i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Mi chiamo Raffaella, ho 37 anni, sposata e con due bellissime bambine, sono la titolare di una piccola azienda di distribuzione lasciatami in eredità da mio papà che è venuto a mancare qualche anno fa. A causa della crisi l'azienda non va a gonfie vele e se non abbiamo ancora chiuso è solo un miracolo... o quasi.

Un giorno, Andrea uno dei miei impiegati mi blocca mentre attraverso gli uffici per recarmi nel mio: «Scusa Raffaella, ti posso rubare 5 minuti finito il lavoro?»
«Va bene, vieni pure nel mio ufficio prima di andare via», chissà cosa vorrà questa volta Andrea, non sarà la solita richiesta di aumento, ormai avrà capito che non concedo aumenti a nessuno.

Più tardi...
TocToc, «Posso entrare?»
«Entra pure, dimmi: di cosa volevi parlarmi?»
«Sai, stavo dando un'occhiata ai conti della nostra azienda, anzi della tua azienda, e non capivo come facciamo ad andare avanti con la crisi che c'è e con le poche vendite che riusciamo a realizzare»
«Beh, sai...»
Mi fa un cenno con la mano per zittirmi. «Scusa, non ho ancora finito. Ho visto che stiamo a galla solo grazie ai finanziamenti delle banche. Ma come fa una banca a concedere un finanziamento ad una azienda messa così male? Ho fatto le mie ricerche e dentro al nostro bilancio ho trovato delle voci che non mi convincevano. Ho controllato e ricontrollato e alla fine ho capito che tu e la tua responsabile amministrativa avete gonfiato qualche voce per far si che l'azienda risultasse in positivo e poter così ottenere qualche soldo in più dalle banche.»
«Ma che cazzo stai dicendo?»
Non faccio neanche a tempo a finire la frase che mi butta la cartellina che aveva in mano sulla scrivania.
«Non sono venuto da te senza avere delle prove, trovi tutto in questa cartellina.»
Apro la cartellina, scorro velocemente i fogli al suo interno e scopro che ha veramente scoperto il mio imbroglio.
«E adesso cosa intendi fare? Denunciarmi?»
«No, non proprio...»
«Cosa vuoi? Soldi?»
«Non mi interessano neanche quelli.»
«E allora cosa?»
«Voglio te! Voglio che tu sia mia, di mia proprietà.»
«Starai scherzando!»
«Senti, o accetti di diventare per così dire “la mia schiava” o consegno questo fascicolo, e per questo non intendo quello che hai in mano ma una delle svariate copie che tengo al sicuro, alle banche che in un battibaleno ti fanno chiudere e finire sul lastrico e sicuramente scatta anche una denuncia per truffa e frode finanziaria.»
«Ma...»
«Niente ma! Vediamo se hai capito bene cosa voglio.»
Detto questo, si alza fa il giro della scrivania, si abbassa la zip dei pantaloni e tira fuori il suo cazzo davanti al mio viso. Non voglio cedere, cerco di prendere tempo, ci sarà una via d'uscita a questa situazione.
«Non ti ho convinta? Senti, o ci divertiamo assieme o finisci in rovina da sola, decidi tu.»
Mi tocca cedere, non ho via di scampo.
Mi avvicino al suo cazzo e comincio a leccarglielo e a prenderlo in bocca, è bello duro, sicuramente ce l'aveva duro appena entrato nel mio ufficio, sapeva già come andava a finire. Cerco di lavormelo come meglio so fare, magari con un pompino fatto bene riesco a soddisfarlo e a mettere la parola fine a questa assurdità.
Le sue mani mi accarezzano la testa, si infilano in mezzo ai mie capelli, nel momento in cui prendo il suo cazzo in bocca, le sue mani tirano la mia testa verso di lui, poi mi lascia andare, ripete questo movimento svariate volte, sento il suo cazzo fino in gola, quasi mi strozza, sento le sue palle sulle mie labbre, trattengo qualche conato di vomito, quando mi tiene giù mi sento soffocare, alcune lacrime provocate dagli sforzi, mi rigano le guance, il trucco si sta sciogliendo, il rimmel mi cola lungo il viso e si mescola alla saliva che abbondante esce dalla mia bocca ogni volta che estrae il suo cazzo dalla mia gola, mi guardo riflessa nei vetri dell'ufficio, sembro una maschera grottesca. Mi sta letteralmente violentando la bocca.
Va avanti così per qualche minuto, poi mi dice di continuare da sola, io comincio a spompinarlo, mi aiuto anche con le mani ma lui mi blocca.
«Ti ho detto di continuare da sola, come prima, o vuoi che te lo rispieghi?» e mi blocca le mani dietro la schiena.
Senza dire nulla prendo il suo cazzo nella mia bocca e spingo la mia testa verso di lui. Me lo ritrovo in gola ma stavolta devo fare tutto da sola, non ho le sue mani che mi spingono la testa. Continuo su è giù e ogni volta sento il suo cazzo spingersi sempre più in profondità nella mia gola, il mio naso arriva ai suoi peli pubici, ho tutto il suo cazzo nella mia bocca, non è un cazzo lunghissimo ma rispetto a quello di mio marito sarà 5 cm più lungo, non che abbia mai fatto con mio marito una cosa del genere, i rari pompini che gli concedo sono fatti nella più completa normalità e in 2 minuti è già venuto.
Mentre continuo nella mia opera di autosfondarmi la gola, le sue mani, ora libere, si infilano nella mia camicetta alla ricerca delle mie tette.
«Cazzo! Che tette, è da sempre che me le sogno. Sono talmente sode che quando le intravedevo dalla tua scollatura mi si induriva il cazzo in un attimo. E ora posso palparle finchè voglio.» E dicendo questo sento le sue mani che mi spremono i seni come fossero due arance, poi l'indice e il pollice stringono i mie capezzoli e me li strizzano, non riesco a trattenere un gridolino di dolore, soffocato dal suo cazzo in bocca.
Questo lo eccita ancora di più e finalmente lo sento venire nella mia bocca.
«Ingoia tutto, non lasciarne cadere neanche una goccia» disgustata non posso che ubbidire e a fatica mando giù il suo sperma.
«Alzati» mi alzo in piedi, «girati» mi giro dandogli la schiena, mi afferra e mi stringe contro il suo corpo, mi sussurra all'orecchio «sei stata molto brava», una mano si infila di nuovo nella mia camicetta e mi stringe un seno, l'altra mi sbottona i pantaloni e si infila nelle mie mutandine, le sue dita accarezzano la mia figa «senti come sei bagnata», aveva ragione, anche se nella mia testa quel che avevo fatto non mi era piaciuto e mi ero sentita umiliata, il mio corpo aveva reagito in maniera opposta caricandosi di piacere.
«Voglio che anche tu abbia la tua parte di piacere» e così dicendo comincia a toccarmi il clitoride, le sue dita si infilano tra le mie grandi labbra, sento il piacere aumentare, comincio a gemere, l'altra mano lascia le mie tette, mi afferra la testa e la gira verso la sua, sento le sue labbra appoggiarsi alle mie, sento la sua bocca dischiudersi e la sua lingua entrare nella mia bocca, in modo quasi istintivo, disobbedendo al mio cervello, la mia lingua risponde a quella intrusione e cerca il contatto con la sua, lo scambio di saliva si fa più appassionato, le nostre lingue si avvinghiano l'una all'altra, il piacere dato dalla sua mano e dalla sua bocca continua a crescere, la mia testa va in black-out, ora comanda solo il mio corpo che raggiunto l'apice del piacere esplode in un violento orgasmo. L'essere in balia di Andrea, essere un oggetto nelle sue mani, ha provocato nel mio corpo delle sensazioni mai provate prima.
Togliendo le mani da dentro le mie mutandine afferra i miei peli pubici e li tira con forza, alcuni peli gli restano in mano, li guarda soddisfatto «Sai, mi sono sempre chiesto se eri rossa anche la sotto... e vedo che lo sei. Però quel cespuglio che ho sentito in mezzo alle tue gambe non mi piace proprio, domani ti voglio completamente depilata. Anzi no, lascia una strisciolina di peli nel mezzo, così sembrerai ancora più sexy.»
«Ma io...»
«Niente ma, non penserai che mi sia bastato quello che abbiamo appena fatto? Questo è solo l'inizio del nostro nuovo “rapporto di lavoro”. Allora domani metti uno di quei vestitini leggeri che porti ogni tanto con una bella scollatura, questo look pantaloni e camicetta proprio non ti si addice. A domani, ciao. Ah, dimenticavo, questa mezz'ora la segno come straordinario.»
Esce e se ne va, io resto qui, ancora imbambolata, come se quello che è appena successo fosse solo un sogno. Mi specchio sui vetri del mio ufficio, ho tutto il viso impiastricciato con il trucco che prima mi è colato lungo le guance. Non posso certo uscire conciata così, vado in bagno e mi risistemo il trucco.

