i racconti di Milu
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Devo ammetterlo che era stata come di consueto la solita controversia e la ripetitiva discussione del venerdì con Rossella, dovuta nondimeno in parte alla sua gelosia, che io respingevo d’altra parte al mittente pur sapendo che in effetti qualche volta lei aveva avuto dimostrazione, logica e concreta ragione d’esserlo. Io giravo a vuoto pensando all’ennesima contesa e ai modi che avrei dovuto adottare per far cessare quella meccanica e istintiva bufera.

Quando c’eravamo conosciuti eravamo ambedue usciti da situazioni di rottura con i rispettivi compagni ed essendo all’epoca colleghi d’un grosso Ente, era alquanto facile trovarsi al bar per il caffè e cominciare a guardarci con occhi diversi, stavolta non più da semplici ed essenziali colleghi. Rossella è in effetti molto bella, ha i capelli biondi, gli occhi chiari e sfrontati, un corpo ancora in ottima forma alla soglia dei quarant’anni d’età. Ciò che m’aveva colpito in lei in modo particolare erano state le sue mani: mentre prendeva la tazzina con due dita lo sguardo mi era caduto sulle dita lunghe e affusolate e sulle mani curatissime, non aveva neanche una pellicina, lo smalto spalmato in modo omogeneo e il vedere come le muoveva in modo sinuoso m’aveva fatto ripensare a lei anche in orario non d’ufficio.

Dopo alcune settimane eravamo diventati colleghi inseparabili per prendere assieme il caffè e come si sa, negli uffici la gente mormora, parla e in ultimo spettegola allegramente, in tal modo un collega mi chiese come fosse lei a letto. Il sangue m’andò lestamente alla testa, perché in effetti le cose erano rimaste ferme al caffè e a qualche confidenza sui rispettivi stati d’animo, per il semplice fatto che non eravamo andati mai oltre. Così, ripensando al perché me la fossi presa decisi d’invitarla per cena, avvenimento che lei accettò peraltro sollecitamente e così cominciò la nostra storia, che dura ormai da quattro anni.

Io so d’essere un individuo che sa rendersi molto simpatico, non sono a dire il vero come si vocifera un adone, però avere fin da giovane i capelli grigi ed essere dotato d’una voce molto bassa e sensuale, m’ha procurato nel tempo notevoli vantaggi, che effettivamente non nego. Spesso, invero, alcune donne, amiche o colleghe m’hanno lealmente confessato d’avermi chiamato al telefono con una scusa qualsiasi, solamente per sentire i brividi sulla schiena nell’ascoltare la mia voce, io su quest’aspetto alcune volte ci ho francamente speculato. Questo fatto però, ogni tanto mi si è ritorto contro, nel senso che ho approfittato della situazione per divertirmi con qualcuna di loro e alla fine le voci arrivavano fino a Rossella, che m’affrontava a muso duro mandandomi ben volentieri a quel paese, salvo poi richiamarmi e rimanere lei stessa incantata dal mio timbro di voce. Quel venerdì, però, sbattendo la porta del mio appartamento mi urlò che me le avrebbe fatte pagare tutte e che me ne sarei dolorosamente pentito. Naturalmente pensai che m’avrebbe ripagato con la stessa moneta, anche se non riuscivo concretamente a immaginare con chi lo avrebbe fatto.

Decisi perciò di giocare d’anticipo, uscii e andai prima in un negozio vicino all’ufficio di biancheria intima. Pensavo di regalarle un bel completo e mi feci aiutare dall’incaricata che ben conosceva i miei gusti raffinati e ogni volta mi faceva i complimenti, giustappunto per il mio competente gusto. Lei era una donna che ci aveva visto parecchie volte assieme e piano piano eravamo anche diventati amici abbastanza intimi, Anna conosceva i nostri gusti in fatto di biancheria femminile e ci consigliava sempre per il meglio, perciò mi sembrava naturale in quella circostanza esigere il suo aiuto e nella circostanza anche la sua complicità.

Io arrivai al negozio verso l’ora della chiusura e le raccontai dell’accaduto, lei m’ascoltò con attenzione, ben presto notai sul suo viso un sorriso bizzarro ed estroso, direi inedito. Circa un quarto d’ora prima delle tredici andò decisa verso la porta e chiuse il negozio dall’interno, mi disse frattanto di seguirla nel retro dove aveva l’ufficio, perché m’avrebbe fatto esaminare qualche completino che a lei sembrava adatto alla situazione. Io mi sedetti su d’un comodo divanetto, nel tempo in cui lei acciuffava alcune scatole dagli scaffali. Dopo qualche minuto ne uscì vestita solamente con un completo rosso, indossava un reggipetto a balconcino che nascondeva a malapena il suo seno e un perizoma che davanti copriva abbastanza, ma dietro era in sostanza inesistente:

“Ti piace?” - mi chiese Anna.

“E’ molto bello, credo però che a Rossella piacciano maggiormente quelli colorati o meglio ancora neri” - risposi io di getto, anche se sinceramente ero un pochino imbarazzato per quell’inattesa circostanza.

