i racconti di Milu
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Serata tardo autunnale, la Saab sull'autostrada semi-deserta corre attraverso la campagna, l'uomo guarda la donna seduta al suo fianco sul sedile del passeggero, avvolta nella lunga mantella aperta che arriva sino ai suoi piedi chiusi in un paio di sandali da schiava, ne scosta la stoffa quasi a sincerarsi di quello che già sa.

Lei si gira lo guarda e sorride, mentre lui scosta leggermente un lembo della scura mantella e mette a nudo la sinuosa gamba abbronzata, la mano si insinua sino a toccare lo string del tanga dorato che vorrebbe scostare ma lei lo blocca con una mano e un sorriso....

“dopo...pazientate ancora un po' avrete tutto e di più”

Lui prova ad insistere ancora, ma desiste, sebbene eccitato a malincuore, in fondo mancano solo pochi kilometri all'area di sosta dell'appuntamento.

Lei non richiude la lunga mantella e lascia la sua gamba scoperta, vuole che lui la veda, vuole sentirsi desiderata, vuole addosso di sé il suo sguardo la sua voglia...la mantella lascia uno spiraglio su un suo seno parzialmente scoperto il cui capezzolo disegna una piccola cuspide nella stoffa scura

“Sei sicura che la tua amica verrà?” le chiede tra il dubbioso e l'eccitato?

“ si assolutamente Padrone, dovrete essere paziente con lei è la sua prima sessione, ma è molto entusiasta anche se vuole essere cauta, in fondo la si può capire”

L'uomo ha una sorta di sorriso di trionfo mentre guarda la strada scorrere davanti a sé, “Beh è stata fortunata a trovare te, a trovare noi, stanotte diverrà una vera slave”.

La donna lo guarda divertita, mentre fa questa affermazione, dentro di sé pensa che l'ego del suo Master avrebbe bisogno di un trasporto eccezionale.

IL suo membro è parzialmente eretto, e come riscontro, per la donna, è più che sufficiente.

Il rombo del motore ha un aumento mentre la freccia segnala il cambio di corsia e l'auto subisce una rapida decelerazione, il parcheggio fiocamente illuminato parallelo all'autostrada è là che li attende a Calvetro Ovest.

La rapida decelerazione sposta in avanti i corpi nell'abitacolo scoprendo del tutto il seno alla donna che non fa nulla per ricoprirlo.

La Saab si accosta alla statua e si ferma come convenuto, il Master si gira e guarda la sua schiava nel fioco chiarore offerto dai lampioni dell'area di sosta, in lontananza un Tir sonnecchia nel buio come un gigante silente.

“sei sicura che verrà? Chiamala!” l'impazienza è palpabile...

La donna nuovamente sorride “ arriverà ne sono sicura, siamo in anticipo noi di una decina di minuti forse, state tranquillo Padrone non resterete deluso” .

I minuti scorrono lenti rotti solo dallo sfrecciare di qualche sparuta vettura e dal rumore del motore che si raffredda.

L'uomo sta per mettere una mano dentro la mantella della una slave quando, i fari di un auto illuminano brevemente l'abitacolo, un auto sta entrando nel parcheggio diminuendo la velocità ed avvicinandosi a loro, una piccola utilitaria rossa rallenta sino a fermarsi a circa un centinaio di metri, sul lato opposto del piazzale vicino agli alberi, come convenuto.

Il rumore di una portiera che si apre, la luce dell'abitacolo che illumina due corpi forse due donne, una che scende e rimane in piedi vicino alla portiera richiusa.

… vestita identicamente alla schiava nell'auto del Master, una cappa con il cappuccio grigia, tirato sulla testa e che ne nasconde il volto parzialmente e lascia scoperte solo le gambe con anche lei due sandali da schiava.

