i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Lo scomparto del treno è opprimente dal caldo, tale da far quasi bruciare la pelle vestita di quei jeans e quel maglione con il collo ad anello, che l'aveva circondata di tepore sulla banchina gelida mentre aspettava il treno e che ora pareva scottare.
La mano meccanicamente era salita leggera a toccare i seni ancora indolenziti, solo una maglietta di cotone sotto, niente reggiseno, a indugiare con le dita sui capezzoli come a verificare che fosse davvero successo.
Guardare allontanarsi nella campagna notturna, fatta di figure indistinte, sfrecciando verso una casa familiare, mura domestiche sicure, rifugio che ora sente quasi come una prigione.
Scuoti la testa scacciando questo pensiero irrazionale, ti sistemi meglio sulla poltrona, un piccolo indolenzimento sul fianco e sul sedere.
Il dolore, qualcosa da cui la gente normale, fugge scappa via, tu lo hai accettato, lo hai cercato, ed è qualcosa che il tuo pensiero razionale fatica ancora ad accettare.
Eppure sorridi in quella solitudine dello scomparto, sorridi della tua vergogna nello spogliarti dinanzi a lui, non era la prima volta che ti denudavi difronte ad un uomo, non era la prima volta che ti mostravi per finirci a letto, per dare te stessa in uno scambio di corpi dove ognuno si prendeva qualcosa dall'altro.
Eppure...si ancora eppure, eppure questa volta era stato diverso, nuovo; lui ti aveva guardato spogliarti, denudarti senza fare nulla, come se non ci fosse traccia di eccitazione per quello che gli stavi offrendo.
Ti sei vergognata, sentita esposta come mai in vita tua prima, i suoi occhi ti frugavano dentro, dietro quello sguardo compassato apparentemente indifferente, dentro di te avresti voluto infuriarti, ma non osavi.
Per la prima volta nella tua età di donna adulta e avvezza all'intimità, ti sei sentita in bisogno di coprirti, quel gesto meccanico di schermarti seno e sesso con il braccio e la mano, con una noncuranza non provata, il lieve tremore, la pelle d'oca causati dal nervosismo.
Ed ancora quegli occhi che accarezzavano ogni centimetro della tua nudità sino a spingersi sottopelle.
Il momento in cui si è alzato per venire verso te, il momento in cui ha alzato una mano per toccarti e hai usato tutto il tuo coraggio per non ritrarti, non perché non ti piacesse, non perché ne avessi paura... come se sapessi che una parte di te ti avrebbe lasciato per sempre a quel tocco.
Eppure se ti guardassi ora riflessa in quel finestrino, con dietro la notte, vedresti il tuo mezzo sorriso negli occhi semichiusi mentre appoggi la guancia sulla spalla del caldo maglione.
La lana è diversa da quel tocco fermo e gentile, quella mano che aveva toccato con le dita il tuo collo con la curiosità di un bambino, stretta e colpita con la forza di un carceriere, carezzata con la tenerezza di un refolo estivo.
Le tue mani si accarezzano i polsi ancora arrossati, un lieve fastidio, per un tangibile segno delle corde, le braccia protese in alto lontane dal corpo, impossibilitate a difendere o proteggere il busto, i seni o qualsiasi altra parte dalle sue attenzioni così diverse per intensità e modo.
Il tuo stesso stupore quando, hai sentito le gambe bagnarsi di te stessa, di un eccitazione che ti era stata annunciata e sperata, ma che al contempo non credevi possibile.
Le lacrime, non per il dolore, non per quello fisico almeno, dal mento calde stille sul tuo seno, sino a raffreddarsi li, ed il suo gesto di chinarsi a baciarle, a leccarle via, una gratitudine in quel gesto che tu stessa non sei in grado di spiegare.
Ed allora mentre guardi fuori da quel finestrino, nella notte, senza realmente vedere nulla, mentre torni alla tua casa, perché ti chiedi se ti stai allontanando da tè stessa?
Forse non è così...forse... forse semplicemente nello specchio nero di quel finestrino, gli occhi che fissano i tuoi non ti chiedono di fuggire, ma di accogliere quella donna con te, di accettare che lei non è giunta oggi, ma che soltanto oggi hai avuto il coraggio di tenderle una mano.
Una gemella ritrovata... ora puoi ritornare a casa, non per rinserrarti nella tua vita, ma per aprirti ad essa.