i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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La semioscurità ingoia irrimediabilmente ogni cosa sommergendola, così come gli artigli affamati che sono pronti per graffiare rigando e scorticando di scuro le tele, depredandole in definitiva del giorno che muore sulle pareti spoglie di questa camera. Io sono appoggiato al davanzale della finestra socchiusa che fumo pigramente, con lentezza osservo i capelli davanti a me, nascondendo in parte la figura di te placidamente distesa seminuda sul divano ansimante, laddove i muscoli dell’intero corpo continuano a sussultare lievemente come per voler liberare l’energia rimasta, precisamente come le correnti di ritorno d’una monumentale tempesta sensoriale appena passata.

Lo sguardo al presente è fisso verso il soffitto, per il semplice fatto che non riesci a guardarmi, sei sopraffatta e sorpresa, vinta da un evento nuovo, così come inedito è il verde d’una gemma che in primavera spunta dalla corteccia del ramo. Forse sei assai sbalordita, resti sorpresa dal risveglio del tuo corpo come da un sonno ancestrale, fatto d’abitudini e di sensazioni fotostatiche, in ultimo sempre affezionate, amorevoli e fedeli alla propria immagine, l’una all’altra.

Io ti sento ancora gradevolmente posseduta dal lento, lungo e spossante orgasmo che t’ha colto all’improvviso scompigliandoti, scuotendoti il corpo e bruciandoti come un sole equatoriale allo zenit. In verità è sempre stato un gioco al massacro il nostro, fatto di baci appena accennati, di labbra che si sfiorano e d’un tratto si fronteggiano retrocedendo, si sfidano danzando in baci improvvisamente più profondi e totali, dato che sono sensazioni come l’impeto d’un mare che s’infrange rabbioso sugli scogli. Abbiamo nutrito noi stessi d’emozioni e di suggestioni centellinate come granelli di sabbia all’interno d’una clessidra, assaporando ogni istante con la sfiancante lentezza dei giorni per scoprire in conclusione piccole e lievi porzioni dei nostri sensi, senza mai correre, privandoci d’avanzare il passo, sempre in un lento tango di scoperta, costante sì, ma quasi inalterato e statico.

Nei sogni delle nostre fantasie sentivamo un’affinità che avrebbe acceso fuochi in modo imbarazzante, incendi che abbiamo sempre evitato, affascinati e impauriti dall’impeto che eravamo certi avere. Inevitabile in conclusione però come la pioggia, perché quell’immensa attrazione tra di noi è esplosa insieme agli ormoni, quando l’estro della tua femminilità ha preso il sopravvento facendomi diventare artista in grado di far vibrare adeguatamente le corde del tuo intimo strumento. E’ stato immediatamente un palcoscenico appassionato di brividi e di sospiri, mentre dapprima le mie labbra cercavano il collo, dopo baciavo golosamente i tuoi seni abbondanti, durante il tempo in cui il tuo sapore riempiva l’universo tutt’intorno. E’ stato immediatamente una sinfonia di battiti in crescendo, con le tue mani sulla testa e tra i capelli, giacché stringendomi e spingendomi alla fine verso il basso ti divincolavi in maniera frenetica per le scosse che t’attraversavano la schiena.

Lontano, in quella circostanza, compii il viaggio più esaltante e inebriante della mia vita, assaporandoti nell’intima delizia del tuo sapore. Lontano, tantissimi chilometri, saremmo mai potuti essere più vicini? Io ero in te, incollato con le labbra al tuo piacere, aggrappandomi a te durante gli spasmi dei tuoi nervi incontrollati nell’uragano radicale dei sensi. Tantissimi chilometri, è vero, perché il tuo brivido finale ha investito pure me regalandomi il nettare dolciastro dell’amore, facendosi fonte chiara alla quale ho dissetato immancabilmente le mie emozioni.

Alla fine palesemente rossa in viso tu chini la testa all’indietro, giacché i tuoi grandi occhi mi fissano in un istante, regalandomi uno sguardo sconfinato che comunica esprimendo radicale desiderio. Di me.

{Idraulico anno 1999}