Lei mi sorrise nuovamente e sculettando con un modo di fare ammiccante rientrò nello spogliatoio. Diverse domande s’affacciavano alla mia mente, eppure la situazione abbastanza piccante mi poneva in uno stato d’allerta rispetto a quello che stava accadendo. Dopo alcuni minuti Anna uscì dal camerino con addosso un completo color melanzana ancor più piccolo del precedente: dal reggipetto a balconcino s’intuivano perché in sostanza fuoriuscivano due bei capezzoli eretti e duri, e dalle piccole mutandine spuntavano di lato anche i peli del pube. Lei non aveva fatto nulla per nascondere le sue qualità, tutt’altro, perché stava davanti a me con le gambe larghe esibendosi e facendosi squadrare senz’alcun problema. Io cominciai a sentirmi eccitato e dentro i pantaloni sentivo dei movimenti ben noti, perché il mio “amico” s’agitava spingendo quasi nel voler uscire dalla tana per farsi vedere nella sua naturale grandezza, Anna se ne accorse perché s’avvicinò ancora di più manifestandomi:

“Questo ti piace?” - mi sollecitò Anna.

Io guardavo il completo di pizzo, però non potevo staccare gli occhi da lei e lo sguardo andava dal seno alle cosce e a ciò che a malapena era nascosto dallo slip:

“Mi piace molto, però mi piaci molto anche tu. Ho però l’impressione che tu mi voglia volutamente provocare” - dissi io rompendo definitivamente gl’indugi mostrando adesso le mie reali intenzioni.

“Per te è soltanto un’impressione?” - rispose lei piuttosto lusingata in attesa d’un mio successivo passo.

“Roberto, su, dai svegliati. In questa via tutte ti mangiamo con gli occhi quando passi e pensiamo alla fortuna che ha Rossella di stare con te. Ne parliamo spesso con le altre negozianti e le commesse e non ce n’è una che non si toglierebbe le mutandine per te. Tu sembra però che abbia occhi solamente per Rossella”.

“Sì, è così, forse non ho mai pensato di godere di tali attenzioni”.

“Allora adesso guarda. Il mio seno ti piace?”.

Così dicendo s’abbassò verso di me facendomi vedere i seni e i capezzoli, m’agguantò una mano e se l’infilò dentro il reggiseno sfregandola prima su d’un capezzolo e poi sull’altro, in seguito la guidò più in basso, prima lungo il corpo e poi sulle mutandine. A quel punto, mentre ormai mi sembrava che dentro i pantaloni, il mio “amico” scoppiasse, infilai una mano lateralmente sotto lo slip e toccai i suoi foltissimi peli. Mentre la mano si spingeva oltre lei mi mise una mano sulla patta e cominciò a sbottonarmi un bottone dopo l’altro con un’insolita fretta. Ormai la mia mano era dentro di lei e le dita si muovevano come farneticanti, le toccavo le labbra per sentire quanto erano morbide e grosse, poi sondavo il clitoride per conoscere com’era. Lo agguantai tra due dita e lo sentii ingrossarsi e allungarsi. Le dita andavano su e giù con dolcezza, ma anche con decisione e il clitoride s’allungava sempre più. Lei dopo aver infilato la sua mano sotto le mie mutande, aveva tirato fuori il mio amico, che ormai non stava più dentro.

Io m’alzai in piedi e l’aiutai a sbottonarmi i pantaloni, in un attimo ero nudo e il divanetto divenne un campo di battaglia. Lei non volle che la spogliassi e il fatto di frugarla sotto il completo mi faceva eccitare ancora di più, poiché vedevo e non vedevo, mentre la mia mano continuava il peregrinare dal seno alla nicchia sotto le mutandine. Intanto che leccavo e succhiavo i capezzoli osservavo il suo seno: aveva una taglia corrispondente alla quarta, però a dispetto della grandezza era sodo e sembrava stare su senz’alcuno sforzo, lo afferrai nelle mani e poi avvicinai la bocca a turno ai capezzoli. Leccavo e succhiavo e sentivo che s’allungavano nella mia bocca, la lingua era ormai schiava delle due piccole protuberanze e andava sempre più veloce, mentre continuavo a sentirne la lunghezza e la durezza. Anna frattanto mugolava dal piacere, nonostante ciò non stava certamente in posizione passiva, perché la sua mano si era impadronita del mio amico, dal momento che aveva cominciato con l’abbassarmi tutta la pelle fin dove era possibile e aveva così scoperto la punta facendo emergere il glande.

