i racconti di Milu
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E’ inconsueto, talvolta sbalorditivo e in certe circostanze sorprendente come un pensiero possa diventare alle volte un assillo e un pungolo continuo che t’assale. Al presente mi chiedo se lo sei anche tu per me, dal momento che sei diventato un chiodo fisso da quando dentro m’hai sfiorato le labbra e il cuore, per farne in ultimo un’autostrada che hai percorso fino a un certo punto senz’andare oltre. Sì, proprio così, perché hai afferrato comprendendo molto bene che oltre poteva esserci qualcosa di discorde, di diverso, ma anche di straordinario al suo interno.

Io penso che il sonno non m’abbia rinfrancato né ritemprato, tutt’altro, perché la luce di questo tardo pomeriggio che filtra attraverso le tende in questa stanza tappezzata di te, mio sprovveduto traguardo dell’ebbrezza, mi colpisce come una lama affilata, quella stessa lama invero che vorrei infilare nel cuore, mentre contrariamente abbraccio il cuscino in un impulso di tenerezza, come se il tuo corpo fosse lì ad attendermi, nel profumarmi addosso quei colori del contatto che nella realtà è talmente lontano e disgiunto, eppure talmente impresso e inciso come se fosse stato ieri.

Questa notte sarai mio, per il fatto che lo giuro promettendolo a me stessa, pertanto sarai mio come non lo sei mai stato per nessuna in questi anni di separazione vissuta pienamente. La tua sarà indubitabilmente una resa per quest’amore difficoltoso, problematico e tormentato che io ti sto offrendo a piene mani, tra l’altro mai consumato né vissuto dalla monotonia e dalla piattezza del tempo trascorso e da altre mani che ho vestito del tuo tocco per non morire dentro. Sono giorni che tu mi fai addolorare, angosciare, mi fai soffrire con quelle ore cariche di ricordi, dato che mi disgreghi smembrandomi gradualmente l’anima e il corpo da quando oltre quel vetro t’ho visto apparire.

Tu sei cambiato, ebbene sì, come me, eppure non troppo per non riconoscerti subito, invece io non ho ottenuto né raggiunto alcun effetto su di te, se non quello del desiderio animalesco, irragionevole e istintivo sulla puttana di turno, quella che paghi per farti concretamente tangibilmente eccitare, quella che si colora il viso con il trucco pesante per nascondersi al mondo, da sé stessa e dalla strada della vita, perché in questo modo sono fuggita dall’idea di te e da ciò che sarebbe potuto essere: una vita per amarti e per stampare il tuo nome a fuoco dentro di me, quello stesso nome che sussurravo senza parlare quando altre mani oltrepassavano la mia carne, perché tu m’amavi diversamente da come avevo capito d’essere e di mostrarmi.

Sotto la doccia tu sei il pensiero continuo, il traguardo da raggiungere ed è con cura indelicata e petulante che mi maltratto la pelle, perché questa notte sarai mio, lo giuro verso me stessa, così intanto che l’oscurità s’avvicina mi racconto la storia che accadrà fra poco ripetendo le azioni, i gesti e le parole d’una spettacolarità e d’uno splendore senza fine incollata nella mente e un sorriso che si timbra sulle labbra per farmi compagnia. Un breve percorso nel traffico serale mi rievoca che le coppie divise si salutano, i bambini in braccio alle madri dopo una giornata di lavoro che tornano a casa per la cena, gli amici s’incontrano per l’aperitivo, i tassisti infuriati per il turno oscuro che li attende insieme alle sorprese notturne e via discorrendo. Sì, certo, precisamente una cornice ideale per me che ho solamente te nella mente, come una fiorente e viva polpa da riprendere, da recuperare e da riconquistare, il mio diavolo però t’intima imponendoti la capitolazione, perché è avverso, inclemente e obbligatoriamente accanito, inesorabile e intransigente.

Il locale è ancora vuoto, è persino troppo presto per i clienti comuni, tuttavia quest’intervallo mi risulta prezioso e raffinato per liberarmi degli ultimi oggetti: via la parrucca, via il trucco pesante, via ogni nuova indecisione e ogni tentennamento per farmi sentire finalmente libera di parlarti del mio amore. Le altre mi chiedono curiose e impiccione del mio rinnovato abbigliamento, sono così deforme, disarmonica e sgraziata con l’immagine di me che ho mostrato e trasmesso fino a quel momento, come una preghiera ormai conosciuta e risaputa in cui si è abituati già da troppo tempo. Io voglio concepirmi e disegnarmi diversa e nuova, me stessa finalmente, perché lo specchio non mi consegni riportando più un’immagine bugiarda e mentitrice, visto che si danzi sui miei seni e oltre fino a raggiungermi il cuore.

Tu sei il mio tormento continuo e insistente d’amore, della presenza e del calore ritrovato nelle mie ultime notti insonni nel consumare alfabeti, intenzioni e pensieri, senza che tu sapessi nulla di me. Fuori ormai la notte ha abbrancato il predominio, ha acciuffato la supremazia, fintanto che la luna insistente rende dominatrice e padrona le mie azioni. Uomini e donne s’amalgamano mescolandosi al mormorio diffuso, intanto che la musica in sottofondo invita stimolando adeguatamente i sensi. Adesso è il mio turno, quello dell’ultima donna che diverrà, che si trasformerà, mentre ripenso che finalmente m’apparterrai e sarai mio questa notte.

Questo concetto io l’ho affermato, dichiarato e giurato pomposamente a me stessa, ebbene sì, con tutta l’energia, la fermezza e la gagliardia che internamente possiedo.

{Idraulico anno 1999}