i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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“Posso entrare?” - chiese con delicatezza ed educazione, intanto che una voce dall’altra parte della stanza le diceva placidamente di rimediare, un ammonimento dal suono passionale, profondo e all’incirca straniero.

Erano le prime ore del pomeriggio, fuori il cielo si stava oscurando per le nubi cariche di pioggia, mentre la luce che la stanza emanava era d’un colore viola pallido, in netto contrasto con l’atmosfera e lo stato d’animo risoluto che lei avvertiva dentro di sé. L’apprensione e l’eccitazione ben definita che lei percepiva per quell’incontro era incontenibile e prorompente, pertanto quella luce viola le creava una specie d’inquietudine massima, perfino faticosa e logorante sia da controllare quanto da gestire. Il primo appuntamento, la prima volta, l’ammirazione e lo stupore del loro primo incontro. Nel suo vestito nero che sembrava aromatizzare di fragranze antiquate, la signora che aveva la voce della sua anima entrò con la gola chiusa in un saluto appena accennato. L’emozione per un volto sconosciuto che aveva creato per quelle svariate ore d’amore potenziali, esclusive e totali, con le note d’abilità sfumate e voluttuose veramente irripetibili vissute in quella splendida casa su quello scoglio che torreggiava sul mare. In quel momento le protese la mano, una mano affusolata con le dita lunghe e magre e un anello dall’aspetto berbero con una pietra nera:

“Eccoti finalmente” - disse lei impaziente e smaniosa di vederla.

La luce adesso era cambiata, era diventata rossa fiammante diffondendo dei riverberi intensi per poco sfolgoranti. Nel mulinello di quella tintura svelò il suo nome rimanendo inamovibile per lo splendore che aveva dinnanzi, simile a un giaguaro con gli occhi di colore verde smeraldo, di fatto esplosivo e sensazionale per il cervello. Gli occhi negli occhi, la mano che rapisce i desideri e che ammalia entusiasmando i pensieri, la bocca dalle labbra carnose e sensuali che tanto l’avevano fatta sognare, il suo profumo di quei territori distanti, l’animo e l’audacia che si spostava rapidamente, a tal punto la mise abilmente a proprio agio attiguo a lei sopra un canapè annunciandole placidamente:

“Avvicinati a me, afferrami, affiancami e conducimi, venerami sul serio. Io sono realmente ciò che tu hai sempre voluto e perfino lontanamente in silenzio immaginato” - le disse, facendole perdere omogeneità.

La completezza, la perfezione, come durante i loro voli potenziali e presumibili di sesso all’ennesima potenza, dove il gioco s’attuava creandosi ed espandendosi con il suono delle frasi pronunciate a mezza voce, accompagnato da segni indolenti e ponderati, che pronosticavano in silenzio godimenti incolti e soddisfazioni impetuose e selvagge. Quelle erano effettivamente ore d’erotismo universale, lampi di piacere come dardi che squarciavano l’addome, nessun’aggancio era osservabile, solamente la voce e l’anima come due amanti di notte, compiute per rincorrere il piacere all’unisono e in pieno accordo senza sguardi e senza colore. Adesso compariva la luce blu e quel ghiaccio sulla pelle già nuda, al momento la toccava baciandola, invero ora come giammai aveva potuto prima, dato che poteva sentirne l’odore del suo sesso che tanto aveva auspicato senza una parola.

La capigliatura concentrata si sciolse senza fretta fra le sue mani, carezze oltre ogni limite che volevano tutto e subito senz’esitazione per bere il piacere che scivolava già fra le cosce. Il petto percosso da sussulti d’orgasmi infiniti, seta per le mani di due donne che avevano saputo creare determinando un capolavoro d’assoluta perfezione con i loro suoni e i loro desideri, che per lungo tempo sublimavano nobilitando appetiti, aspirazioni e voglie animali. Senza volto, insieme a quella sensualità azzardata e fortissima, quell’essenza decisa e per di più rara. In questo momento i loro occhi erano vicini e potevano confermare ribadendo il loro piano, una tela intrecciate tessuta con passionalità senza maschere né pudore, perché lei era in quel luogo, perciò era realmente sua. Ambedue erano al presente distese su quel letto dai riflessi dorati, intanto che si scambiavano l’anima con grande esperienza e maestria, la stessa che avevano avuto durante quel tempo fatto d’impalpabili e di minutissime carezze dall’improbabile e incerta realtà. Dai, prendimi ora, lasciami nuda e sazia dei tuoi baci senza tempo.

Per quanto tempo ancora avrebbe dovuto sognarla bramandola fra le pareti della sua casa che sovrastava il mare? Le note di quell’imprevisto e improvviso sgomento adesso gremivano i suoi pensieri e le chiudevano il respiro, mentre lacrime chiare, sommesse e incontaminate rigavano il viso sporco di quei baci salati. Guardami, sì, prendimi ancora, non lasciarmi mai più, perché voglio restare così per guardare i tuoi occhi del colore verde smeraldo laddove voraci si cibano di me. La mano che non si ferma mai, il desiderio che s’accende sempre di più, incontrollabile, ineluttabile e malvagio, visto che non concede sosta e porta via il respiro. Le mani legate con varie stoffe dai mille disegni sopra di lei e la sua lingua fra perle di sudore e di piacere mia adorata e mia unica meraviglia.

Il colore dei loro corpi nella semioscurità era categorico, drastico ed eccelso, due esseri viventi scaturiti da quell’identica divinità, due entità immense che soltanto con il loro respiro davano un senso alla vita intera. Nel pomeriggio grigio e piovoso loro erano come delle onde alte e impetuose, le stesse che lei amava e che ascoltava ben volentieri infrangersi contro la scogliera sotto la sua casa che sovrastava il mare.

Nulla in verità le avrebbe potute disunire né separare, giacché l’incantesimo adesso era sciolto, perché si trattava di beatitudine, di stima e di vanagloria assoluta, esclusiva e ingentilita.

Loro due erano manovratrici, maestre d’amore e di passione, mai più da sole, in nessun caso più senza volto. Il letto nuziale tutto davanti a loro e quell’immenso respiro con il cuore che rimane a riposare fra le sue braccia.

{Idraulico anno 1999}