i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Ci sono delle volte, che quando non lavori, non riesci addirittura a dormire perfino se ne avresti totalmente il modo e pienamente la possibilità, perché c’è sempre una nuova pianificazione, un inedito proponimento, c’è qualche idea, perché ti è venuta nel sogno a tirarti giù dal letto per farti entrare in azione, non prima però d’aver guardato fuori dalle persiane per vedere che condizione climatica si prepara per il nuovo giorno. Al momento, infatti, io ti sto guardando tra le palpebre socchiuse, tra la luce che filtra dalle finestre con il tuo grosso e inseparabile compagno felino in braccio, fissata a scandagliare assiduamente sondando il tempo. Tu m’hai sovente ripetuto che tua nonna ha nientedimeno la stessa abitudine, quell’identica e indistinguibile mania, visto che probabilmente è una faccenda genetica, però certo lei non scende dal letto per controllare né per vedere come sarà la giornata con il tuo abbigliamento d’altronde assente, dal momento che tu sei nuda, a parte che indossi solamente una vecchia maglietta che ti copre a fatica il pube liscio.

All’inizio io non la capivo, per questo tuo improvviso e inaspettato pallino d’eliminare quel foltissimo e nerissimo boschetto che m’affascinava molto, però attualmente a lavoro ultimato e quando sto tra le tue cosce mi pare di gustarmi un panino al burro ancora caldo e profumato, invece che di forno di donna, anzi, di vigorosa femmina. Tu stai lì dritta con quelle lunghe gambe unite, con i capelli disordinati e con quelle lunghe mani che stringono il gatto, che fa placidamente le fusa in mezzo ai tuoi seni abbondanti con le punte rivolte all’insù. Non saprai mai quanto sei aggraziata e bella in questo momento, perché io scorgo le tue labbra calde e morbide e ripenso a stanotte, perché io con te perdo il conto del piacere quando facciamo l’amore, perché mi stai di sopra, di sotto, di fianco, di dietro e intorno, come se avessi mille mani e cento braccia. In quest’istante sono di nuovo eccitato, dato che un’appariscente e vigorosa erezione alza il lenzuolo, perciò ti rivoglio nuovamente.

Oggi sarà una bella giornata, il clima promette bene, visto che potremo iniziare ad avviarci verso la spiaggia tutte le volte che tu ne avrai voglia. Non so il perché, però da un po’ di tempo incontro spesso tanti uomini che biasimano e che detestano il sole estivo, perché fanno giusto un tuffo e poi vanno via, oppure accettano e sopportano quel minimo di sofferenza che serve per colorarsi appena adeguatamente. C’è stato un periodo della mia vita dove se un uomo aveva più di vent’anni era perentoriamente da escludere, da scartare in modo netto: allora sì che si passavano giorni interi ad arrostirsi inutilmente senz’adeguate protezioni, però poi a letto era un’altra storia. Io ne ho fatto in seguito le spese in negativo su me stessa, in quanto ho dovuto accettare, sopportare e in ultimo sostenere lunghe cure dal dermatologo, per via della mia cocciutaggine puntigliosità né dando retta a chi mi sconsigliava quei lunghi bagni di sole oltremisura, giacché li presi a cuor leggero e con imprudenza. Tanto e vero che adesso devo prendere il sole a rate: ebbene sì, adesso però l’esperienza dei quasi quarant’anni conterà e varrà pure qualche cosa, perché tu a letto sei quanto di meglio io potessi trovare, diciamo che occupi conquistando il secondo posto nella mia classifica personale.

Adesso che cosa fai? Dormi o che cosa, accidenti che tenda da campo vedo amore mio snello, dai, vai, prova a giocarci, macché, ti rimetti a dormire, dimmi una cosa, ma l’articolo non t’interessa? A me sì però, eccome, adesso ritorno a letto e vedrai che ti sveglio per bene mio finto bello addormentato. Eccomi, tolgo la maglietta e m’attacco a te strofinandomi contro la tua coscia, perché questo è un vigoroso affare che ti fa impazzire facendo andare in orbita pure me, tanto che se insisto troppo c’è l’azzardo e anche il rischio che sprechi un orgasmo in solitudine. Dall’odore che percepisco sotto queste lenzuola siamo in piena carica, in assalto di sesso. Quest’odore è in realtà il profumo della vita, classificato come castigo e pena, per coloro che non lo sanno riconoscere o peggio ne rimangono disgustati e perfino stomacati, per il fatto che non sanno che cosa sprecano né che cosa si perdono. Tu non ti muovi né parli, visto che soltanto la tua rigidità avvalora dimostrando che sei presente e voglioso, allora io t’accarezzo, t’accontento, ti soddisfo e te lo prendo in bocca. Che bella sensazione elevata e sublime è la tua carne calda che profuma ancora di sonno e di notte, mentre faccio scivolare la mano su e giù lungo l’asta da lì dove esce il seme, il così designato nettare della vita. Mi piace anche accarezzarti i gioielli come li chiamiamo in maniera affettuosa, riconoscere e sentire sul palmo della mano il loro peso, tanto che all’improvviso scendo con la bocca per leccarteli, intanto che tu gemendo mi sussurri:

“Sì amore, che piacere. Dai ancora, non smettere, continua così, non fermarti”.

