i racconti di Milu
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S. La cena con il Padrone era uno degli eventi che attendevo con più ansia durante la settimana. Come sua solita prassi avevo ricevuto precise istruzioni su come vestirmi e come prepararmi per la serata. In questo caso la sua scelta era ricaduta per un vestito particolare. Personalemente amavo e odiavo quel vestito. Lo amavo perchè era stato un suo regalo. Lo odiavo perchè era volutamente stretto, fasciava il mio corpo, lo stringeva. Ogni singola imprecisione del mio fisico veniva esaltata. Ogni singolo rotolino di grasso (e ne avevo molti) veniva messo in risalto. Inoltre appena lo mettevo la mia pelle inziava a sudare.
Le istruzioni indicavano inoltre il paio di mutandine che avrei dovuto indossare, lasciandomi libertà per quanto riguardava il reggiseno (che per una volta mi era permesso portare) e le scarpe.
Non conoscevo il ristorante in cui saremmo andati. Ma non lo conoscevo mai. La regola voleva che fosse ogni volta diverso e ad una distanza ragguardevole dalla mia città (questo mi aveva tranquillazato molto durante le prime uscite).

G. Al ristorante la serata era decisamente tranquilla con solo una decina di persona divise in due o tre tavoli. Del resto era solo martedì e non c’era nessuna ricorrenza particolare. Inoltre il registro delle prenotazioni indicava un 2 prenotato per le nove. Infatti nel giro di pochi minuti ecco entrare una coppia. In realtà non era semplice definirli coppia. Erano un uomo e una donna. Lei era più vecchia di lui di molto ma non abbastanza per esserne la madre. Erano strani. Lui sui trent’anni, curato e vestito in moto elegante ma comunque sportivo. Lei aveva, nonostante l’età, un viso molto bello. Fisicamente era però decisamente in carte per non dire grassa. Fianchi larghi e seno prosperoso facevano infatti coppia con gambe grosse e una “ciccia” che segnava il vestito in più punti. Il vestito era poi davvero di pessimo gusto e sicuramente non adatto a lei. Corto e di almeno una taglia più piccolo metteva in risalto tutti i punti peggiori del suo fisico non rendendo giustizia alla bella donna che comunque era.

S. Il ristorante come al solito era elegante e curato. Ci accolse quella che penso fosse la proprietaria e dopo averci un po' squadrato ci ha gentilmente accompagnato al nostro tavolo.
Una delle prime cose che ho imparato con il Padrone è come le persone guardino. Ormai ero abituata a ricevere gli sguardi più disperati. Chi mi guardava con voglia e chi con dispezzo. Chi toglieva lo sguardo e chi fissava dritto. Ogni persona avevo un qualcosa di diverso ma in generale si potevano tutte dividere in varie categorie. La proprietaria del locale era della categoria delle "curiose". Le persone che appena mi vedono con il Padrone si chiedono subito quale sia il nostro rapporto. La curiosità è spesso donna e dal mio punto di vista le donne "curiose" sono le peggiori.
Non perchè io mi senta superiore a loro. Anzi io ero una di loro e per questo motivo so che sono pericolose per una schiava. Nella mia esperienza avevo spesso conosciuto schiave (solitamente giovani) che raccontavano di come il proprio padrone le avesse abbandonate dopo aver conosciuto un'altra donna. Personalmente trovavo questi racconti abbastanza noiosi anche se non posso dire che a volte, soprattutto durante le prime uscite, mi sono trovata spesso gelosa del mio Padrone. Una volta sarei stata preoccupata dallo sguardo che la proprietaria posava su di me e sul Padrone. Lei era sicuramente più giovane e bella di me. Col passare del tempo (prequentavo il Padrone da circa 2 anni) avevo però capito che quello che pensavo fossero le mie debolezze (il fatto che fossi sostanzialmente vecchia e grassa) erano invece i miei punti di forza. Rappresentavo un preciso tipo di donna ed ero la risposta nel caso il mio Padrone avesse voluto usare quel tipo di donna.

G. Accompagnai la coppia al proprio tavolo. E portai il menù e la carta dei vini. Il loro tavolo era un tavolo posizionato in un angolo della sala, in linea visuale diretta con la zona nella cassa in cui mi trovavo io la maggior parte del tempo. Inizia quindi a spiare la coppia. L'uomo aveva aperto i menù e li leggeva con calma mentre la donna rimaneva impassibile in attesa. Dopo pochi minuti l'uomo poso' le due carte e io mi avvicinai per prendere l'ordine. Parlo' solo lui ordinando per entrambi e scegliendo un buon vino che ben si abbinava ai piatti scelti.

