i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Avevo appena ottenuto un lavoro con un contratto per un anno in un’azienda di Milano, la paga non era granché ma appena laureato mi andava molto meglio di chi lavorava in un call center e una volta scaduto questo contratto chissà, magari me lo avrebbero rinnovato e se proprio non fosse successo almeno avrei avuto qualcosa di interessante da scrivere sul curriculum.
Il problema era che essendo lontano dalla mia città d’origine avrei dovuto trovarmi un appartamento dove vivere senza spendere molto, all’inizio decisi comunque di alloggiare in una specie di ostello gestito dai frati, certo non era il massimo della comodità ma costava poco e mi dovevo accontentare.
Al lavoro con me c’era Emanuele, lo conoscevo di vista dai tempi dell’università poiché frequentavamo la stessa facoltà anche se più di uno scambio di saluti lungo i corridoi non c’era mai stato. Essere tutti e due in un posto nuovo però fece si che fin dall’inizio di quell’esperienza lavorativa tra noi si creassero in fretta un certo legame ed affiatamento al punto che un giorno, dopo un paio di settimane in cui alloggiavo dai frati, Emanuele mi disse: “senti ma perché non prendiamo un appartamento assieme e non dividiamo le spese?”.
Ovviamente accettai più che volentieri così ci mettemmo alla ricerca di qualcosa che facesse al caso nostro, trovammo un annuncio su un giornale di annunci economici, contattammo la proprietaria e il primo sabato pomeriggio disponibile andammo a vedere l’appartamento. Il prezzo era buono, l’unico problema era che c’era una stanza da letto sola e quando la proprietaria ce la mostrò disse: “purtroppo la stanza ha i letti separati, ma se vi fa piacere potete unirli, a me non interessa”.
Io mi misi a ridere e le dissi: “signora, guardi che non siamo una coppia, siamo due colleghi di lavoro che cercano di dividere le spese”.
La signora arrossì, era visibilmente imbarazzata per la gaffe e si scusò più volte, Emanuele la rassicurò dicendole che non c’era nulla di offensivo in quello che aveva detto e alla fine ci accordammo per tutto e firmammo il contratto.
Il lunedì andammo ad attivare le utenze di luce, acqua e gas e già il martedì occupammo il nostro appartamento.
Mentre sistemavamo le cose nell’armadio spartendoci gli spazi Emanuele si mise a scherzare sulla gaffe della proprietaria, “pensava che fossimo due gay” disse sorridendo.
“Già, daremo questa impressione?” gli risposi.
“Chi se ne frega!” rispose lui, “l’affitto diviso per due costa poco e gli altri possono pensare quello che vogliono, inoltre io personalmente non ho nulla contro i gay anzi, visto che dobbiamo dividere l’appartamento per un anno ti dirò di più: io un’esperienza gay l’ho anche avuta, non mi ritengo gay, la figa mi piace molto, ma devo ammettere che mi sono divertito molto e spero che adesso che te l’ho detto la tua opinione su di me non cambi”.
Ovviamente la cosa fece scattare in me una certa molla ma cercai di non darlo a vedere anche se gli risposi mettendo in chiaro che la cosa non mi dava affatto fastidio e non resistetti da chiedergli se l’esperienza l’aveva avuta da attivo o da passivo, mi rispose che in realtà si era solo fatto fare un pompino da un amico.
Andammo avanti con le nostre attività e non ne parlammo più per un bel po’ di tempo, anche se nel frattempo la confidenza aumentò e, confesso, io cercai di favorire molto che questo avvenisse.
Una sera, dopo cena, Emanuele mi disse con una naturalezza disarmante: “sai che faccio adesso? Vado in bagno a farmi una sega”.
“Vuoi che te la faccia io?” gli risposi senza riflettere.
“Davvero lo faresti?” mi rispose meravigliato, “e se poi prendo il vizio?”.
