i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Stefania era nascosta dietro la tenda nel suo imballaggio, il suo vestito era l’ultimo a essere stato esposto, per il fatto che era semplicemente una tela perfettamente bianca e nuova. Lei aveva placidamente accettato adattandosi serenamente di partecipare alla mostra a condizione che Massimo la tenesse in disparte nei confronti della folla per l’inaugurazione, giacché accanto a lei un quadro ritraeva un giovane drago dalla pelle raggrinzita e squamosa che sputava peraltro fuoco contro uno specchio rotto, laddove una sorprendente fiamma blu sognava di debellare distruggendo la sua immagine riflessa. Massimo nel frattempo la guardava osservando che i suoi occhi lacrimavano, dal momento che sapeva che i colori per Stefania si distendevano, respiravano ed emanavano luce finché in maniera inattesa esclamò:

“Non ci crederai, eppure è lo stesso effetto che mi fai tu” - le disse.

Lui era alle sue spalle, a osservarli bene le due figure si dissolvevano svanendo l’una nell’altra, talvolta sembravano trasparenti, per chi preferisce in altre parole voltavano gli occhi dei passanti da un’altra parte, affinché il mondo ritornasse normale con tutti i contorni al proprio posto. Stefania pertanto abbassò le ciglia così come precedentemente aveva abbassato la tenda per nascondersi e non risplendere nella sala, perché la condotta, il metodo e in ultimo il segreto, era quello di guardarla in fosforescenza dietro un materiale banale sorretta da una tenda di plastica. Massimo quest’aspetto lo aveva capito, giacché assimilava imparando ben presto che i materiali più insignificanti e senz’importanza potevano far risplendere il colore, come per esempio un paio di forbici per alterare le forme, in quanto s’otteneva in tal modo la corretta trasfigurazione.

Questo era stato lui a insegnarglielo, modificarsi e trascendere, un travestimento neutrale, silenzioso e senza spavento per un mondo costruito con tanta amorevolezza, cura e riguardo dalla mente. Un disegno concluso e sistemato senza confusione dove ciascuna linea era in perfetto accordo con i colori, con le note ascendenti e i segni dentro che mandavano degli echi, in definitiva una corrispondenza musicale perfetta. Lei era completa, Massimo l’aveva ritratta in ogni dettaglio, in quanto la vista del drago era appassionante e commovente per la sua coerenza e per la sua uniformità, dal momento che Stefania osservava il saltare della lunga coda e l’uomo che era stato in lei separatamente meditava in silenzio, poi Stefania si toccò le labbra, i seni e il centro del piacere.

Ogni sillaba che riusciva a cogliere nella sua voce conteneva carattere e circoscriveva includendo personalità diverse. Non descriveva come una lucertola potesse perdere la coda, ma sanciva stabilendo in conclusione come fosse divenuta finalmente leggera al punto di volare, essenze per vagheggiare, pillole per sognare, perché i sogni erano attenti, gelosi e scrupolosi tenevano gli occhi aperti, bevevano e simultaneamente agguantavano pillole per fantasticare e per illudersi. Massimo in verità quest’esteriorità la ricordava eccome, giacché era stato un bell’uomo in senso convenzionale, con un ghigno che dava un’aria vagamente inquietante e refrattaria, a tratti astiosa e ostile.

Quel drago era invero per lui un modo per festeggiare solennizzando in conclusione una ferita di guerra, poiché in tutta franchezza e senza rammarico Stefania strinse le gambe, dal momento che non poté trattenere un fremito di gioia, in quanto non si era accontentata, ma si era aperta a quel corpo e ne aveva una coscienza e una percezione perfetta, tenuto conto che finalmente con gli occhi aperti stava trascorrendo e vivendo una specie d’elevazione, un’estasi radicale e indiscussa.

Stefania rimase lì di fianco a quel quadro, intanto che Massimo ne seguiva la luce silenziosa squadrando quelle cosce slanciate, l’abbigliamento interiore con quell’indifesa, nuda e sguarnita lussuriosa quanto intemperante e sfrenata scoperta.

{Idraulico anno 1999}