i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +

Erano le nove ed Elisa era già in ritardo. Mandò velocemente nello stomaco il latte della colazione e si fiondò nel bagno. pensava “maledetta sveglia”.
Quella mattina poi sapeva che avrebbe avuto dovuto fare la fila alla segreteria della facoltà.
Si chiese “Trucco?” e si dette anche la risposta ”Ma neanche a parlarne!”
Doccia veloce e poi la prima cosa che le capitò fra le mani Elisa la indossò senza guardare. Inaspettatamente tutta quella fretta e ansia di far presto avevano messo in lei un’eccitazione che ora faticava a trattenere. Proprio ora che si stava vestendo sentiva che i capezzoli si erano inturgiditi e sembravano due chiodini appuntiti ed il ventre si contraeva con le pulsazioni che si propagavano giù sin dietro le cosce a far riemergere la voglia repressa che le era venuta durante la notte e che elisa non era riuscita a soddisfare.
Di sicuro ciò che le era capitato durante la notte era naturale ma non era normale che non riuscisse a venire. Era da un po’ di giorni che Elisa non faceva sesso né con Nicole né con Rocco e né con nessun altro ma non era quello il momento per fare sesso solitario. Doveva a tutti costi rimandare il piacere che affiorava prepotentemente e sopprimere il desiderio, presa com’era dal lavoro e dalle altre mille incombenze che assorbivano i suoi pensieri, e nello stesso tempo mantenerlo per poter godere maggiormente alla prima occasione.
Era quasi pronta ad uscire di casa ma quel pensiero insistente non l’abbandonava. Quella mattina si sentiva donna e pensò a ciò che si perdevano gli uomini trascurando il suo giovane corpo che lei donava solo a poche persone ben conscia che avrebbe voluto le sue tette, le sue spalle ed i suoi fianchi armonici come quelli delle modelle e non con le linee arrotondate ma non appesantite che vedeva nello specchio. Quelle forme piacevano e la rendevano piacevole alla vista dei maschi ed anche delle donne.
D’un tratto si fermò, perché no si disse; era un pensiero ricorrente ma che non aveva avuto il coraggio di attuare. Era ancora più eccitata, il cuore le batteva sino in gola, era euforica. Questa volta non si negò e sii sedette sul bordo del letto, si sollevò la gonna e lentamente, come se dovesse sedurre chissà chi, si sfilò le mutandine nere di pizzo che aveva indossato poco prima, le avvicinò alle narici e sentì il profumo che già sapeva di lei. Fino a quel momento per Elisa era un pensiero da troietta quello che aveva in mente: andare in facoltà, stavolta in segreteria, con tanti ragazzi intorno, senza indossare l’intimo; era un pensiero che la eccitava e la impauriva allo stesso tempo. Infatti che cosa avrebbero potuto pensato le colleghe, gli amici maschi scoprendolo. Era proprio quello che eccitava Elisa; era il rischio che la faceva bagnare ed emettere profumo di sesso.
Chiuse la porta di casa, diede le mandate con la chiave, e corse via, prese l’autobus ed arrivò in segreteria della sua facoltà.
Appena arrivata si mise in fila e fu subito assalita dalla paura di essere scoperta, ma presto capì che accanto a li c’erano degli sconosciuti e che chi avesse sentito i suoi profumi ne avrebbe avuto solo dei vantaggi. In effetti stando in fila davanti allo sportello non incontrò nessuno di sua conoscenza e ne fu contenta.
La mattina trascorse senza ostacoli e la sua mente era impegnata in altri pensieri decisamente meno eccitanti.
Uscendo dalla segreteria incontrò un amico, giovane specializzando in medicina, che da tempo che la invitava a prendere un caffè; spesso lui la guardava e la fissava ma lei dimostrandosi un po’ scontrosa in tutti i casi si era sempre negata, non perché non le piacesse ma non voleva pettegolezzi e poi c’era il sesso fatto sia con Nicole ed anche con Rocco. Quella mattina, invece, Elisa sperava che quel ragazzo la invitasse ed allora lei avrebbe accettato di uscire con lui per una prima conoscenza; non se ne fece nulla perché lui era al già al bar dell’università con una collega di corso.
La lunga fila allo sportello era terminata dopo mezzogiorno e mezza ed allora Elisa pensò che sarebbe stato meglio andare a pranzo alla mensa universitaria per chiacchierare e pettegolare con altri amici e colleghi di corso. Al self service prese un piatto di pennette al ragù, delle scaloppine, mezza minerale ed una arancia. Stava guardando il contorno ed in particolare le zucchine che la lasciarono indecisa se prenderle oppure no, quando si sentì toccare una spalla a cui seguì un “Mi posso sedere al tavolo con te?”
