i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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In questo preciso istante mi trovo all’angolo, disperata, persa e sprecata in un immobilismo, danneggiata in una rigidezza e confusa all’interno d’uno stallo che temevo da non credere. Io non posso, non devo e non so più nemmeno se voglio, dal momento che mi sento ancora ammollata e gocciolante di quei fluidi carezzevoli che sento colarmi sulle cosce, per il fatto che oggigiorno sono bloccata, indurita e corporeamente vinta. Gli ultimi spasmi dell’orgasmo che tu m’hai appena regalato sono finiti, il cuore batte come se volesse uscire dal petto, giacché avverto vampate di calore miste al gelo secco che stanno salendomi da dentro, onestamente io non posso, sul serio non posso.

Io non riesco apertamente ancora a convincermi che sia successo, perché è stato tutto così concentrato, intenso e rapido, due chiacchiere, uno scambio di concetti e di pensieri, poiché sono rimasta completamente sopraffatta e in conclusione innegabilmente travolta dal tuo rompicapo, dalla tua sessualità tenace, provocante e vitale, in quanto mi sono ritrovata a implorare di sentirti dentro, impazzita come gli ormoni che tu hai rimescolato e sconvolto in un istante. No, non posso, per davvero, quel legame che tu sai d’essere troppo forte, smodatamente vero per permettermi di non razionalizzare né d’abbandonarmi al mio focoso desiderio, quell’aspirazione che potresti vedermi negli occhi, sulla pelle, quell’ardore infernale che capiresti immediatamente dal ritmo del mio respiro, quel desiderio che io t’ho carnalmente gridato, lussuriosamente reso comprensibile e dichiarato soltanto qualche minuto fa. Ebbene sì, l’aspirazione e la nostalgia d’essere tua preda, abbandonarmi e capitolare soltanto al tuo volere, voglia d’assaporarti, di schiuderti ogni porta del mio corpo libertino, scostumato e vizioso che vuole te, che pretende il tuo sesso, che chiede la tua passione per frugare tra le mie gambe.

Oddio, che stupida che sono stata, tenuto conto avverto ancora pulsare le mie intimità a lungo solleticate dal mio amico di plastica, che ha sopportato il mio fallimento e la mia frustrazione per non poterti avere subito. Troppo lontano. Io mi scioglievo solleticandomi sapientemente sotto il tuo comando, padrone inconfutabile e indiscusso del mio piacere, perché ero sicura, convinta di volerti, certa che ci sarebbe stato un seguito a questo diabolico, quanto divino e a tratti malvagio e perverso gioco, che si stava impadronendo d’ogni mia intima ragione, indubbio che oltre a questo improbabile e incredibile sesso eventuale sarebbe seguito poi un incontro reale. Affermerei concreto, definito e fondato come la mia voglia d’abbandonarmi alle tue fantasie, che eccitano e fanno fremere tutta me stessa, adesso però non posso.

Quel legame al presente sta tornando a galla nella mia realtà, tu lo sai, io lo so altrettanto in egual misura, per il fatto che non è concepibile né pensabile, eppure in fondo a questo lago ghiacciato che sento dentro c’è la fiamma calorosa della passione che provo, del desiderio che vorrei ancora sbatterti in faccia, sì, proprio sopra quella faccia che vorrei fosse inzuppata del mio nettare, per sentirlo dalle tue labbra, per poterlo mischiare all’aspro, brusco e penetrante sapore di maschio che hai, per potermi dedicare a lungo all’adorazione del tuo sesso carnoso, pieno e pulsante tra le mie labbra, orgoglioso e superbo piacere per la mia lingua golosa e viziosa di te.

Tu mi scrivi qualche riga, però io non riesco a rispondere altro che non posso, che non sono in grado. Io t’ho usato, sì, forse t’ho manovrato e persino sfruttato, dentro di me però tu non saprai mai quanto io ti vorrei. Muovendoti dentro di me come nessuno ha mai fatto, mente gemella che nutre gli stessi desideri, compagno e complice d’un istante che non posso immaginare di realizzare. Non posso effettivamente concepire con la fantasia di costruirlo adesso, visto che la pulsione è stata affogata in un orgasmo devastante e duraturo, come sconvolgente e sensazionale è il tuo effetto su di me, sulla mia volontà, sulla mia mente e sul mio corpo. Accidenti per tutte le volte che quella maledetta logica e quella fastidiosa e insopportabile razionalità ritorna. E poi che cosa dire, di quel legame che ho sempre protetto e tutelato di cui peraltro sono sempre stata orgogliosa, che attualmente disprezzo un poco, francamente deturpato e sporcato dal tradimento mio più che tuo verso di lei.

Al momento m’assale dispotica e imperiosa l’angoscia, incontenibile la paura e tirannico di pari passo il timore di me stessa, di te e di noi, il dubbio, l’indecisione, la preoccupazione di quella certezza e di quell’evidenza di non poterti resistere, di non poterti respingere, di non poter ignorare né tralasciare la mia eccitazione, di non poter dominare né padroneggiare il mio desiderio di te. Ancora, sì, perché adesso io ti vorrei maggiormente.

In quest’esatto e puntuale istante io sono combattuta, distrutta e impietrita, però realmente sazia e sfamata. In quest’attimo avverto addosso l’angustia, l’apprensione e persino l’inquietudine d’incontrarti di nuovo.

{Idraulico anno 1999}