i racconti di Milu
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La Bentley con i vetri oscurati percorreva le vie strette di Soho sotto un cielo serale ma sempre grigio. Scivolava adagio di fronte a librerie equivoche, ristoranti asiatici ancora pieni, e locali da cui sventolavano bandiere arcobaleno quel sabato sera, come ogni altro giorno della settimana. Inglesi e turisti animavano le strade in ugual modo. Eppure qualcosa stava cambiando, non era più la Soho di dieci anni fa. Gli immobiliaristi si stavano dando da fare per sostituire il fascino sporco, sgangherato e autentico del quartiere con attività più redditizie, chic, quasi ospedaliere nel loro essere asettiche. Ne avevano parlato con Jorge un’altra sera, durante un’altra battuta di caccia, qualche mese prima. Gli sarebbe mancata quella Soho fané che ti lasciava addosso la voglia di provare piaceri proibiti.
Nadine si lasciò andare contro lo schienale di pelle dell’auto e sorrise compiaciuta. Quella sera sarebbe stata da sola a cacciare e riportare le prede al suo compagno. Ti fidi? Gli aveva chiesto mentre si gustavano del brandy davanti al fuoco ardente del caminetto. Ma certo, mi fido ciecamente del gusto della mia compagna, aveva replicato lui convinto.
Perché era così che si vedevano. Compagni di vita e di caccia che condividevano sontuosi pasti di carne. Una complicità attraverso cui, col tempo, l’uno aveva conosciuto alla perfezione i gusti dell’ altra. Già, ma come era iniziato tutto?
A Nadine piaceva ricordare come si erano incontrati tre anni prima. Era successo a uno di quegli eventi prestigiosi che organizzavano le agenzie di dating per professionisti affermati. La City ha la capacità di risucchiare i suoi abitanti, originari o adottivi cha siano, in un vortice di impegni che lascia poco spazio agli incontri spontanei, cosicché le relazioni vanno cercate in rete.
All’epoca non avrebbe mai pensato che una partita di polo avrebbe potuto condurla nel Paese delle Meraviglie dell’eros. E Jorge, un broker spagnolo che da dieci anni usava e si faceva usare dalla City, era stato il suo Bianconiglio. Ricordava esattamente quando lui si era presentato al cocktail del dopopartita, tutto il melange di dettagli che l’aveva conquistata: il piglio di chi è abituato ad accettare sfide, gli occhi neri da cui non poteva nascondersi, la nube di profumo di cuoio e pepe nero che saliva dalla pelle olivastra, tessendo la trama di un desiderio immediato. Tomber amoreaux si diceva nel suo paese.
Quando la Bentley raggiunse il retro di un noto locale di strip tease, Nadine disse all’ autista di fermarsi. Guardò l’orologio, e constatò di essere cinque minuti in anticipo. Era notoriamente impaziente, ma in quel momento l’attesa assumeva un carattere voluttuoso. E le faceva chiedere: gli piacerà?
All’improvviso si udì il rumore di una porta che si chiudeva e il suono di tacchi sul selciato. Due figure femminili alte e slanciate guardavano la Bentley con interesse. Nadine aprì la portiera scese sorridendo.
-Buonasera, ragazze- esordì.
Evita, la danzatrice colombiana, si avvicinò per stamparle un bacio sulle labbra, così che Nadine poté osservarla da vicino. Era ancora più attraente di quando l’aveva vista sul palco, con i seni grandi e tondi che quasi fuoriuscivano dalla scollatura, il fisico tonico e abbronzato stretto nel vestito corto, i capelli lunghi che si confondevano con la pelliccia nera. Alena, che dalla sera dello spettacolo si era dipinta i capelli di rosso e gonfiata le labbra, le osservava con un sorriso malizioso.
-Allora stasera ci fai conoscere il tuo uomo- disse con l’accento dell’est Europa.
- Sì- replicò Nadine –E’ molto curioso di conoscervi- e con un gesto le invitò a salire in macchina. L’autista rimise in moto la Bentley e la puntò in direzione del quartiere altolocato di South Kensington.
