i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Il viaggio pianificato s’annunciava piacevolmente bello e suggestivo, coordinato e organizzato alla perfezione con gli amici giusti, con quella voglia di distensione e con quel bisogno di spensieratezza, che come sempre accade quando vai in un posto dove non c’è nessuno e niente cui rendere conto. Anche la mia ragazza era entusiasta e ottimista quanto me, situazione abbastanza normale, poiché da ormai tre anni che non andavamo più via insieme. Le isole greche furono sennonché la nostra scelta finale, perché scegliere Delos nelle isole Cicladi sembrava perfetto, a ogni buon conto anche il destino voleva intervenire e come sempre fu lui a fare la parte del leone scompaginando i progetti iniziali.

Il giorno prima della partenza, Sonia, la mia ragazza, mi chiamò molto agitata, impensierita ed enormemente preoccupata, riferendomi che si era fratturata una gamba in un incidente avvenuto con il suo motorino, in quell’istante io vidi crollare fatalmente tutti i miei sogni. Dopo numerose telefonate e la visita medica specialistica d’urgenza si decise e in ultimo si stabilì ben presto che lei non sarebbe potuta partire, mentre io dovevo viaggiare lo stesso. A malincuore e con enorme dispiacere, avendo già versato tutti i soldi per le ferie, accolsi con amarezza e delusione quella triste realtà, sennonché utilizzai quel volo che m’avrebbe portato a mettere a soqquadro sconvolgendo in seguito completamente il mio individuale futuro, eppure pur cercando d’essere allegro e gioioso sentivo il peso del vuoto che Sonia m’aveva lasciato.

Durante il tragitto in volo nell’aereo pensavo mestamente all’accaduto affliggendomi e crucciandomi di continuo, tuttavia quel piccolo hotel a dirupo sul mare con una vista da brivido mi consolò benevolmente all’arrivo in quella località, ma quando arrivò la sera nel corso del primo tramonto sull’isola senza la mia ragazza, mi rabbuiai addolorandomi e angosciandomi nuovamente. Decisi d’andare in giro per il paese isolandomi ed evitando di proposito la compagnia degli amici, dato che loro erano sereni e spensierati, in quanto non volevo rovinare il loro primo giorno, poi, indubbiamente mi sarebbe di certo passato, così girovagavo per le stradine scoscese di quel magnifico paesino in un susseguirsi di salite e di discese e gradualmente la mia tristezza cominciò a disperdersi.

Bighellonando qua e là arrivai nei pressi d’una piccola bottega artigianale, entrai per curiosare e lì dentro incontrai una ragazza effettivamente incantevole, avrà avuto suppergiù venticinque anni d’età con un sorriso che ti riempiva il cuore consolandoti l’animo, in quanto diffondeva una voglia di vivere da tutti i pori, io in quella circostanza mi lasciai bonariamente influenzare da quell’atmosfera eccezionale e strabiliante. Io la squadravo, eppure facevo fatica a capire i suoi lineamenti, peraltro molto coperti dai suoi vestiti innocenti che niente concedevano tra l’altro alla sensualità, malgrado ciò in quella contingenza provai un eccitamento fuori dal normale, quando lei mi sfiorò un braccio nel tentativo di salire su d’una scaletta, che le permettesse di prendere un oggetto che m’aveva nel frattempo attratto.

L’oggetto in questione era in realtà un antico macinino da caffè dei primi anni del novecento, molto grazioso e ben tenuto, però mai affabile, elegante e piacente quanto quella ragazza. La guardai e cercai di condurre una trattativa, dato che le mie speranze che lei capisse la mia lingua si sbriciolarono dopo appena pochi secondi, giacché successivamente portammo avanti la discussione con dei lunghi cenni, dal momento che io feci di tutto perché quell’insolito dialogo fatto di gesti e di segni durasse il più possibile a lungo. Con scuse varie riuscii a sfiorarla altre volte e là mi resi conto che quello che stavo effettivamente provando, era una passionalità inedita, una sensualità nuova che si discostava dissentendosi radicalmente dal puro sesso. I nostri occhi s’incontrarono molte volte, poiché sembrava che ci conoscessimo da sempre, io percepivo chiaramente impresso all’interno in quel locale bianco, così come tutte le case del posto che qualcosa di prodigioso e d’inedito ci attraeva e ci tentava.

