i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Io ho accettato gradendo ben volentieri l’invito a cena di Alex, soltanto perché era un sacco di tempo che non uscivo con un uomo, senza dover tra l’altro conversare ripetutamente di lavoro presso un posticino adorabile e delizioso, con un’ottima cucina per di più gustosa, senza camerieri nell’insieme che non ti ronzano con un modo d’agire invadenti attorno.

Alex nello specifico, infatti, era amico del proprietario e per questo loro ci avevano riservato un bel tavolo, dal quale si poteva osservare non visti addirittura tutta la sala, perché c’erano le luci basse e le candele sul tavolo, giacché è la prima cosa che ho notato, perché a me le candele fanno un inconsueto e sorprendente effetto. Quando io guardo attraverso una fiammella, magari con una musica soul in sottofondo, mi eccito riscaldandomi così come se la vampata di quel segnale luminoso s’avviasse per arrampicarsi dal mio addome, per raggiungere in conclusione la bocca. Alex con tutta la sua flemma mi stava accortamente esponendo il resoconto della sua villeggiatura vissuta nel Canada in un bellissimo itinerario di boschi, di laghi e di pendii, mentre il mio intelletto era pressoché esaltato e ossessionato da concezioni e da sembianze completamente diverse, lascive e strampalate.

In quell’istante io rivedevo un adulto che s’introduceva nella parte inferiore del ripiano e che cominciava a sbaciucchiarmi gli arti inferiori, mi sfilava i calzari e ascendeva gradualmente di sopra dietro le ginocchia, per poi frugare accortamente sotto l’elastico degli slip già densi d’odori: di bagnoschiuma, di sudore e di fluidi. A questo punto il cameriere ci ha portato il soufflé di parmigiano con le zucchine e intanto che mi spostavo leggermente sulla sedia per permettergli di posare meglio il piatto, ho sentito che le mie grandi labbra erano già diventate gonfie in modo disagevole e imbarazzante, dal momento che mi stavo bagnando tutta come se quella lingua fosse davvero giunta tra le mie cosce.

Io ho cercato di concentrarmi sulla dolcezza del cibo che stavo assaporando, la morbidezza della pasta in cui affondavo la forchetta e guardavo come Alex gustasse quello che mangiava, di come si portasse la pietanza alle labbra, di come l’infilava in bocca, dell’attimo che la teneva tra la lingua e il palato prima d’iniziare a masticare e quell’attimo che gli permetteva d’individuare tutti i singoli sapori. Quella bocca forse avrebbe assaggiato anche me in quel modo, poiché era eccitatissimo guardarlo deglutire. Il suo pomo d’Adamo sporgeva per un attimo e poi si ritraeva lasciando una fossetta liscia, in cui sarebbe stato bellissimo affondare il naso per sentirne il profumo e infilare la lingua per assaggiarlo. Nel tempo in cui arrivava la nuova portata, io ho aperto un po’ le gambe per immaginare di percepire la lingua di Alex risalire lungo l’elastico degli slip e stimolare prima il centro del mio desiderio, il mio “fiorellino” come lo chiamava un mio antico amante, per poi entrare in me più in fondo possibile.

Francamente mi piaceva ciò che stavo mangiando, si trattava in effetti d’un risotto ai frutti di mare dalla croccante fragranza, cremoso, appena una punta di piccante quel tanto che basta per scaldare il palato e la gola. Alex portava davanti alla bocca piccoli assaggi con un leggero soffio tra le labbra socchiuse per raffreddarli, perché quel leggero soffio avrebbe potuto scorrere sulla mia schiena, dove lui aveva passato la lingua avanti e indietro, con quell’alito caldo che avrebbe potuto sciogliere il cofanetto del mio desiderio e liquefarlo. Quel risotto mangiato in tranquillità come un lungo preliminare prima d’arrivare al meglio, poi un secondo piatto a base d’una succulenta tagliata alla griglia in un letto di un’indefinita emulsione aromatica. Una carne tenera al sangue, viva, come dev’essere la mia carne penetrata dal sesso di Alex e lubrificata dalla densa emulsione della mia eccitazione, infine per ritrovare quel sapore strano della salsa a base senz’altro d’aceto balsamico, nella sua bocca mentre giochiamo con le nostre lingue, mentre respiriamo il nostro desiderio.

Infrangendo e violando immancabilmente le buone maniere io ho tagliato un pezzo di carne e me lo sono portato alle labbra affondandovi dentro le unghie, per provare come sarebbe stato farlo nel bel sedere sodo di Alex, bellissima, deliziosa e notevole sensazione. Naturalmente mi sono leccata le dita immaginando che fosse lui a succhiarle per bene per gustare i nostri sapori combinati e mischiati in un cocktail da non dimenticare. Alla fine il dessert, un magnifico budino al cioccolato perfettamente equilibrato nella consistenza e nel sapore, dato che mi ricordava un po’ quando davanti allo specchio io mi guardavo passandomi le mani sul seno, perché se Alex avesse posato la bocca sui miei capezzoli gli avrebbe sentiti così dolci, morbidi, sodi e vellutati. Io gli avrei certamente premuto le labbra tra i capelli per ringraziarlo di ciò che mi stava facendo e poi il delirio, farsi scendere in gola un vino rosso che si sposava alla perfezione con il gusto persistente del cioccolato e insieme allacciati, spandersi per tutto il corpo come l’orgasmo che avrebbe provocato l’uno nell’altra.

A cena conclusa tra pettegolezzi e sorrisi intensi, Alex sorseggiava il caffè ignaro dell’emozione che io ho vissuto nella mia mente, però anche nel corpo. La testimonianza consisteva nella macchia bianca che io avevo trovato all’interno degli slip di seta neri quando ero andata in bagno per incipriarmi il naso. In conclusione eccoci davanti a casa mia, in quanto se n’è andata una serata piacevole un po’ diversa, aggrovigliante, interessante e intrigante anche se lui però non ha fatto niente per renderla tale, eppure ha fatto tutto la mia fantasia. Quell’eccitazione e quella frenesia accesa dalle fiammelle di quella candela, però non se n’è ancora andata, dal momento che nel baciarlo ai lati della bocca io mi sento una stoccata di desiderio appena sotto l’ombelico, mentre nel ritrarre la mano che io avevo poggiato sulla sua coscia per tenere l’equilibrio, gli sfioro volontariamente il sesso e lo sento eccitato:

“Alex, vuoi salire da me? La mia coinquilina è in viaggio”.

Alex è un dolce ragazzo, però anche molto scaltro e sveglio, io accenderò le candele, però sarà lui a dare il via al mio vero desiderio penso io, mentre la mano l’una nell’altra utilizziamo l’ascensore finché arriviamo ed entriamo in casa.

Ci aspetta in tal modo un’ardente, emotiva, lunga e passionale notte.

{Idraulico anno 1999}