i racconti di Milu
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Da una settimana è arrivata una nuova collega in ufficio, è adorabile, graziosa e piuttosto giovane. Ha scambiato solamente poche parole da stamattina, poiché dev’essere discreta, riservata e perfino timida. La sua postazione non è lontana dalla mia, eppure non abbiamo avuto ancora modo di presentarci, per il fatto che la giornata lavorativa finora è stata frenetica e il tempo per le cortesie e le premure è stato davvero poco. In verità ci siamo convenientemente scambiate giustappunto un sorriso poco fa, quando per caso i nostri sguardi si sono incrociati. Attualmente l’impianto dell’aria condizionata è fuori uso, siamo in attesa dell’arrivo dei tecnici, si patisce assai il caldo, abbiamo ovviato al tormentoso momento aggirando il problema, consolandoci temporaneamente con un piccolo ventilatore da tavolo, io ho legato i capelli per cercare un po’ di sollievo, tuttavia non c’è molto da fare perché i vestiti s’incollano addosso. Io m’alzo per raggiungere il bagno delle donne, con l’intenzione di bagnarmi un po’ i polsi e il viso, mentre sto per chiudere la porta la vedo repentinamente arrivare:

“Ti dispiace? Devo solamente lavarmi le mani” - domanda lei educatamente in maniera lineare.

Io non sono una persona che manifesta né che ha deformi, falsi e ingannevoli pudori soprattutto con le donne, così la lascio entrare senza problemi e mi dirigo verso il lavandino, lascio scorrere l’acqua e mi bagno i polsi cercando di trovare sollievo per quel caldo opprimente. M’aspetto che lei mi raggiunga per lavarsi le mani come ha detto, però nel frattempo sento scattare la chiave nella serratura, sollevo lestamente gli occhi e la vedo riflessa nello specchio del lavandino, dal momento che è in piedi alle mie spalle appoggiata vicino alla parete. Lei mi fissa, giacché ha un’espressione indecifrabile e oscura, io credendola in imbarazzo le sorrido. Per tutta risposta lei solleva la maglietta sfilandosela dalla testa, ha i seni rotondi e i capezzoli induriti e nonostante il caldo le fuoriescono dal reggipetto a balconcino. Lascia cadere la maglietta e comincia ad accarezzarsi i seni con ambedue le mani pizzicando i capezzoli tra le dita, io in quel frangente non riesco a distogliere lo sguardo, per il fatto che mentre solleva i seni nei palmi liberandoli dalla loro prigione di cotone, china il capo e tira fuori la lingua iniziando a leccarsi la pelle candida.

In quella circostanza lei mi squadra valutandomi, io capisco alla svelta che è alla mia lingua che pensa, poiché capto un grande e insolito calore tra le gambe e continuo a fissarla. M’accorgo in aggiunta a ciò d’avere la bocca aperta e addirittura rinsecchita, il mio respiro è diventato più rapido, inumidisco le labbra e la vedo fare altrettanto. Lei porta la mano destra alla bocca, si succhia un dito e poi scende con la mano tra i seni, sulla pancia, dentro i jeans, io seguo la sua mano con lo sguardo, intanto che il mio ventre vibra con urgenza, assestandosi fremente d’eccitazione. Senza nemmeno sbottonarsi i jeans raggiunge la sua pelosissima fica e inizia ad accarezzarsi. Io so d’avere gli slip inzuppati e mi gira la testa, mi tengo salda al bordo del lavandino per paura di cadere, eppure non riesco a distogliere lo sguardo da lei, che riflessa nello specchio fa l’amore con se stessa fissandomi e pensandomi. Passano i minuti, durante il tempo in cui io continuo a guardarla, dato che non mi stancherei mai del dissoluto, lussurioso e sensuale spettacolo che mi sta offrendo la sento tangibilmente mugolare piano, perché nella mente fugacemente mi passa il pensiero dei colleghi: che cosa possono sentire di quello che avviene nel bagno?

E’ un attimo però, talmente rapido, perché io l’osservo venire beatamente ammirandone l’espressione affascinata e rapita, estasiata e stravolta dall’orgasmo, in quanto in quell’istante mi sento in fiamme perché pure io non resisto più. Porto sennonché la mia mano bagnata sotto la gonna, sollevo l’orlo dello slip e comincio ad accarezzarmi con un dito immergendolo nella mia fica alquanto umida e arroventata, muovendolo lentamente come piace a me. In un attimo lei è giunta alle mie spalle, quasi non me ne accorgo conquistata come sono dal mio piacere, fino a quando non sento i suoi seni sulla schiena e le sue mani sul sedere. Avverto che s’insinua sotto la gonna con le dita bagnate dei suoi stessi fluidi intrufolandosi appassionatamente nella mia fica aperta. Al momento sono due le dita che si muovono dentro la mia fica che insieme mi donano piacere, poiché lei s’adegua al mio movimento, dal momento che tutte e due muoviamo le nostre dita all’unisono ritmicamente. Mi sembra di volare, quasi di perdere il lume della ragione, perché non ho mai provato niente del genere, mi mordo in quell’occasione le labbra per paura di tradirmi con i colleghi.

