i racconti di Milu
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Indice
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Quello che della sua schiava piaceva di più a Koss era il suo essere sempre in ordine. Saa era sempre fresca e profumata, stupendamente abbronzata e truccata. Saa aveva tre anni meno di Koss, e cioè trentasette anni, ed era con lui da sempre. Era stata la prima schiava di Koss che ne aveva avute tante, ma lei l’aveva sempre tenuta con sé. Saa non era più giovane, ma era davvero bella, una schiava di classe. Era bianca e bionda, portava i capelli corti e laccati, attaccati alla nuca, conservava qualcosa di selvaggio che le schiave più giovani non avevano più e che insieme all’eleganza la rendevano agli occhi di Koss unica. Aveva un corpo aggraziato e felino, era alta, le gambe lunghe, nervose e scattanti, il seno non molto grande, ma sodo e teso, gli occhi azzurri e grandi.

Koss era sdraiato sul lettino della sua palestra e Saa lo stava massaggiando sapientemente.
- Dov’è la padrona? – chiese.
La padrona era Zuna, la giovane compagna di Koss che condivideva con lui potere, piacere e casa, esattamente in quest’ordine, da ormai qualche mese.
Saa non poteva soffrire Zuna che ne ricambiava i sentimenti, ma siccome la padrona era lei, Saa, da quando era arrivata, non se la passava bene. Fosse stato per Zuna Saa sarebbe già finita in qualche bordello di confine per soddisfare le truppe lì residenti. Saa si era salvata da quella triste fine solo grazie a Koss.
Il padrone era appena arrivato da una missione che lo aveva trattenuto per lungo tempo sul confine a nord del Dravor, il grande impero di cui lui era uno dei maggiori esponenti. Era stanco e si stava gustando quel piacevole massaggio, non aveva fretta di sentire la risposta, sapeva che la sua schiava quando doveva parlare della sua padrona aveva la necessità di meditare per scegliere le parole più adatte.
- E’ andata in città a farsi bella in vostro onore padrone. –
- Con te e le altre schiave che ha a disposizione ha bisogno di andare in città per farsi bella? -
Saa assaporò il piacere di aver messo scompiglio tra l’uomo e la donna e rinnovò con maggiore energia il massaggio sulle spalle del padrone.
- Ha anche detto che doveva fare delle compere, ma che sarebbe rientrata prima di cena. -
Koss capì che la sua bella schiava ci stava marciando e cambiò discorso.
– Sono due mesi che manco da casa cos’è successo? -
Questa volta la schiava rispose rapidamente. – Non molto padrone. Il Dravor prospera come quando l’avete lasciato per andare in quei territori selvaggi di confine, in città si preparano le elezioni per eleggere il Grande Drav dei prossimi tre anni. Sembra che questa volta dopo tre neri sarà un bianco, si parla di Host, l’attuale Mirv della giustizia e dopo tre guerrieri penso che sia meglio così, anche se Voi non sarete d’accordo. – Koss l’interruppe.
– Tieni le tue considerazioni per te e dammi i fatti. -
Saa mise il broncio, ma continuò a massaggiare, ora gli stava strizzando con piacere le natiche, si era presa cura di quel corpo mille volte di più di quella smorfiosa di Zuna, riprese anche a parlare. – Dicono che Voi diventerete Mirv per la guerra e per gli interni, l’uomo più potente dopo il Grande Drav. -
Non sarebbe male pensò Koss, poi chiese: - Chi lo dice? -
- Amici di Host. -
La schiava si chinò sull’uomo e iniziò a baciarlo e leccarlo sulle spalle e sulla schiena, Koss non volle sapere altro, chiuse gli occhi e si abbandonò nelle mani di Saa che conosceva il suo corpo meglio di lui stesso.