“Va beh” risposi io, “non facciamo nulla di male e quando siamo d’accordo fra noi due non togliamo nulla a nessuno, non trovi?”.
“A me va bene, ma tu poi cosa vuoi in cambio?” mi rispose lui.
“Nulla, mi diverte l’idea di menarti il cazzo e vederti sborrare, dopo di che non lo so, se sarò eccitato mi farò una sega anch’io, altrimenti se vorrai mi restituirai il favore ma non è obbligatorio”.
Si alzò da tavola e senza dire nulla si diresse in camera da letto, io lo seguii, arrivati in camera lui si stese sul letto a pancia in su, si sfilò pantaloni e mutande e mi mostrò il cazzo, mi sedetti di fianco a lui, glielo presi in mano e cominciai a menarglielo.
Aveva un cazzo magnifico, grande, nodoso, durissimo e con sotto due palle enormi, in poco tempo mi ritrovai inginocchiato fra le sue cosce a fargli una sega con la mano destra e a massaggiargli le palle con la sinistra, lui si godeva la cosa e non disse niente per un po' finché d'improvviso ruppe il silenzio dicendo sotto voce: "sei bravo, sembra proprio che ti piaccia".
Non gli risposi ma mi abbassai mettendo la testa fra le sue gambe, aprii la bocca e gli leccai le palle, lui si lasciò fare e quando fui sicuro che lo voleva ingoiai quel cazzo magnifico.
“hey, ma che fai?” esclamò lui con tono sorpreso ma al tempo stesso compiaciuto.
“Non vuoi?” risposi.
“No, no, continua pure” mi rispose, “è che non me lo sarei mai aspettato”.
Alzai la testa sfilandomi il suo cazzo dalla bocca, lo guardai e gli chiesi: “se avessi saputo che ti avrei risposto di si me lo avresti chiesto?”
“Si, ovvio” rispose lui.
“E allora lasciami fare” ribattei, poi mi chinai nuovamente su di lui e ricominciai a fargli il pompino che avevo iniziato, andai avanti per un po’ poi mi disse: “spostati, sto per venire!”.
Non gli diedi retta, così mi diede un paio di pacche su una spalla e mi ripeté: “spostati, non vorrai mica che ti venga in bocca?”.
Alzai per un attimo la testa e gli dissi: “vieni e non fare storie!”.
Gli ripresi il cazzo in bocca e ricominciai a succhiarglielo mentre con una mano gli tenevo l’asta e con l’altra gli accarezzavo le palle finché lo sentii cominciare a pulsare, poi il suo cazzo scoppiò nella mia bocca con una forza e una quantità tale che mi uscì perfino dal naso, continuai a succhiarglielo e leccarglielo finché non schizzò l’ultima goccia e non ebbe l’ultimo spasmo, poi alzai la testa, lo guardai, aprii la bocca e gli feci vedere che dentro avevo ancora un po’ della sua sborra filante, la richiusi la deglutii.
Mi stesi a fianco a lui mentre si riprendeva e subito esclamò: “cazzo! Sei più bravo delle femmine! Non avevo mai ricevuto un pompino così, non dirmi che era la prima volta perché non ci crederò mai!”.
Vuotai il sacco e gli raccontai che per un bel po’, ai tempi dell’università, ero stato la “fidanzata” del mio coinquilino di allora, a quel punto lui esclamò: “pensavo ti piacesse la figa!”.
“Certo che mi piace!” gli risposi, “solo che mi piace anche questo, una cosa non esclude l’altra”.
Rimanemmo un po’ li sul letto, in silenzio, uno a fianco all’altro poi a un certo punto mi disse: “e tu?”
“E io cosa?”
“Beh, mi hai fatto un pompino, dovrei ricambiare ma di succhiartelo non me la sento proprio”.
“Una sega è più che sufficiente” gli risposi.
Mi afferrò il cazzo e ricambiò il favore.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it