i racconti di Milu
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Indice
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Note:
Sensualità sfrenata
Note dell'autore:
tratto da un accenno di un amico.
· "Mai dormire insieme!" - è la regola che cerco di osservare sempre. Rende più liberi ed evita un eccesso di familiarità che riduce la libido e danneggia i rapporti interpersonali. Un errore che qualche volta ho commesso e di cui mi sono pentito.

Confesso: ho una fissa! Tutti i miei maschietti del cuore, più importanti dal punto di vista sentimentale, hanno il nome che inizia per "L". C'è: Luca, Leonardo e Lorenzo, per non parlare di altri personaggi secondari. Non lo faccio apposta, ma capita sempre così.
Luca e Leonardo si alternano con più frequenza. Luca è stato la mia pietra d'angolo, quello che mi ha tolto ogni remora, disinibendomi completamente. A Leonardo, invece, ho aperto il cuore amandolo teneramente, ricambiato, mi sembra. E sì! Il dubbio è sempre latente in questioni di sentimento. La mia Musa, il mio spirito guida, quindi, è Luca.

Quel giorno(dies aureo signanda lapillo, che tradotto letteralmente significa: un giorno da marcare con una pepita d'oro.),la mia mente era fissa all'argomento "Luca” , ma lui non era sulla piazza, quindi dovevo accontentarmi d'altro. Il ripiego era pronto.

"Ciao, tesoro! Sono Claudio. Come stai?"
"Ciao Claudio! Bene e tu? Ti sei ripreso dall'ultimo incontro? Scusami se sono stato un po' rude con te, ma sai, quando mi sale la pressione non guardo più in faccia niente e nessuno."

"Tranquillo Gigi!- si chiama Luigi, tanto per cambiare - Sì è vero; mi hai consumato le guarnizioni, ma non sai con quale gioia ricordo quei momenti di esaltazione. Mi hai fatto sentire veramente femmina. Sei il mio boy!" - pronunciai le ultime parole con vero languore; lo frequentavo da tempo. È molto carino, e giovane, soprattutto, con un affiatamento collaudato. Sa capire esattamente cosa voglio e come riuscire a soddisfarmi senza battere ciglio. Un po' violento di tanto in tanto, ma sa come farsi perdonare. Ci mette tutta la fantasia e l'energia giovanile. Gli voglio bene per la sua esuberanza.

"Senti, carino, ceniamo insieme stasera prima di salire, come al solito...?" - la consuetudine era di cenare allegramente per passare il dopo cena in camere di albergo, ma un albergo comme-il-se doit.

All'inizio non era così. Mi dava appuntamento in un motel a ore conosciuto molto bene nell'ambiente escort per la riservatezza, la pulizia e l'igiene, con un bagno moderno con doccia. Poi, quel luogo ci venne a noia con la sua asettica freddezza. Le ripetute frequentazioni destarono la voglia di stare meglio insieme, in un ambiente che assicurasse più intimità per le nostre effusioni e alimentasse la nostra creatività. Fu lui che mi indirizzò ad un albergo molto bello, un art-hotel che conoscevo anch'io, ma non per quegli “usi”.

Da professionista, in quel momento, fu sincero e mi rivelò che lo conosceva perché si era "intrattenuto" o, forse si intratteneva ancora, con il proprietario dell'albergo. Mi invitò a telefonare, usando una terminologia fatta di domande e risposte a chiave segreta che fungeva da passe-partout. Avrei prenotato dal portiere Saverio una evening-use (cena al ristorante dell’hotel e poi... in camera). Gigi (o Gigì, a secondo dei momenti di più calorosa intimità) è sempre molto intraprendente, tanto che non manca mai di stupirmi. Mi procurò un certo fastidio la prima volta conoscere il suo tradimento nei miei confronti col padrone dell'albergo, ma, d'altronde, non si può contenere l'oceano in un bicchiere e, poi, chi sono io per giudicare i suoi costumi sessuali?

