i racconti di Milu
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La storia che stò per raccontarvi è quella degli ultimi sei mesi della mia vita.

Lo faccio, non perchè all'improvviso sia stata presa  da un fervore letterario, ma perchè mi è stato ordinato di farlo da un uomo che è convinto , in questo modo,di umiliarmi nel mettere a nudo i miei peccati.

Mi chiamo Eleonora, sono sulla soglia dei quarant' anni, e sono originaria della Calabria, terra che i miei genitori, umili agicoltori, abbandonarono all'epoca del miracolo economico nei lontani anni 60 per trasferirsi a Milano

Come dicevo, gente onesta, povera, in cerca di un futuro migliore per i propri figli, 5 in tutto

All'inizio fummo ospitati in casa di parenti, per poi stabilirci in una zona quasi interamente abitata da meridionali, con tanti calabresi come noi.

Papà trovò quasi subito lavoro alla Pirelli come semplice operaio, mentre mamma faceva servizi presso familiglie del centro.

I nostri genitori cercarono di farci studiare ,ma solo un mio fratello , il maggiore , riuscì a laurearsi.

Io abbandonai la scuola dopo la licenza di scuola media e, dopo un po', trovai lavoro come ragazza d'ufficio, ( sarebbe troppo dire impiegata) ,presso un grossista di ferramenta.

Avevo 16 anni, quasi 17.

Ero una bella ragazza, come, credo, siano belle tutte le donne a 17 anni.

Non altissima, ma ben proprzionata , belle forme, grsosso seno, dalla carnaggione ambrata e di pelo nero come l'ebano.

Con il sesso, di cui non sapevo molto, avevo un rapporto contrastante,, nel senso che ero facile all'eccitazione, sempre piena di desiderio, ma , per educazione, contraria ad ogni rapporto fisico prima del matrimonio o ,almeno, al fidanzamento ufficiale.

Ero, e lo dico con orgoglio, una meridionale autentica.

Poiché facevo un po' da tappa buchi ,in azienda mi interessavo di tutto, per cui ero in contatto con i clienti, fosse anche solo per incartare la marce, con i fornitori, magari per andare a prendere i caffè, e con i rappresentati, con i quali non avevo nulla da spartire, ma che, da gente brillante quali erano, erano loro ad interessarsi della mia persona.

C'erano diversi che mi facevano la corte, ma uno in particolare, che, ogni 15 giorni, quando veniva a parlare d'affari, mi portava dei cioccolattini.

Era un bell'uomo, molto più grande di me, che, tanto fece e tanto brigò, che una sera mi convinse ad andare a cena con lui.

Iniziò così una specie di relazione, per cui ogni volta che veniva al magazzino, mi portava a cena e, dopo tre o quattro mesi, incominciò a portarmi in periferia , dove, nel buio della zona e nel chiuso della macchina, incomnciò a baciarmi prima e toccarmi poi, fino a mettermelo in mano per a farsi segare mentre mi toccava le tette e la figa.

Non poteva portarmi in albergo perchè ero, anche se per pochi giorni, ancora minorenne

Con il tempo, vennero meno certe attenzioni , certe galanterie, per cui veniva in magazzino, mi diceva , senza chiedermi se lo volessi o meno, che alla chiusura sarebbe ritornato a prendermi, poi mi portava direttamente in campagna ,dove mi toccava da per tutto per poi farsi segare o, negli ultimi tempi, a mettermelo in bocca.

Saranno passati un paio di mesi dalla prima volta, quando, un sera, mentre eravamo sul sedile posteriore ,mi disse di mettremi in ginocchio e ,da dietro, incominciò ad armeggiare fino a quando sentii che stava indirizzando il cazzo contro la mia figa.

Gli dissi, angosciata, che ero vergine e lui mi disse “ meglio “.ed incominciò a chiavarmi con mio grande dolore.

Con il passare del tempo incominciai godere anch'io, per cui la nostra relazione si dilungò nel tempo. Non ero la sua donna, ma una giovane ragazza che, quando lui ne aveva voglia, veniva a scoparsela e la cosa durò sino a quando rimasi in cinta.

Lui non era sposato, ma aveva una relazione con una donna

Non credo avesse intenzione di sposarmi, almeno sino a quando non fù affrontato da un compaesano, amico di famiglia, che gli fece chiaramente capire che i calabresi avevano un concetto, un senso dell'onore, diverso da quelli del nord e che,qualche volta, era capitato, a chi non rispetava l'onore di una donna, di incappare in qualche brutto incidente.

Tanto bastò perchè , prima che nascesse il nostro bambino, fossimo uniti in matrimonio con rito religioso, come si conveniva ad una coppia regolare. Io avevo 22 anni lui 45.

Non fù un matrimonio d'amore, né di interesse, ma un matrimonio di riparazione che, almeno all'inizio, era vissuto da lui come una sciagura che alimentava, ogni giorno di più ,il suo rancore nei miei confronti.

Con il tempo le cose miglioraro un po', nel senso che al rancore subentrò l'indifferenza,

Scendemmo ad un compromesso, nel senso che ognuno faceva la sua vita, rimanendo assieme per il bene del bambino che intanto cresceva.

Ne risentirono, naturalmente, anche i nostri rapporti sessuali che, dopo un po', cessarono completamene, privandomi dell'unico momento di piacere presente nella mia vita e che, da donna del sud, non mi passò neanche per la mente di sostituirli con qualche relazione extraconiugale

Comunque io avevo il mio lavoro che mi teneva occupata ed un figlio su cui riversare tutto il mio amore.

 

 

Note finali:



ketty7566@gmail.com