Koss non aveva alcun rimpianto per il vecchio mondo. Aveva avuto appena il tempo di entrarci che gli era sparito sotto gli occhi in un battibaleno.
Nel 2030, venti anni prima, era appena un ventenne ed era un miserabile impiegato in una ditta di spedizioni a New York. Il giorno che in mezzo mondo scoppiarono le bombe atomiche lui, per sua fortuna, era in ferie, in Africa. Quelle ferie furono la sua salvezza e la sua fortuna, mentre la maggior parte del vecchio mondo civilizzato scompariva, lui si trovava in una delle poche parti del globo che rimase intatta, ma quello che successe subito dopo in quel continente non fu proprio piacevole.
Nel giro di pochi mesi si scatenarono migliaia di feroci guerre per bande, tutti gli equilibri sociali saltarono e le fragili istituzioni africane furono travolte. Solo in questi primi mesi ci furono centinaia di migliaia di morti, ma il peggio doveva ancora arrivare. A quel tempo in Africa erano già presenti milioni di bianchi e di gialli e dopo le bombe ne arrivarono, con ogni mezzo, molti altri da ogni parte del mondo cercando di mettersi in salvo. La stragrande maggioranza era già stata colpita dalle radiazioni in modo irrimediabile ed arrivò in Africa giusto per morirvi. I pochi che sopravvissero furono tra le prime vittime di quella strana guerra, totalmente impreparati a quegli eventi morirono o furono tra i primi a diventare schiavi delle bande che si facevano la guerra.
Saa, che all’epoca aveva diciotto anni, fu una di queste, era arrivata dall’Europa con i suoi genitori, che furono uccisi durante una scorreria e divenne la schiava di Koss, che da due anni comandava una banda di disperati di ogni razza. E’ impossibile trovare una motivazione a quanto successe, anche perché se al nord gli scontri furono essenzialmente religiosi e nel centro del continente tribali, nel sud, dove Koss si trovava, la guerra si scatenò prima per impadronirsi delle ricchezze del paese e poi per dividersi quel poco che un paese devastato poteva fornire per non morire di fame.
Ma non ci fu solo la guerra. Le atomiche produssero disastri inimmaginabili, nei primi mesi che seguirono le esplosioni piovve continuamente e le inondazioni fecero più vittime delle diverse guerre, quando poi smise di piovere ci fu siccità per diversi anni e così perirono diversi altri milioni di uomini. Il risultato fu che dopo cinque anni, tra guerre, carestie, inondazioni e quant’altro il continente regredì rapidamente di secoli.
I morti furono decine di milioni e presto la tecnologia sparì, sparirono l’uso della corrente elettrica e delle macchine. I fucili e le pistole tuonarono fino a che non furono sparati gli ultimi colpi, poi si ritornò all’uso di quelle più primitive, come le spade e le lance o le frecce e le balestre. Koss nell’ambiente che si andava formando si trovò bene. Era giovane e forte, alto e robusto, terribile quando, con i lunghi capelli neri e fini che si agitavano al vento, maneggiando la grande spada, che aveva sottratto ad un nemico, seminava il terrore tra gli avversari. La vita randagia ed all’aperto l’aveva indurito nel volto, le guance si erano scavate e gli occhi si erano leggermente infossati, ma il corpo era un fascio di muscoli e l’uomo appariva terribilmente affascinante.
Ovviamente era abbastanza privo di scrupoli per ottenere il rispetto di quell’ambiente. Quando fu fatto prigioniero, da una delle prime bande, riuscì a liberarsi, ma invece di scappare uccise il capo e ne prese il suo posto. Più di metà di quella banda erano neri, ma c’erano parecchi gialli e molti bianchi, quello che li univa era la brama di ricchezza e la possibilità di difendersi dalle bande avverse, le stesse motivazioni che avevano gli appartenenti alle altre bande.
C’erano molte donne che fin dall’inizio parteciparono ai combattimenti e che per sopravvivere diventarono dure come e più degli uomini. Divennero le compagne dei guerrieri e guerriere loro stesse. La necessità di avere degli schiavi in quelle condizioni fu immediata. Le bande diventavano sempre più grandi ed ormai assomigliavano sempre più ad eserciti di diverse migliaia di persone. In quella situazione ci volevano donne ed uomini che si prendessero cura di chi combatteva e lavorassero per loro. Come sempre, accadde che gli schiavi vennero utilizzati anche sessualmente ed anche in questo caso le donne guerriere non rimasero indietro. Rapidamente caddero le inibizioni e le amazzoni si presero il loro spasso, anche quando avevano dei compagni, che dovettero smettere presto di essere gelosi.
Mentre le città venivano rase al suolo le bande iniziarono ad impadronirsi di un territorio ed in modo primitivo lo difesero e si organizzarono. Chi era fuori da queste bande o morì o fu reso schiavo, ciò capitò spesso anche a cittadini, a quel tempo, ricchi e potenti. La carestia fece una strage epocale, solo i più duri sopravvissero, sia tra gli schiavi che tra i guerrieri. Ci vollero dieci anni per raggiungere un equilibrio ed un nuovo ordine. Quando nel sud dell’Africa, le bande, che all’inizio erano migliaia si ridussero ad un centinaio di eserciti, fu possibile arrivare ad un accordo e fu fondato il Dravor.
Nessuno ci avrebbe scommesso un tozzo di pane che sarebbe durato, ed invece funzionò. I contrari furono sterminati. Koss fu uno dei fautori dell’accordo. Intanto la popolazione si era ridotta da alcune centinaia di milioni a pochi milioni, una stima diceva che gli abitanti del Dravor erano ormai solo poco più di otto milioni, ed ormai due terzi dei sopravvissuti erano schiavi. L’accordo era necessario se non volevano morire tutti e nonostante le devastazioni c’erano grandi ricchezze e tanto potere da dividere su un territorio immenso che era tutta l’Africa australe.

