i racconti di Milu
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Era un fine settimana di metà marzo quando Fausto decise di comunicare esponendo fermamente all’attenzione di Tiziana le proprie veritiere intenzioni, la ragazza per l’appunto con la quale aveva instaurato un legame sentimentale da più di cinque anni. I tempi erano a questo punto diventati maturi per la convivenza, cosicché senza mezzi termini le illustrò narrandole tutto ciò che aveva in mente:

“Ascolta Tiziana, non siamo più dei ragazzini. Io ho seriamente intenzione di vendere il monolocale e con il ricavato investire concretamente per l’acquisto d’un nuovo appartamento”.

La discussione però si guastò scombussolandosi ben presto quando la ragazza s’impuntò affinché Fausto le intestasse l’appartamento, sottraendosi così dalla responsabilità di scucire il becco d’un quattrino per l’acquisto dell’immobile. A dire il vero, Fausto colse la palla al balzo per troncare definitivamente la relazione con Tiziana, giacché da parecchio tempo Tiziana era diventata per Fausto una forma di palla al piede, un insopportabile e un insostenibile peso che si ripercuoteva riflettendosi persino sul proprio carattere, accentuandone tra l’altro il lato disfattista e sfiduciato. Era in realtà da svariati anni che Fausto tradiva la propria ragazza con altre fanciulle conosciute per la maggior parte nelle chat: incominciò per gioco a frequentare le chat online tramite internet, però ben presto quel candido e innocente svago divenne una vera e propria droga. In meno di cinque anni Fausto riuscì a scoparsi diverse donne differenti, conosciute per l’appunto nel web. Potete ben immaginare come la cornificata, povera e sventurata Tiziana rappresentasse un vero e proprio freno a mano per quel depravato e dissoluto di Fausto, deciso a consacrare destinando la propria esistenza al sesso selvaggio con qualsiasi creatura di sesso femminile:

“Che razza di discorsi fai? Ti sei bevuta il cervello? Io investirò il denaro, pertanto l’appartamento sarà esclusivamente mio, intesi? Con questi discorsi io non ti capisco, anzi, sai che cosa ti dico? Mi hai seriamente stancato con il tuo atteggiamento infantile, adesso basta con questa storia, perché io non ho più nessuna intenzione di continuare a frequentarti. E’ ora che ti dia una mossa mia cara Tiziana, perché hai trentacinque anni suonati e lavori solamente da otto mesi, a tempo determinato per giunta. Io ho bisogno d’una vera donna al mio fianco non d’una ragazzina immatura, presuntuosa e saccente. Ti saluto e stammi bene”.

Queste furono sennonché le ultime espressioni di Fausto prima che soddisfatto nell’animo uscisse dalla casa della neo ex sbattendo violentemente l’uscio. In conclusione Fausto era riuscito a scaricare definitivamente quella zavorra di Tiziana, nel frattempo il numero d’appuntamenti fissati con le anonime persone del gentil sesso cresceva a dismisura, tanto che Fausto dovette diversificare le schede telefoniche del proprio cellulare per non incagliarsi né inciampare in spiacevoli equivoci fra parenti, amici, conoscenti e puttane:

“Io sono l’idolo di me stesso se riuscirò a scoparmi una trentina di nuove ragazze nel giro d’un anno, perché a quel punto dovrò farmi un monumento con le mie stesse mani” - ripeteva a sé stesso Fausto risolutamente pago ed energicamente soddisfatto.

Fausto tuttavia non era in grado d’assumersi né di sostenere ingenti spese fra viaggi, cene, conti del motel e mance varie, il tutto per scopare una sconosciuta che il più delle volte nemmeno l’attizzava sessualmente, malgrado ciò Fausto si considerava valutandosi un fedele esperto e specialista della scopata:

“Sì, è vero, alcune sono attempate, altre carine, certe giovani, altre ancora formose. Questa in fin dei conti è tutta esperienza che accresce e che in definitiva sviluppa il mio già abbondante curriculum” - si giustificava Fausto motivandosi ulteriormente, anche se più volte il collega Roberto cercò di persuadere Fausto nel tramutare il suo passatempo in un vero e proprio lavoro:

“Dovresti farti pagare. Adesso hai tutte le carte in regola per diventare a tutti gli effetti un vero dongiovanni, pensaci su” - gli rammentava con convenzione e con serietà Roberto.