Lascio il mio ufficio e la mia azienda e me ne torno a casa per la cena, riesco in qualche modo a dissimulare l'accaduto e ne mio marito, ne le mie due bambine, si accorgono di nulla.

Dopo cena finalmente riesco a farmi una bella doccia purificatrice, ancora non riesco a credere a quello che è successo, non posso diventare la schiava di un mio dipendente, non posso cedere a questo suo ricatto. Ci deve sicuramente essere qualche via di scampo a questa bizzarra situazione... Ma al momento non mi viene in mente nulla e decido di assecondare il mio aguzzino almeno finchè non mi viene in mente qualcosa.
Apro l'acqua della doccia, prendo le forbici dal cassetto del bagno e comincio a sfoltirmi il cespuglio che ho in mezzo alle gambe, ho sempre avuto cura della mia zona bikini ma non mi sono mai depilata completamente, entro sotto la doccia e con il rasoio completo l'opera, mi depilo quasi completamente ma lascio giusto al centro una striscetta larga poco più di mezzo centimentro che arriva fino al clitoride. Finisco di lavarmi ed esco dalla doccia, ammiro il risultato della mia opera allo specchio, aveva ragione Andrea, quella riga di peli rossi sulla mia pelle candida da un tocco sexy alla mia fica. Peccato che mio marito non si accorga di nulla e non apprezzi questo nuovo look.

La serata finisce come al solito davanti alla tv con la mia famiglia, fino ad ora di andare a letto. Prima di addomentarmi penso “Non può essere vero, domani mattina mi sveglio e sarà stato solo un sogno...”