i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Lei era in ginocchio nuda di fronte a Sergio, aveva il cazzo in bocca e là ne sentiva appassionatamente il calore e al tempo stesso ne intuiva con fervore la forza gustandoselo caldamente, con la lingua distingueva la pelle del glande tesa al massimo, con una mano andava su e giù scostandone la pelle con un’indolente lentezza, con l’altra viceversa lo accarezzava fra le gambe cercando di trasmettergli il calore che tenacemente l’animava. Con un dito dolcemente sfiorava l’ano entrando appena appena, poi teneva lo sguardo fisso sul viso contratto dal doloroso e profondo piacere, che Sergio per la libidinosa occasione sperimentava.

Era in realtà un momento favoloso, a tratti mirabolante, poiché lei era felicissima, visibilmente affascinata da quel mondo statico e da ogni cosa stregata sospesa nell’aria. Aveva Sergio dentro la bocca e voleva finalmente potersene nutrire, voleva finalmente inghiottire consumando avvinta e rapita tutta quella dolcezza, gustandosi quelle favolose e magiche emozioni che lui era stato nel modo adatto capace di donarle. Voleva imprimergli un segno indimenticabile e magnifico, una prova definitiva di tutto l’amore che l’animava. Sergio in quella circostanza aveva gli occhi serrati, la bocca aperta e la testa piegata all’indietro, perché non era in grado di controllare né di sorvegliare l’immenso incantevole piacere che provava, aveva lasciato andare il corpo riducendosi ad assecondare quel favoloso nucleo di piacere interno, che avrebbe potuto portarlo a chiudersi in se stesso perdendo l’opportunità di compiacersi di Daniela, del suo amore rivolto, e di riconsegnarle il segno del suo amore che era dietro quello sguardo scritto a fuoco sull’anima. In quella circostanza Daniela spronò Sergio invitandolo ad aprire gli occhi e di guardarla nell’anima, sennonché con uno sforzo Sergio aprì gli occhi e fissò frastornato il viso Daniela.

Lei in quel frangente aveva l’espressione dolcissima, straripante di riconoscenza con i suoi splendidi occhi azzurri come il cielo, le sue meravigliose labbra che circondavano il cazzo, le sue dita sottili che accarezzavano l’inguine tenendogli saldamente quel membro pulsante. I lunghi capelli biondi le coprivano il seno, però s’intuiva che questi ultimi dondolavano seguendo il movimento ritmico della testa e ogni tanto si vedeva un capezzolo. Sergio captava e vedeva ogni cosa, ogni suo senso percepiva il massimo, perché era davvero incredibile quanta parte di quel cazzo volesse Daniela dentro la bocca, era altrettanto fantastica anche quella splendida ritmica e piccolissima carezza che Daniela gl’imprimeva con un dito insistendo di proposito sull’ano facendogli perdere il senno. Lui non riusciva più a trattenersi, anche se avrebbe voluto che quell’attimo durasse per sempre, indescrivibile e al tempo stesso inenarrabile era la felicità e la gratificazione che provava in quell’istante. Quasi inconsapevolmente, così come si fa per il respiro, Sergio spingeva in avanti il bacino per facilitare al massimo le operazioni che Daniela stava svolgendo, pertanto per tutta quell’infinita dolcezza che tutto quanto s’infondeva nel suo animo Sergio non riuscì a trattenere le lacrime, quindi si chinò verso Daniela dicendole che il momento era vicino sussurrandole che adesso ci voleva ardore, prodezza e sfacciataggine.

Daniela s’accorse ben presto che Sergio aveva irrigidito i muscoli delle gambe, lentamente fece uscire il cazzo dalla bocca e guardandolo sempre in viso continuò a muovere la mano su e giù stringendo con maggior forza quella svettante asta di carne. Lei spalancò appena in tempo la bocca e con la lingua avvertì arrivare travolgente l’orgasmo. In prima battuta captò l’aroma forte e pungente, come se qualcuno avesse aperto la finestra su d’un mare in tempesta e fosse entrato all’improvviso, poi seguirono tre schizzi di sperma in rapida successione bagnandole la fronte e imbrattandole perfino i capelli. Un quarto fiotto, ritardato, s’appoggiò finalmente sulla lingua, lei s’avvicinò con la bocca al glande avvolgendolo con le labbra e accogliendo dentro di sé il quinto e in ultimo il sesto, che fuoriuscivano a rilento arrivandole fino in gola. Daniela contemplava tutto e sentiva globalmente il piacere che Sergio sperimentava dimenandosi, le contrazioni dell’ano intorno al suo dito, il cazzo che pulsava fremendo con forza nella mano, il gusto forte dello sperma di Sergio in bocca, la globale lussuria dell’atto e il sentirsi interamente affrancato dopo quell’eccellente e sopraffina sborrata.