Allora sei sveglio, sennonché fingevi. Adesso io spero proprio che tu cominci a parlare, perché sai quanto mi piace sentirmi dire le oscenità e le porcherie proprie di certi momenti, in quanto le trovo amabili, coinvolgenti, lascive e stuzzicanti. Torno a prenderti in bocca rallentando i movimenti perché me ne accorgo, dato che il tuo orgasmo è prossimo, ormai vicino. Mostrare e rappresentare che cosa provo quando le tue labbra e la tua bocca mi succhiano con tanto impegno e bravura è pressoché impossibile, perché c’è una grande differenza tra te e le altre donne: tu non ti limiti a leccare, succhiare, strofinare, ma è come se tu m’entrassi all’interno con la lingua, proprio dentro, anzi profondamente, per risucchiarne il seme direttamente dai canali, per far gonfiare il mio sesso con il tuo calore umido. Adesso per favore però rallenta, perché sono al livello di guardia, il piacere è quasi acuto, sta diventando intollerabile, mi stai portando via l’anima. Ecco, se soltanto per un attimo penso che domani potresti fare questo a un altro uomo, starei davvero malissimo. Sì, così, spostati, vienimi sopra, voglio mangiarti, succhiarti, divorarti. Sei bollente e passionale, anche se ti sei lavata profumi ancora di me, del mio seme di questa notte, della tua eccitazione, della tua frenesia.

Da come muovi i fianchi io m’accorgo che sei vicinissima all’orgasmo, sempre così, sei più veloce di me, il piacere ti fulmina annientandoti e lasciandoti per alcuni momenti come inattiva, quasi inerte. So giustamente che cosa vuoi che faccia adesso, so quello che ti fa perdere la ragione, ma con gusto perverso e vizioso ti lascio lì in tensione e in stuzzicante attesa: sai perché amore mio? Perché è soltanto in questi momenti che ti sento mia, in quanto mio è il potere di darti e d’offrirti piacere come nessun altro. Io so che adesso saresti capace d’implorarmi e di promettere qualunque cosa, salvo poi uscendo dall’incoscienza amorosa dire e in conclusione sostenere, che non ti ricordi più e che certe promesse e che lampanti patti non valgono più.

Tu sei però generosa, non smetti di lavorami né d’applicarti, ora il gioco è serio, perché sai quanto mi piace godere smarrito nel tuo piacere, in tal modo rinuncio stringendoti i fianchi con forza mentre infilo la lingua dentro di te, assaporando con golosità e prelibatezza la tua grotta che ha il sapore di mare e di me, finché ti sento vibrare e con perfetta prontezza è il mio seme che spegne calmando definitivamente il grido nella tua gola. In questo momento, invero, spetta a me ritrovarmi sbalzato e scaraventato fuori da questa stanza mentre tutto s’annebbia oscurandosi. Il senso di vuoto che provo è la pace, in seguito a un piacere travolgente e violento, quasi quanto un dolore. Chi ha detto che gli orgasmi d’un uomo sono tutti livellati e uguali? Non è per niente vero, non è esatto, dal momento che dipende ed è legato alla donna con cui stai, perché è lei che condiziona influenzando il tuo individuale piacere. Francesca cara, tu hai un entusiasmo e un trasporto tale per il sesso, che spesso mi chiedo come fa il tuo amico del cuore classificato come “finocchio” a restare tale. Ora devo riposarmi un po’, perché tra stanotte e adesso altro che dose eccessiva di sesso: amore mio, noi a letto facciamo scintille come diceva un’attrice di cui non ricordo il nome:

“Tra le lenzuola era tutto perfetto, i guai cominciavano sul bidè”.

Incontrastabile, indiscutibile e lampante, questa è una frase che poco s’adatta a una signora, eppure calza a pennello anche a noi, ne sono convinta, non puoi non darmi ragione. Adesso però non ci voglio pensare, per il fatto che mi sdraio accanto a te e provo ad asciugarti il sudore con il lenzuolo, sento il tuo cuore battere così forte, che sembra voglia uscire dal petto. Io la capisco quest’impetuosità d’amore che a volte ti prende quando non la smetteresti mai di fare all’amore, come se accanendoti e ostinandoti sul mio corpo riuscissi a entrare veramente in me e a capirmi completamente. E’ inutile, c’è, sempre ci sarà una mia stanza chiusa e sigillata della quale nessuno ha le chiavi.

E’ meraviglioso stare con una donna come sto con te, anche se a volte penso che sia una fortuna, un vantaggio il non abitare assieme, altrimenti ti balzerei addosso di continuo, eppure non mi sono mai considerato né ritenuto un assatanato. Vedi, adesso tu mi stai asciugando il sudore e accarezzando i capelli con un portamento materno, atteggiamento indubbiamente insolito e raro per te, eppure se io prendo uno dei tuoi capezzoli in bocca e lo succhio come se fosse una caramella alla fragola, sento sotto di me il tuo ventre vibrare di nuovo come percorso da una leggera corrente elettrica, perché basta veramente poco per eccitarti e di conseguenza eccitarmi. Tu dici e mi ripeti che ti succede unicamente con me, io ho i miei dubbi, perché gli ormoni e le particelle corporee della tua pelle non sanno decifrare né leggere il codice genetico.

Che cos’importa, che cosa conta. Attualmente siamo insieme, in compagnia, la giornata è lunga ed è tutta per noi. Non ti verrà per caso in mente d’andare al mare, vero?

{Idraulico anno 1999}