Fantasticare di te By Idraulico1999

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Vi sono momenti e periodi in cui più gente savverte ulteriormente in maniera inconsueta e a tratti anomala il silenzio, per di più quando il rumore assume un carattere approssimativo e impreciso i suoni si perdono in esso senza più riuscire a mantenere la propria originalità. In quel frangente il fracasso sannulla, perché tutto savvia convogliandosi in un caos incomprensibile, talmente astruso, scuro e scorrevole senza spigoli. Sono questi, invero, glistanti in cui labbandono prima e la solitudine successivamente prende la preminenza, in cui ci si sdoppia lasciando al viso il compito di sorridere, alla lingua quello di pronunciare suoni e al bacino quello di ballare.

Laltra parte di noi si stacca disgiungendosi dallinvolucro, giacché sembra ricavarsi uno spazio dentro prima impensabile, come se fossimo in una statua sicura dove potremmo persino giocare a palla se volessimo, più bello però è accovacciarsi, sdraiarsi su dun pavimento immaginario e con gli occhi socchiusi liberare i pensieri disincagliandoli, dato che è come avere finalmente un proprio tempo, una propria intima proporzione, unintrinseca dimensione in cui vivere e riflettere a nostro piacimento.

Il salto dal pensiero al sogno generalmente è breve, perché a volte è come un aggancio al passato, oppure al futuro perché è una sensazione esterna, unimmagine che penetra la scorza e raggiunge il silenzio. Allora ci si risveglia appena, adagio senza rompere lincanto, dal momento che ci si mette seduti forse per guardare meglio quel raggio che ci ha attraversato, si sceglie di far scivolare i pensieri su di esso, dallungare la mano per giocare con la sua luce tiepida. E onestamente in quel modo che io lho notata immersa nella mia pace segreta, i bassi che comandavano il bacino, le gambe calde e la pelle senza più contatto, giacché ho visto un viso austero, essenziale e a tratti virtuoso, sostenuto tra tanti dipinti di sorriso. Lei camminava spedita nel chiasso con il vassoio tondo in acciaio satinato, ben fermo sulle mani lunghe, indifferente e neutrale alla gioia costruita di chi le si muoveva attorno, lavorava veloce, tranquillamente svincolata dal caos di questo mondo.

Io lho vista perché lei non era sdoppiata, era così silenziosa allesterno, in quanto il suo involucro rispecchiava il mio dentro, magari lei danzava dentro, chi può saperlo. Lho seguita con gli occhi insistentemente lungo tutto il locale, ho carezzato il suo va e vieni astuto e scorrevole lontano dal ritmo imposto dalle casse. Non ho smesso di guardarla nemmeno quando qualcuno incuriosito mha persino chiesto di lei. No, non la conosco, però è davvero sorprendente, oserei manifestare duna bellezza irresistibile e trascinante. Nemmeno ho voluto tranquillizzare il mio interlocutore con la battuta di rito, rovesciando la testa e dicendogli di provarci, magari di chiederle il numero perché non minteressava, dal momento che ho lasciato intatta lambiguità e la doppiezza della mia risposta e ho ripreso ad ammirarla.

Lei portava i capelli lisci di color castano lucido raccolti in una piccola coda, aveva una nuca lunghissima, ampia e sottile, le spalle disegnate sotto la maglietta color blu scuro, le braccia sottili però non rabbiose né scattanti, appena tese sotto il peso dei bicchieri di Coca cola e di Rum. I jeans sbiaditi le fasciavano i fianchi stretti e il sedere perfetto, non le scorgevo i piedi, ma sono quasi certa che non portasse i tacchi, nonostante questaspetto era alta almeno un metro e settanta di carne, longilinea e sinuosa, malgrado ciò quello che di lei riempiva il mio silenzio non era la figura né il portamento, ma il suo sguardo distaccato, inflessibile e noncurante.

Lei aveva gli occhi chiari, poiché avrebbero sfiorato le tempie per la lunghezza, se quelle ciglia nere non avessero trattenuto le iridi davanti a sé. Gli zigomi erano alti, per il fatto che creavano un incavo nelle guance e tendevano la pelle rendendola in modo insolito luminosa, in quellatmosfera pensierosa e raccolta.

Lei sminuzzava lambiente con esperta abilità, sgretolandolo con rodata attitudine senzesitare nemmeno un istante. No, non lho nemmeno sfiorata, perché ho continuato a desiderarne la permalosità e la scontrosità distaccata in punta dei piedi nel mio guscio, fin tanto che carente e inadeguata di distinguere una screpolatura nel suo distacco, sono tornata a sdraiarmi in me stessa rannicchiando appena le ginocchia tra le braccia.

Tutto questo per lappunto, per sognare totalmente te.

{Idraulico anno 1999}

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