Gli occhi di Sergio erano attualmente spalancati, giacché sembrava che guardassero sconvolti il mistero della vita e l’espressione d’incredulità che rigavano il suo viso, come se tutto quanto fosse accaduto era stato troppo gigantesco per poterlo efficacemente ricambiare. Le lacrime sgorgarono come un segno di tangibile riconoscenza, le braccia tese lungo i fianchi, il respiro faticoso che proveniva dal profondo dell’anima di Sergio, come prova palpabile di quel generoso, magnifico e sublime attimo vitale. Lei s’alzò e sostenne Sergio impedendogli pertanto di chiudere gli occhi e convincendolo di chinarsi verso di lei lui captò ben presto le forze venirgli meno, perché sarebbe stato un attimo lasciarsi andare accasciandosi in conclusione sul tappeto e tenendo dentro sé tutto quel piacere, chiudendo il suo amore per lei inutilmente in una gabbia. Lei lo agguantò delicatamente fra le mani e guardandolo negli occhi e cercando dietro di essi tutta l’anima baciò i suoi occhi, leccò lo sperma, mentre Sergio con un’energia che non conosceva cercò la bocca di Daniela. La baciò appassionatamente legando la lingua alla sua, mescolando la saliva d’entrambi al seme della vita, conoscendo se stesso per la prima volta attraverso la bocca di Daniela, dopo s’inginocchiò lentamente tenendole il viso fra le mani con la bocca ancorata alla sua. Rimanendo sdraiati fianco a fianco ascoltarono il loro respiro restando abbracciati, al momento avevano gli occhi aperti persi in quel mare profondo che apparteneva soltanto a loro. In quel portentoso momento si spifferarono entrambi ti amo, l’amore era lì, poiché Sergio visibilmente commosso con le lacrime agli occhi era riuscito a dare ogni cosa di sé a Daniela e al loro animo.

In quel magico istante respiravano ognuno l’alito dell’altro, in quanto sarebbero potuti restare così per sempre. Avevano fatto l’amore come nessuno dei due aveva mai compiuto prima d’allora, si erano dati l’uno all’altro in maniera radicale. Era la prima volta per entrambi, eppure tutto era naturale, tutto nasceva dalla voglia di donarsi completamente, dato che non c’era pudore, non c’era pentimento né vergogna. Appoggiando una mano per terra l’amore si mise in piedi e con fatica si trascinò andandosi a sedere sul divano. Non avrebbe voluto che arrivasse mai questo momento, però lui era esaurito, non aveva più forze, dal momento che era più d’un mese che si sforzava perché ogni cosa fosse perfetta. Si era lungamente impegnato con tutte le energie per contrastare ogni rimorso di Daniela, ricordandole la sua famiglia perché voleva marchiare nettamente a fuoco quell’istante. L’amore l’aveva resa bruscamente distaccata ai pianti, che il figlio di tre anni faceva al momento d’andare a letto. L’amore le impediva di vedere le attenzioni affettuose del marito quando le portava il caffè a letto la mattina o quando le apriva la portiera dell’automobile per accompagnarla al posto di lavoro. Lei aveva difeso per di più Sergio da ogni attacco che gli aveva portato accecandolo e rendendolo sordo, facendogli dimenticare le carezze della moglie, gli sguardi allegri dei due figli che gli correvano incontro la sera. A giustificare quell’opera dell’amore c’era stato quell’incredibile incontro tra Sergio e Daniela al bar, verosimilmente due persone destinate dalla vita a stare insieme, due persone fatte l’uno per l’altra, dal momento che si erano incontrate quando il destino aveva già fatto diffusamente il suo corso. Quell’adesione faceva in sé notizia, perché in quell’intimo appoggio c’era la netta consapevolezza che ciascun individuo ha il suo astratto ideale, il suo perfetto distante corrispondente, eppure si sapeva che in assoluto l’incontro tra questi unici equivalenti era peraltro statisticamente molto raro, sì, perché i divari, le lontananze, gli ambienti socialmente contrastanti, le varie età, le numerose razze, le svariate culture fanno la corporea e materiale differenza, perché troppi sono in conclusione gli enigmi, le incognite e i miliardi di persone che abitano sul pianeta terra.