Fausto malgrado ciò, non aveva mai preso sul serio l’idea di dedicarsi a tempo pieno nello scopare le altrui donne, ma adesso che Tiziana era uscita dalla sua vita uno strano pensiero, peraltro alimentato dalle parole di Roberto, s’aggirava come un pungente assillo precisamente come un punteruolo nella sua mente malaticcia di sesso. Per poter rimediare al continuo flusso migratorio di denaro che ogni singola avventura richiedeva, Fausto decise di vendere a quel punto il monolocale:

“Basta, io qui non voglio più restare, poi con quell’idiota di Luca e della sua strega come vicini di casa, è proprio un autentico disonore, un vero obbrobrio” - pronunciò con un’alterata determinazione e con lucida fermezza Fausto, dal momento che la settimana seguente volle visionare l’appartamento:

“Questo qui è un ottimo affare signor Fausto, mi creda. Non getti al vento quest’eccezionale e irripetibile opportunità” - gli disse il venditore dell’agenzia immobiliare.

“Davvero, ha ragione, è veramente un magnifico appartamento, i locali sono ampi, i soffitti alti e con i doppi servizi. Una sola cosa mi lascia sconcertato: si tratta a dire il vero della camera che confina con la cucina dei vicini” - esclamò Fausto molto sbigottito e un po’ scoraggiato.

La sua preoccupazione non nasceva dall’impossibilità di poter riposare durante le ore serali per mezzo del vociare nell’attigua stanza, quanto dall’imbarazzo che potevano provare i vicini nel sentir gemere e sospirare le amiche di Fausto durante i possibili quanto irruenti e focosi amplessi amorosi. Comprensibilmente Fausto non espose il proprio pensiero all’incaricato dell’agenzia, però gl’impose una proposta finale:

“Ascolti bene, l’appartamento mi piace, perché è un ottimo affare, lo ammetto. Se per il prezzo concordato lei è disposto a insonorizzarmi la camera, io sarò ben lieto d’esser suo cliente finale” - gli riferì ingegnosamente Fausto.

“Affare fatto signor Fausto, consideri suo l’appartamento” - rispose l’impiegato stringendogli amichevolmente la mano in segno d’approvazione.

Fausto aveva compiuto quello che si può definire il passo più lungo della gamba, sennonché per estinguere le rate del mutuo dovette lavorare come una bestia giorno e notte. Nonostante l’oneroso carico che gravava sulle sue possenti spalle, Fausto riuscì ad arredare l’appartamento con mobili nuovi di zecca acquistati dal medesimo fornitore che arredò un famoso motel, rinomato luogo d’incontro per coppie occasionali e tra l’altro alternative. La stanza da letto era proprio come un set d’un film hard, con varie telecamere professionali incastonate ingegnosamente dietro altrettanti specchi, collocati in differenti angolazioni del locale che documentavano le prestazioni sessuali, tenuto conto che ogniqualvolta lui se le riguardava alla moviola non perdeva in tal modo l’occasione per congratularsi delle proprie prestazioni:

“Io sono il Dio di me stesso, anche se non ce l’ho grosso come alcuni porno attori, io monto come un compressore e la maiala alla fine della scopata gode”.

“Fa” - così lo interpellavano i vicini, aveva un chiodo fisso: voleva a tutti i costi scoparsi due colleghe di lavoro, non tanto per la loro particolare bellezza, quanto per la carica erotica che entrambe irradiavano. I nomi di Daniela e di Chiara erano stati annotati sul taccuino dell’ipotetica scopata, una piccola agenda tascabile che Fausto si portava sempre appresso. Daniela era una ragazza trentenne originaria di Terni, molto aggraziata ed estroversa, con i capelli color rame lunghi sino alle spalle, gli occhi verdi che utilizzava astutamente come esca per accaparrare le proprie prede, una corporatura conturbante e longilinea: in poche parole un gran bel pezzo di figa, finché rimaneva in silenzio. L’unico difetto di Daniela consisteva nel suo modo di parlare, cadenzato da quell’accento tipico umbro molto marcato, seguito da una timbrica di voce quasi maschile che le donava suo malgrado un’aria deforme, inelegante e talvolta sgraziata.

Chiara invece, era più matura della collega, stabilmente fidanzata originaria della provincia di Mantova, ma non era capace di stare un minuto in silenzio: una vera macchina pronta ad attaccare bottone con chiunque con banali e futili argomentazioni e ragionamenti. Una donna adorabile e graziosa, ma delle volte insopportabile e perfino insostenibile, tuttavia con una strategia da vera faina, per il fatto che Fausto riuscì a invitarle entrambe a casa propria:

“Sai Fausto, voglio proprio vedere dove abiti” - esclamò entusiasta Daniela.

Chiara viceversa, non sembrò manifestare né rivelare particolare compiacimento:

“D’accordo Fausto, questo venerdì sera non ho impegni” - annunciò Chiara.

Fausto tramò sorridendo, abusando Chiara sennonché con lo sguardo:

“Ti tapperò quella boccaccia facendoti sentire il mio robusto arnese, vedrai”.

