i racconti di Milu
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Indice
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Il giorno dopo Isabella si svegliò presto per andare a lavorare, era una dottoressa, diede un bacio sulla guancia al marito che stava ancora dormendo. Si preparò, fece colazione ed uscì.
Salutò Piero, il portinaio del suo palazzo, era sempre molto gentile, poi raggiunse i garage e salì in macchina. Ripensò all’amico di suo marito, il proprietario del ristorante: le era sembrato una persona veramente sgradevole, a peggiorare le cose erano stati gli sguardi impertinenti e ancora di più il fatto che le aveva toccato il sedere.
Per fortuna a salvare la serata c’era stata l’intensa notte con suo marito, oltre che sul divano, avevano fatto l’amore anche nel letto. Era pienamente soddisfatta della loro vita sessuale.
La mattinata passò tranquilla, lei era medico di famiglia e d’estate non c’era la folla di influenzati.
Per pranzo tornò a casa, ma suo marito non c’era come al solito, aveva un’azienda metalmeccanica fuori città.
Alla sera provocò suo marito e così fecero l’amore. Capitava quasi sempre così.
La settimana scivolò via e al sabato Mario disse a sua moglie: «Carlo ci ha invitati nel suo ristorante stasera».
«Non ne ho molta voglia. Non mi sta simpatico», rispose riluttante Isabella.
«Dai, che dopo cena c’è un po’ di musica, si può ballare». A Isabella piaceva molto ballare, ma suo marito non la portava spesso perché era un pessimo ballerino.
«Va bene. Ma è l’ultima volta che andiamo in quel locale».
«Grazie amore», le disse dandole un bacio sulle labbra, «perché non ti metti quel bel vestito bianco che ti ho regalato l’anno scorso? Non lo metti quasi mai».
Piaceva molto ad Isabella, ma aveva poche occasioni per metterlo. Però ripesò agli sguardi di Carlo e disse «Non saprei. È molto scollato, forse troppo».
«Ma no che ti sta benissimo».
Ci mise un po’ a convincerla, ma alla fine Isabella cedette e andò a cambiarsi.
Per ripicca non indossò intimo. Sapeva che Carlo l’avrebbe guardata di nuovo, ma avrebbe voluto che Mario se ne accorgesse, così avrebbe capito.
Il vestito era bellissimo: il tessuto era bianco e liscio, la scollatura molto profonda arrivava fino sotto al seno ed era legato sul collo con un sottile nastro nero. Lasciava schiena completamente scoperta, ma era aderente sul sedere e aveva uno spacco nella gonna larga che arrivava oltre la metà della coscia.
Si guardò nello specchio: le stava alla perfezione. Abbinò un paio di decolté bianche con il tacco 10, avrebbe dovuto ballare.
Si legò i lunghi capelli scuri in uno chignon abbastanza elaborato, lasciando scoperto il bel collo.
Quando arrivarono al ristorante, li accolse subito Carlo: «Buonasera! Sei sempre la più sexy!». Il complimento le sembrò fuori luogo, in più gli occhi dell’uomo caddero di nuovo sul suo seno scoperto.
Prese Isabella sotto braccio, lei non ne fu entusiasta, e li accompagnò al loro tavolo, lo stesso dell’altra volta. Quella sera era apparecchiato sempre in modo elegante, ma meno appariscente.
Li lasciò cenare tranquillamente, il cibo era molto buono e anche il vino, più forte dell’altra volta, era eccellente.
In un tavolo non molto distante dal loro, videro che c’era Piero, il portinaio. Lo salutarono cordialmente.
Isabella bevve molti bicchieri di quell’ottimo vino rosso, senza accorgersi che iniziava a darle alla testa.
Quando si alzarono Mario la condusse al bar del ristorante, dove bevvero un digestivo. A quel punto i camerieri avevano spostato i tavoli, trasformando il ristorante in una sala da ballo abbastanza grande. Sentendo la musica latinoamericana a Isabella venne molta voglia di ballare, anche a causa dell’alcol che aveva bevuto.
Mario le disse: «Con me non puoi ballare, sono troppo scarso. Però so che Piero è un ottimo ballerino», questo chiarì a Isabella il motivo per cui il portinaio si trovava in quel ristorante quella sera.
Gli fece un cenno e l’uomo si avvicinò, gli chiesero se voleva ballare con lei ed accettò prontamente.
Ballarono una baciata: in effetti era molto bravo, in più aveva un fisico atletico, anche se aveva superato i quaranta. Se fosse stata sobria, il fatto che l’uomo le si avvinghiasse in modo così sensuale, le avrebbe dato molto fastidio, ma in quell’occasione lo lasciò fare.
Anche quando la mano si allungò sul suo sedere sodo.
La stava palpando piano, quasi a saggiare la consistenza del gluteo. Prima che lei riuscisse a protestare, risalì sulla schiena nuda.
La canzone finì ed iniziò subito una rumba. Piero non chiese nemmeno a Isabella se voleva ballare, iniziò subito a muoversi sulle note di quel ballo veloce e scatenato.
La donna si pentì subito di non essersi messa il reggiseno: il suoi seni grandi sobbalzavano e più di una volta rischiarono di uscire dal vestito. Anche lo spacco la metteva in imbarazzo: quando alzava le belle gambe abbronzate rischiava di far vedere a tutti le sue parti intime nude.
Piero sembrava essersene accorto e la guidava sempre verso i passi che la scoprivano di più. Isabella si guardò intorno e vide suo marito che chiacchierava con Carlo sorseggiando un drink. La guardava con uno sguardo che conosceva bene: era eccitato.
Ballò tutta la sera con Piero sotto gli occhi di suo marito: nei balli più sensuali le si avvinghiava palpandole con sempre meno pudore ogni parte del corpo, una volta le infilò una mano attraverso la scollatura sulla schiena, toccandola direttamente sul sedere nudo, mentre in quelli più scatenati la faceva fare giravolte che le alzavano la gonna e salti che rischiavano di lasciarle il seno scoperto. Più di una volta quando i loro corpi erano a contatto avvertì la sua erezione.
Non sapeva perché, ma la cosa non la infastidiva come avrebbe dovuto, probabilmente era il vino, perciò non smise di ballare.
Dopo un passo di danza abbastanza acrobatico, Isabella si accorse che un seno le era uscito dalla scollatura. Tentò di fermarsi, ma Piero glielo impedì guardandola con malizia. Nella sala erano rimasti solo uomini a parte lei e nessun’altro ballava. Tutti li stavano guardando. Isabella arrossì violentemente, ma non riuscì a liberarsi da Piero fino a quando, alla fine del pezzo, le fece fare il casquè. Lo spacco si aprì e tutti videro che non portava le mutandine.
Isabella uscì di corsa con le lacrime agli occhi dalla vergogna, seguita da suo marito.
Note finali:
Per commenti, critiche, suggerimenti e richieste antom93@libero.it