La sorte stavolta aveva adempiuto in silenzio emettendo la sua mirabile e stupefacente parte. Abitualmente tutti inizialmente s’accontentano, perché il suo compito è quello d’imprimere coraggio, di generare un pizzico di passione, di nascondere i difetti, per lasciare poi che le coscienze s’addormentino, sostituendo presto la passione con l’abitudine e la dipendenza del quotidiano. Tutto ciò è necessario per combattere il disordine, per ostacolare l’estinzione, per permettere l’evoluzione, soltanto l’amore o unicamente la sofferenza sarebbero stati fatali, perché avrebbero cancellato ogni traccia dell’esistenza di questo miracolo, eppure quel giorno fu incredibile. Quel giorno inaspettatamente, due persone prescelte, e caso ancor più raro della stessa razza, dell’identica età e della medesima nazionalità si erano in ultimo straordinariamente incontrate. Fu un lampo e l’amore li vide chiaramente da migliaia di chilometri di distanza. Sergio in quella contingenza, per motivi di lavoro era di passaggio per quella città lontana almeno mille chilometri dalla sua, per il fatto che s’addentrò in quel bar dove per Daniela era abituale mangiare un tramezzino all’ora del pasto, ordinò un caffè e l’indicazione per raggiungere un indirizzo. Tutto nacque là dentro, Daniela in quell’esatto istante avvertì la sua voce e fu rapidamente pervasa dai brividi su tutto il corpo, si girò e vide Sergio, lui riscontrò eccezionalmente una sensazione di calore alle spalle e girandosi precipitò nello sguardo di Daniela, poiché caddero entrambi in trance. Daniela smise di mangiare e Sergio avvicinandosi lentamente si sedette al tavolo prendendole le mani fra le sue, come fosse la cosa più disinvolta e naturale al mondo. In quell’occasione nessuna parola venne pronunciata fra loro due, Daniela sentì il calore delle mani e il cuore che pareva scoppiarle in petto, Sergio avvertiva un ronzio inconsueto alle orecchie come se fosse ubriaco, sennonché di colpo il mondo intorno a loro scomparve. C’erano soltanto loro due seduti a quel tavolino nel mezzo d’un infinito deserto accecante e candido, nessun rumore, nessun colore, unicamente i loro enormi occhi che danzavano l’uno nell’altro, con quelle mani che si frugavano come un girasole cerca il sole.

La sofferenza fu più rapida dell’amore, perché fece in modo che quell’attimo durato secoli scomparisse facendo tornare il rumoroso schiamazzo del bar, il confuso rumore delle tazzine messe a lavare, l’odore pungente delle pietanze riscaldate, il grossolano e sgarbato conversare d’infruttuosi argomenti, il ricordo dell’appuntamento di lavoro per Sergio e la necessità di tornare in ufficio per Daniela. L’amore arrivato un millesimo di secondo dopo, spinse in là con violenza la sofferenza e permise ai perfetti somiglianti di scambiarsi il numero di telefono. Da allora erano passati sessanta giorni di telefonate e messaggi durante i quali si conobbero, anzi si riconobbero, perché l’amore diede a loro tutta l’energia necessaria, perché l’anima s’infiammasse adeguatamente accendendo tutto il coraggio di cui avrebbero avuto bisogno. L’amore lasciò silente che la sofferenza entrasse, dato che lo sguardo fra di loro fu abbondantemente significativo: la sofferenza guardò l’amore con profondo e sincero rispetto, così come si scruta un nemico alla fine battuto, ma al quale si deve tanto onore, così come si contempla qualcuno che ha sacrificato ogni cosa di sé per un sogno.

