i racconti di Milu
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Eccoci arrivati alla celebre intervista. Questa signorina, a dire il vero, ha già rivelato alcuni frammenti di sé in un’altra occasione un po’ di tempo addietro. L’appellativo con cui si è proposta è Nicoletta e la sua fondata individuale idea era stata: “Se l’universo terminasse il giorno dopo”. In taluni spunti, leggendo le sue risposte, assimilerete e capirete le sue riflessioni e quali astrazioni, concetti e significati si portava appresso. A me è piaciuto in special modo discorrere con lei su d’una questione così delicata, imbarazzante e riguardosa, a tratti addirittura spinosa, eppure sventuratamente e tormentatamente sempre attuale.

Io: Sei ancora l’amante? Sai com’è, magari in questi giorni sono cambiate un po’ di cose.

N: In effetti, no, non lo sono più, anche perché forse non sono mai stata realmente un’amante, però eravamo qualcos’altro, qualcosa che a un certo punto poteva soltanto più vivere appieno, oppure morire per sempre.

Io: Quali sono i pro e i contro dal tuo punto di vista d’una relazione clandestina?

N: Dipende, da che cosa significa quella relazione per te: se è un semplice passatempo, il pro è senz’altro la carica e persino l’adrenalina del doversi nascondere, la follia del cuore che batte smisurata per qualche minuto rubato, l’emozione del partecipare per qualcosa che nessun altro sa né conosce. E in quel caso i contro non sono molti, in fondo bastano i pro per rendere tutto accettabile e ammissibile; forse rimane solamente la paura d’essere scoperti e così di rovinare tutto. Se la relazione clandestina però è qualcosa di più profondo, di più importante, allora sono più i contro: per esempio dover aspettare, doversi accontentare, dover rubare gl’istanti, non potersi esprimere liberamente, essere sempre secondi a qualcos’altro e a qualcun altro, passare i sabati, le domeniche, le feste di calendario comandate a piangere, provare una gelosia senza confini comunque da reprimere. Poi c’è che alla fine ti è impedito d’arrabbiarti, perché se t’arrabbi e ti stizzisci per rivendicare ciò che vorresti fosse tuo, ma che di fatto non lo è, alla fine ti sembra di perdere soltanto del tempo. Un tempo che in verità impari a considerare prezioso, soltanto quando sei con lui. E qui nasce a mio avviso l’ultimo ed enorme contro: perdi di vista te stessa, perché null’altro conta più di quel poco che condividi con lui, perché non esistono più impegni, orari, interessi, se non dopo che lui è riuscito a programmare qualche minuto con te, dopo ti senti svuotata, tanto che non riesci proprio più ad appassionarti a niente e ti perdi con poche possibilità d’affrancamento e di redenzione.

Io: Siete riusciti a mantenere il segreto? Ovvero, la moglie lo sa?

N: Il segreto ufficialmente è mantenuto, però la moglie ha capito perfettamente in via informale: lui in fondo per un certo periodo ha fatto di tutto per farsi scoprire, inconsciamente ma anche consciamente. La faccenda è aggravata dal fatto che siamo nella stessa compagnia d’amici e che quindi lei ha compreso perfettamente anche chi era l’amante del marito e da qui è partita per giocare d’astuzia e cercare di riprenderselo.

Io: Com’è cominciata la vostra relazione?

N: Ci siamo innamorati, per il fatto che eravamo amici (e non di letto), amici veri, con un ottimo rapporto, sempre insieme anche con i rispettivi partner. In fondo forse è un modello da copione, poi un giorno ci siamo scoperti innamorati semplicemente guardandoci. Ci siamo sentiti subito parte di una sorta di destino, le due metà d’un pezzo da incastrare, investiti da sentimenti e da sensazioni mai sperimentate né vissute prima. A dire il vero sentimenti che però non sono bastati e che sono stati sopraffatti, soffocati e infine buttati via, senza rendersi conto per davvero, che nella vita probabilmente certe cose accadono una volta sola e che le occasioni andrebbero afferrate al volo. Il nostro passaggio qui è troppo breve, perché sprechi certe cose, però mi rendo conto che chi non ha avuto determinate e specifiche esperienze di vita, non lo possa capire realmente. Io do un certo valore alla vita, perché ho rischiato già molte volte di perderla, nonostante non abbia toccato ancora i quarant’anni, forse proprio per questo so capire e distinguere emozioni, sensazioni e sentimenti, per conseguenza e per ripercussione so scegliere. Io la mia scelta in verità l’ho fatta molto consapevolmente, perché ho lasciato il mio fidanzato, tenuto conto che volevo vivere il mio amante in tutti i sensi, ma non sono stata ricambiata. Ancora adesso mi chiedo: colpa dei soliti luoghi comuni sugli uomini? Oppure c’è dell’altro? Francamente non lo so, a questo punto nemmeno m’importa.