“Passa al posto guida cagna! Come deciso io e la tua nuova amica inizieremo a conoscerci sul sedile posteriore, in modo che sia pronta per il nostro arrivo a casa! “ Ordina imperioso prima di scendere dall'auto.

Rapida la slave esegue scivolando lateralmente nel sedile di guida, se l'uomo la guardasse vedrebbe il generoso spettacolo offerto dalla mantella che si apre mentre lei sposta le gambe alternativamente sopra la leva del cambio, ma la sua attenzione è concentrata sulla nuova arrivata.

La periferia del suo campo visivo percepisce un lieve movimento che pare provenire dal camion in fondo al parcheggio, si gira a guardarlo, niente... si deve essere sbagliato.

La nuova adepta avanza lenta, lasciando intravedere le gambe dalla mantella che si apre...






Tre giorni prima …


Chiara guardava il mondo visitarle gli occhi a forte velocità, attraversandolo dai finestrini dai finestrini dell'Intercity, “ancora un ora e mezza” pensa tra sé e sé mentre accarezza sotto il foulard, reso necessario dall'aria condizionata, il diadema che nasconde il suo collare di schiava, in un monile socialmente accettabile.

Un malizioso modo di nascondere un segreto sotto gli occhi di tutti e di mostrarlo a occhi, e solo quelli, in grado di capire accettare e comprendere la sua scelta di donna.

La rivista di gossip che sta sfogliando senza troppa convinzione non riesce a distrarla più che tanto.

Sono gli ultimi giorni d'estate, e probabilmente sarà un autunno molto mite se non caldo, fremito d'impazienza al pensiero di ricongiungersi con il proprio Master che l'attende alla stazione a Modena.

Attimi di impazienza, resi accettabili dal pensiero di cosa l'aspetti all'arrivo; la corsa dopo il lavoro a casa, una rapida doccia, il trolley già pronto e via, quel treno che parte quasi al tramonto, preso al volo.

Una carrozza ammodernata a scomparti da sei posti, insolitamente pulita e ammodernata, la solitudine con i propri pensieri nel proprio scomparto vuoto fatta eccezione per lei, il monotono rumore del treno, rotto solo dal frastuono dell'incrocio con un altro convoglio.

Il controllore è passato quasi all'inizio del viaggio, la sua carrozza è quasi in coda, lo spalancarsi quindi della porta scorrimento dello scomparto la coglie di sorpresa, all'improvviso realizza che è da sola e si trova forse in un vagone semivuoto, un imprudenza di questi tempi che le potrebbe costare cara.

Pensieri subitanei, ma la figura sbuffante con un trolley simile al suo per dimensioni è un altra donna; il fastidio di non essere più da sola è mitigato dal sollievo di non esserlo più insieme ad un altra donna.

Chiara la osserva, la prima cosa a sorprenderla e la somiglianza con lei, capelli scalati biondi, bocca carnosa, bel seno intuibile sotto la camicetta attillata, supergiù la stessa altezza.

Un saluto formale di buona educazione dell'ultima arrivata mentre si sistema e si libera del soprabito, che raggiunge il trolley nella cappelliera.

Non si siede di fronte a Chiara, vicino al finestrino, ma nel sedile centrale e pone nel posto vuoto accanto a se alla sua sinistra uno smarthphone e un agenda rilegata in cuoio, Chiara accoglie questo fatto con sollievo, non ha tutta questa voglia di fare conversazione ora e sta per rituffare gli occhi nella rivista per cui continua a provare scarso interesse ma che al tempo stesso le permetterà di nascondere i propri pensieri.

In quel momento mentre abbassa lo sguardo sulle ennesime intemperanze di Naomi Campbell e le nuove rivelazioni su Lady D, vede qualcosa che che cattura per un secondo la sua attenzione, qualcosa che merita una seconda occhiata, qualcosa di familiare.

La sua mano corre al collo nascosto dal foulard, a tastare quello che è sotto di esso, quasi a sincerarsi che vi sia ancora.



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