Elisa si voltò ed ebbe un tuffo al cuore: era lui. Si sentì improvvisamente confusa e balbettò restando lì confusa. Non sapeva spiccicare parola ma lui, molto carinamente, la tolse d’impaccio.
“Che aspetti? Vedi laggiù c’è un tavolo tutto per noi. Ti va?”
Si diressero a sedersi e lui non si accomodò di fronte ma accanto.
Quella posizione sembrava fatta apposta per riportarla a quello stato di eccitazione che aveva dentro da molte ore. Il cuore aumentò i suoi battiti e l’eccitazione stava prendendo il sopravvento ma riuscì a darsi un contegno dignitoso.
Lo sguardo di Elisa era incantato e sognante. Lo voleva vicino ma avrebbe preferito in un altro luogo più riservato, magari da soli e non lì davanti agli sguardi di tutti. Le palpitazioni aumentarono e la pelle aumentò la sensibilità così come il naso, pronto a raccogliere anche il più piccolo ormone emesso da quel ragazzo. Mentre inforcava le pennette le passò per la testa si intravedessero i capezzoli che già da quando era a casa erano duri ed appuntiti. Per dare un po’ di pace alla sua figa aprì un po’ le gambe che erano tese e avrebbero voluto distendersi ed aprirsi. Di sicuro ora lui stava respirando gli ormoni che lei emetteva. In lontananza vide altri ragazzi sconosciuti che guardavano nella sua direzione; forse guardavo tra le gambe e vedevano la figa nuda e depilata con il piccolissimo cespuglietto di peli scuri sul monte di venere. Elisa non dette importanza a quei ragazzi e non cambiò la sua posizione.
Elisa parlava e sembrava tranquilla, lui era un po’ impacciato e scambiò la disponibilità di lei a fare sesso per gentilezza. Lei le stava accanto con le gambe che si sfioravano ed ogni volta per lei era un sussulto, mentre lui forse per pudore oppure non capendo si scostava. Elisa fece sì di avvicinarsi tanto che anche il gomito di lui nei movimenti del pasto toccasse spesso le tette di lei. Per Elisa era un piacevole martirio; la sua mente non ascoltava i concetti che lui esprimeva e nella testa si chiedeva che cosa avrebbe fatto, se fossero stati soli; di sicuro lo avrebbe lasciato fare tra le sue gambe e le avrebbe messo il suo corpo a disposizione per avere la massima soddisfazione con un potente orgasmo.
Il tempo, però era tiranno e il pasto finì e così anche la pausa pranzo; quel pasto è stato troppo veloce per instaurare un qualcosa che consentisse ad Elisa un’opportunità. Da quel ragazzo si sarebbe fatta fare di tutto per quanto era eccitata e per quanto le piacesse.
Erano già le due del pomeriggio quando uscì dalla mensa. Tutta quell’eccitazione le aveva dato molte forze e non vedeva il momento di rientrare a casa per farsi un’altra doccia e poi rilassarsi sul divano per dedicarsi finalmente a se stessa se non ci fosse stato Rocco.
Seduta sul divano di casa si tolse le scarpe che le facevano male ai piedi ed avrebbe gradito un massaggio, poi levò la camicetta bianca esponendo all’aria le tette ed infine calò a terra la gonna; ora veramente nuda.
Si distese sul divano e si tirò i capezzoli pensando a quando era stata l’ultima volta con un maschio. Ripensò a Rocco che l’aveva scopata nel suo letto ed anche quell’amico incontrato in mattina con cui ha pranzato e sognava di amarlo nonostante non sapesse dove fosse.
Il suo pensiero ritornò a Rocco ed a come diventare la sua compagna di vita, rubandolo alla madre. La relazione con lui si faceva sempre più difficile e la voglia di lui quando era lontano per lavoro l’aveva distrutta. In quel periodo decise che non ci sarebbe stato lo spazio per altre relazioni serie, però rimpiangeva i momenti belli della sua storia e si accorse che in alcuni tratti era stata felice.
Era però una relazione ai limiti dell’impossibile. I pensieri vogliosi la riportarono a quel suo amico della mattina. Lei non lo aveva mai chiamato ed in passato era sempre stato lui a telefonare; le aveva dato l’idea che fosse innamorato e quindi il più predisposto ad avvicinarla. Stavolta era tentata, voleva sentirlo per sentire la sua voce calda, i suoi sussurri, le sue parole perché si era resa conto che a pranzo più lui le parlava, più lei si sentiva presa, intrigata, catturata, sedotta e forse innamorata.
