i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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“Ecco la scuola, però che strano effetto che avverto addosso” - esclama lei vivacemente in maniera insolita.

“E’ aperta?” - chiede lui interessato.

“Vediamo, non saprei. Entriamo?” - dice lei incuriosita per l’occasione.

“Sì, dai, siamo qui per questo motivo” - approva lui attratto animosamente allo stesso modo.

Prima d’oltrepassare il cancello entrambi si guardano bene intorno ispezionando che non li noti nessuno, poi furtivamente s’infilano nel giardinetto e in ultimo sono sotto il portico, fanno sosta davanti alla porta, infine provano la maniglia e vedono che incredibilmente s’apre. In un attimo lui spalanca la porta, lei sguscia dentro, lui la richiude alle loro spalle, tirano ambedue un sospiro e si guardano attorno meravigliati. E’ il primo pomeriggio, le grandi vetrate che s’affacciano sul giardino lasciano entrare molta luce e le finestre al piano di sopra fanno passare l’aria. Non fa freddo, all’opposto, c’è un piacevole tepore ventilato, i due si guardano, sorridono complici, innocenti e felici. Ancora una rapida occhiata all’androne, poi su per la scala fino al primo piano, quello delle aule. In cima alla scala, appena entrati nel corridoio c’è una grande finestra, con cautela s’avvicinano, non s’affacciano per non attirare ulteriormente l’attenzione, però adocchiano che la strada è vuota quasi quanto la scuola, in fondo chi penserebbe mai di guardare su. Sul lungo corridoio invaso dal sole s’affacciano le porte delle aule, lei ne cerca una e quando la trova lo chiama, attratta e visibilmente incantata davanti a una delle piastrelle appese alla parete e quando la raggiunge lei in maniera radiosa prontamente gli annuncia:

“Vedi, la mia aula era questa qua” - mentre lo agguanta per mano ed entrano dentro.

Lei ispeziona i banchi, scende tra le file fino quasi a metà dell’aula e si siede, o meglio ci prova, perché adesso è buffa e alquanto palesemente scomoda accomodata su quella seggiola diventata oramai troppo piccola, visto che le sue lunghe gambe sottili entrano a fatica sotto il banco e nel contempo ride divertita:

“Vedi quello là in fondo? Era il mio banco, ma sono passati più di vent’anni, si vede che non ci sto più”.

Lui le riferisce che lungo il corridoio ha ritrovato una delle piastrelle di ceramica, che aveva peraltro dipinto quando più di vent’anni prima pure lui aveva frequentato le aule delle elementari in quella scuola. E’ stato un caso trovare i cancelli e le porte della vecchia scuola aperta, ormai sono diversi anni che il Comune l’ha chiusa, anzi, per fortuna non hanno ancora rimosso né spostato nulla, forse per pigrizia, o forse per semplice disinteresse e loro sono senz’altro molto contenti. Sul giornale locale, qualche giorno prima, avevano letto le notizie dell’imminente demolizione decisa dal Comune ma non ancora deliberata, loro due per l’occorrenza avevano voluto fare un’ispezione per vedere com’era rimasto, perché la curiosità e il desiderio di sapere era tanto se tutto fosse rimasto ancora intatto, come quando si erano conosciuti là dentro tanti anni prima.

Attualmente stanno osservando insieme quegli ambienti, giacché per entrambi è una profonda emozione attraversare ricalcando quei pavimenti e rivedere quei piccoli banchi con quelle piccole seggiole dopo così tanto tempo, lei è in sostanza incastrata tra la sedia e il banco, lui le dice di seguirla aiutandola a liberarsi per sgusciare via dalla situazione. Alla fine arrivano nell’aula dov’era lui, è anche lui si siede in quello che era il suo banco, riesce a malapena a sedersi in una delle ultime sedie e cerca di sistemarsi il banco in pratica sulle ginocchia tanto gli è piccolo. Lei ride e assiste rallegrata alle sue inusuali contorsioni seduta sul bordo della cattedra, poi quando riesce a sistemarsi cerca d’assumere l’aria di diligente e d’ubbidiente bambino e lei quello della maestra. Lei si siede un po’ di traverso, lascia un piede a terra e alza l’altra, mentre la minigonna si ritira un poco:

“Beh, adesso sì che ci siamo. Se quando mi trovavo qui la mia maestra fosse stata così, ne avremmo in ultimo visto delle belle”.

Lei diventa ironica e più mordace, posa una mano sulla gamba e con l’altra abbassa una spallina stuzzicandolo:

“Io non ci avrei fatto caso, all’epoca ero in effetti troppo piccolo”.

