i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Io t’ho lasciato da solo nel corridoio al buio, t’ho chiesto d’aspettare un attimo infilandomi dentro velocemente e richiudendomi la porta alle spalle. Ti sembra effettivamente d’aspettare da un’eternità, perché ogni secondo che passa appare che duri secoli, tenuto conto che lestamente nella tua mente s’inserisce il dubbio se non sia meglio andare via oppure no. La porta in conclusione s’apre, accompagnata da un cigolio che sembra voler svegliare tutto il palazzo, tu riesci a intravedere soltanto il mio volto velatamente rischiarato dalla luce di alcune candele.

Ti faccio placidamente segno d’entrare, tu oltrepassi la porta in modo diffidente, incerto e a tratti timoroso, per il fatto che lasci vagare intorno lo sguardo cercando di capire dove ti ho effettivamente condotto: la stanza è stretta e lunga, è ingombra d’ogni tipo d’oggetti, da sagome indistinguibili nella luce tenue. A lato della porta c’è un vecchio tavolino dove sono appoggiate diverse candele d’ogni dimensione e d’ogni forma, unica fonte di luce d’altra parte riscontrabile in quell’ambiente, oltre a un tenue raggio di luna che filtra dalla finestra collocata in fondo. A fianco si trova una sedia dove faccio cenno di sederti, la stessa è però intenzionalmente rivolta in modo da porgere le spalle alla porta dalla quale sei entrato. Il pavimento di fronte a te è coperto da qualcosa, forse da una coperta o dai cuscini e sembra soffice. Lentamente ti siedi nel posto che t’ho indicato, tu in modo accorto m’osservi durante il tempo in cui accendo altre candele e le appoggio su degli scaffali vicino a me, in modo che illuminino meglio la zona in cui mi trovo.

Non ci vuole molto tempo per rendersi conto che la gonna e il maglioncino che avevo prima, hanno rapidamente lasciato il posto a un lungo vestito nero, che al presente hai modo d’ammirarlo correttamente, perché fascia il mio seno annodandosi dietro al collo per lasciare la schiena interamente nuda, giacché s’allarga discendendo morbido sui fianchi e sulle gambe completamente avvolte da quel fruscio nero. Tu tendi una mano verso di me come per volermi accarezzare, io l’agguanto tra le mie impedendoti dolcemente ogni altra mossa, in seguito bacio le tue dita a una a una, v’indugio sopra con la lingua facendola scorrere su ogni dito assaporandolo come se fosse un cibo divino.

Questo qui è il mio gioco privato con la tua mano, perché accarezzo il palmo con il mio volto, così come un amabile e garbato cucciolo che reclama le carezze, così come una mansueta gatta calcolatrice e forse opportunista che sa come accaparrarsi attenzione e ottenere premura. Tu mi guardi in modo pressoché ammaliato, mentre intanto mi scompigli i capelli sfiorando le spalle nude e scendendo sui fianchi, seguendo adorabilmente il profilo delle mie rotondità. Ti lascio percorrere il mio corpo mentre t’accarezzo la fronte, gioco con le mani nei tuoi capelli, prendo un fazzoletto nero e te lo lego intorno alla testa e infine sugli occhi. Un breve sussulto rivela smascherando la tua sorpresa, in quanto la mia mossa è stata decisa, ma ti lascio adeguatamente il tempo di reagire, di decidere se stare al gioco. Trascorre un lungo attimo in cui tratteniamo il respiro, poi di nuovo le tue mani si muovono su di me, adesso più attentamente di prima per vedere attraverso le dita quello che ho negato agli occhi.

Io m’avvicino maggiormente verso di te, voglio farti sentire il mio corpo, il mio profumo, voglio assaporarti appieno, cosicché ti bacio delicatamente sulle labbra, nel tempo in cui inizio a toglierti i vestiti lentamente, un bottone alla volta. Con arrendevolezza ti muovi per facilitarmi il compito, benevolmente lasci che io ti sfili la camicia e i pantaloni, mentre ti strusci contro di me accompagnando i miei movimenti, in tal modo resti completamente nudo di fronte a me, indifeso e ingenuo, ma efficace e potente al tempo stesso. Io m’allontano un poco e lascio che il mio sguardo scorra sulla tua pelle, su ogni tuo muscolo, mentre il senso che ti è negato affina acutamente e intensamente gli altri per farti percepire a fondo ogni mio intimo movimento.