Io: Quanto è avvilente e frustrante secondo te, vivere in attesa d’una decisione che non arriva?

N: Non soltanto è frustrante, ma ti annienta in pieno, perché vivi agganciata e sospesa immancabilmente in un’incertezza, penzolante in un margine per niente leggero, imprigionata in sabbie mobili che in parte non sono dovute a te. Ti senti impotente, trascinata da un destino avverso e malevolo, ogni giorno più delusa, immobile ma protesa, ferma, ma in ansia. Alla fine quando tu sai d’aver preso una decisione definitiva e irrevocabile, la sua non decisione diventa l’elemento discordante e divergente, quello che separa, quello che stride nell’anima, ma che conduce a una sola conclusione: lui non è ciò che credevi, o almeno non lo è il suo amore.

Io: Come ti senti, rispetto al fatto che abitualmente l’amante è considerata tra le due la donna cattiva?

N: Lo capisco e lo giustifico da un punto di vista oggettivo, perché prima di ficcarmi in questo casino, mi sarei giudicata da sola, in quanto non avrei mai pensato d’arrivare a tanto, però capisco anche che siano tradizioni culturali e imposizioni sociale a farmi sentire questa “comprensione”. In fondo, stare dalla parte della donna in una situazione simile, non significa stare per forza dalla parte della moglie, dal momento che la moglie indubbiamente nella dinamica di coppia avrà le sue responsabilità, non si tratta d’una vittima innocente, come del resto non lo è nemmeno l’amante. E l’amante dal canto suo è destinata solamente a soffrire. Una è tradita, l’altra è abbandonata: chi è in questi casi la più bisognosa d’attenzioni? Non è facile d’accertare né da stabilire, in ogni caso il “cattivo” è lui, soprattutto quando non sa accollarsi né assumersi le sue responsabilità, quando non riesce a gestire se stesso e i suoi sentimenti e in qualunque modo si muova fa del male sia all’una quanto all’altra.

Io: In effetti, a furia di parlare dei diritti d’una moglie e di un’amante, si perdono di vista le responsabilità dell’uomo che vaga indeciso nel mezzo.

N: Precisamente. L’uomo è sempre difeso e giustificato in qualche modo, perché è debole, è vigliacco per definizione, perché sta sempre e comunque “in una situazione difficile”, in quanto bisogna capirlo poverino, e invece no: l’uomo (non tutti gli uomini beninteso) è spesso un analfabeta emotivo, un ignorante viscerale, uno che si trincera dietro la sua “legittima confusione”, uno che non vuole e non riesce a fare i conti con ciò che sente, con ciò che vuole, ma soltanto con ciò che pensa di poter e di dover fare, però sempre nel più totale egoismo e individualismo: l’unica cosa di cui gl’importa alla fine dei conti è se stesso. La sua tranquillità viene prima del rispetto per gli altri, anzi per le altre.

Io: A questo proposito hai deciso di frequentare altri uomini?

N: Sì, certo. Non posso vivere aspettando una decisione che non verrà mai e soprattutto non posso accontentarmi delle briciole d’un tempo che poi non è mai veramente mio, sprecando tutto il resto appresso alle lacrime, ai dubbi, alle domande tipo “oddio e chissà che starà facendo adesso”, alla mancanza, all’assenza o alla solitudine. Frequentare altri uomini significa due cose: emanciparmi da un legame che alla fine logora e basta, senza regalare più niente e cercare di capire che cos’altro potrei volere dalla vita. Naturalmente rimane il fatto, che finché sono stata convinta che lui lasciasse la moglie non ho frequentato nessuno.

