i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Il calore stronca soverchiando immancabilmente ogni cosa, tenuto conto che mi sto assiduamente e formalmente angustiando e al tempo stesso struggendo nel traffico, mentre sento colare implacabile ma lenta una grande goccia di sudore lungo il solco della schiena, e a ben vedere sono solamente le otto e mezzo del mattino. Finalmente arrivo e subito distinguo davanti all’ingresso della scuola in cui insegno un gruppetto di genitori che dialogano.

Io nel frattempo m’incammino riuscendo a mettere a fuoco più soddisfacentemente i singoli volti: una scarica colpisce in quell’istante però accanita e irriducibile la bocca dello mio stomaco, perché è l’immagine d’uno di loro che accompagna silenziosa un’orgia dei miei sensi, ma misteriosamente anche il suo profumo, dato che mi scende giù per la gola come il miele, per il fatto che scioglie il nodo del mio stomaco facendolo irrimediabilmente spasimare. Io compio inflessibile un altro passo e sul suo viso s’apre istantaneamente un bel sorriso: il tempo si ferma per un istante, io dischiudo leggermente la bocca per rubare un respiro che mi scivola ancora più giù, le mie labbra invero pulsano e un rivolo d’eccitazione inumidisce abbondantemente nel frattempo i miei slip.

In quel preciso momento esco vorticosamente dai miei pensieri osceni per un saluto, per il fatto che aggiungo un cordialissimo sorriso, poiché scongiuro contenga e nasconda effettivamente tutta la mia celata agitazione ormonale, io li supero però miracolosamente e proseguo verso la caffetteria all’angolo per fare colazione, sculacciandomi tuttavia mentalmente per quella piccola pervertita e viziosa che sono. Seduta all’aperto viziandomi con un po’ d’ombra gusto il mio cappuccino chiedendomi quanto sia moralmente diabolico e scostumato il mio desiderio d’essere scopata dal papà d’un alunno. Passano soltanto alcuni secondi cercando di formulare e di supporre al tempo stesso la risposta, giacché alzando lo sguardo vedo già lì bene in vista il mio bel papà che mi squadra. Che sorprendente e che stupenda sensazione, non c’è che dire, perché sento già il calore nel mio corpo impennarsi imbizzarrendosi, perché anche lui s’accorge di me: è la fine penso dentro me stessa. Conficco rapidamente la faccia e le mani nella borsa in cerca d’aiuto, estraggo fuori il telefonino con le mani tremanti, però quest’ultimo mi schizza via come un’anguilla, per il semplice fatto che cadendo urta il cucchiaino sul tavolo tuffandosi in conclusione sulla mia gonna bianca macchiandola leggermente. Cazzo, in quella circostanza dandomi della sempliciona afferro la borsa, anzi, m’aggrappo precipitandomi verso il bagno con il viso color bordò e con gli occhi bassi.

Io lotto come una leonessa con quella dannata macchia tra il sapone per mani e l’acqua, giacché sembra quasi sparita, piegata sulle ginocchia mi godo la vittoria, poi quando inaspettatamente la porta s’apre due scarpe da uomo si parano davanti a me, d’istinto alzo gli occhi ed eccolo qui: è lui. Il suo sorriso si concede a rilento, rivelando un’espressione inedita, spudoratamente maliziosa e immoralmente provocante al tempo stesso, mentre i suoi occhi sono calamitati sul mio seno, che abbondante com’è sguscia dalla scollatura per la posizione declinata. Io sto per rialzarmi, nondimeno la sua mano si posa ferma sulla mia spalla, perché quella rapida esclamazione - rimani giù - da lui pronunciata, è sennonché l’autoritario e sottinteso messaggio. Io alzo gli occhi e limitata come sono in quella ristretta posizione vedo la cocente, pura e veemente libidine. Le mie labbra si piegano in un sorriso complice, la sua mano si sposta tra i miei capelli e dalla base della mia nuca m’avvicina la testa al suo cazzo, mentre io sono così irrequieta e suscettibile, considerato che mi mordo le labbra in maniera indecisa, poi sento la sua voce allettante che sostiene in maniera insperata:

“Io devo però dichiaratamente ammettere, ipotizzare e lealmente presupporre, che con quella stupenda cavità che possiedi non puoi rifiutarti né abbandonare la scena proprio adesso”.