Tu sembri confuso, manifestamente sconcertato e sconnesso, giacché vorresti ritornare lestamente a essere padrone d’una situazione che t’appare sempre più sfuggente, eppure esiti, rimani là in attesa della mia prossima e sorprendente mossa, perché t’afferro per mano e ti guido verso le coperte che sono distese di fronte a noi. Riprendo ad accarezzarti, il petto, le cosce, il tuo cazzo che si sta palesemente eccitando, tutto il tuo corpo è racchiuso in un unico mutevole abbraccio. Disteso su quel giaciglio improvvisato, con i sensi tesi alla ricerca del mio corpo che percepisci accanto al tuo io ti guardo, in quel preciso istante m’appari più bello di quanto t’abbia mai visto, uomo eppure bambino, fragile e forte insieme.

Accoccolata al tuo fianco faccio scorrere le mie labbra sul tuo petto ricoprendolo in ultimo di baci e approdando verso il basso. Le tue mani hanno trovato spazio sui miei fianchi, mi piace parecchio la sensazione di calore che passa attraverso la stoffa, seguo con il corpo le tue carezze, raggiungo il tuo cazzo e v’appoggio sopra le labbra accarezzandolo con cura e con studiata lentezza, mentre avverto che sospiri più forte, perché è ormai pienamente eretto, caldo e vivo.

Prendo le tue mani e guido le loro carezze, bonariamente insegno loro il percorso attraverso la stoffa per arrivare alla mia pelle, per il fatto che decido io dove devono muoversi, stabilisco io fin dove lasciarle arrivare, perché in maniera docile seguono il gioco e cercano d’interpretare al meglio i miei desideri espressi senz’emettere una parola. Mi piace guardare i tuoi movimenti, le sensazioni, il modo in cui cerchi di superare l’inquietudine che questa strana situazione ti crea. Voglio aiutarti a mettere agevolmente da parte tutto e ad ascoltare unicamente i tuoi sensi. In tal modo mi chino su di te, ti sfioro le labbra con le mie, con un bacio lungo e dolcissimo assaporo la tua lingua sulla mia e insieme la mia mano si prende cura del tuo cazzo, giacché voglio che la tua eccitazione ti faccia speditamente dimenticare tutto il resto. Mi siedo sopra di te, le mie gambe strette ai tuoi fianchi, adesso quell’abito così largo in fondo ti copre quasi completamente. Successivamente mi chino in avanti, il mio petto sfiora il tuo viso, tu cogli appieno il mio odore, il mio sapore sulle labbra dove indugiano i capezzoli.

Il mio seno preme sulla tua bocca, sta quasi per soffocarti, tu capisci che cosa voglio, la tua lingua gioca con i miei capezzoli, la tua bocca li succhia e percepisco brividi di piacere scorrermi sulla schiena. Senz’allontanarmi dalla tua bocca e senza permetterti di smettere di leccarmi scivolo sopra di te, muovo il bacino ondeggiando in modo da rubarti tutto il piacere che sei in grado di darmi. Sento il tuo corpo che cerca il mio, che lo asseconda, intanto che ti sento vibrare sotto di me. La schiena che s’inarca, il corpo teso, ogni mio istinto rivolto verso un punto, un unico punto che capto sempre più vicino. Come onde che si frantumano contro gli scogli, sempre più alte e impetuose, finché non mi travolgono, finché non abbraccio quel punto, quello scoglio dolce e pieno, perché il mare si richiude sopra di me. Allontano da te il mio seno, copro di baci il tuo volto, i tuoi occhi ancora coperti dalla stoffa nera, unisco la tua bocca alla mia in un bacio lungo e profondo. Continuo a muovermi sopra di te ascoltando i tuoi sospiri, i tuoi movimenti, sento il desiderio che cresce in te, il tuo respiro affannoso, la ricerca del piacere.

Sono io però che decido e risolvo, non certo tu per questa notte: con movimenti lenti ma decisi m’abbasso un’ultima volta sul tuo corpo, poi scivolo via alzandomi, mentre con la mano lascio un’ultima carezza al tuo cazzo non enorme, ma vivo e pulsante. Leggo manifestamente il dispiacere sul tuo viso, respingo le tue mani che vorrebbero trattenermi, io sono in piedi accanto a te, ricompongo il vestito mentre ti guardo, perché al momento ti sei messo a sedere cercando di toglierti la benda dagli occhi.

La luce delle candele stavolta ti ferisce, ti sfigura stranamente lo sguardo, per il fatto che rimani insolitamente come abbagliato. In quel frangente non reagisci abbastanza in fretta, quando con un soffio io le spengo, perché uscendo da là dentro mi chiudo la porta della cantina alle spalle e t’annuncio:

“Buonanotte mio cucciolo” - ti sussurro, nel momento in cui la chiave gira nella serratura.

{Idraulico anno 1999}