Lui si mette a ridere, scoppia a gioire pure lei, salta giù e gira intorno alla cattedra, poggia le mani sulla scrivania impolverata, s’inclina in avanti, in modo che la canottiera mostri la morbida curva tra i seni e con voce bassa lo sollecita punzecchiandolo:

“E adesso? Dimmi, la vorresti una maestra così?”.

Vede che lui la fissa, il banco è arretrato e non la vede bene, così approfitta della sua attenzione particolare e con un movimento veloce si volta, afferra dalla lavagna un cancellino sporgo di gesso e glielo tira però mancandolo. Lui per evitare il tiro fa un movimento troppo brusco e cade con un grande fracasso per terra incastrato tra il banco e la sedia, lei inizia a irriderlo, ma quando lui riesce a divincolarsi pensa sia meglio scappare. Lui corre alla lavagna, fa raccolta dei rimanenti cancellini e s’assicura che siano più polverosi e sporchi possibile, poi si lancia all’inseguimento dove il corridoio è deserto. Lui si muove leggero e silenzioso come un gatto, ma quando spalanca la porta della prima aula la vede balzare fuori da quella successiva e correre. Lui l’insegue, lei s’intrufola nell’ultima aula del corridoio di fronte a lui e prima che riesca a chiudergli la porta in faccia, lui le scaglia addosso i cancellini in rapida e micidiale successione. Il primo colpisce la porta, lei la riapre per arrendersi, ma lui non se lo aspettava, così i successivi due proiettili la colpiscono in pieno, il primo sulla pancia e mentre si gira di spalle, il terzo la colpisce sul sedere:

“Sei scemo per caso?” - sbotta lei.

Lei giustamente lo appella con tutto quello che le viene in mente e anche di più, adesso ha tatuato i cancellini sulla canottiera e sulla minigonna, entrambe scure e come se non bastasse l’inconfondibile colore del gesso. Le impronte sono assolutamente nette e rotonde, grazie alla precisione e l’abilità di lanciatore che lui ha riscoperto integra dopo tanti anni d’inattività, lei in contrasto con il colore dei cancellini è totalmente nera:

“Il gioco è bello quando dura poco” - esclama lei leggermente stizzita dalla circostanza.

Lei lo rimprovera criticandolo con questo e altri luoghi comuni, per altro perfettamente giustificati e piuttosto motivati per tentare di farsi perdonare, infine per zittirla s’avvicina e le dà un lungo bacio. Lei si calma, eppure è ancora molto infastidita e manifestamente irritata poiché ne ha un valido motivo. Il gesso non reagisce ai primi tentativi di lei di levarselo di dosso con moderate sebbene energiche patte, sia sulla pancia appena sotto il seno quanto sopra un gluteo. Quando vede lui che se la guarda darsi degli schiaffi sul sedere sorridendo in modo subdolo, è tentata di dirgli di darle un po’ una mano invece di stare a guardare, però poi pensa che sia meglio di no. Allora rinuncia, perché non c’è modo di pulirli lasciandoseli addosso, così decide di levarsi i vestiti ingessati e di sbatterli per bene. Al momento gli volta le spalle e si sfila la canottiera dalla testa restando in reggiseno, dopo si volta mentre lui si è levato la maglia ed è rimasto in jeans:

“Che cosa vuoi fare?”. Al momento gli è di fronte e le dice:

“Pensavo che ti fosse venuta qualche idea strana” - mettendole le mani sui fianchi, poi l’attira dolcemente a sé e si baciano.

Lei sente che le sue mani dai fianchi digradano con aria innocente fino alla minigonna mentre gliela sta abbassando. Facendo finta di niente allunga la mano sulla cattedra e prende un cancellino, si stacca e per protesta glielo sbatte sul petto, sollevando una piccola nuvola di polvere e lasciandogli addosso un perfetto cerchio bianco sulla pelle:

“Ben ti sta, così impari” - gli dice lei ridendo.

Lui s’avvicina afferrandole la mano, vincendo la resistenza della ragazza, non molta per la verità riesce a portare il cancellino all’altezza del collo, lo poggia sulla sua pelle e glielo strofina addosso, scendendo tra i seni e fino al pancino tracciandole in maniera distinta una striscia chiara sulla pelle:

“Uffa” - rimbrotta lei imbronciata, lui le precisa:

“L’hai voluto tu” - però vuole fare pace, sennonché s’avvicina e garbatamente le annuncia:

“Guarda che ti dona quel gesso addosso, lo sai. Non preoccuparti, nessun dramma, adesso te lo levo io”.