Percepivo che la punta era diventata molto grossa e di sicuro era lucida e rossa per la congestione che dà il piacere, una mano cominciava a far andare la pelle su e giù con forza, però senza fretta e l’altra mano stava sotto e spingeva verso l’alto, quasi a voler far crescere ancora di più la lunghezza. Ogni tanto io guardavo quello che mi faceva, invece la mia attenzione era tutta concentrata sul suo corpo. Anna si sedette di fianco e abbassandosi prese in bocca inizialmente solamente la punta quasi per assaggiarla, poi tutta la lunghezza sparì dentro: con le labbra andava su e giù, mentre con la mano continuava a spingere dal basso e ogni tanto faceva andare la lingua sulla punta del frenulo insistendo sul buchino in cima. A quel punto le avevo spostato di lato il bordo delle mutandine e guardavo con desiderio le sue forme: aveva le labbra molto sviluppate e pensai che in costume da bagno dovesse essere un serio problema nasconderle. Le presi con le dita e le tirai verso l’esterno facendole allungare, dopo presi il clitoride e lo sentii lunghetto e un po’ solido, lo afferrai bene e cominciai a far andare le mie dita su e giù come lei faceva al mio “amico”.

Con un po’ di difficoltà, valutate le ridotte dimensioni del divano, ognuno si tuffò tra le cosce dell’altro e mentre lei continuava a lavorare di lingua e di mano, io cercai di fare altrettanto: la mia lingua andava dal clitoride alle labbra e dentro, sempre più in fondo e sentivo che con grande velocità si bagnava e colava. Continuammo per un bel po’ di tempo, finché mi disse che non reggeva più e che se avessi continuato avrebbe goduto così. Sempre con le mutandine spostate di lato si sedette sopra di me e guidandolo con una mano se lo collocò dentro e spingendo verso il basso cercò d’infilarselo più in fondo possibile, poi cominciò ad andare su e giù, con sempre maggiore forza e vigore. Io sentivo la punta del glande che sbatteva sul fondo e a ogni colpo seguiva un suo lamento, sempre più forte vistosamente accompagnato da mugolii di piacere. Mentre continuavamo il movimento, io avevo preso possesso dei suoi capezzoli che erano a portata di bocca e crescevano a dismisura, in verità erano lunghi più d’una falange d’un dito e averli in bocca mi donava un piacere incredibile.

Ogni tanto, con una mano, prendevo il suo seno e cercavo d’infilarlo nella mia bocca, anche se la loro dimensione non consentiva di farlo in modo totale. Questi tentativi la fecero impazzire e continuando il movimento su e giù sentivo colarmi sulle cosce tutto il suo liquido. Resistemmo in tal modo per almeno un quarto d’ora, ma poi con urlo che aveva poco di femminile Anna venne in modo selvaggio, sbraitando il suo radicale piacere sbattendosi sulle mie cosce. Il suo corpo era squassato da un movimento ormai incontrollato e i nostri corpi non facevano altro che cercare d’ampliare e di prolungare il piacere: mentre lei continuava ad agitarsi su di me, anch’io non resistetti più e spingendo ancor di più verso l’alto sentii un formicolio ben noto. Lo sperma cominciava a risalire il suo cammino lungo il canale e come un fiume in piena s’avviava su per il corpo: ormai ero bollente e dopo pochi secondi anch’io non resistetti più e con un urlo cominciai a spruzzarla dentro.

Sembrava che gli spruzzi durassero un’eternità e continui brividi di piacere correvano dal mio corpo al suo: sussulti, urla, spruzzi, colate e i capezzoli nella mia bocca, tutto concorreva a un godimento che sembrava non avere fine, fino a che gradualmente la calma ottenne possesso dei nostri sensi che sembravano ormai appagati. Dopo tanto benessere e godimento, pensavo di non potermi più sollevare, però lei una volta staccatasi da me si voltò, si chinò in avanti e nel vederla in tale posizione offerta alla mia vista, un’altra ondata di desiderio m’invase. Mi sollevai dal divanetto, le feci appoggiare e ancora bagnato di sperma e dei suoi fluidi appoggiai la punta al suo buchino. Non feci in realtà alcuna fatica a entrare, poiché lei m’aiutava con i suoi movimenti tenendosi le natiche aperte con le mani spingendo contemporaneamente verso di me.

In pochi secondi ero dentro e il sentire lo stretto cammino che percorrevo nel suo corpo, mi fece eccitare nuovamente. La passione scattò improvvisa e il mio movimento non diede tregua, giacché poderosi colpi le strappavano urla di piacere e d’incitamento nel continuare senz’alcuna pietà e questa volta dopo pochi minuti non resistemmo oltre, perché un altro piacere forse più breve, però di certo più intenso del primo ebbe il lussurioso sopravvento. Le mie mani andavano sul suo seno per stuzzicare i capezzoli, irti e formosi come non mai, poi scendevano tra le sue gambe per sentire i liquidi che le colavano tra le cosce. Con un’azione ancora più poderosa non riuscii più a contenermi, però anche per lei era arrivato il momento giusto e appropriato.

Dentro quello stanzino si sentì un unico urlo di piacere, mentre quel fragoroso e indimenticabile orgasmo sorprese entrambi, lasciandoci infine esausti, soddisfatti e sudati.

Un dubbio ciò nonostante mi colse all’improvviso mentre rientravo verso casa: avrò scelto questa volta il completo giusto per fare pace con Rossella?

{Idraulico anno 1999}