i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Per narrare questo pezzo, come fonte ispirativa utilizzo all’interno del racconto alcune strofe del brano musicale “Due” cantato da Raf, poiché calza davvero a pennello per esporre in modo adeguato, confacente e corrispondente il contenuto della storia d’una graditissima persona che ho svisceratamente amato in tutte le sue sfumature, belle e meno belle che fossero. Al diavolo le convenzioni, la prassi, i pregiudizi e le usanze: al cuore non si comanda, perché questo è vero.

“Dove sei? Come stai?”. E’ veramente complicato e macchinoso, talvolta a tratti è pure contorto e difficile, sì, lo so bene, ciononostante lo sai anche tu. Già, a ben vedere, invero non ho mai pensato che fosse agevole né facile, al disopra di tutto non ho mai amato le cose semplici, viceversa quelle chiare, dirette e trasparenti invece sì, ma quelle elementari, lineari e rudimentali no. Troppe ombre intessono lo schema elaborando e perfezionando la trama della mia anima perché tutto ciò sia possibile, troppi strati di dolore e di piacere così saldamente sfumati e accatastati immancabilmente l’uno nell’altro. Sai una cosa? Individuare e riconoscere sarebbe impossibile e perfino inutile, in quanto apparirebbe una gran perdita di tempo e poi io vivo nel presente poiché colgo l’attimo. Io non coltivo rimorsi né mantengo rimpianti, giacché vivo tirando avanti il più possibile in armonia e in coesione, così come una piccola equilibrista sul filo senza la rete di protezione al di sotto.

“Fermo al rosso d’un semaforo, sei tu che cerco nella gente, a piedi in taxi o dentro gli autobus tra un clacson dopo l’altro e chissà” - come cita il cantante Raf all’interno del suo brano intitolato “Due”.

Questo è il rischio, l’adrenalina determinata dal mettersi in gioco che m’attrae, poi puntare su d’uno sguardo, apprendendo per scoprire se ciò che vi hai letto corrisponde. E’ interessante intrecciare trame seducenti, cercarsi nel caos della città, trovarsi, prendersi fino a restare senza fiato, vomitare lacrime e passione, mescolarsi, ferirsi, divorarsi e cullarsi a lungo, dopo cominciare nuovamente e poi di nuovo come i naufraghi in un mare di porpora cangiante.

Frattanto nel brano “Due” Raf incalza proseguendo: “Dove sei? Come stai? Non ci sei, ma dove vai? Io sono qui come te, con questa paura d’amare. Io cambierò solamente se ti trasformerai, perché noi siamo due lottatori, due reduci, direi avversari indubbiamente da sempre”.

Noi abbiamo persino imparato a non attaccare più per primi, perché ormai sappiamo attendere l’avversario, quella cervellotica e complicata arte della guerra con le strategie contrapposte per la vittoria, peraltro persino la sconfitta ormai non è che una possibilità. Il senso è la lotta, il piacere è lo scontro, quell’incontro violento d’anime e di corpi, come ombre luminose e sfavillanti nell’alba d’un nuovo giorno. Raf che nel testo della canzone prosegue:

“Due canzoni d’amore comunque io e te con le stesse parole seduti in un caffè, perché vorrei soltanto dirti ora che te ne vai se è amore, amore vedrai d’un amore vivrai”.

Le stesse identiche parole, un’intesa declinata nel linguaggio, trame leggere di seducenti sillabe, assieme a un intenso scontarsi, un fremente scomputare, un continuo conteggiare d’inequivocabili e di lampanti gesti, poi la musica più che il sottofondo in quel mare in cui navigare a vista.

Si vive d’amore? Ebbene sì, si campa amando, ogni giorno, ogni ora, ogni singolo istante, amando di più, diversamente, però sempre:

“Stasera che cosa fai? Io che ti telefono, tu che non sei in casa, mentre stringato il messaggio della segreteria telefonica annuncia: “Lasciate un messaggio”.

Il nastro è molto più veloce di me che non so mai che cosa dire, allora proverò a uscire, perché stasera io ti troverò. Io esco e m’immergo nella notte cangiante di questa città, visto che amo la notte e la città con i suoi vecchi segreti e le sue continue scoperte. Io cerco in loro i miei luoghi per dare un senso diverso in quella ricchezza articolata del vivere, in quell’ansimare rotto del contrarsi ritmico del possesso, dei riflessi nello specchio e dei lampi violenti di quel dolorante piacere.

“Dove sei? Come stai? Non ci sei, dove vai? Io sono qui come te, con questa paura d’amare per cinque minuti, due ore o un’eternità. Noi siamo combattenti nel mare di questa città dove tutti hanno bisogno d’amore, proprio come noi due”.

No, la paura non appartiene alla mia natura e francamente non credo nemmeno alla tua, non ci si dà se si ha paura, non si prende senza chiedere permesso se c’è paura, perché là c’è quel nucleo pulsante in fondo tra il buco del sedere e il cuore. E’ quello che tu hai realmente toccato dandoti totalmente nella notte profumata, io adesso sono qui per dirti che lo farò, ti schiaccerò il seno, farò la voce roca, entrerò nei tuoi panni e ti lascerò senza fiato e poi sarà soltanto un bacio nel caos della città. La comunione appassionata del sentire assieme all’istinto entusiasta e veemente del cacciatore. Io ti farò male, voglio contemplare il tuo corpo piagato e segnato di rosso, marchiato di viola, perché voglio banchettare con la tua anima, rivoltarla, svuotarti d’ogni cosa, dei pensieri, delle azioni e riempirti di me ancora e dapprincipio.

“Dove sei? Come stai? Tu con me, sempre o mai, siamo noi, siamo in due”.

Entrambi al presente abbiamo abolito eliminando completamente i confini immaginari e superate le soglie indefinite, attualmente in questo luogo scintillante della mattina tra la fragranza del cognac e le essenze del tabacco.

Siamo qui, siamo in due, due sogni macchiati distintamente e punteggiati d’immenso calore, precisamente in quel concreto declinarsi, dichiarandosi in definitiva con un’elettrizzante smania e con un’inebriante passione. Due siamo noi, insieme, adesso.

{Idraulico anno 1999}