Nadine riflettè su come Londra potesse cambiare nell’arco di pochi chilometri. Loro saranno abituate a questi sbalzi. E poi, anche a Jorge piace frequentare i bassifondi qualche volta. Certe escort sono troppo raffinate, c’è bisogno di un pizzico di volgarità, altrimenti mi sembra di essere sempre in un gentlemen’s club, diceva. Lei se n’era ricordata e aveva spiegato con precisione le sue esigenze all’ agenzia, che le aveva proposto quelle ballerine che si concedevano al miglior offerente.
Il viaggio si svolse in silenzio, interrotto brevemente dal suono dei tasti del telefono mentre Nadine mandava un messaggio a Jorge. Stiamo arrivando.
Evita lanciò uno sguardo allo schermo illuminato, che mostrava il dipinto delle donne nude fluttuare in un’acqua colorata a macchie.
-Que rico!- commentò.
-Si chiama “Bisce d’acqua”, è di Gustav Klimt- spiegò la francese -Quella in basso assomiglia ad Alena, ha gli stessi capelli-
-E la stessa faccia vogliosa- aggiunse la sudamericana, causando uno scoppio di risa.
La Bentley si fermò di fronte a una casa dipinta di bianco come due colonne che ne delimitavano l’ingresso. Era la tipica dimora delle persone molto benestanti che potevano permettersi casa in quella zona della città. Il trio femminile scese ed entrò dalla porta verniciata di nero laccato. Lì, nell’oscurità del vano scala, Nadine poté rilasciare un poco della tensione sessuale che aveva sentito crescere durante il tragitto, seduta com’era tra la prorompente bellezza latina e quella più longilinea dell’Est. Le baciò con passione una alla volta, ma senza indugiare sui loro corpi. Per quello c’era tutta la notte.
Salirono le scale in fila indiana. La moquette dall’aspetto nuovo attutiva il suono delle scarpe, mentre le sagome appena percettibili nell’androne semibuio si riflettevano sulle lastre di specchio anticato alle pareti. Una volta giunte al pianerottolo, la padrona di casa aprì la porta di legno intarsiato, rivelando il salotto dall’eleganza classica ma nient’affatto pesante. Il locale era illuminato abbastanza da vedere con chiarezza, ma anche da suggerire un’atmosfera di intimità.
-Buonasera e benvenute- disse una voce maschile dall’accento ispanico. Jorge comparve dall’uscio che conduceva alla cucina. La compagna notò compiaciuta che indossava solo l’accappatoio di seta con il monogramma, e reggeva un portaghiaccio d’argento con lo champagne. Due coppe di cristallo scintillavano tra le sue dita.
Posò il vino sul tavolino tra il divano e le due poltrone di fronte al caminetto, e ritornò in cucina a recuperare le coppe mancanti. Prima che potesse posarle, Nadine gli diede un bacio a fior di labbra.
-Ti presento Evita e Alena- disse sorridendo nella direzione delle due escort –Spero siano all’altezza delle tue aspettative-
Jorge si avvicinò alla colombiana senza smettere di fissare i suoi seni prorompenti. Le sfilò la pelliccia con gentilezza, per poi abbandonarla sul tavolo di vetro e ferro battuto. Per tuta risposta, Evita girò su sé stessa lentamente, in modo da permettergli di esaminare tutto il corpo, coperto solo dal miniabito con due spacchi che arrivavano all’anca. Quindi l’uomo si voltò verso Alena. Di lei colpivano le gambe lunghissime, esaltate dai sandali alti e la minigonna di pelle che lasciava poco all’immaginazione.
Jorge si chinò fino a sfiorarle la caviglia con la lingua, e risalì a rilento verso le ginocchia prima, e le cosce poi. La ragazza si lasciò sfuggire un risolino.
