i racconti di Milu
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Torturare ad ottobre i seni di mia Madre ha permesso di riallacciare i rapporti con mio Padre, che si era risentito dopo aver scoperto la propria moglie esibita nuda su internet ad una massa di pervertiti senza nome e senza volto.
Per Capodanno mi era stata offerta nuovamente ma non potevo accettare l'offerta: come l'avrebbe presa la mia ragazza, lasciata sola in tale occasione?
Una nuova offerta era giunta per il mio compleanno, il 12 Febbraio ed avevo deciso di accoglierla: avevo preso un giorno di ferie dal lavoro e alla sera sarei stato a casa: nessuno avrebbe saputo se non i diretti interessati.
Tuttavia ero rimasto molto perplesso dalle torture sessuali estreme che le avevamo inflitto: erano eccitanti, ma troppo brutali. Volevo qualcosa di nuovo e l'avevo trovato ripensando alle abitudini esibizioniste di mia Madre. Lei aveva accettato di buon grado, mio Padre, solo dopo un po' di inviti... e a patto che non si sarebbe fatto nella provincia ove abitano. La Mamma aveva proposto Bologna, dove viveva il medico che l'aveva seviziata nel suo primo video porno.

Così, Lunedì ci eravamo trovati alle porte di Bologna in uno dei più frequentati outlet di indumenti e materiale sportivo. Oltre ai miei genitori e a me c'era questo medico ed alcuni suoi amici. Il tempo di prendere un caffè ed eravamo entrati. Il medico ed i suoi amici avevano salutato la Mamma, soppesando e palpando i morbidi seni cadenti: erano visibilmente soddisfatti.

Mia Madre aveva preso qualche indumento a casaccio tra gli scaffali, senza stare troppo a guardarne colore e tipologia: non li avrebbe indossati, tanto meno acquistati. Poi si era diretta alla cabina prove dove si era tolta i vestiti, lasciando la tenda un po' aperta, in modo che chi passasse di fronte la potesse vedere completamente nuda. Papà guardava in giro timoroso di incontrare qualcuno che lo conoscesse per poi fissare lo sguardo eccitato sulla Mamma proprio mentre lei iniziava a conficcare una spilla da baglia nel capezzolo destro. Il Dottore ed i suoi amici ridevano. Finito con il capezzolo destro, la Mamma ripeteva l'operazione con quello sinistro. Poi agganciava le spille alla collana facendo torcere i grandi seni che, ora, puntavano innaturalmente verso il suo collo, totalmente deformati.
Alle 11 di mattina non c'erano molti clienti ma qualcuno aveva notato la scena: tutti strabuzzavano gli occhi increduli: alcune donne le davano della prostituta, un paio le chiudevano la tenda che, prontamente, lei riapriva ridendo. Alcuni maschi si allontanavano perplessi, ma un paio si fermarono con noi a guardarla. Mi avvicinai a loro esordendo con:r32;“E' mia Madre, sai?”.
E la Mamma ammiccava da dietro la tenda, graffiandosi i seni con le unghie... o torcendoli ancora di più, ridendo.
Il gioco era andato avanti per una ventina di minuti, fino a quando una guardia non ci aveva invitati ad andare via, probabilmente informato da qualche signora bigotta scandalizzata.
Eravamo stati cacciati via, mia Madre aveva indossato rapidamente i propri vestiti ed ora eravamo fuori con un depravato che ci aveva seguito.
“Adesso che facciamo?” aveva esordito lei.
“Ma è ovvio, venite tutti con me” aveva risposto il medico.
Ed eravamo ripartiti, con una piccola colonna di auto: quella del medico con i suoi amici, quella dei miei genitori, la mia e quella del tipo che si era aggregato. Avevamo cercato di distanziarlo, ma ci tallonava. Così gli avevamo spiegato che cosa avremmo fatto e la cosa lo eccitava.
Il posto scelto dal medico non era molto distante: un vecchio cascinale piuttosto isolato e trascurato.
La Mamma aveva riconosciuto il posto e quando era scesa dall'auto mi aveva detto:
“Tesoro, è qui che mi hanno filmata la prima volta, sai?”.
Ed il medico era intervenuto aggiungendo:
“E'il nostro set abituale ed è sempre pronto”.
Ci faceva strada all'interno. La temperatura era calda, confortevole, ma le stanze erano completamente vuote, senza mobili, se si esclude la grande sala dove venivano inflitte le torture e la cucina. C'erano le luci da studio, le carrucole e delle panche. Appese alle pareti svettavano fruste e corde ed un piccolo armadio di vetro con alcuni strumenti medici. Senza bisogno di inviti, mia Madre si era tolta i vestiti, lasciandoli a terra in un angolo, senza troppi riguardi. Guardai quei vestiti abbandonati pensando che esprimevano meglio di ogni altra cosa la depravazione in cui stavamo affondando tutti.
La Mamma aveva ancora i seni agganciati alla collana, quasi non vi facesse caso e si era diretta, lei stessa all'armadietto, aveva aperto uno sportello, si era portata l'indice alle labbra chinandosi a guardare cosa contenevano i ripiani. Finalmente, si girava con il volto raggiante, porgendoci un vassoio ricolmo di grandi spilloni in acciaio.
