i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Appariva ed emergeva, anzi, rassomigliava a una storia come tante, una di quelle che ogni giorno compaiono spuntando immancabilmente nelle chat. Lui era abbastanza brillante ed estroso da sapersi abilmente distinguere risaltando adeguatamente con il suo approccio fra i cento messaggi che quel nome d’arte femminile riceve non appena entra in rete, lei viceversa, intenzionalmente allettante e provocante nell’attirare seducendo quelli come lui, definendosi perfino inarrivabile, addirittura irraggiungibile e persino sensuale in quel “recinto”, dove si hanno solamente poche righe di spazio per potersi convenientemente raccontare rivelandosi.

Quando all’epoca cominciò quell’amoreggiare via computer, quello stare davanti a una tastiera e a un video, che poco alla volta sembra addossare assumendo in ultimo i variegati contorni d’una persona irresistibile e travolgente, lui certo non poteva capire né immaginare che prima del suo sguardo avrebbe conosciuto la sua pelosissima fica bagnata. In tal modo, per alcuni giorni, quegli attimi rubati ai pomeriggi di lavoro, quella finestra che s’apriva volutamente sul computer, sembrava solamente il coinvolgente, l’intrigante e lo stuzzicante ripetersi di momenti già vissuti da entrambi. Fu così, in effetti, anche quando lei gli lasciò il suo numero di cellulare, accompagnandolo con la sua soave voce in un viaggio in automobile verso una regione lontana, il sentimento e la sintonia della chat non erano mutati, all’opposto, le loro voci carnali però fortemente sensuali costituivano per entrambi un cenno, un richiamo ben presto d’appagare e da placare.

Infatti, tra un’innocente chiacchierata e l’altra, fu con iniziale ed estrema naturalezza che si cominciò a parlare con immediatezza di fantasie libidinose e di visioni erotiche altamente indecenti, lubriche e spinte. Lei, a casa sul letto, si stava bagnando al solo pensiero delle parole che lo sconosciuto le diceva, felice nello stesso tempo di sentirgli dire che anche il suo cazzo nel frattempo era cresciuto ed era diventato durissimo sotto i pantaloni nel buio dell’autostrada. Già, il buio, perché fu proprio l’astrusa e tenebrosa oscurità uno degli argomenti cui si arrivò, ricordando l’interessante emozione provata nel sentire mani sconosciute, sfiorarlo nell’oscurità d’un privé in una notte indistinta ormai lontana, e lei nel confessare che poche settimane prima era rimasta incuriosita e vivamente intrigata dal racconto d’un uomo in chat, rivelatosi poi troppo più grande di lei per approfondire che immaginava di sfiorarla toccandola al buio. Fu così che lui per provocarla in maniera appropriata le ripeté:

“Allora lo faremo senz’altro, io e te, contaci”.

Qualche giorno dopo decisero ritenendosi entrambi piuttosto graziosi di scambiarsi un paio di foto via mail, per intuire se il proprio metro di giudizio valesse anche proporzionatamente per l’altro. Ambedue superarono l’esame a pieni voti, in quanto per più d’una settimana le innocenti e smaliziate conversazioni pomeridiane s’alternavano a bollenti telefonate notturne, dove lei sapeva fargli sentire perfettamente quanto la sua nera pelosissima fica fosse intrisa a dovere. Era felice di provocare i suoi orgasmi, immaginandosi con il suo cazzo stretto fra le mani nello sborrare gustosamente la sua densa e lattiginosa vitalità, probabilmente sul letto o sul tavolo della sua mansardina e fantasticando che ciò avvenisse invece sulle proprie tette. Anche quest’attività notturna in realtà era un “già visto”, soprattutto per lui che si era sempre sentito molto orgoglioso della sua capacità d’eccitare e far “venire” via telefono fidanzate, amiche o semplici sconosciute di chat.