L’amore guardò la sofferenza con un’affranta e con un’infinita riconoscenza, in tal modo si osserva prima di svenire qualcuno che t’ha salvato dalla peggiore delle morti. La sofferenza cominciò subito ricordando a Daniela il figlio lasciato dalla suocera, la scusa per essersi assentata dal lavoro e nello stesso momento nei confronti di Sergio per l’aereo che decollava fra tre ore, la moglie a casa che non lavora e che non aveva ricevuto ancora nemmeno una telefonata. La tribolazione fece immaginare a Daniela che tutto quello d’incredibile che c’era stato fra di loro potesse essere un’abitudine per Sergio, che era spesso fuori di casa. Le fece supporre che per lui esperienze così fossero abbastanza normali causandole molto dolore. La sensazione d’aver sprecato un’occasione d’amore, d’essersi lasciata andare, d’aver dato ogni cosa di sé a uno sconosciuto era tremenda, così come uno straccio freddo e umido appoggiato alla pelle. Lei non aveva mai tradito suo marito, il tormento fece osservare a Sergio che Daniela era una donna sposata e che il modo in cui avevano fatto l’amore richiedeva esperienza, tanta maturità, presumibilmente Daniela era un po’ puttana, quasi certamente Daniela lo faceva anche con degli altri. Lui si sentì tradito e credette d’aver sprecato il suo amore, il suo tempo, giacché riteneva d’aver rischiato inutilmente la sua vita tranquilla e questo pensiero gli causò molto danno.

La sensazione d’aver tradito la fiducia di sua moglie lo fece spaventare, allora la sofferenza disse a Sergio d’abbassare lo sguardo e a Daniela chiese d’analizzare perché Sergio avesse abbassato lo sguardo. Simultaneamente fece vergognare Daniela d’essere interamente nuda e le fece muovere una gamba allontanandosi leggermente da Sergio, che ispirato dalla sofferenza pensò che Daniela volesse alzarsi. Allora si sollevò lui per primo e il supplizio lo condusse per mano al comodino per controllare l’ora sull’orologio indicandogli d’infilare gli slip, perché si vergognava d’essere nudo. Daniela rimase ferita profondamente da quell’atteggiamento e il dispiacere gli suggerì allora d’andare a farsi una doccia senza dire una parola. Sergio entrò in bagno mentre Daniela faceva la doccia, non la guardò nemmeno, si lavò il viso vergognandosi con un po’ di disgusto di quanto aveva fatto prima. Daniela se ne accorse, Sergio si vestì velocemente e attese che Daniela uscisse dal bagno annunciandole:

“Ciao Daniela, devo riferirti che è stato tutto delizioso, malgrado ciò devo andare. Non preoccuparti per la camera, pagherò tutto io, tanto potrò scaricare la fattura in ufficio”.

L’afflizione gl’impedì di dire altro, poiché Daniela non riusciva a pensare nulla, sembrava impossibile che potesse sciogliersi tutto quanto in un attimo, come stava succedendo in quell’istante. Gli occhi d’entrambi ormai non si cercavano più, Daniela disorientata e stupefatta ascoltava in piedi l’eco lontano delle parole di Sergio nuda con le braccia lungo i fianchi, le spalle abbassate, dato che la sofferenza le ispirò un senso di disonore e di vergogna misto a un aggrovigliato intreccio di dispiacere. Con un braccio si coprì il seno, mentre l’altro braccio lo alzò porgendo la mano in direzione di Sergio con lo sguardo fisso sulla mano. Nessuna parola. Quel patimento creò un vuoto profondo nell’anima di Sergio, procurandogli un nodo in gola che gl’impediva di parlare, Sergio agguantò timidamente la mano di Daniela senza nemmeno stringerla, facendosi avanti per baciarla sulla guancia come si fa con un collega. La sofferenza fece sì che Daniela s’infiammasse di rabbia costringendola a tirarsi indietro con uno scatto rifiutando e ripudiando nettamente il bacio, Sergio rimase un attimo fermo, l’anima era per terra di fronte ai suoi piedi, in quanto aveva smesso di vivere. In seguito si girò, apri la porta della camera e se ne andò. Nessun’altra parola, nessun altro sguardo.

Daniela cadde in ginocchio tenendosi la testa fra le mani scoppiando a piangere a dirotto, con il petto scosso dai singhiozzi come succedeva da piccola. L’anima era tutta fra le sue lacrime e si perdeva per terra di fronte alle sue ginocchia, Sergio riuscì a resistere fino al decollo, dopo si girò verso il finestrino lasciando che le lacrime scendessero per bagnarli la camicia. Non si ricordava nemmeno più quando era stata l’ultima volta che aveva pianto, l’amore e la sofferenza uscirono insieme dalla stanza e ripresero il loro lavoro soddisfatti entrambi degli eventi. Daniela e Sergio non si cercarono più.

Con gli occhi annebbiati e tristi si rifugiarono desolatamente nelle abitudini per trattenere e per reprimere mestamente quel dolore immenso, provocato da un amore e da un bene completo.

{Idraulico anno 1999}