Nel tardo pomeriggio, purtroppo, insorge un contrattempo. Un irrinunciabile, improvviso, maledetto impegno di famiglia m'impedisce di recarmi all'appuntamento. Faccio in tempo a disdire la camera e a chiamare Gigi, ma non mi riesce di parlargli. Dopo vari tentativi, gli invio un messaggio. "T'ho chiamato, ma non sei raggiungibile. Appuntamento rinviato per insorte difficoltà." È giocoforza confezionargli il pacco. Dopo più di un'ora mi arriva la risposta:"Ricevuto il pacco! Dimmi tu quando puoi,à bientôt!". Va be'! Ordinaria, barbosa serata in famiglia con tanto struggimento per un mancato boy nel letto.

L’indomani (dies duo aureo signanda lapillo) mi libero per la pausa pranzo, cerco affannosamente Gigi: ma lui non può. La delusione è tanta, con un po' di acredine chiudo il cellulare e rimango a pensare. La voglia cresce rapidamente a dismisura e sta per esondare, quando mi sovviene alla mente un annuncio curioso su di un sito Escort che allora frequentavo. Un tizio si proponeva prima come Hasard, poi come Arcadian, riconoscibile dalla stessa foto e numero di cellulare. Unica foto: un culo; bello, ma pur sempre e solo un culo con la scritta maliziosa di un vero e proprio adescamento: "Prendimi, sarà tuo... !".

Lo chiamo subito, con la febbre addosso; le mani mi tremano e sudo. Mi dice semplicemente: "Mi spiace, non mi è possibile ora...!" - e sembra indifferente. Lo saluto un po' confuso. Sono molto irritato con me stesso. "Maledizione - penso - a quest'ora sarei soddisfatto, a ripensare alle delizie di ieri sera, invece... sono qui a disperarmi ... con l'acqua alla gola e gli occhi iniettati di sangue!".

Passano alcuni minuti e squilla il cellulare. Guardo il display. È di nuovo lui, grazie al numero lasciato in chiaro dal mio apparecchio. Scambiamo due chiacchiere. Appare subito simpatico e discorsivo: concordiamo per l'a me noto hotel a ore. Il dubbio che l'incontro fosse deludente era forte. Lui forse per timidezza, ma più probabilmente perché esperto di incontri mercenari, mi dice di andare per primo in hotel. Mi avrebbe raggiunto al numero della stanza che gli avrei comunicato.
Boh, a me non fa differenza! Contento di aver trovato il modo di soddisfare la mia libidine, accetto, vado e lo aspetto in camera. Invio il messaggio; risponde "ok". Lo attendo, ancora vestito e con impaziente curiosità. Passano dieci minuti che mi sembrano un'eternità, torturato da mille dubbi sulla bontà della mia scelta. Un vero salto nel buio.

Finalmente bussa, apro e lo vedo. Non di una bellezza superlativa ma di una simpatia contagiosa che subito percepisco: viso tondo e sorridente, capelli scuri, mossi e di moderata lunghezza davanti e un po’ di zazzeretta,poca invero, dietro.
“Lorenzo” “Claudio” - le jeux sont faits.
Come due atleti che si preparano ad un allenamento in barca corta, molto disinibiti, ci spogliamo e guadagniamo il letto.

Iniziano gli approcci. Vicini, vicini, ci tocchiamo con cautela. Carezze, brividi, coccole spontanee, reciproci succhiotti sui capezzoli, fatti ad arte. Mi fa rizzare l'uccello, mentre il suo è già in tiro. Un bell'uccellone, lungo e duro. Ci stendiamo sul letto in un sessantanove. Imbocchiamo i nostri strumenti di piacere... ed è un solluchero. Incomincio a perdere liquido. Lui lo imbocca e lo succhia. Mi sta aspirando anche le palle. È molto delicato, dolce nei suoi movimenti, elegante nelle posizioni che assume. Sembra il primo ballerino nell'Après-midì d'un faune ed io sono la sua ninfa.

