i racconti di Milu
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L'invito di Carla a passare da lei mi sorprese e non poco.
Anche se Aldo e Silvia Tableri era stato difesi da suo padre, lei non era mai mancata ad un'udienza, fornendo al genitore tutto l'appoggio di cui aveva avuto bisogno, facendo soprattutto ricerche su tutto ciò che riguardava il mondo BDSM.
Per un attimo ebbi la tentazione di rifiutare l'invito, ma poi pensai che in fondo la vita professionale andasse ben divisa da quella personale, e mi recai nel suo appartamento.
Non appena chiusi la porta dietro di me, Carla mi baciò quasi con furore, infilandomi subito la lingua in bocca.
“Non sai quanto ti desideravo durante il processo.” mi disse fra un bacio e l'altro “Una notte ti ho anche sognata coperta solo dalla toga con quella troia di Silvia Tableri che ti leccava la fica fino a farti urlare di piacere. Ora però ho un regalo per te, anzi questo è solo il primo.”
Carla si staccò da me per prendere un pacchettino rosso che mi porse con un gran sorriso.
“Ma sono capi splendidi !” esclamai tirando fuori un completino intimo in pizzo blu completo di reggicalze e calze velatissime con una bella balza anch'essa blu.
“E guarda come stanno bene su di me.” mi disse togliendosi il vestito sotto il quale indossavo un completo del tutto simile “Dai mettilo anche tu e vediamo a chi sta meglio.”
Mi spogliai molto rapidamente e non appena fui nuda, fu lei stessa a vestirmi con quei capi, senza però metterci alcuna malizia.
“Adesso finiamo l'opera con delle belle scarpe. Daniela mi ha detti che porti il trentasei e spero queste ti vadano bene.”
Carla tirò fuori da sotto il letto una scatola che conteneva delle splendide decolté di vernice nera, che misi diventando così quasi una sua copia.
“Perchè fai tutto questo ?” le chiesi quasi incredula di quello che stava accadendo.
“Perchè mi piaci e me lo posso permettere.” mi rispose prima di baciarmi “Ma le sorprese non sono finite, Emanuel vieni.”
Quello che si fece avanti era un ragazzo di colore a dir poco bellissimo, che emanava sesso da ogni poro della pelle. Il suo fisico era sì scultorio, ma senza gli eccessi di chi voleva esagerare con la muscolatura. Inoltre i pantaloni bianchi, unico indumento che indossava, lasciavano ben intravedere un pene di notevoli dimensioni.
Emanuel baciò prima Carla, poi me facendo sì che mi ritrovassi in mezzo a loro due, ma soprattutto fra le loro bocche infuocate. I baci si fecero sempre più passionali, sino a quando non mi ritrovai la mano del ragazzo dentro le mutandine. Allungai allora la mia verso i genitali di Emanuel, ma Carla fu più veloce di me nell'abbassargli i pantaloni, facendo uscire un vero e proprio bastone d'ebano.
“Che dici ce n'è per tutte e due ?” mi chiese Carla prendendogli il pene in mano.
“Credo proprio di si.” le risposi sfiorando con la mano i suoi testicoli.
“Allora perchè non inizi a farglielo diventare duro ?” mi disse prima d'infilare la lingua nella bocca di Emanuel.
Così non mi rimase che inginocchiarmi davanti al ragazzo per prendergli il cazzo in bocca, ma non appena poggiai le labbra sulla cappella, Carla mi prese delicatamente la testa fra le mani, ed iniziò a muoverla avanti e indietro, simulando perfettamente una scopata.
“Dimmi Monica, cosa c'è di meglio di leccare un bel cazzo ?”
“Farlo insieme ad un amica ?”
Carla non mi rispose, ma s'inginocchiò al mio fianco, e dopo avermi baciato sul collo, diede una lunga leccata a quella cappella ormai ben gonfia.
“Vedi che ce n'è per entrambe ?” le dissi prendendo in bocca un testicolo per succhiarlo.
Iniziammo così a leccargli palle e cazzo sfiorandoci ripetutamente le labbra, sino a farle scorrere una davanti all'altra su quell'asta di carne ormai turgida. Non potevamo però resistere alla tentazione di toccarci a vicenda, così le nostre mani s'infilarono sotto le mutandine per poterci sfiorare le chiappe. Per comodità ci sdraiammo sul letto una vicina all'altra, per continuare a leccare e succhiare il cazzo e le palle di Emanuel, che alla fine mi prese la testa fra le mani per scoparmi in bocca con una certa foga.
“Sei quasi più troia della tua amica.” mi disse mentre sbavavo senza alcun controllo “Solo sembri meno puttana ma il cazzo ti piace e anche tanto.”
“Stai zitto e sdraiati.” gli rispose Carla sfilandosi le mutandine “Così almeno iniziamo a scopare.”
Emanuel si lanciò letteralmente al centro del letto, e un attimo dopo la mia amica gli fu sopra, riuscendo a far sparire tutto il cazzo del ragazzo dentro la sua fica come in un gioco d'illusionismo.
“Ma quanto ti piace questa mazza !” esclamai sedendomi al suo fianco prima di darle un bacio in bocca “Scommetto che non vedi l'ora di prenderlo anche nel culo.” conclusi allungando una mano in mezzo al suo fondoschiena per giocherellare con l'ano.
“E tu di farti scopare in tutti i buchi per poi raccontarlo a quella gran puttana di Daniela.” mi rispose lei mentre montava quello stallone.
Il ragazzo sembrava divertito da quello scambio di battute non certo da educande, o almeno lo fu sino a quando non fece alzare Carla, che mi sfilò le mutandine facendomi comprendere che era arrivato il mio momento. Con un po' di timore presi il cazzo di Emanuel per dirigerlo sulla mia passera, e nonostante fossi molto bagnata per l'eccitazione, provai del dolore mentre quell'asta mi scivolava dentro.