Mi veniva da pensare al classico e intramontabile colpo di fulmine, per il fatto che non seppi darmi altre soddisfacenti spiegazioni, mentre cercavo d’invitarla quella sera per cena. Alla fine, invero, parlando un po’ di francese mescolato con l’inglese e un poco d’italiano con dei gesti lei accettò, in tal modo fissammo l’appuntamento presso una tavola calda che lei conosceva. Tornando al mio hotel io percepivo che il cuore batteva forte, mi domandavo se fosse dovuto a quel “sali e scendi” che stavo effettuando, o se anche quello fosse un effetto o la conseguenza sperimentata per quella ragazza. In quell’occasione mi vestii in maniera comoda e sportiva, con un colore nero per contrapporre tutto quel bianco che mi circondava, dopo essermi visto allo specchio e avendo in ultimo deciso che ero decente lestamente m’avviai. Arrivai un poco prima di lei, perché volevo essere galante e metterla a suo agio, quando la vidi entrare per poco non mi venne un infarto tant’era amabile e avvenente. Non aveva messo niente di peculiare, soltanto dei semplici jeans con sopra una maglietta, eppure a me sembrava la dea del mare in persona e con quel pensiero l’invitai a sedersi.

La sera scivolò via leggera come la cena, ben presto ci ritrovammo a camminare lungo i siti archeologici di Delos. Ovunque mi girassi quel paese mi sembrava una favola dei fumetti, tant’era affascinante e spettacolare. Lei mi condusse davanti a uno strapiombo sul mare, visto che la scarsa luce delle case permetteva di vedere le stelle e la luce riflessa sul mare di quella stupenda luna piena. Tutto era perfetto, in poche ore avevo abbandonato e dimenticato tutti i miei dispiaceri e i miei rimorsi, la mia ragazza con quella gamba fratturata, mi odiai soltanto per una frazione di secondo, giusto il tempo d’abbracciare quella ragazza e baciarla con un bacio da spezzare il fiato.

Lei aveva deliziosamente dischiuso le labbra e accettato favorevolmente di buon gusto il mio sapore con gli occhi chiusi e la folta chioma che frattanto le cadeva di lato, le mie mani in quella circostanza digradarono per accarezzarle il corpo e delicatamente si fermarono sui suoi seni duri e floridi, dal momento che quel piccolo sospiro a quel contatto fu un definitivo lasciapassare per il mio desiderio divenuto crescente. Lei m’afferrò per mano e cominciò a farmi scendere attraverso un piccolo viottolo formato con dei gradini che neanche avevo visto, arrivammo su di un’altra scogliera dove le onde s’infrangevano, poiché tutti i rumori erano accentuati dal silenzio di quel luogo quasi sacro, in quanto sentivo gli uccelli e il rumore del mare crescere, poi sentii il mio cuore battere velocemente quando vidi lei che lentamente si spogliava.

Adesso non sorrideva più, perché pure lei come me aveva accettato che il caso adeguandosi avesse favorito quel nostro incontro, anche lei come me aveva compreso, considerato e riconosciuto il colpo di fulmine. Io l’aiutai a spogliarsi, intanto guardavo quanto fosse perfetta mentre mi slacciavo i calzoni. Lei si era distesa su d’una roccia liscia, aveva messo i suoi vestiti a protezione dei nostri corpi e allungava le braccia verso di me, facendomi capire che mi voleva lì, subito, in quel posto selvaggio e sperduto in mezzo a un’isola che non conoscevo, perché stavo per provare l’essenza del mio desiderio. La coprii con il mio corpo e piano cominciai a baciarla, resistetti due o tre minuti con quel gioco del desiderio, poi, il calore che sentivo tra le sue gambe diventò troppo forte e allora mi lasciai trasportare dal mio istinto. Capivo dai suoi gemiti e dai suoi movimenti che era giunta l’ora di riempire il suo corpo e con dolcezza, mentre la guardavo negli occhi entrai in lei.

Lei gemeva piano, io vedevo il suo viso contrarsi nel momento della mia penetrazione, allora capii subito che per lei non era un’abitudine. Quando infine vidi un rigagnolo di sangue scorrere sulle sue gambe, mi resi conto che ero stato il suo primo uomo, giacché questo pensiero mi rese un amante e un innamorato dolce e tenero, non so per quale motivo lei avesse deciso in una sera d’essere mia. Durante il tempo in cui uscivo ed entravo in lei desideravo che fosse allegra, briosa e felice oltre ogni attesa, comprendevo solamente che quella ragazza era al centro del mio creato e che per nessun motivo al mondo avrei mai voluto abbandonarla né perderla.

Da quel lontano giorno sono trascorsi quindici lunghi anni, io mi sono sistemato qua nell’isola di Andros. Ho lasciato tutto e mi sono trasferito qui, svolgo attualmente l’attività di pescatore in questa favolosa e incredibile isola, ho tre figli stupendi e una donna meravigliosa al mio fianco.

Sì, la mia adorata Iphigenia, che quando ancora mi guarda mi fa esplicitamente trepidare, esattamente come avvenne in quell’indimenticabile e memorabile notte sopra quella scogliera.

{Idraulico anno 1999}