Elisa si fece coraggio e nuda com’era cercò nella rubrica dello smartphone il numero, lo scelse e aspettò la risposta.
Erano attimi di attesa con il cuore a mille, la tentazione di chiudere la chiamata ma la voglia di sentirlo era più forte.
Elisa ascoltò tre, quattro squilli senza risposta, poi premette il tasto di interruzione chiamata dicendo a se stessa “Non c’è, chissà cosa sta facendo. Proverò tra poco”
Il telefono Elisa lo lasciò lì al suo fianco e le dita ritornarono ai capezzoli che ripresero ad essere duri e lei li allungò tirandoli in avanti. Le piaceva quella partica e sentiva che la figa le si bagnava sentendosi anche pronta a farsi un bellissimo e godurioso ditalino con tanto di urlo finale.
La mente però le fece uno scherzo: quando stava per iniziare quella pratica le fece venire voglia di tentare un’altra telefonata a quell’amico.
Stavolta dopo due squilli “Pronto!” e lui rispose e lei si trovò inaspettatamente in un momento di imbarazzo “Pronto sono Elisa”
Dal tono della voce si capisce che entrambe sono emozionati anche se sono passate poche ore dal loro incontro ma da come impostano la voce e le parole sembra che si siano lasciati ieri.
Lui è contento di sentirla ed anche Elisa lo è e le piace ascoltare la sua voce, per sapere di più di lui.
Parlano molto ascoltandosi a vicenda con attenzione. Si sentono talmente vicini che il telefono non sembra più un mezzo ma un luogo in cui esprimere una complicità.
Lui si accorge delle emozioni di Elisa che da giovane ragazza le esprime bene e le fa capire di essere di essere disponibile. Lui la capisce.
Elisa è sdraiata sul divano e mentre parla ha rimesso la camicetta e la gonna perché sente un po’ di freddo, ma è terribilmente eccitata e le parole di lui aumentano questa eccitazione.
Il ragazzo vuole sapere come Elisa è vestita e dove si trova. Lei racconta sorridendo e scherzando che indumenti indossa e dove si trovi.
Poi lui si fa audace “Apri la camicetta e accarezza i tuoi seni” le sussurra con la voce strozzata dall’eccitazione.
Elisa ammaliata e con la mente persa, esegue perché ha necessità di quelle parole, di sentirsi desiderata come femmina.
Lui le parla di lunghe carezze ed effusioni che non paiono virtuali. Le dice di lunghi baci che ricordano altri baci, carezze che sfiorano la pelle.
La schiena di Elia è percorsa da mille fremiti che il tono della voce di lui le dà.
Elisa sogna di essere avvinghiata lui pur essendo distante anche se la voce al telefono lo fa sembrare vicinissimo e sogna emozioni ed i loro corpi appiccicati e stretti.
Lei gli dice di essere pronta, pronta per essere chiavata dove lui vuole, finalmente.
Per simulare l’accoppiamento apre le cosce, apre le sue labbra e comincia ad accarezzarsi. Le sue tette sono grandi ed i suoi capezzoli sono come chiodi; quando le tocca la fanno saltare per il piacere generato.
Lui dall’altro lato, e chissà in quale posto, è estremamente eccitato con una enorme erezione ed i mugolii di lei la aumentano.
Elisa passa la mano sulle mammelle soppesandole e spremendole; l’altra mano è in basso per un frenetico sgrillettamento per darsi piacere e godere del clitoride che si inturgidisce come l’ultima volta in cui ha scopato con Rocco che quella volta ebbe una erezione incredibile aprendola tanto.
Ora sono lì a masturbarsi entrambe con momenti di intense emozioni che solo loro sanno darsi da giovani arrapati e vogliosi.
Elisa si tocca, si accarezza e gode. Lui si eccita e si crea una sinfonia di piacere, di frasi eccitanti la cui base sonora sono mille mugolii.
Elisasi sente finalmente femmina e sogna di essere nelle braccia di quel ragazzo.
Infine all’unisono godono entrambe appagati nei sensi e nei sentimenti.
Elisa resta sul divano senza orze né parole. Lui non sentendola più godere chiude la telefonata e si ripromette di chiamarla latra volte; in quel nuovo modo appena scoperta ha goduto tanto.