Mi accarezza come fossi un oggetto prezioso. Mi bacia appassionatamente a lungo, senza remore, in profondità; sensazioni meravigliose! Mi sento stordito da tanta veemente passione. Poi, arriva al dunque. "Vuoi che ti penetri?" - mi sussurra in soffio. È come se avesse letto nel mio pensiero. Non ce la faccio più a resistergli. "Sì, lo voglio...!" - tremo,mentre pronuncio la classica risposta piena di tremore e desiderio. Mi accarezza ancora sui glutei, mentre mi bacia. Entrambi ci siamo sollevati a metà busto sulle lenzuola. Il 69 è finito e s'appresta il clou della serata.

Si porta alle mie spalle, mentre mi sento sciogliere dall'emozione. Mi bacia prima il collo e poi scende sulla spalla. Quindi mi fa ruotare con il bacino in modo da porgergli le protuberanze delle chiappe. La mano, instancabile, palpa i glutei e scende nella profondità del solco, fino a toccarmi le palle. I gingilli avvertono la carezza e, docili, si distendono sul lenzuolo. Impugna il mio bastone che si tende sotto la mia pancia e lo tira, srotolandolo con delicatezza fino alla fossa anale. Lo agita, stimolando la sua erezione ancora di più. Con l'altra mano mi liscia le reni. Prende il mio sesso e lo piega fino a infilarmelo nell'ano. È una piacevole sensazione che, però, non mi soddisfa perché può solo sfiorare il buchetto che anela ad altri calibri.

Lo sa, lo sa, il drudo! Il mio stesso liquido prostatico mi umetta l'apertura e dopo qualche minuto, ecco, sento che il mio "Angelo custode" si distende affianco a me. Mi respira nell'orecchio, il petto contro la mia schiena. "Ti prendo... !" -sussurra. Il suo fiato è caldo come quello di un bue. Mi sembra di stare in una culla, tanto mi contiene fra le sue braccia e mi carezza i fianchi; mi pressa leggermente le mammelle sulla schiena. Il bacino si posiziona contro il mio culetto. Una mano lo va ad aiutare nell'impresa. Espira, baciandomi nell'orecchio; mastica con discrezione il lobo. Il mio corpo è squassato dal susseguirsi di brividi di piacere. Mi liquefo nell'attesa dell'inevitabile, agognato innesto. Il pene, turgido e lungo mi strofina sui glutei, quindi si indirizza verso la strada del Paradiso. Immagino che lo stia tenendo ben saldo con una mano, mentre attendo l'impatto.

"Uuuff!"- ansimo con un soprassalto. Si è tuffato imbroccando il centro pieno. Preme contro le pareti. Un attimo di tensione. Stringo i denti. L'inizio è sempre problematico, ma dura poco. Ed ecco la testa del siluro è già dentro. Si sofferma, mentre io affanno in brevi atti respiratori. Spinge ancora di più. Io collaboro con l'invasore, cercando di dilatare al massimo lo sfintere, mentre divento rosso e la fronte mi si imperla. Lui preme con tutto il suo corpo. Lo sento scivolare nelle mie budella come un serpente. Scivola ora, si muove. Raggiunge il fine corsa estirpandomi un:"Ooooff!" di dolore misto a soddisfazione. Non potendo andare oltre, il mio guerriero inizia la danza che lo porterà al Valhalla del piacere. Mio eroe, mio unico Tesoro!

Le delicate movenze, nascondono la potenza del suo ferro che mi trafigge. "Oh, sì, Amore mio! Pestami, percuotimi, distruggimi! Noooo! Non uscire ora! Più a fondo. Affonda, affonda, affonda... Ti prego, annientami! Così, così, così... sono Tua, Tua, Tua! Mi schiacci... maciullami, fai di me una marmellata! Sezionami col Tuo "machete"! Sbranami coi Tuoi denti, ba... aa...acia...miiii!" - continuo a vibrare come una foglia sotto il suo impeto. Gli offro le labbra, mentre torco il volto verso di lui perché se ne appropri. Ruba i miei baci strappandomeli dalla bocca come un affamato, mentre si appropria delle mie viscere.