Sabato sera alle otto in punto le ragazze si presentarono suonando il citofono della casa di Fausto:

“Ehi Fa, siamo arrivate. Accidenti, aprici questo cazzo di cancello” - esordì con un grossolano stile la burbera e rude Daniela.

Fausto aveva sapientemente preparato tutta l’attrezzatura video per rendere celeberrimo e immortale quel momento tanto sognato in cuor suo, in quanto aveva altresì arredato la casa con delle candele profumate e dei calici di champagne, diffondendo in tal modo per tutti i locali una seducente e sensuale atmosfera, così non appena le fanciulle varcarono l’uscio di casa rimasero sbalordite:

“Che bello quest’appartamento, però. Complimenti davvero Fausto” - esclamò meravigliata Chiara.

Daniela invece, rimanendo ben impressionata dall’accogliente e caldo arredamento, espresse nondimeno il proprio sgarbato e spicciativo giudizio:

“Alla faccia del cazzo Chiara. Dove siamo capitate? Vedi che locale. A Fa, ti tratti davvero bene bastardo”.

Quando Fausto fece varcar loro la soglia della stanza da letto le ragazze rimasero sbalordite:

“Che cosa ci devi fare con quel letto tondo, nemmeno facessi i film porno. Sei un vero porco” - sbraitò Daniela dalla sorpresa.

Non appena Fausto ultimò di mostrare alle gentili ospiti i locali della propria nuova dimora, invitò entrambe ad accomodarsi in cucina per l’aperitivo: si trattava d’una bevanda alcolica da lui stesso preparata contenente un potente allucinogeno. Fausto fece finta di bere l’aperitivo, assicurandosi che entrambe le ragazze inghiottissero l’intero contenuto dei rispettivi bicchieri:

“Preferite la pizza capricciosa o una quattro stagioni?” - domandò Fausto stemperando un po’ l’atmosfera.

“Che cosa stai a dire. Io veramente m’aspettavo un piatto molto più sostanzioso. Dai Fa, non te la prendere, io stavo soltanto scherzando, una capricciosa va più che bene” - rispose Daniela prendendo in giro il padrone di casa.

Chiara nel frattempo stava raccontando come avrebbe voluto arredare casa propria, se soltanto avesse avuto il denaro necessario.

“Chiara, ma facci il piacere, dacci un taglio. Ci stai a rompere i coglioni da mezz’ora, sta’ zitta” - le fece gentilmente intuire la bella Daniela.

Gli amici mangiarono la pizza sorseggiando una bottiglia di birra a testa, finché Fausto attese con fiducia che la droga entrasse in circolo nell’organismo delle sue belle ospiti. In conclusione terminarono la cena con un dessert, un caffè e un limoncello, quest’ultimo preparato ad arte dalla madre di Fausto. L’allucinogeno che Fausto aveva somministrato alle ragazze era un poderoso eccitante capace di rendere disinibita e spregiudicata persino la più austera e contegnosa delle monache di clausura. Chiara fu la prima che avvertì e captò gli effetti della droga, poiché incominciò a sfilarsi la maglietta rimanendo con il reggiseno:

“Ho un caldo allucinate e ho anche parecchia voglia, incredibile. Ho un’irresistibile voglia d’essere scopata” - disse apertamente la ragazza, guardando ripetutamente il padrone di casa rompendo le naturali insicurezze.

Daniela in quella circostanza non sembrò scandalizzarsi né turbarsi per nulla, all’opposto, quelle parole la eccitarono stimolandola ulteriormente:

“Fa, ma quanto sei bono, mi sto bagnando tutta. Perché non ci divertiamo tutti e tre insieme?” - annunciò Daniela masturbandosi già con un’accalorata passione.

Il piano di Fausto aveva funzionato alla perfezione: invitò le proprie ospiti ad andare in quella che lui definirebbe la sala giochi, o per meglio dire la propria camera. Le ragazze s’avviarono verso la camera nuziale scambiandosi vicendevolmente appassionati baci, Fausto le raggiunse alcuni minuti più tardi, non prima d’aver avviato le telecamere nascoste nella sala giochi per riprendere ogni minuto di quell’animalesco quanto libidinoso e incontrollato amplesso. Daniela e Chiara incominciarono a baciarsi teneramente fra di loro con dolcezza e con naturalezza, ignare e sprovvedute d’essere le protagoniste femminili dell’architettato e inatteso film porno di Fausto. Quando lui entrò in camera s’eccitò parecchio nel vedere le amiche abbracciate sul proprio materasso ad acqua:

“No, non fermatevi, continuate pure” - disse loro Fausto.