Io: La storia non si fa con i se, però mentre raccontavi di questa relazione mi sono chiesto: se lui t’avesse detto dall’inizio ti voglio bene, ma non ho intenzione di lasciare mia moglie, le cose sarebbero andate diversamente?

N: Il fatto è che all’inizio era proprio questo il “celato e tacito” accordo. Poi i sentimenti sono cresciuti così tanto, che il bisogno di stare insieme è diventato incontenibile e irrefrenabile per entrambi, tanto che io ho lasciato la mia situazione e lui diceva di voler fare altrettanto. In seguito lui ha cambiato idea, mentre io mi sono resa conto che al contrario di com’è successo a lui, io indietro non potevo tornare. Se lui non m’avesse mai fatto pensare d’avere dei diritti, che in realtà non mi sono mai appartenuti, forse avrei continuato a sognare in quei pochi momenti che la vita ci concedeva, senza farmi troppe domande e senza avere troppe pretese, però a quel punto sarebbe rimasta la cosiddetta amicizia di letto. Per me invece è stato “amore” e se anche la fortuna ancora una volta non m’ha sorriso, questa per me rimane l’unica verità.

Io: Viene da chiedermi, giusto per alleggerire l’intervista, quali suggerimenti daresti a un’amante?

N: Che dire in proposito. Se si è fidanzate o sposate occorre fare molta attenzione: evitare pratiche che lascino segni (succhiotti per esempio), cancellare la cronologia delle chat, dei telefoni, delle mail, dei social network (su cui vi sarete creati ovviamente un’identità segreta) e quant’altro. Ogni sera prima di rientrare a casa prepararsi una bella sfilza di pretesti da tirar fuori all’occorrenza, tutte plausibili e verosimili e soprattutto calcolare bene i tempi. Per non farsi scoprire da lei: beh, evitare di truccarsi, perché molti trucchi lasciano tracce, e se si frequenta rimanere i più indifferenti possibili, mantenendo sempre lo stesso comportamento di sempre, sia con lei che con lui.

Io: Un consiglio pro moglie in generale, non per la donna in questione?

N: La moglie, dovrebbe capire quali sono le sue carenze, ma soprattutto dovrebbe afferrare e fiutare perché ci sono: chiedersi, ma è semplice crisi? E’ stanchezza? E’ per mancanza d’entusiasmo e di novità, oppure è per una mancanza più preoccupante, una mancanza d’amore vero? Perché spesso, nemmeno le mogli riescono a distinguere né a identificare tra amore, affetto, abitudine, doveri e tutte le altre sfumature che stanno nel mezzo. La moglie, dovrebbe capire innanzitutto cosa vuole davvero, e se simbolicamente il “contratto” che ha firmato ha più valore di quel che dovrebbe significare in fin dei conti un matrimonio.

Io: A lui che diresti, se sapessi che legge nel frattempo questo messaggio?

N: Di farsi un esame di coscienza, ma soprattutto di fermarsi e ascoltare. Il frastuono che ha dentro non gli permette di sentire l’immaturità emotiva che dimostra né gli consente di capire. Non comprende il fatto che le sue scelte non si possono basare sulle azioni degli altri, poiché non è in conformità con ciò che fa la moglie o di ciò che fa l’amante, che lui può decidere cosa è meglio per lui. Dovrebbe mollare tutto per un po’ e rinchiudersi in un bozzolo completamente da solo e riflettere, senza pensare a che cosa possano dire o fare gli altri. Dovrebbe avere la capacità e il coraggio di comprendere e considerare che cosa desidera veramente, e magari in definitiva scoprire che le scelte che hanno fatto in passato non sono state quelle giuste, o forse sì. Questo però, implicherebbe e presupporrebbe l’ammissione di colpe, di disfatte e di fallimenti. Da una persona che però non accetta l’assenza di tranquillità nemmeno per un minuto, non ci si può aspettare un passo simile, quindi l’unica cosa che gli direi in questo momento è addio.

Io: Ti ringrazio caldamente e sentitamente della tua affermazione e di tutto quello che mi hai finora spifferato.

N: Immagina, è stato realmente un piacere averti svelato parecchi accenni e varie sfumature, in ogni caso qualora avessi ancora voglia di dialogare sai bene dove trovarmi. Passatela bene, ciao, a presto.

{Idraulico anno 1999}