-Sì- si pronunciò infine lo spagnolo, andando a togliere la bottiglia di champagne dal ghiaccio –Credo che la mia bambina abbia scelto bene, e che stasera ci divertiremo molto con queste … compagne di giochi-
Il tappo partì con uno scoppio, andando a cadere ai piedi di una statua contemporanea. Jorge riempì le coppe fino all’orlo di vino ghiacciato. Ma fu Nadine a prendere l’iniziativa del brindisi:
-Non uno ma due brindisi alle aspettative soddisfatte!- annunciò. Le coppe si toccarono con un tintinnio di approvazione. Le ragazze trangugiarono un bicchiere dietro l’altro. Nadine sapeva che il doppio brindisi le avrebbe permesso di abbandonare presto ogni freno inibitore. Afferrò Evita per i fianchi e iniziò a baciarla, facendo strusciare i propri seni contro i suoi. La sensazione di abbondanza che quei seni latinoamericani la eccitava da impazzire, tanto da farla spogliare immediatamente. Evita la imitò, restando come lei in mutande di pizzo e Swarovski.
Con la coda dell’occhio la francese aveva visto Jorge sedersi sulla poltrona e accendersi un sigaro. Alena si era tolta la canottiera ed era andata a sedersi sul bracciolo di quella poltrona. Gli aveva preso la coppa vuota dalla mano, e se l’era portata al seno.
-Vedi che ci entra perfettamente?- scherzò lei. Lui sorrise, rilasciando una lunga boccata di fumo. Quindi si avvicinò al seno scoperto, e prese a titillare il capezzolo già indurito.
-Ho notato- rispose –Fallo vedere anche a loro- le ordinò.
La ragazza obbedì, dirigendosi verso Nadine, che si dovette scostare dalla sudamericana. Aveva le guance arrossate dall’alcol e dall’eccitazione crescente. Trovò molto divertente la scena della coppa di cristallo riempita dal seno. Avvertì il desiderio di assaporare le ultime tracce di vino che erano rimaste sulla pelle. Tolse con delicatezza il bicchiere, e prese a giocare con la lingua sui capezzoli.
L’urgenza di provare un piacere più intenso fece cadere Nadine sul divano, invitando Evita e Alena a seguirla. Non si lasciarono pregare, e sprofondarono tra i cuscini con una risata. Con una rapida occhiata la francese notò l’erezione ben visibile sotto all’accappatoio ancora composto di Jorge. Poteva leggere la curiosità nei suoi occhi di cioccolato attenti a non perdersi nemmeno un particolare della scena di fronte a sè.
Fu Evita a prendere l’iniziativa. Senza di smettere di duellare con la lingua di Nadine, infilò una mano sotto le sue mutandine, iniziando a massaggiare con movimenti circolari e decisi. Dal canto suo Alena prese a succhiare voluttuosamente i seni di entrambe, creando un vero e proprio circuito di piacere. La cliente era totalmente inebriata dalle attenzioni erotiche non di una, ma ben due donne capaci di toccarla esattamente dove provava più piacere.
Proprio quando la sudamericana aveva iniziato a portarla sulla strada del godimento, Nadine volle interromperla. Voleva indossare una parte più attiva. E, data l’incontenibile attrazione che sentiva per la colombiana, decise di restituirle le attenzioni. La fece accomodare nell’angolo del sofà e, una volta messasi a quattro zampe, iniziò a leccarle il sesso appassionatamente. L’altra la assecondava con il bacino, quasi stupendosi dell’abilità di quella cliente altolocata.
Alena non rimase a guardare. In men che non si dica abbassò le mutandine della francese, e prese a esplorare con golosità il fiore umido tra le sue gambe. Non tralasciò di sollecitare il fiore posteriore, soffermandosi lungo i bordi con pressioni insistenti e decise. A quegli stimoli Nadine inarcò la schiena a più riprese, gemendo con soddisfazione.
Di fronte a questa macchina di piacere perfetta, Jorge non riuscì più a trattenersi. Doveva intervenire, o avrebbe finito per darsi piacere da solo su quella poltrona d’epoca. Nadine era talmente concentrata a donare e ricevere piacere, che quasi sussultò quando avvertì una mano invitarla a interrompersi. Era il suo uomo che voleva assaggiare il sapore salmastro della sua bocca.