Gli dono tutto, con devota dedizione. È la mia divinità e godo, o come godo! Che non finisca mai! Guardo in alto l'affresco sul letto. Sei il mio Apollo e io la tua Dafne. Fai presto, prima che mi trasformi in albero, Amore miooooo! Mi sembra di svenire, mentre tu rallenti. Cerco di trattenerti in me, ma ormai sei giunto alla meta. Con un rantolo impressionate hai riempito del tuo seme il mio sterile grembo.
Tento di imprimere ancora un movimento sussultorio alle mie chiappe per succhiarti completamente il nettare che da te fuoriesce. Tu simuli di cavalcarmi ancora, ma le forze ti vengono meno, come vengono meno a me. Ci annebbia l'appagamento dei sensi che Amore ci dona.

Ricordo con divertito compiacimento, come Enzino, sazio e soddisfatto, è uscito da me, stendendosi al mio fianco. Dopo aver ripreso fiato mi ha fatto girare a pancia in su e, da esperta ancella, mi ha maneggiato con cura l'appendice ancora turgida. Agitandomi il cannolo sempre più duro, stimolandomi con la sua mano a raggiungere il completamento del godimento. Venni e venni, con veemenza. Una veemenza che non conoscevo da anni. Eiaculai, eruttando come un vulcano. Un lancio che andò sul cuscino, ben oltre la mia testa; lui, divertito, osservò: “Una tragedia, hai sporcato tutto...!”.

E poi,il lungo tempo di tenerezze che ci siamo scambiate; confidenze sulla nostra vita, raccontate senza remore, apprezzamenti personali, scherzi, risa.Lo guardai in viso, mentre lui mi osservava dall'alto, gli occhi persi nei suoi, e, sorridendo, non potetti fare ameno di notare: “Hai dei begli occhi, Tesoro!”. Adoro gli occhi quando hanno quella luce, quell'esprit che trasfondono in te la forza vitale del desiderio di sesso. Mi chiuse gli occhi con un bacio pieno di vellutata passione.

Probabilmente aveva visto nei miei occhi qualcosa che ha sciolto i legacci che ingessavano la nostra brevissima conoscenza. Seduto sul letto, nudo come me, mi ha parlato di argomenti che a un perfetto sconosciuto, quale ero allora, non faresti mai. Confessioni, tipo:"eh sai mio fratello... ha avuto problemi di droga,ora risolti… poveretti i miei con un figlio tossico e uno frocio… !”. Aveva un aspetto sfiduciato, quasi perso nei suoi problemi. L'abbracciai come fosse mio figlio, stretto, stretto a me: amante? Figlio? Io, padre? Sentivo gli occhi inumidirsi. Quanta tristezza in quella confessione! Un sospiro mi uscì.

È tempo di andare. Una buona doccia nei tempi normali per me; poi lui, nei tempi “biblici” che ho imparato a subire con l'abitudine a frequentarlo.
“L’amour est un oiseau rebelle que nul ne peut apprivoiser, et c’est bien en vain qu’on l’appelle…..” è il ritornello che proviene dalla doccia con perfetta intonazione e ancor più perfetta pronuncia francese. Ammiro il suo corpo perfetto sotto l'acqua che scroscia. Quando esce, quasi si scusa:“Ma forse a te piace altro... ”; io in preda a estatica esaltazione gli dico solo: “Canti benissimo!”. Da allora continua a cantare mentre si doccia.

Tempus fugit; è tardi e si deve andare, purtroppo. Gli dico: "Ti rivedrò? Sai i miei ritmi di vita... costringono a tempi lunghi... ma tu non sparire! Ti prego.". Gli misi in tasca un fascio di banconote che lui rifiutò. Cercò di buttarlo via, ma io lo pregai. Alla fine accettò di mal animo.
Schivo uscì per primo allontanandosi furtivo nel corridoio. Entrò nell'ascensore e scomparve. Le porte si richiusero, mentre i miei pensieri, turbinando, lo inseguivano. Mi morsi le labbra: avrei voluto dormire con lui!
Note finali:
Commentate, prego...