S. Il momento dell'ordine dei piatti era sempre un momento di ansia per me. Fin dalle prime volte il Padrone era stato chiaro. Lui decideva per tutti e due, secondo i suoi gusti. Spesso si divertiva, come in quel caso, ad ordinare per me piatti che non mi piacevano e che dovevo comunque mangiare completamente. Anche sul bere le regole erano precise. Lui mi versava da bere (sia acqua che vino) e io avevo il dovere di bere l'intero bicchiere immediatamente. Non mi era permesso versarmi da sola da bere.

G. La noia della serata non mi dava scampo. I tavoli davano pochi problemi e tutto filava via normalmente. Solo la coppia attirava la mia attenzione. Ero curiosa, il mio intuito mi aveva detto che c'era qualcosa di strano in loro. Anche durante la cena il loro modo di conversare non era fluido ma ad intervalli. La donna mangiava i piatti senza il minimo gusto, con lo sguardo abbassato. Proferiva pochissime parole e solo dopo essere stata chiamata in causa.

S. Cenare con il Padrone era, comunque, molto piacevole. Sapevo però che prima o poi sarebbe arrivato un ordine. Questa volta arrivò prima di ordinare il dolce.
- Brava S. hai mangiato tutto.
- Grazie, Padrone.
- Ti è piaciuto?
- Più o meno Padrone.
- Vorrà dire che per dolce ordineremo il tuo dolce preferito. Però ovviamente questo mio regalo ha un prezzo.
- Si Padrone. Quello che vuole.
- Quello che voglio S. è che tu vada in bagno, che ti masturbi e che lasci le mutande che indossi lì. In bella vista. Hai 5 minuti.

G. Verso la fine della cena la donna si alzò e si diresse verso il bagno. L’uomo mi chiamò al tavolo e ordinò un tiramisù e un caffè.

S. Durante questi due anni una delle prime cose che ho dovuto superare è stata l’imbarazzo di masturbarmi a comando in luoghi pubblici o quasi. Adesso grazie alla mia “esperienza sul campo” la cosa mi risultata naturale ma lo stesso eccitante. I 5 minuti concessi erano più che sufficienti ma il bagno leggermente stretto mi fece perdere un minuto abbondante per trovare una posizione adatta. Tirata su la gonna impiegai però poco a venire. Questo mi diede tempo per posizionare accuratamente le mie mutandine sopra il wc. Tornai poi velocemente al tavolo sperando di essere riuscita a rientrare nei tempi.

G. Mentre preparavo il vassoio con il caffè e il dolce, vidi la donna ritornare dal bagno leggermente arrossata in viso.


S. Lo sguardo del Padrone mi fece capire di essere rientrata in tempo e l’arrivo del tiramisù fu un ulteriore premio a questa mia fatica. Una volta pagato il conto ci avviammo verso l’uscita.


G. L’uomo pagò il conto e la coppia uscì dal ristorante. Il volto della donna mi parve comunque un po’ strano e quindi decisi di andare a controllare nel bagno se fosse successo qualcosa. Entrata trovai in bella vista un paio di mutandine da donna, visibilmente usate da poco. Un altro giorno mi sarei incazzata come una bestia ma quella sera no. Rimasi li a guardarle per credo un minuto buono.


S. Usciti dal locale il Padrone stette per qualche minuto in silenzio poi guardandomi disse.
- Vai a recuperare quello che hai lasciato.

Imbarazzata rientrai nel locale ma non dovrai nessuno all’entrata. Feci un piccolo respiro e chiamai la titolare.


G. Sentii una voce chiamarmi. Senza troppo pensare mi misi quelle mutande in tasca ed uscii dal bagno.


S. Come immaginavo quella “curiosa” era subito andata in bagno a controllare.
- Scusi, mi sa che ha trovato qualcosa di mio.

G. Senza dire una parola tirai fuori le mutande e gliele porsi.

S. -Grazie
Uscii dal locale e tornai dal mio Padrone.

G. La donna prese le mutande ed uscì. Rimasi imbambolata con lo sguardo verso la porta, poi tornai al mio lavoro e, visto che la serata giungeva al termine, iniziai a risistemare i tavoli.

Sul tavolo della coppia trovai un bigliettino da visita con solo un numero di telefono.
Note finali:
Questo capitolo può risultare lento e poco erotico ma serviva per presentare i personaggi e per farmi spingermi a scrivere.

Nella mia idea i prossimi capitoli dovrebbero essere più movimentati.

Per un confronto, consigli e critiche scrivetemi a:
zmasterorange@gmail.com