Lui le posa le mani sulle spalle, poi le accarezza il collo e approda sulla gola, sempre accarezzandola con delicatezza e iniziando a spolverarla del gesso che le è rimasto addosso. Le mani scendono, passano oltre le curve dei seni, si fermano sul pancino, adesso è spolverata per bene, resta solamente la poca polvere sul seno. Lui è indeciso, non sa esattamente che cosa pensa, se ancora ce l’abbia con lui, perché lei fa di tutto per non farglielo capire, finché lui sta per posare la mano tra i seni con delicatezza, però lei gli afferra la mano collocandogliela con decisione su d’un seno, con l’altra afferra la vita dei suoi pantaloni, lo attira a sé e lo bacia con ben altra intenzione delle volte precedenti. Mentre si baciano lei gli accarezza il sedere, mentre lui asseconda la mano di lei stringendo con decisione il seno. Con l’altra mano lui le sbottona la minigonna, l’abbassa lasciandola cadere per terra, mentre lei lascia che accada, anzi, gli lascia i pantaloni e guida anche l’altra mano del ragazzo sul seno. Poi si stacca da lui, s’abbassa le spalline senza levarsi il reggiseno, visto che glielo lascerà fare, intanto si siede sul bordo della cattedra e decide di dargli una lezione. Senza spogliarsi oltre inizia a massaggiarsi il seno, a carezzarsi il capezzolo sotto il tessuto del reggiseno finché non lo adocchia e fino al momento che non può stringerlo tra i polpastrelli per pizzicarlo leggermente, laddove lui lì di fronte appoggiato di schiena alla lavagna la osserva eccitato e incuriosito, lei allarga bene le gambe e comincia ad accarezzarsi sopra le mutandine, alternando larghe carezze circolari all’altezza del clitoride con incursioni più profonde premendo sulla fica.

Il ragazzo fa fatica a nascondere le sue reazioni, lei è divertita e piuttosto orgogliosa, giacché lo invita a togliersi i pantaloni. Lui esita un po’, in fondo non è poi così emancipato e spregiudicato come vuole farle credere. Si cala i pantaloni, negli slip la reazione allo spettacolo della sua ragazza è pienamente evidente, lei lo guarda sorridendo e con uno sguardo lo fa persino arrossire. Lei è ancora più allietata e divertita, sennonché per metterlo ancor più in difficoltà scosta lo slip tra le gambe spalancate e accarezzandosi la fica nuda con partecipazione si lascia sfuggire i primi gemiti. S’impietosisce, lui è fermo lì davanti, l’erezione che ha assunto il suo sesso è quasi comica, gli dice di venire più vicino e lo bacia, poi prende la mano che lui le aveva posato su d’un fianco e la guida tra le sue gambe, sul sesso già caldo, mentre lo invita ad accarezzarla insegnandoli i movimenti. Quando le dita del ragazzo iniziano a fare il loro dovere, lei gli accarezza il cazzo eretto dentro gli slip, lo prende in mano e lo masturba per un po’ attraverso il cotone, per poi prendergli gli slip con entrambe le mani e abbassarglieli. Successivamente gli accarezza il sedere, i glutei sodi, poi i fianchi, poi sorprendendolo fa passare le sue mani dietro a quella con cui lui le accarezza la fica e gli prende il cazzo in mano. Prima glielo accarezza, poi lo afferra e inizia ad andare su e giù lenta, poi accelera d’improvviso.

In questo momento si stanno guardando, hanno smesso di baciarsi, perché stanno giocando l’una con il corpo dell’altro e si divertono a leggersi in viso le emozioni e le impressioni che riescono a strapparsi a vicenda. Le mani di lei sul suo cazzo si muovono veloci e le dita di lui cercano di ricambiarla muovendosi veloci anch’esse tra le labbra umide, sfiorando a volte il clitoride, mentre l’altra mano del ragazzo le accarezza un seno e il capezzolo duro che appare appena dall’orlo della coppa del reggiseno. Di colpo lei rallenta, quasi si ferma, resta per qualche attimo carezzando il sesso del ragazzo, poi sempre fissandolo si porta una mano alla bocca e lecca a lungo e con abbondanza le dita e il palmo d’una mano, poi sempre fissandolo la riporta sul suo cazzo per fargli apprezzare meglio la situazione. Sono pochi movimenti lunghi, poi riparte decisa e veloce, dando a quel punto una scossa al ragazzo. La pausa e la ripartenza lo ha eccitato tantissimo, lei sente che le sue dita sono impazienti, perché anche lei lo è. Per farlo decidere lascia con l’altra mano il petto del ragazzo, la porta tra le gambe e preme la sua mano sulla fica spingendola contro il sesso caldo e bagnato, in questo modo finalmente si decide. Questa volta le due dita non si fermano e affondano tra le labbra fino a penetrarla, lei tira un sospiro lungo, ma subito lui insegue il ritmo della ragazza sul suo cazzo e s’adegua muovendole veloce dentro e fuori le dita.

