Penso di averle descritto in tre minuti tutta la mia vita. Lei mi ascoltava sorridente e quando terminai la lunga tiritera disse: il mio nome lo sai ;lavoro presso uno studio legale dove faccio praticantato in attesa di sostenere l’esame di stato per avvocati ed ho 25 anni (due meno di me). Tirò fuori il cellulare. Dammi il tuo numero. Io come un beota glielo dissi. Digitò il numero e sentii la mia suoneria squillare. Disse :adeso hai il mio numero. Chiamami se vuoi. Ciao Si girò ed uscì dal bar lasciando me ed il mio stupore. Ricordo le mie sensazioni. Che bella. Mi piace. Mi ha lasciato il suo numero. Non le faccio schifo. Forse le piaccio. Tornai al lavoro con la testa nelle nuvole tanto che i miei colleghi mi chiesero :tutto bene Fabio? E’ successo qualcosa? No. Navigavo già nel futuro con la mia fantasia. Mi imposi di non chiamarla subito e non so come riuscii a resistere sino alla successiva mattina. La chiamai verso le dieci. Ciao sono Fabio. Ti ricordi…? Quel pagliaccio ieri al bar.. Si, si mi ricordo, ma dai …e “sentivo” il suo sorriso al telefono . Come stai?...Hai voglia di un caffè ?..Al solito posto tra mezzora? Ok, a dopo. Camminavo per aria. L’ho detto: mi ero innamorato di lei dal primo momento. Sino a quel giorno la mia vita sentimentale era stato “normale”. Non sono da buttare fisicamente ed un po’ di ingegno e capacità le ho. Avevo avuto un paio di innamoramenti giovanili ( Cecilia ed Elisa) qualche filarino più improntato al sesso che ad un rapporto consolidato ed adesso ero senza partner “fisso” da un paio di mesi ,ma la mia vita era piacevole. Avevo finito d studiare, avevo un lavoro e guadagnavo decentemente, avevo uno mio appartamento, tanti amici ed amiche con cui passavo piacevolmente i momenti liberi. Alcuni miei amici avevano già messo “su casa” ed invidiavo la loro felicità e serenità e forse avevo trovato l’anima gemella ancor prima di conoscerla veramente. Fu il primo caffè d’uscita insieme. Non solo bella, era spiritosa, arguta ed affascinante. Constatai che aveva un passato familiare diverso dal mio. Io figlio di operai, lei di una dirigente d’azienda e di un libero professionista. Le mie vacanze sempre a costo minimo per quanto possibile, sia prima con i genitori nella casa dei nonni al mare e poi con gli amici. Lei con la famiglia aveva girato Italia ed estero e con gli amici aveva replicato. Io l’università con borsa di studio, lei in una università privata. Lei era cresciuta in un grande appartamento nel centro di Milano. Io in un piccolo trilocale in periferia. Erano differenze che non influenzarono il nostro “rapporto”, ma che certamente avevano inciso nella nostra personale crescita. Tanto spigliata e sicura lei, quanto “prudente” io , ma eravamo una bella coppia. A quell’incontro seguirono altri caffè e poi uscite serali per arrivare ai week end. Era nato un legame che giorno dopo giorno si rinforzava. A posteriori ,io mi “appoggiavo” sulla sua vitalità mentre lei si ” appoggiava” sul mio equilibrio . Tre anni dopo con somma gioia ci sposammo. In quei tre anni il sesso? Non fui il primo ad iniziarla al sesso; non era più vergine al nostro primo rapporto , ma non volli mai approfondire il suo passato relazionale. Per gelosia? Forse. Il passato era passato, mi interessava da noi al futuro. L’inizio , almeno per me, fu lento . Il sesso rispecchiava la mia personalità: tranquilla. I primi baci dopo tre/quattro appuntamenti , la prima masturbazione dopo due mesi, solo dopo diversi mesi il primo pompino. Solo durante le prime vacanze il sesso completo, senza acrobazie. Missionaria e pecorina e stop. Col senno del poi : niente leccate di figa o sessantanove o ..altro di più spinto. Il culetto era off limits, non perché lei me lo abbia negato, non rientrava nella mia cultura. Non sapevo se avevo tarpato la sua voglia, esuberanza, sessuale .Non abbozzò mai a particolari richieste e mi sembrava ci andasse bene. Dopo il matrimonio andammo a vivere in un bel appartamento di proprietà dei suoi genitori nella prima circonvallazione milanese. Per meglio indicarvi : dieci minuti di camminata da piazza Duomo. Un appartamento ai piani alto, spazioso ed illuminato in un bel servito contesto. Eravamo comodi sia per il lavoro ,che per i negozi e le uscite serali. Lei era nel fior fiore della femminilità sottolineata dal suo corpo che si era leggermente riempito nei punti eccessivamente magri rendendola ancor più armoniosa ed appetibile. Mi piaceva andare in giro con