Il ragazzo s’accomodò sul bordo del letto fra Chiara e Daniela con il cazzo gonfio di lussuria e trepidante d’esser imboccato. Fausto mise una mano dietro la nuca di Chiara invitando quest’ultima ad accovacciarsi fra le sue cosce, la ragazza prese in bocca il cazzo di Fausto prodigandosi in uno spettacolare pompino. Nello stesso tempo Fausto sdraiatosi supino sul materasso era concentrato nel leccare la vitale fenditura di Daniela, con il viso rivolto proprio in direzione della telecamera numero tre:

Ah, sì così, fammi godere, dai non fermarti” - strillò la ragazza in evidente estasi.

Dopo svariati minuti di cunnilingus Fausto volle sondare il caldo pertugio delle gentili e alterate ospiti, visto che ambedue si disposero nella posizione della pecorina implorando d’esser penetrate:

“Sfondami, ti supplico, ho troppa voglia di cazzo, sì, dai dammelo” - farneticò Daniela passandosi due dita sul clitoride in fiamme per quell’eccitazione fuori misura.

Fu allora che Fausto impugnò il proprio cazzo sfregando il glande contro le arroventate grandi labbra della ragazza umbra. Anche Chiara bramava la propria razione di carne, cosicché in un battibaleno allungò la mano in direzione di quel cazzo puntandoselo contro la propria pelvi:

“Sì, scopami, sfondami senza ritegno Fausto, perché questa sera sarò la tua amata puttana” - ansimò la porca e fremente Chiara.

Fausto le soddisfò entrambe: dapprima accontentò Chiara che venne poco dopo, successivamente si dedicò ad appagare le fantasie di Daniela, che desiderava a tutti i costi d’essere scopata nella posizione a lei preferita. Fausto non aspettava altro, scopò selvaggiamente con Daniela cospargendole il proprio seme sull’intero volto e anche sui seni, che vennero prontamente e progressivamente ripuliti dall’abile e vellutata lingua di Chiara.

“Che gran film porno” - pensò Fausto dentro di sé, mentre era occupato ad asciugarsi la fronte con l’avambraccio, in seguito a più di due ore di riprese scopando come bestie in calore.

“A Fa, mi devo congratulare con te, tu scopi proprio bene” - si complimentò Daniela.

Chiara non aveva mai fatto prima d’ora sesso con un’altra donna, in quanto per lei fu una piacevolissima scoperta l’esplorazione del pianeta donna, tanto che azzardò la proposta di ripetere nuovamente una serata come quella appena trascorsa, così sia Fausto che Daniela accettarono con immenso entusiasmo il ripetersi di un’analoga avventura. Poco prima della mezzanotte le ragazze lasciarono l’appartamento di Fausto, poiché l’effetto dello stupefacente incominciava a svanire, senza tuttavia lasciar nell’animo delle fanciulle indelebili, indistruttibili e profondi rimorsi di coscienza per ciò che commisero. Il mattino seguente Fausto si recò al lavoro con la videocassetta della propria prestazione artistica e incontrò in ascensore il vicino d’appartamento, che non perse l’occasione per ironizzare sull’accaduto:

“Buongiorno signor Fausto, abbiamo fatto baldoria ieri sera?” - sogghignò il professore, dando ripetute pacche sulla spalla al giovane pornodivo, sennonché Fausto sorrise forzatamente:

“Mi tira” - si limitò a replicare allontanandosi alla svelta dalle grinfie del vicino.

Quando Fausto giunse a destinazione come di consueto si recò alle macchinette del caffè, dove il fido compagno Mirco era in sua attesa:

“Ehi testina, ciao, aspettavo proprio te. Mi è venuta un’idea” - disse Mirco andando incontro all’amico e Fausto sorrise astutamente:

“Mirco, sta’ zitto, parla soltanto dopo aver visto questo video” - si limitò a riferirgli Fausto, consegnando una copia della videocassetta al buon Mirco.

“Che cos’è questa roba. E’ forse un film porno?” - domandò colto sul fatto Mirco.

“Molto di più: è il mio film porno, finalmente le ho sfondate” - sbraitò Fausto imitando il gesto dell’amplesso con la mano, a quel punto Mirco spalancò gli occhi incredulo:

“Hai scopato con Daniela?”.

“Non solo, ma anche con Chiara. Questo video comprova e documenta tutto ciò che t’ho appena riferito” - esclamò Fausto con un deciso sfoggio di predominio.

“Bravo Fausto, sono contento per te. Lo sai che sono sincero: se il filmino è fatto bene, non è da escludere che mi faccia una sega” - disse Mirco ridendo come non mai.

I due commentarono e parlarono della focosa e irruente serata vissuta in prima persona da Fausto nell’attesa d’incominciare a lavorare.

Aspetta e spera: voglia di lavorare saltami addosso, ma fammi lavorare meno che posso avrebbe senz’altro pronunciato Daniela.

{Idraulico anno 1999}