Una sera lui nelle loro telefonate descrisse tracciando alla perfezione il famoso incontro al buio: due corpi che si cercano, si sfiorano nel buio di una stanza, poi lui che la sbatte con violenza contro il muro, apre la sua camicetta, inizia a leccare affannosamente i suoi capezzoli duri, infila la mano sotto la gonna corta e nel sentire il perizoma impregnato del suo desiderio le alza una gamba e la penetra, per poi farla girare e prenderla da dietro fino a raggiungere un rapido e altrettanto sbrigativo orgasmo. Entrambi si eccitarono molto nell’udire e nell’immaginare quella lasciva e lussuriosa scena, per cui potente tornò nelle loro menti il desiderio di vivere un’esperienza per entrambi totalmente briosa e innovativa. Quando lui, qualche sera dopo, le chiese d’uscire e di trovarsi a un casello autostradale poco distante da casa, in cuor suo non s’aspettava di certo una risposta affermativa né tantomeno così celere, pensava che alla fine si sarebbero incontrati come tutti quelli della chat per il solito cocktail e poi chissà, magari sarebbe nato qualcosa, invece la sventurata rispose in maniera netta, risoluta e sollecita senza troppi ornamenti superflui.

A pochi metri dal casello lui aveva scoperto un hotel di classe a quattro stelle che avrebbe aggiunto sennonché un discreto fascino a quell’incontro, dove prenotò immediatamente una camera. Lei uscendo da casa in un misto d’agitazione e di paura, questo non lo poteva immaginare, pensava a come sarebbe potuto essere incontrarlo in un parcheggio vicino all’autostrada. Dove sarebbero andati? E il buio tanto fantasticato? Lei al telefono precisò che si sarebbe presentata con dei castigatissimi jeans e non sembrava certo deporre a favore d’un finale da serata intrigante. Nel tempo in cui lei si stava avvicinando al luogo dell’appuntamento, lui con modo di fare affannato preparò l’atmosfera nella stanza: da casa si era portato perfino il necessario per preparare un dolce e frizzante, il cosiddetto “Tir”, il ricordo d’una vacanza a Santo Domingo per un successivo Cuba Libre. Il kit era completato da una bottiglietta d’olio per massaggi rimasta poi nella borsa. Nello spegnere le luci della stanza e tirare la tenda della finestra sentì il cuore battere velocemente: la situazione era perfetta, era veramente buio totale. Peccato per la musica, ahimè la radio dell’albergo non funzionava e la TV avrebbe fatto troppa luce. In attesa del suo arrivo, ripensò a quanto era stato ridicolo uscire da casa curando ogni dettaglio del proprio aspetto, in fondo si stava preparando a un incontro al buio.

Lei era ormai giunta al casello dell’autostrada e soltanto quando lui le disse di percorrere la strada laterale fino in fondo, capì rapidamente che si sarebbero visti in quel famoso albergo, dove cento volte era passata davanti, senza sapere che in nessun caso sarebbe diventato un luogo indimenticabile dei suoi ricordi. Mille pensieri passavano veloci nella sua mente: più volte, probabilmente si chiese se fosse sicura di quello che stava facendo, in fondo non sapeva nulla di lui. E se si fosse trattato d’un maniaco? Se avesse mandato un amico? Se la foto non appartenesse realmente a lui? Innumerevoli pensieri le sconquassavano la mente turbandogliela, eppure dopo essersi sentita un po’ come una puttana d’alto livello nel varcare l’ufficio dell’accettazione e chiedere della stanza duecentodieci, fu sul punto di tornare indietro che giunse davanti alla porta chiusa. Fin dall’inizio lei gli aveva detto che amava giocare e andare fino in fondo, non poteva certo mollare proprio adesso, nonostante tutto infine bussò. Il bagliore del corridoio fece contrasto con il buio totale che si trovò davanti, entrò timidamente e la porta della stanza si richiuse immediatamente. Al presente due sconosciuti erano insieme in una camera d’albergo e non riuscivano a vedersi:

“Hai la stessa voce come al telefono” - disse lui, per rompere inizialmente il ghiaccio.

“Bevi, ho preparato un cocktail di benvenuto per noi due” - aggiunse, porgendole il bicchiere.