lei per le vie del centro e notare gli sguardi ammirati dei passanti, giovani e meno, rivolti al suo petto ed al suo fondo schiena. Devo dire che lei con il suo abbigliamento, seppur elegante, ma molto femminile li “aiutava” a guardare. Se ben ricordo non l’ho mai vista uscire per svago od andare al lavoro con i pantaloni; che poi fossero vestiti o gonne non importa, sempre e dico sempre, le sue belle gambe erano alla vista e in evidenza ben supportate da preziose scarpe con tacchi di giusta ,piacevole , misura. Quando ondeggiava sul movimento della camminata gonna e culo faceva “girare” la testa. I pantaloni li indossava solo per camminate in montagna o al mare o per gite. Anche quando prendevamo treni o aerei lei era sempre in gonna. Un po’ esibizionista? Forse, ma a me piaceva e furono pochi i giorni che saltammo dal fare sesso. Non correvamo rischi, da ancor prima di incontrare me lei prendeva la pillola. Non chiesi mai perché… Il mio ego di maschio era allietato dal possedere una così bella creatura. Erano trascorsi altri tre anni dal giorno del matrimonio. Avevo fatto carriera e mi avevano affidato la responsabilità di diversi “cantieri”, per fortuna nella zona lombarda, così ogni sera potevo tornare a casa. Lei aveva superato l’esame di stato e come associata era “entrata” da pochi mesi in un importante studio notarile. Ne era contenta anche se mi disse che il titolare le metteva soggezione. Era un avvocato anziano, sui sessanta anni, fisicamente prestante e di grande leadership e magnetismo. Mi diceva che alla sua presenza gli altri sembravano bambini pronti a compiacere il fantastico papà. Lo studio notarle ed il mio erano in centro e ciò ci permetteva ,a volte , di pranzare insieme. Eravamo felici; avevamo iniziato a parlare del futuro della nostra famiglia e si ventilava la possibilità di incrementarla. Era arrivato il momento, eravamo consapevoli e fiduciosi che avremmo potuto crescere degnamente i nostri figli; anche l’età era quella giusta, ne presto ne tardi. Il giorno prima del patatrak avevamo parlato del momento in cui sarebbe stato opportuno sospendere l’uso della pillola anticoncezionale. Avevamo deciso che sarebbe stato a fine mese e che se ci fosse andata bene nel non lontano mese di giugno dell’anno successivo avremmo potuto essere novelli, felici, genitori; ma i sogni muoiono all’alba. Facemmo l’amore quella sera e ci addormentammo sereni e felici. Il giorno dopo mi recai in un cantiere per una consuetudinaria verifica. Mi aggiravo con il capo cantiere tra un cumulo e l’altro di macerie ascoltando concentrato le sue osservazioni quando salimmo su un cumulo che franò sotto il mio peso. Persi l’equilibrio ed allungai un braccio alla ricerca di un nuovo equilibrio. Il capocantiere allungò la sua mano per una presa ,ciò al posto di favorirmi mi sbilanciò ulteriormente. Andai in rotazione e caddi a faccia in giù senza riuscire a mettere le mani a difesa . Che botta e che dolore. Caddi con il viso sul terreno e con il bacino su una putrella d’acciaio parzialmente sommersa nel terreno . La sfiga. La faccia si “spalmò” sul terreno ed il bacino e le mie “parti basse” urtarono violentemente sulla sbarra. Ero immobilizzato dal dolore, sentivo le grida del capocantiere che chiamava i soccorsi e poi : non toccatelo , aspettiamo l’ambulanza ed il medico. Arrivarono i soccorsi , fui caricato con attenzione su una barella e con una ambulanza mi portarono in ospedale. Tralascio gli esami che mi fecero. Ricordo di essere stato in un continuo intontimento. Meglio così perché i dolori parvero attenuati. Diagnosi multipla: Il viso era salvo, solo graffi che si sarebbero rimarginati nel tempo ; problemi importanti ai mie genitali. Avevo una lesione al pene e dovevano ancora valutare l’eventuale compromissione delle strutture anatomiche e dei vasi sanguigni , inoltre anche un testicolo era stato oggetto di un profondo trauma e si sarebbero dovuto verificare le conseguenze di possibili danni funzionali per il rischio di diventare azoospermico. Si parlava di operazioni chirurgiche e cure” chimiche” se necessario. Purtroppo i trattamenti chirurgici e chimici furono necessari ed eseguiti . Fu un periodo di ansie e dolori ; mia moglie fu perennemente al mio fianco. Non appena il lavoro lo permetteva correva da me cercando di allievare le mie sofferenze psichiche e fisiche. Rimasi in ospedale circa un mese poi fui dimesso con l’obbligo di astenermi da atti sessuali di qualsiasi tipo per almeno