Lei comprende tutto e cambia sollecitamente ritmo visto che diventa incalzante, giacché i suoi movimenti sono al presente più secchi e profondi. Tolgo la mia mano perché voglio lasciarla liberamente fare, dato che voglio che mi faccia godere senz’impedimenti. La vedo sorridere nello specchio mentre inserisce un secondo dito nella mia fica ormai completamente aperta, poi un secondo. Si muove con tutto il corpo mentre affonda le dita dentro di me, i suoi seni premono ritmicamente sulla mia schiena, la sua lingua mi lecca il collo facendomi affiorare i brividi. Io mi lascio andare al piacere sempre crescente, finché esplodo in un lungo, convincente e trasportante orgasmo. Lei allontana la mano da me e dolcemente m’induce di voltarmi, mi solleva la maglietta e s’adagia contro, avverto il mio sudore e il suo mischiarsi, sfiora le mie labbra con le dita lucide che hanno il mio odore, io le accarezzo con la lingua e inizio a succhiarle.

Lei sussulta, dopo un attimo le sue dita hanno lasciato la mia bocca, mentre sento le sue labbra sulle mie, intanto che le sue mani s’adoperano per slacciarsi i jeans, le mie quasi rabbiose e smaniose si serrano sui suoi seni. Le nostre lingue s’intrecciano, ci baciamo a lungo in modo ingordo, però ancora non del tutto soddisfatte. Io mordo le sue labbra e succhio la sua lingua agile, nel tempo in cui le mie mani esplorano ispezionando ogni parte del suo corpo. Finalmente i suoi jeans raggiungono le caviglie, lei mi tira dolcemente verso il basso: io so quello che vuole. Cado in ginocchio, lei spinge il bacino in avanti offrendomi la bella e odorosa pelosissima fica aperta, rossa e gocciolante. Io comincio a leccarla smaniosamente con movimenti ritmici e circolari sul clitoride, lei ha il sapore dell’acqua salata e del sapone, la sento tremare d’eccitazione e afferro i suoi glutei tra le mani serrandoli.

Lei emette un gemito soffocato, non è difficile darle piacere, perché mi basta fare quello che più piace a me, in quanto glielo sussurro tra un colpo di lingua e l’altro, dato che la mia voce sembra insolitamente roca e per tutta risposta lei ride divincolandosi. Sorridendomi mi spinge dolcemente fino a farmi stendere sul pavimento, mi solleva la gonna e mi sfila gli slip, poi si mette cavalcioni su di me rivolgendomi le spalle, apre le mie gambe e si stende fino a quando la sua bocca è sulla mia fica. Io riprendo a leccarla, mentre lei fa lo stesso con me, ripete i miei movimenti, fa a me quello che faccio a lei, in un folle e invasato gioco di specchi, che mi fa impazzire tramortendomi di piacere.

La posizione è scomoda e per raggiungerla devo sforzarmi, però non importa, in quanto l’eccitazione è troppo forte. Mordo delicatamente le sue grandi labbra e sento la pressione dei suoi denti sulle mie, poi succhio insaziabilmente il suo clitoride, lei fa lo stesso con il mio, infine m’introduco lì dove è più caldo, aprendo quel sesso libidinoso con movimenti lenti e verticali e la penetro con la lingua. Dopo un istante, sento gli stessi colpi ritmici che mi fanno farneticare, il ritmo cresce sempre più fino a quando veniamo insieme, reprimendo e soffocando i nostri gemiti ciascuna nell’intimità dell’altra per non farci sentire.

Io sono esausta e stravolta dal piacere, in quanto leggo sul suo viso lo stesso identico languore. La vedo sollevarsi con agilità e rivestirsi, io faccio altrettanto cercando di ricompormi, però lo specchio mi rimanda gli occhi lucidi di piacere e le mie guance arrossate. Il rubinetto del lavandino è ancora aperto e l’acqua scorre allegramente, lei si lava le mani e con un sorriso si sporge verso di me passandomi la lingua sulle labbra, per il fatto che ha accumulato il mio sapore, deciso, forte e intenso per l’occasione.

Senza dire una parola, apre la porta ed esce dal bagno richiudendola alle sue spalle. Io rimango là da sola, con il suo e il mio sapore in bocca nel cercare di darmi un’idonea compostezza e un adeguato contegno, prima di fare ritorno alla mia abituale postazione.

Nel contempo i tecnici dell’impianto del condizionatore dell’aria sono appena giunti inaspettatamente nell’ufficio, dopo un rapido sopralluogo annunciano chiaramente che la riparazione non sarà complessa né laboriosa, i giorni davanti a noi saranno parecchi, in tal modo potremmo conoscerci meglio. Già mi sto sfregando voluttuosamente le mani.

A dire il vero non so ancora il suo nome.

{Idraulico anno 1999}