Adesso sono entrambi su di giri, pienamente euforici, giacché è quasi il momento. Lei si gode per un po’ le sue dita che la scopano sentendosi in mano il sesso del ragazzo teso e gonfio, poi sporgendosi verso di lui lo bacia e insieme allontana la sua mano dalla fica per attirarlo a sé per i fianchi. La mano sul cazzo rallenta e lo guida alla meta naturale, con dolcezza lentamente lui la penetra, lei lo stringe a sé, con le mani sulla schiena e anche con le gambe lui s’aggrappa alla cattedra per aiutarsi nei movimenti, si muove lento per adesso ma con gesti lunghi e profondi come piace a lei. La ragazza lo bacia, ma quando ha troppi gemiti da soffocare, appoggia prima le mani e poi i gomiti sul piano della cattedra e quasi si sdraia in giù. Non riesce a resistere, prima con una mano s’accarezza e si stringe un seno, si pizzica un capezzolo, poi decide di provocarlo ancora di più e sfrontatamente dal capezzolo scende tra i seni, poi sul pancino oltre l’ombelico fino a cercare il clitoride. S’eccita e lo eccita, carezzandosi e massaggiandosi il clitoride mentre lui continua a muoversi in lei. Ogni tanto scende con la mano, sfiora e accarezza il cazzo mentre va e viene dentro di lei, poi con le dita di nuovo bagnate del suo stesso piacere riprende a carezzarsi il clitoride.

S’accorge lestamente che la meta è vicina, perché lo è per entrambi. Così si risiede, lo bacia, lo fa fermare, anzi, con la mano gli agguanta il cazzo e lo estrae da dentro la fica, lo sente bagnato del suo liquido, senza mai lasciarlo continua a masturbarlo lentamente, lo sente sempre teso e vicino all’orlo. Scende dalla cattedra e lo spinge fin contro la lavagna, poi senza lasciargli il tempo di parlare volta le spalle, s’inclina davanti puntellandosi con una mano alla cattedra di fronte. Anche se è dispiaciuta di non poter vedere la sua faccia, infila la mano tra le gambe e dopo aver affondato per un momento un dito nella fica, prosegue il suo percorso e s’infila il dito nel buchino. Lo affonda, poi inizia a muoversi lentamente e dopo qualche istante di movimento si ferma e lo leva, poi cerca e afferra di nuovo il cazzo, lo massaggia ancora un attimo, lo sfrega tra le gambe e contro la fica bagnandolo di nuovo, poi allarga le gambe di più e sposta il cazzo un poco più in alto. Appoggia il cazzo del ragazzo al suo buchino, poi spinge contro la cattedra e lo fa entrare.

Lei si fa penetrare lentamente, lui lascia a lei la guida e dopo poco infatti è lei che accelera vistosamente. Lei fa forza, sbatte contro i suoi fianchi, lui appoggiato al muro non ha nient’altro da fare che guardarla muoversi contro di lui e accorgersi e sentire come lei accoglie il suo cazzo ogni volta più a fondo. La corsa diventa più veloce, più profonda, adesso lui decide di collaborare e la brandisce per i fianchi muovendosi contro, accelerando e aumentando la sensazione di possederla fino in fondo. Alla fine un’ultima accelerazione, entrambi gemono forte, si lasciano andare e dopo una breve corsa vengono insieme. Lei si rialza e lo abbraccia, restano appoggiati alla lavagna per riprendere fiato, bagnati, soddisfatti e sudati di piacere, deliziosamente si baciano mentre la ragazza gli domanda:

“Non avevamo fatto anche l’asilo insieme? Ti ricordi, quello là sotto in fondo alla strada con il parco intorno, anche quello è in attesa di ristrutturazione per conto della curia” - lui la stringe a sé e sorridendo controbatte:

“Sì, anche quello laggiù adesso è chiuso, però soltanto da qualche mese. Mi pare che avessero i lettini e le docce anche abbastanza grandi”. Lei festosa e gioiosa rapidamente s’illumina accennandogli infervorata:

“Che cosa ne dici? Andiamo a vederlo domani?”.

{Idraulico anno 1999}