“Dillo che ti piace.” mi disse Carla facendo cadere un po' di saliva sul mio buchetto per poi infilarci dentro un dito “Avrai anche la fica stretta, ma è solo perchè non sei stata tanto con me.”
“Mm è bellissimo, ma perchè non me l'hai fatto conoscere prima.” le risposi cercando le sue labbra con le mie.
“Perchè poi è difficile rinunciare a tanta grazia.”
Emanuel mi scopò lentamente, come se il tempo fosse un concetto del tutto secondario, spingendo dal basso in modo che io dovessi solo godere della sua mazza, mentre Carla mi sodomizzava con le dita facendomi eccitare ogni oltre misura.
“Il mio culo non ti piace più ?” disse ad un certo punto la mia amica sdraiandosi al mio fianco e aprendo tanto le gambe, da doverle tenere ferme afferrandosi le caviglie.
“Credo di sì ma prima è meglio prepararlo al meglio, non credi anche tu ?” le risposi al posto di Emanuel allungami sulla sua fica per baciarla, e al contempo infilarle un dito nel culo.
“Si brava allargami il culo così dopo lo prendo tutto dentro in una botta sola !”
Le mie dita diventarono presto due e poco dopo tre, così quando mi accorsi che ormai entravano senza alcuna difficoltà, mi alzai per lasciarle a disposizione il gran cazzo di Emanuel.
“Ti prego aiutami, voglio sentirmi sfondare il culo, ma da sola non ci riesco.” mi disse quasi come una preghiera.
Così le allargai le chiappe, per poi prendere in mano il pene di Emanuel che diressi verso la sua apertura posteriore, e vederlo scivolare dentro le sue viscere, questa volta con ben più d'una smorfia di dolore. Per alleviarle la sofferenza iniziale presi a massaggiarle la passera, dandole anche dei piccoli baci in bocca, rimanendo però sorpresa dal poco tempo che lei impiegò per prendere tutto quel gran cazzo nel culo.
“Godo !” urlò la mia amica non appena Emanuel diede la prima spinta dal basso.
“Dai sfonda questa troia.” dissi infilando tre dita nella fica di Carla “Falla godere e dopo fai lo stesso con me.”
“Siete solo due puttane da culo.” mi rispose Emanuel tirandomi a se per un braccio “Ora vi voglio tutte e due a pecora, così vi sfondo fica e culo.”
Mi ritrovai così carponi con Carla alla mia destra e il ragazzo dietro di noi, che puntò dritto al sedere della mia amica.
“Voglio sentirti urlare.” le disse afferrandola per i fianchi, prima di spingerle dentro il retto la sua mazza, con tutta la forza di cui era capace.
“Ahh così mi spacchi in due !” urlò la rossa per il gran dolore.
“Ma se è quello che vuoi ! Sei solo una puttana ben vestita e nulla più.”
Rimasi impressionata dalla forza di Emanuel che riusciva ad ogni affondo, ad estrarre quasi del tutto il cazzo, per poi inculare Carla fino a far sbattere le palle contro la sua fica. Ebbi così ben più d'un timore quando si spostò da lei a me, certa che avrei provato solo dolore.
Con me Emanuel si comportò all'inizio in modo diverso, non solo strusciò la cappella a lungo contro il solco della mia fica, facendo si che si ricoprisse coi miei umori, ma poi mi sodomizzò con la sua 'solita' lentezza, facendo si che il mio sfintere s'abituasse alla sua mazza man mano che entrava. Quando però la penetrazione fu completa, ritornò ad essere l'altrettanto 'solito' animale che aveva appena finito di sbattere Carla, inculando anche me con forza e brutalità.
Non provai ad oppormi in alcun modo, ben sapendo che sarebbe stato del tutto inutile, e cercai solo di far passare in fretta il momento di solo dolore che stavo provando. Carla mi venne in aiuto infilandosi sotto di me per potermi leccare la fica, mentre io non riuscivo a fare altrettanto a lei, presa com'ero dal resistere agli affondi di Emanuel che stavano diventato sempre più piacevoli.
“Puttana e anche lesbiche !” esclamò il ragazzo vedendoci dare piacere a vicenda “Ora davvero v'inculo senza pietà !”
“Stai zitto e fotti.” gli rispose Carla, “Non vorrei dover prendere un vibratore per avere un orgasmo.”
Punto sull'orgoglio Emanuel divenne ancora più brutale, scopandoci senza pietà sia davanti che dietro. Io ebbi ben presto l'orgasmo che mi lasciò senza forze, se non quelle necessarie dopo essermi sdraiata, a far mettere Carla sopra di me.
“Così mi piaci.” le disse Emanuel sodomizzandola per l'ennesima volta “Col culo bello pronto a prendersi tutto il mio cazzo.”
Poco dopo lui spinse in avanti il sedere della mia collega, e m'inondò con una vera e propria doccia di sperma, che mi coprì il viso, prima che lui mi spingesse la nerchia in bocca ordinandomi di pulirgliela. Così mentre gli succhiavo il cazzo, Carla mi leccava la faccia portando ogni tanto quel prezioso seme sulle mie labbra.
Emanuel ci lasciò senza dire nulla, mentre mi rivestivo lentamente cercando di riprendere un minimo di forza nelle gambe. Poi salutai la mia amica e non appena fui a casa ricevetti una telefonata da parte di Flora.
“Se passi domani ti spiego come diventare milionaria.” mi disse lasciandomi tutta la curiosità di questo mondo, ma del resto lei non era certamente una donna dalle frasi fatte.



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