otto settimane e solo dopo quel periodo si sarebbero prese altre decisioni. Durante la convalescenza per il mio “sostegno” psicologico mi furono prescritte delle benzodiazepine. Fu un periodo ancor più difficile del precedente , se prima vi era la “paura” delle operazione adesso vi era quella delle conseguenze ai traumi. Anche in questo periodo mia moglie fu di gran supporto morale. Ero sempre ( se possibile) più innamorato di lei. . Passarono due mesi, poi tre ,le mie condizioni si erano stabilizzate ed entrai a far parte di quella piccola percentuale di uomini che non possono più fecondare l’ovulo della propria donna e non solo. Purtroppo ,nonostante le cure e le “attenzioni” di mia moglie, la mia erezione, clinicamente parlando, non superava il 40%. In altre parole il mio pene rimaneva moscio, non più in grado di penetrare la vagina di una femmina. Ciò non mi impediva di raggiungere l’orgasmo. Una sana e lunga manipolazione (sega) mi permetteva di avere l’eiaculazione a pene morbido. I medici mi dissero che molti, soprattutto anziani o malati di disfunzione erettile, sono in questa situazione, ma questo non mi diede e non mi dà sollievo. Fu un trauma. Il nostro futuro familiare cancellato. Tutti i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre speranze, evaporati. Marta, mia moglie, mi copriva di affetto ed attenzioni. Mi rassicurava del suo amore ,di noi. Ero io che non mi sentivo più alla sua altezza. Non ero più un virile uomo. Non potevamo più avere figli, fare l’’amore. L’avrei costretta ad una vita di clausura. Quanto potevo e poteva resistere? Era una donna nel pieno della sua femminilità, come precluderle una sana vita sessuale per mia colpa? Lei mi diceva: ti amo, stai tranquillo, sei l’uomo della mia vita. Ma io non mi sentivo, non ero, più uomo. Passarono altri mesi, un anno era trascorso dal traumatico accadimento. La mia situazione fisica era rimasta la stessa. Da solo, ed alcune volte con mia moglie, avevo provato a rivitalizzare il mio pene, ma inutilmente. Provai, sotto supervisione medica, ad aiutarmi con il Sidenafil (Viagra…), incrementando anche la dose , accompagnato da riviste o film porno; mia moglie si prestava con mano e bocca e con la bellezza del suo corpo. Tutto inutilmente. L’eccitazione mentale era presente , ma il sangue non si riversava nel pene se non parzialmente ed il pene non si alzava. Continuavo a massaggiarlo(segarlo) fino a che non avevo una liquida eiaculazione Non più quegli spruzzi che si libravano nell’aria, ma un flusso denso usciva dal meato per poi scivolare sul glande come la scia densa lasciata da una lumaca. Dopo innumerevoli , mentalmente devastanti, tentativi rinunciai. Non chiesi e non mi rivolsi più a mia moglie alla ricerca di un rapporto sessuale. Avevo definitivamente compreso che non ero più un maschio. I rapporti tra Marta e me rimasero come se nulla fosse successo; la questione sesso non fu più toccata. Ci amavamo, ma non si faceva sesso. Trascorsero altri mesi . Avevo ripreso il lavoro e la nostra vita seguiva il nostro tran tran quando una sera rientrai a casa tardi. Avevo svolto una ispezione in un lontano cantiere e rientrai verso le ventuno. Contento entrai in casa e vidi mia moglie seduta al tavolo della cucina.; con le mani si reggeva la testa. Sembrava angosciata ,piangente. Le dissi? Tutto bene? E’ successo qualcosa? Fabio non posso più…non è giusto … devo dirti … Il mio titolare, Giorgio... Il tuo titolare ,cosa? Ho fatto sesso con lui. Mi cadde il mondo addosso . Non sapevo che dire . La mia reazione fu infantile ,stupida. Le mie prime parole furono: quando? Da quando? Lei: ascolta , ascoltami. Due mesi fa , a tarda serata, dopo una faticosa riunione con dei clienti rimasi da sola con lui nel suo studio. Mi disse: Marta la vede stanca ed a volte pensierosa. Va bene? E’ il lavoro o qualcosa non va a casa? Ti avevo detto che mi faceva soggezione e mi affascinava. Non riuscii a sottrarmi ed a trattenermi e per la prima volta raccontai ad un estraneo della nostra situazione. Lui era seduto alla scrivania ed io "tremante" in piedi di fronte a lui. Mi guardava ,i suoi occhi mi penetravano. Mi sentivo nuda al suo cospetto, come se la mia volontà fosse annullata. Parlavo ,parlavo gli raccontai la nostra vita, le nostre disgraziate vicende. Gli dissi dei tuoi , dei nostri problemi sessuali. Ascoltava con attenzione le mie parole, poi si alzò dalla sedia e sempre senza staccare i suoi occhi dai miei giunse a me e.