Io avverto che i capezzoli sono talmente duri che mi fanno male, in quel frangente sorrido, giacché sono proprio una licenziosa monella, una peccaminosa ribelle, anzi un’autentica lasciva discola. Io voglio il suo sguardo, voglio che mi guardi mentre glielo prendo in bocca, che la mia lingua scorra delicata per tutta l’asta per poi giocare con la cappella e stuzzicare la scanalatura del frenulo, che fa sragionare tantissimo gli uomini se adeguatamente leccato. Io apro lentamente le labbra e lo infilo piano nella bocca giù fino in fondo, per poi tirarlo fuori e soffiarci con il mio alito caldo. Adesso io lo osservo, perché lui apprezza gustandosi opportunamente i miei viziosi giochetti, allora inizio a succhiare ingordamente, dato che la mia mano accompagna la bocca salendo e scendendo ritmicamente. Sentirlo e vederlo godere mi fa eccitare e scatenare ancora di più, così allungo la mia mano tra le cosce sotto gli slip ormai umidi e inizio a stuzzicarmi il clitoride già rigonfio. Lui con le mani tiene ferma la mia testa e inizia a muovere le anche, sempre più, giacché si sta scopando la mia bocca.

In quell’istante inizia però a mancarmi l’aria, lui smette, mi fa rialzare poggiando le mani sui miei fianchi e con un gesto deciso mi gira nella posizione della pecorina davanti allo specchio: io mi guardo, attualmente ho la faccia da vera porca, alzo il sedere come una gatta in calore offrendoglielo sfacciatamente. In quell’attimo ricevo un sonoro schiaffo sule chiappe, cerco nello specchio il suo riflesso e trovo i suoi occhi che mi sfidano alla ribellione; la mia unica reazione è l’eccitazione che cola tra le cosce. Finalmente sento la cappella strofinarsi sulla mia pelosissima bionda fica, apro ancora di più le gambe, a quel punto ben accanita e smaniosa di sentirmelo dentro, ecco un colpo che mi mozza il fiato scompigliandomi. Lui inizia a scoparmi con impeto allargandomi le chiappe per poter giocare con il mio sedere, il suo dito guizza dentro e subito fuori, mandandomi in estasi più e più volte, io devo mordermi le labbra sempre più forte per non gemere dal piacere che ormai sta diventando certamente incontrollabile, realmente travolgente.

Lui si piega su di me, mi palpa, mi strizza il seno, mi stringe i capezzoli nell’incavo delle dita, dal momento che io gemo ormai senza discrezione e senza pudore. Io lo sento salire, vibrare forte, dirompente e inclemente, in tal modo il mio orgasmo esplode. Me lo godo tutto muovendomi, agilmente mi giro, m’inginocchio e succhio con tutta la mia gratitudine, perché ne voglio di più. Arrivo fino alle palle, le lecco, le massaggio e con la lingua scendo più giù fino al perineo, a quel punto sento il mio premio salire, infine golosa e ingorda me lo rimetto in bocca e succhio.

In pochi secondi, d’improvviso in modo casuale arriva sennonché fulminea, impetuosa e vivace la sua deliziosa e gustosa sborrata, che in maniera felpata mi riempie la gola, per il fatto che successivamente mi cola agli angoli della bocca e io squisitamente la ingoio completamente. Alla fine mi rialzo pulendomi la bocca con il dorso della mano, il papà sorride di quel gesto, intanto che estrae il suo personale biglietto da visita dalla giacca e infila il resto nei calzoni.

A quel punto io getto via con disinteresse e con noncuranza il cartoncino nella borsa, gli sorrido un’ultima volta ed esco allontanandomi rapidamente.

{Idraulico anno 1999}