“Guardate che cosa ho trovato! Sono belli, vero? Vi va di infilarmeli nei seni?”.
Eravamo tutti d'accordo. Il medico ci invitava a lavarci le mani con un disinfettante... mentre lui avrebbe preparato i seni di mia Madre: pulendoli con l'amuchina: “Sarebbe meglio il betadyne, ma colora troppo la pelle” aveva detto. Poi aveva liberato i capezzoli della donna che mi aveva generato, lasciando che i seni le ricadessero flaccidamente sul petto.
Eravamo in sei, un po' troppi anche per i suoi grossi seni candidi. Ci voleva un po' di ordine, ma tutti volevano un angolino di quelle tettone da torturare. Ovviamente l'ultimo aggregato sarebbe stato il meno fortunato e non conoscendo le sue abilità con gli spilloni non ne aveva ricevuti e si sarebbe accontentato di guardare.
Prima di iniziare a penetrarle i seni con quei grossi aghi, la Mamma aveva voluto fare una piccola premessa: “ad Ottobre mio figlio ed un suo amico mi hanno forato tutte le ghiandole, non sono ancora ricresciute però... non troverete molto dentro, mi spiace”.
Io avevo preso il seno sinistro, che è più grosso... ed avevo iniziato a spingere l'ago proprio al centro del capezzolo... per entrare in profondità. Il dottore aveva fatto altrettanto con l'altro capezzolo, mentre mio Padre e gli altri si erano dedicati, fin da subito a forare le mammelle da parte a parte. Immediatamente la Mamma aveva iniziato a gridare per il dolore del metallo che le attraversava i vecchi seni flaccidi. Era bello vederla torcersi, mentre le nostre mani le stringevano le tette, torcendole e ferendole. Il tipo che guardava, si era calato i pantaloni ed aveva preso a masturbarsi: “si! fatele male!” continuava a ripetere, schizzando poco dopo un piccolo getto biancastro da quel cazzetto insignificante.
Ognuno di noi, continuava a spingere in ogni direzione l'ago a propria disposizione, devastando ulteriormente quei poveri seni.
Dopo una ventina di minuti, alcuni erano esausti e l'avevano lasciata alle mani esperte del medico, di mio Padre e alle mie.
La Mamma non aveva mai smesso di gridare... ma a tratti ci incitava ripetendo: “rompetemeli! Dovete rompermeli!” il dottore le rispondeva: “oggi te li distruggiamo!” continuando a far uscire gli aghi da punti diversi del seno, totalmente incurante di cosa aveva tra le mani, trasportato dalla frenesia del gesto, dal trasporto dell'atto brutale. L'avevamo dovuta far distendere a terra... perché non riusciva più a stare in piedi, percorsa come era da tremiti.
La Mamma aveva cercato di toccarsi tra le gambe, in cerca di piacere, ma mio Padre se ne era accorto: “allontanatele le mani: non deve godere! Frustatele la figa!”.
“Scusami, tesoro”. Rispondeva lei, mentre un amico del dottore le aveva allargato le gambe ed aveva preso a frustarla sui genitali.
Ma alla fine, comunque ci stancammo: le braccia facevano male per la fatica. Ci alzammo per prendere fiato. Guardando lo spettacolo di quella donna che si contorceva per il dolore e si portava le mani al petto. “Mi fanno così male”, piagnucolava.
Era arrivata l'ora di fare una pausa... e ci spostammo in cucina a mangiare quello che c'era nella dispensa. Commentando la donna torturata e facendo frasi oscene su di lei.
Mezz'ora dopo, qualcuno di noi si era ricordato del vecchio depravato ed andammo a controllare nell'altra stanza: adesso era lui, da solo a torturarla. L'aveva fatta mettere su un fianco, in modo che le mammelle le ricadessero di lato e le sforacchiava due alla volta, cambiando ogni volta punto, mentre lei continuava a ripetere: “Rompimeli, devi rompermeli!”. Al tipo doveva piacere molto perché continuava a forarli senza ritegno, sbuffando, paonazzo in volto e ripetendole: “Ti rompo tutta, vecchia troia!”. Ci fermammo a guardare la scena divertiti. Fino a quando il tipo non si sentì in obbligo di masturbarsi nuovamente, venendo quasi subito e schizzandole sul viso deformato dal dolore”.
“Tua Madre è una vera troia”. Mi disse.
Ora eravamo tutti molto stanchi e non mancava molto all'ora in cui sarei partito. Quando lo dissi a mio Padre lui esordì con: “Dobbiamo appenderla, allora!”. E mia Madre, con voce flebile ripeté: “appendetemi, vi prego!”.
Così le legammo i seni e la sollevammo di peso, appesa per le mammelle totalmente crivellate dai segni delle penetrazioni con gli aghi. Un seno alla volta, per farle più male, ammirando ancora una volta quelle mammelle che, nonostante gli anni e le torture, si sforzavano tenendola sollevata da terra, senza cedere.
Poco dopo, dovetti tornare a casa. Ma lasciai i miei genitori in ottime mani. Il giorno dopo, quando telefonai loro, la Mamma era quasi senza voce. Papà mi disse che avevano continuato fino a notte fonda, alternando la penetrazione dei seni con gli spilloni a pause con lei appesa per le mammelle e lei aveva continuato a implorare di romperle i seni per tutta la notte.