Lei aveva perso totalmente quell’aria sensuale e provocante da troia di classe, che aveva saputo dispensare al telefono e sembrava piuttosto un agnellino impaurito. Lui capì, che la scena immaginata del prenderla contro il muro, era un ricordo ormai lontano e mentre chiacchieravano del più e del meno distesi sul letto, fu sul punto d’accendere la luce per porre fine al suo disagio e al suo manifesto fastidio. All’improvviso lei salì cavalcioni sul suo corpo e iniziò ad accarezzarlo, si chinò per fargli sentire tutta la dolcezza delle sue labbra e la perfezione delle sue splendide tette, il cui profilo fu l’unica cosa che lui riuscì a distinguere in quell’incredibile e straordinaria notte. Fu una sensazione piacevole per entrambi, ritrovarsi pochi minuti dopo nudi e uniti in un miscuglio di dolcezza e di sensualità, che a volte non si raggiungono nemmeno dopo anni di complicità.

Dopo averla baciata e stimolata dappertutto con la sua lingua morbida, che sapeva muoversi con dolcezza su tutto il suo corpo, lui si perse per un quarto d’ora fra le sue gambe, alternandosi fra il clitoride e le labbra della sua pelosissima fica, senza riuscire più a distinguere a chi appartenesse ciò che sentiva colare sul suo viso. Per un attimo gli venne persino da sorridere pensando alla bizzarra situazione: gli era anche capitato di fare sesso con alcune donne di quelle che ti chiedi come hai potuto? Adesso che invece aveva fra le braccia una ragazza probabilmente molto gradevole non riusciva a vederla. Non poter contare sulla vista costringe sennonché a stimolare all’estremo gli altri sensi: il tatto, però anche l’olfatto, l’udito e perché no il gusto. Ci si dedica infatti con maggiore attenzione al corpo dell’altro, perché si cerca di cogliere ogni piccola sfumatura, d’afferrare ogni reazione ai nostri gesti.

Quando lei non ce la fece più a resistere alla sua lingua lui le salì di sopra, per poi infilare il suo formoso cazzo dentro quella odorosa e pelosissima fica imbevuta sborrando dentro da lei. Quell’inedita situazione era stata però troppo frizzante per trattenersi, per il fatto che tutti e due si ritrovarono stupiti dalla dolcezza provata nel farsi le coccole, come se anziché non essersi mai visti fossero stati amanti da una vita. Lei si ritrovò stupita una volta già vestita, nel sentire il suo cazzo nuovamente duro come il marmo. Fu così, che decise di buttare nuovamente all’aria i vestiti e provò ad agguantare nella bocca quel cazzo che nel buio le sembrava perfetto, ma non lo fece per molto. La dolcezza di pochi minuti prima fu drasticamente sopraffatta da una voglia di sesso sfrenato, lui si sincerò con le dita che fosse nuovamente bagnata, cosa che a lei sembrava riuscire con una naturalezza disarmante, giacché iniziò subito a penetrarla con forza. Sotto i suoi colpi possenti la sua stretta fica sembrava doversi squarciare, si girò per farsi prendere anche da dietro stringendo forte con le mani il poggiatesta del letto che iniziò a oscillare sbattendo contro il muro. Si girò nuovamente per cercare con tutta sé stessa quel cazzo, mentre le sue braccia cercavano di bloccare i forti rumori del letto, che sbatteva contro le pareti murarie come nella più classica delle commedie all’italiana.

Questa volta il suo seme non voleva sapere d’uscire e fu così che lui poté continuare a prenderla con decisione, fino a quando lei stremata gli disse basta. Terminarono scegliendo che il divertimento e lo svago dovevano chiudersi e cessare com’era incominciato, perciò rinunciarono e abbandonarono in sequenza rigorosamente nel buio quella stanza, che in maniera indiscussa aveva sancito la più incredibile e mirabolante delle fantasie da entrambi mai vissuta.

Fintanto che tornava verso casa, lui ancora carico d’emozione voltò lo sguardo verso il cielo, giacché gli sembrò tra l’altro d’assistere che quella luna piena che lo stava accompagnando e affiancando, gli stesse strizzando l’occhio sorridendo e trasgredendo.

{Idraulico anno 1999}