Quindi Jorge si liberò dell’accappatoio, che cadde ai suoi piedi rivelando a tutte il suo membro eretto. Prese per mano Evita e la invitò a distendersi sull’isola del divano. Da quando l’aveva vista aveva voluto fare una cosa sola con quelle tette strepitose. Così la soverchiò in ginocchio sull’isola, e glielo infilò tra i seni, iniziando a muoversi ritmicamente avanti e indietro.
Nadine trovò quella visione troppo eccitante per non partecipare, così andò a posizionarsi sulle ginocchia, ma in corrispondenza della lingua della colombiana, che iniziò a stuzzicarla al ritmo imposto dal padrone di casa. Il piacere divenne ancora più forte e definito quando le dita di Alena cominciarono a cercare il suo clitoride, manipolandolo con sapienza.
All’improvviso Jorge volle interrompere la coreografia, perché si era incapricciato di Alena e del suo corpo da modella. Andò ad accomodarsi sul divano, accanto alla compagna, e invitò la ragazza a inginocchiarsi davanti a sé. Lei capì immediatamente cosa ci si aspettava, e iniziò a leccargli il pene lungo l’asta. Nadine ed Evita andarono ad accomodarsi ai lati dell’uomo, baciandolo a turno e accarezzandogli i pettorali scolpiti dalla palestra. Mentre lo sentiva affondare nel caldo umido della bocca di Alena, Jorge si prodigava a far godere le altre due, facendo scivolare le mani tra le loro gambe, frugando alla ricerca del loro centro di piacere. Era fantastico come all’inizio della serata le donne avessero creato una costellazione di piacere tutta femminile che lo escludeva, mentre ora era lui a poter godere di tutte e tre. Si sentiva potente. Eccitatissimo e potente.
Nadine sembrò leggergli nel pensiero, perché smise di ansimare e si alzò in piedi.
-Non resisto. Ti voglio- bisbigliò. Quindi, per rendere chiara la sua intenzione, si posizionò a quattro zampe accanto ad Alena, con il bacino provocatoriamente inarcato.
Con un gesto della mano lo spagnolo bloccò la giovane, che con il suo ritmo serrato stava rischiando di farlo venire. Lei gli sorrise maliziosa, e assunse la stessa posa della cliente.
-Non penserete di lasciarmi qui a guardare- disse Evita alzandosi e mettendosi a sua volta accanto ad Alena.
Jorge iniziò da Nadine, scivolandole dentro come un coltello bollente nel burro. Gli bastarono pochi colpi di reni per sentirla gridare di piacere, quasi in modo selvaggio. In quei momenti era così diversa dalla figura elegante che impersonava nelle occasioni ufficiali. Ancora scossa dalla potenza dell’orgasmo, la compagna andò a sedersi sul divano per godersi la scena successiva.
Fu il turno di Evita, posseduta quasi con furia, che si udiva dal martellare cadenzato dei fianchi di lui contro i glutei di lei, mentre le mani maschili tentavano di prendere quei seni grossi per intero, senza riuscirci. Jorge stava quasi per raggiungere l’apice, quando incrociò lo sguardo di Alena, che lo supplicava di penetrarla. Con la stessa eccitazione di un ragazzino a un altro giro di giostra, decise di accontentarla. Evita andò a rifugiarsi tra le braccia di Nadine, che si premurò di portare a compimento con le dita il godimento che il compagno aveva interrotto. Chiese alla colombiana di fare altrettanto, senza staccare gli occhi da Jorge che sbatteva la ragazza davanti a lei. Quando quest’ultima vocalizzò il proprio piacere con grida crescenti, godette di nuovo, abbandonandosi contro i grandi cuscini di seta.
Ma Nadine non poteva riposare, non ora. Prese la scatolina di giada dal tavolino di fronte a sé. L’aprì, e scoprì la polvere bianca al suo interno. Ne mise una piccolissima quantità sul dorso della mano, e l’inspirò con forza. Quindi guardò Alena negli occhi e, come per sfidarla, mormorò:
-Abbiamo appena cominciato-