Tutto era distrutto, bisognava inventare tutto di nuovo.
Il modello scelto fu semplice. Prima di tutto c’erano i dravoriani, ovvero i cittadini del Dravor, e poi gli schiavi. Tra i dravoriani c’erano i guerrieri e coloro che a vario titolo avevano fatto parte delle bande che avevano vinto e costituito l’impero. Koss divenne uno dei row (la carica più alta) dell’esercito del Dravor che si andava a costituire e quindi si dovette provvedere ad un minimo di organizzazione imperiale, con cariche di ogni tipo e quindi una conseguente burocrazia che però non divenne mai molto pesante. Tutti i guerrieri che c’erano al momento dell’accordo non erano poi necessari, ma ne servivano sempre tanti per sorvegliare tutti gli schiavi e venne così costituita una polizia, la guardia imperiale, e un esercito per difendere le frontiere, l’esercito imperiale. Altri guerrieri ritornarono ai loro vecchi mestieri, quelli che nelle condizioni attuali erano possibili, lavori artigianali e commerciali. Le terre, ve ne erano in abbondanza per tutti, furono divise tra i guerrieri, naturalmente i capi si presero estensioni enormi, grandi quanto provincie, ma anche i cens, i dravoriani più semplici, ebbero il loro appezzamento, dopo questa divisione il 90% del territorio era ancora libero e tornava a diventare selvaggio e vivo come secoli prima. Anche gli schiavi furono divisi di conseguenza, la grande maggioranza finì nei campi, ma altri furono mandati a servire la borghesia commerciale ed artigianale che si raccolse nei villaggi e nelle poche città che sorsero, altri ancora furono mandati a svolgere i lavori più umili, ma qualcuno tra i più capaci ebbe importanti incarichi nell’amministrazione anche se mai decisionali. Koss prese per sé oltre al ruolo di row nell’esercito del Dravor che condivideva con altri nove, di cui tre erano donne, un feudo grande quanto una provincia, la zona che durante la guerra aveva controllato, che per attraversarlo a cavallo ci volevano due giorni, e una grande tenuta, dove costruì la sua casa, vicino a Kuanta, la capitale del Dravor.

Saa quando fu presa prigioniera rischiò di essere violentata da tutta la banda, era la prima cosa che succedeva ad una schiava, fu Koss a salvarla mettendola sotto la sua protezione, come sua schiava personale e Saa gliene fu riconoscente. Il giovane si mosse a compassione per la sorte della schiava, la sua non era pietà, lui e la sua giovane compagna, Kira, avevano bisogno di una schiava personale, entrambi avevano troppe responsabilità nella banda per poter dedicare tempo alle beghe domestiche. Avevano già degli schiavi per le loro necessità personali, ma c’era bisogno di una che sapesse organizzarli e avesse un po’ di stile ed educazione. Saa era adatta allo scopo, era terrorizzata, ma gli altri schiavi erano ancora più impauriti di lei e quando Koss disse loro che dovevano obbedirle lo fecero. Dopo qualche giorno la grande tenda di Koss divenne la più accogliente del campo e Saa iniziò ad essere rispettata come una buona schiava.
Aveva ancora molto da imparare, ma Koss piano piano l’addestrò a quelli che erano i suoi doveri ed iniziò anche ad affezionarsi a lei. Anche a quell’epoca Saa dovette condividere il suo padrone con un’altra donna, l’amante di Koss del tempo, una sua coetanea di nome Kira che più di Koss si prese la briga di insegnare alla schiava quali erano i suoi compiti. Kira era tuttora una donna potente, era la Dravna dello Stravor dei Grandi Laghi, una bella regione situata al nordest del Dravor, in cui si trovavano le terre di Koss e dove anche lei possedeva grandi estensioni di terreni. Nel territorio amministrato da Kira c’erano una ventina di feudi, quello più grande era di Koss, poi c’erano i feudi di altre importanti personalità ed alcune migliaia di appezzamenti di pochi ettari. Il Dravor era diviso in venti Stravor, quindi dopo le cariche più importanti di Grande Drav e Mirv venivano quelle di Drav o Dravna per le donne. Kira come redditizio hobby possedeva e dirigeva la scuola di kalsna (schiave da letto) più importante del Dravor, la prima schiava su cui aveva esercitato la sua passione era stata Saa.

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