i racconti di Milu
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Ero un porcellino che si faceva inchiappettare dai suoi amichetti.
Carino, glabro, assolutamente non grasso ma dal fisico rotondetto nei punti giusti, femminile.
Il martedì pomeriggio la madre di Carletto, mio vicino di casa, mi passava a prendere a casa, lui faceva parte di una squadra di pallanuoto, io assistevo agli allenamenti mentre lei andava a fare shopping.
C’era un motivo ben preciso del perché io cercassi di non perdere questi appuntamenti, infatti, anche quel giorno, al termine della seduta io mi ero infilato negli spogliatoi, dove erano rimasti solamente Carletto ed Ahmed, il suo compagno di squadra marocchino.
Mi prendevo i loro cazzi in bocca ed in culo da parecchio tempo. Quel giorno in piscina era previsto un rapido pompino ma io insistetti perché me lo mettessero nel buchino tutti e due, avevo particolarmente voglia ed a loro piaceva quando li imploravo: “Inculatemi, dai, per favore”. Era facile farlo lì, con loro già praticamente nudi, spostavano il costume e via, subito pronti.
Ci spostammo nel magazzino del cloro dove entrambi mi avrebbero scopato, però mentre uno lo faceva, l’altro doveva stare di guardia, davanti alla porta. C’era, in effetti, il rischio concreto di essere scoperti ma questo rendeva la cosa parecchio più eccitante.
E loro non si tiravano indietro, ormai sapevano bene quanto mi piacesse prenderlo.
Lo succhiai un po’ ad entrambi, per farglielo venire duro, poi mi piegai a novanta gradi, appoggiato ad una sedia, dopo essermi sfilato le mutande.
Lanciai un gridolino quando Carletto me lo buttò dentro senza troppi complimenti, non c’era tempo da perdere e cominciò subito a stantuffare.
Iniziava sempre lui, perché Ahmed ce l’aveva grosso il doppio, un vero palo e l’altro si lamentava che, quando arrivava per secondo, trovava il buco troppo aperto.
Con questi due godevo sempre, fremente come una cagnetta in calore, proprio per questa gradualità, prima quello più piccolo che apriva la strada, poi il cazzone scuro che completava l’opera e mi riempiva completamente.
Non era raro che io raggiungessi l’orgasmo senza neppure sfiorarmi il pistolino.
Andava tutto secondo i programmi fino a quando Ahmed entrò nello nel magazzino come un missile: “Tirati via che…” non fece in tempo a finire la frase che ci ritrovammo circondati da almeno sette o otto degli altri giovani pallanuotisti, tutti ancora in costume.
“Ma guarda ‘sti froci!” esclamò uno di questi.
“Ve l’avevo detto! Avevo visto giusto, non me l’ero immaginato che il loro amichetto era un checchina e che glielo aveva preso in bocca, a quanto pare lo prende anche nel culo!” sentenziò Alfio, il capitano della squadra.
Probabilmente aveva notato qualcosa una delle volte precedenti, forse quando avevo spompinato i miei amici dietro lo spogliatoio.
“Perché non chiamiamo il mister e magari la mamma di Carletto e glieli facciamo vedere” disse uno.
“Io avrei un’idea migliore, potremmo farcelo anche noi questo qua” propose Alfio mentre osservava le mie chiappe, lisce e rotonde, appetitose.
“Siiiiii! Diamogli una bella ripassata” approvarono in coro tutti gli altri.
I costumini colorati sparirono in un battibaleno ed io mi ritrovai davanti tutti quei cazzi, di tutte le misure. Penzolanti, eretti o semi eretti. Mai visti così tanti tutti assieme.
Fra le cianfrusaglie ammucchiate in quel posto c’erano alcuni lettini da mare accatastati vicino alla parete, ne presero uno e lo posizionarono in mezzo alla stanza.
Ero frastornato: “Ma… non vorrete mica farlo tutti… tutti nel mio culo…”.
“Dai fighetta, se ti fai sempre inculare da Ahmed i nostri non li senti nemmeno” mi rispose un biondino, carino e dallo sguardo malizioso, mentre si masturbava lentamente, effettivamente ce l’aveva piuttosto piccolo.
Contemporaneamente mi ritrovai sdraiato sulla brandina, con le gambe tirate su ed il buco del culo a disposizione di tutti, lo stesso biondino fu il primo a schiaffarmelo dentro, mentre qualcun altro me lo metteva in bocca.
Ci fu chi cercò di mettermelo pure lui in bocca nonostante questa fosse già occupata.
“Gasp… gurgl… uno alla volta… non riesco a… gulp… giggle…!” mi uscivano dei versi strani cercando di spiegare che con due o tre cazzi in bocca facevo fatica a respirare, mentre, peraltro, mi spaccavano il culo.
“Non ti stanno in bocca? Vediamo se ti entrano di dietro, l’ho visto fare nei film porno” ribatte Alfio.
Mi fece sollevare, si piazzò in moda da farmi sedere sul suo cazzo, che scivolò dentro senza difficoltà.
Chi fu mettere il secondo cazzo? Ma Ahmed, quello che l’aveva decisamente più grosso di tutti e che stava partecipando alla festa assieme a Carletto, non si erano certo tirati indietro e dopo lo spavento iniziale avevano deciso di finire quello che avevano iniziato.
“Accidenti, Ahmed, già faccio fatica a farlo entrare da solo, il tuo…”.
Non feci in tempo a finire la frase che lui fece scorrere la sua proboscide sul pisello di Alfio e poi spinse, colpo di reni.
Oplà! Era entrato. Cazzo, facevano male. Mi lamentavo, ma che sensazione, così largo, due cazzi nel culo, esaltante.
Si muovevano alternativamente, gli altri si erano fermati a guardare.
Poi ci fu uno: “Merda, ce lo metto anch’io!”. Si posizionò di fianco, in modo che il suo cazzo si trovasse fra gli altri due, a triangolo, spinse con decisione e fu dentro anche lui.
Ora erano in tre dentro al culo.
Ero veramente al limite, temevo di strapparmi, dolore assoluto ma anche goduria assoluta e non potevo dire nulla perché gli altri erano tornati ad occuparsi della mia bocca. Di nuovo piena di cazzi.
Un tripudio di membri durissimi.
Poi i tre, del resto piuttosto scomodi, si mossero, rimase dentro Alfio che finalmente venne.
Di seguito cominciarono tutti a sborrare, alternandosi nel mio orifizio, adesso spanatissimo.
Mi riempirono l’intestino, uno dopo l’altro.
Qualcuno mi prese il cazzo in mano, mi masturbò un attimo, giusto per farmi venire assieme all’ultimo di loro che si stava scaricando dentro di me. Urlai, un orgasmo pazzesco.
Quando ebbero finito sentivo la pancia gorgogliare, piena come era del loro liquido seminale.
Mi rialzai, adesso c’era un po’ di imbarazzo, magari pensavano di aver esagerato, di essersi lasciati andare, di aver approfittato un po’ troppo, allora io: “Vi è piaciuto ragazzi? Allora ci vediamo qui la settimana prossima! Verrò sicuro”.
Capirete, chi avrebbe rinunciato a così tanti bei cazzi?