i racconti di Milu
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“Piantala, adesso basta, smettila, Non essere così pesante, ma quanto la fai lunga. Sì, ti ho tradito, allora? Tu lo fai ogni giorno, non fare l’innocente né il candido. Quando guardi quella tizia del secondo piano scendere le scale ti vedo sai, che con la coda dell’occhio guardi in su per vedere che mutandine indossa sotto alla minigonna. Non è un caso, che tu esca alla stessa ora in cui esce di casa lei, non è un avvenimento fortuito”.

“Come se non ti conoscessi, come se non sapessi che punti la sveglia e cronometri l’orologio per incontrarla casualmente nella tromba delle scale, come se non ti conoscessi. Oppure quando vai al bar con gli amici, dove ti trasformi e inizi ad ascoltare rapito le loro prodezze sessuali, nel raccontare al contempo le tue per non essere da meno, commentando e giudicando le belle ragazze che passano lì davanti, quanto siete stupidi voi uomini. Prendete coraggio soltanto quando fate branco, siete dei pecoroni che hanno bisogno di sentire attorno a voi il gruppo per caricarvi, per gridare “bona” alla prima che passa con tacchi a spillo e occhiali da sole. Quanto siete stupidi!”.

“E quando camminiamo tranquilli in centro, io e te? Se passa una bionda con le tette grosse ti volti e la fissi con la bava alla bocca, sembra quasi che tu voglia inalare tutta quanta la scia di profumo che lascia dietro di sé. Non sei differente dagli altri uomini e fingi d’essere diverso quando sei con me. E’ questo comportamento che non sopporto, quest’atteggiamento che non permetto. Avessi almeno il coraggio di mostrarmi rivelandomi ciò che sei, se davvero sei fiero d’essere come sei, nemmeno questo. Dopo seguono le scuse, quelle che non crede più nessuno, poiché tutti le conoscono a memoria anche chi non le usa più, perché ha la fantasia per inventarne altre. Le scuse del tipo hanno questo contenuto:

“Ma lo sai che non ho occhi che per te”. Oppure: “Dai amore non fare la visionaria, in fondo non ho fatto nulla”.

Non hai fatto nulla, come no, anche se nella tua mente in un battibaleno te la sei scopata in tutte le posizioni. Certo, è vero, non hai fatto nulla di concreto, ma se allarghiamo il discorso all’astratto, all’immaginario, ce ne sono d’azioni da dire, di cose da manifestare e d’episodi da considerare e da precisare. Tu mi dirai ora che io l’ho fatto sul serio, al contrario di te. Certo che l’ho fatto, perché quando eseguo una cosa la faccio bene, non solamente a metà come commetti tu per vigliaccheria, per il fatto che io non la lascio lì a metà, io la compio bene.

La prima settimana sembrava un pulcino timido, la seconda settimana si è fatto avanti, la terza settimana è diventato più audace e intrigante, la quarta settimana è diventato come lo volevo, ardente e passionale, dopo siamo entrati in ascensore e ci siamo ritrovati lì per caso. No, sta’ tranquillo, non è un caso come quelli che fai accadere tu con quella tizia del secondo piano. No, non era studiata, ci siamo ritrovati lì davvero casualmente, è stato un attimo, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo capiti e ci siamo fatti male. Desideravamo talmente tanto la stessa cosa che entrambi ci siamo slanciati in avanti per baciarci, l’uno addosso all’altra. Io ho rimediato un taglio sul labbro interno, ma era così dolce il sapore del mio sangue mischiato con la sua saliva che non ci siamo fermati. Quando ha infilato la mano sotto la gonna e ho sentito le sue dita frugare dentro i miei slip, ho capito lestamente che la corsa dell’ascensore non sarebbe bastata.

Serviva sennonché più tempo, in tal modo siamo scesi all’ultimo piano cambiando i programmi: lui doveva andare al quarto dal capo, io al quinto nella sala del computer. Siamo arrivati nei rispettivi uffici una mezz’ora dopo, abbiamo insistito e continuato nel bagno dell’ultimo piano, quello desolato, disadorno e squallido, in quanto è utilizzato soltanto dal personale di servizio, perché l’ultimo piano è ancora in fase di completamento. Una volta arrivati lì ci siamo scopati a vicenda ed è stato realmente intenso, concretamente irrefrenabile, visibilmente avvolgente e focoso. Io non godevo così da decenni, in realtà da troppo tempo.

E’ forse troppo brutale pronunciata in questa maniera? Io non credo, perché rende appieno l’idea, il giusto giudizio, questo sì. Dopotutto è quello che vorresti fare con tutte le “fiche” che vedi in giro, non è vero? Metterglielo dentro e farle godere. Forse mi vuoi dire che tu puoi usare il termine scopare, mentre io no? Da quando in qua la lingua italiana ha dei dettami e delle regole così? Mi disunisco, però adesso dimmi: quanto male fa essere presi in giro in modo maldestro e sfavorevole, essere rinnegati e traditi ingiustamente nella fiducia, capire rapidamente che chi hai davanti non è la stessa persona che credevi di comprendere e di conoscere compostamente e a modo? Te lo dico io, fa molto male credimi, perché ci si sente umiliati, feriti, delusi, straziati, scavati e svuotati dentro, ci si sente impotenti, inutili, azzerati, annullati e annientati. E’ una sensazione che conosco bene, perché me l’hai fatta provare tante volte. E non m’importa se qualche volta invece d’andare al bar con i tuoi amici, ti sei incontrato con quella tizia del secondo piano. Non m’importa, se quella bionda con le tette grosse l’hai agganciata e te la sei portata a letto, per sapere che cosa si prova a scopare con una bionda con le tette grosse. Mi sono bastate semplicemente le occhiate che scambiavi con loro e che ho colto.

Mi è bastato quello per capire che se te le fossi trovate davanti non avresti detto di no alla loro offerta, forse l’hai fatto, hai detto sì. Ho capito che non sei tanto diverso da me, perché pure io quando adocchio un paio di belle scarpe non riesco a resistere e le compro, ben sapendo che nell’armadio ne ho già dieci paia. Quelle che compro sono comunque diverse e hanno un’attrattiva e un richiamo cui non so resistere, il tuo comportamento con le donne non è diverso da quello che io ho con le scarpe, l’unica differenza in questo tra noi è che le scarpe sono puramente oggetti. Sappi comunque, che è stata solo una volta, perché dopo di quella non l’abbiamo più fatto, tuttavia siamo rimasti unicamente conoscenti. Perché te l’ho detto? Ho avuto la consapevole audacia e l’intenzionale baldanza di rovinarti questa cena a base di pesce, non perché sono particolarmente malvagia e cattiva, o perché sono traditrice, nemmeno perché oggi ho le mestruazioni e quindi risulterei incoerente, lunatica e mutevole, ma perché è capitato ed è arrivata l’occasione e l’ho rapidamente colta servendotela.

Volevo in conclusione semplicemente farti capire che non è bello quello che fai facendomi passare da rimbambita antipatica, intollerabile, gelosa e visionaria, soltanto perché ti piace fare l’occhiolino alle bionde, o fare il conquistatore con quelle che abitano nel tuo palazzo.

Spero adesso che tu l’abbia capito, m’auspico pacatamente che al presente se non ti vada più di stare con me, perché ti senti tradito tu me lo dica apertamente. E’ giunta l’ora di prendere una decisione, devi smettere di tenere i piedi su due staffe. Scegli: o me o la tua vita da conquistatore, ma seleziona e vaglia bene, perché d’ora in avanti non avrai più scuse.

{Idraulico anno 1999}




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