i racconti di Milu
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Di una cosa ero convinto, e cioè non volevo che quello che era successo quella notte si riducesse ad essere solo un’avventura.
Note dell'autore:
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La mia relazione con Elena continuava, nonostante continuava a negarsi, perché restava della convinzione che si sarebbe lasciata deflorare solo dopo il matrimonio. Ma per farmi contento aveva provato a darmi il buchetto di dietro. Purtroppo si era lasciata penetrare analmente solo una volta, poi per le volte successive dovetti accontentarmi della sua bocca e delle sue mani.
Non so se fu per questo, ma andai letteralmente fuori di testa. La mia vita cominciò a prendere una piega davvero inaspettata. E allora iniziai a fare cose davvero porche. Non riuscivo a controllarmi. Per cercare di darmi un freno provai a non pensarci e mi dedicai anima e corpo al mio lavoro. Come già vi ho detto in passato, in quel periodo lavoravo come cuoco nella cucina di una clinica, e devo dire che tutto procedeva tranquillamente. Poi una sera, erano le sette e mezza e stavo per chiudere la cucina, mi venne una specie di idea porca per la testa; pensai che sarebbe stato bello farsi una bella scopata con una trans. Allora chiusi gli occhi e cercai di non pensarci. Ma era più forte di me, tanto che quell’idea mi fece tremare tutto e persi letteralmente il controllo di me. Avevo spesso quei momenti di debolezza, e non riuscivo a controllarli, e allora facevo delle cose ai limiti della decenza.
Allora mi collegai a Internet con il mio cellulare e cercai su un sito di incontri una trans disposta a farsi inculare anche subito. Incappai in un annuncio di un club per adulti; l’annuncio diceva che bellissime trans ti aspettavano per farti godere per tutta la notte. Il club non prevedeva tesseramento, c’era soltanto da pagare una piccola quota d’ingresso e poi il gioco era fatto. Senza ragionare sulle conseguenze di quello che stavo facendo andai a quel club; pagai l’ingresso e mi vennero consegnate un paio di infradito e un telo doccia. Quindi mi avviai dentro e mi trovai in una stanza piena di armadietti in cui riporre i propri oggetti. C’erano alcune trans che si stavano cambiando; a dirla tutta erano davvero sgraziate, con delle spalle grosse da uomini e i fianchi larghi. Ma non me ne fregava niente; ero così arrapato che me le sarei scopate tutte, anche se obiettivamente non avevano nulla di attraente.
Mi spogliai anche io e riposi i miei vestiti in un armadietto, a quel punto ero pronto per entrare nel club. I locali erano molto bui, e c’era un labirinto in cui erano disseminate varie stanzette in cui ci si poteva imboscare per fare sesso. Lungo il tragitto del labirinto c’erano molti uomini in cerca di porcate, e molte trans che passeggiavano con i loro batocchi di fuori, alcuni davvero piccoli, altri lunghi come delle anaconde. Ero nuovo, e quindi non sapevo con precisione come funzionava. Bastava sceglierne una, pagarla e incularla? Non avevo proprio idea, così decisi di temporeggiare. Percorsi tutto il labirinto, e dalle stanzette si sentivano i mugolii delle persone che erano dentro a fare l’amore. Oltrepassai la sala fumatori e la dark room, una sala buia dove succedevano le cose più porche, dove ci si inculava a vicenda senza vedere chi inculava chi, uomini e trans, in un’orgia senza regole di cazzi e buchi di culo. Alla fine del labirinto c’era il bar, una zona franca dove ci si andava per rilassarsi, e poi c’era la piscina con idromassaggio, in cui vidi sguazzare degli uomini di mezza età che si intrattenevano con delle trans molto sgraziate come quelle che avevo visto nella saletta degli armadietti.
Se quello era il livello delle trans disponibili quel club era messo davvero male. Ma poi vidi lei, una trans davvero speciale, una donna in tutto e per tutto, tranne che per il fatto che in mezzo alle gambe aveva un batocchio pure lei, ma molto piccolo. Era seduta su un divanetto del bar, e si guardava intorno, forse in attesa che qualche cliente si facesse avanti. Era davvero carina, con dei lunghi capelli neri lisci come la seta, delle labbra carnose e cariche di rossetto che ti facevano subito venir voglia di metterglielo in bocca e lasciarle fare ciò per cui probabilmente era più famosa. Ce l’aveva scritto in faccia che era una pompinara da competizione.
Aveva un corpo che avrebbe fatto invidia a qualsiasi donna. Sembrava una modella, una modella però munita di cazzo e palle. Indossava esclusivamente un orologio d’oro con un quadrante molto grande, con al centro le iniziali in rilievo del marchio di fabbrica. Ai piedi aveva degli spettacolari tacchi a spillo. Era mia. Presto quella graziosissima trans avrebbe ricevuto in culo il mio cazzo. A qualsiasi prezzo, doveva essere mia. E così mi ci avvicinai e mi misi a sedere accanto a lei.
“Ciao” le dissi afferrandomi saldamente il cazzo mezzo eretto con la mano per mostrarglielo bene. Lei lo guardò e poi mi sorrise, ma quasi in modo disinteressato, come se la mia presenza, e soprattutto il mio cazzo non fosse che uno dei tanti, l’ennesimo che gli sarebbe entrato in culo.
“Ciao” mi rispose lei. “Che bel cazzo”.
“Ti piace? Mi piacerebbe sbattertelo nel culo”.
“Non avere fretta. Non ti va se ci coccoliamo un po', prima?”.
“Ok”.
A quel punto mi prese per mano e ci alzammo dal divanetto. Passeggiammo per un po' lungo il labirinto come due innamorati, mano nella mano, attirando l’attenzione di molti guardoni, che speravano di vederci fare qualcosa, qualsiasi cosa, purchè fosse qualcosa di porco. Ma non era nelle intenzioni di Bea, così si chiamava, farsi inculare davanti a tutti. Lo avremmo fatto, questo era certo, ma nella tranquillità di una delle camerette che c’erano nel labirinto, con la porta rigorosamente chiusa. Bea aveva un culo divino, e io non facevo che palparlo e sculacciarlo, e lei me lo lasciava fare. Intanto avevo raggiunto un’erezione davvero notevole. Invece il suo pisellino non dava alcun cenno di volersi alzare. Forse non lo avrei mai visto duro. Ma non era quello che mi interessava. Piuttosto erano la sua bocca e il suo orifizio anale a interessarmi maggiormente.
Percorremmo di nuovo il labirinto e ritornammo al punto di partenza, cioè al bar. Era lei a guidarmi, come avesse un piano prestabilito. Entrammo nella sala dove c’era la piscina e andammo verso le docce. Aprì il getto d’acqua calda e iniziammo a fare la doccia insieme, e allora io mi avvinghiai al suo corpo, premendo il mio cazzo duro contro il suo inguine, e con le mani le afferrai i glutei, e nel frattempo affondai la mia lingua nella sua bocca. Bea si lasciò fare quello che volevo. D’altronde avrei dovuto pagare per quello che stavo facendo, quindi avevo tutto il diritto di fare del suo corpo ciò che volevo. Ad un certo punto notai che intorno a noi si era fatta una certa folla di curiosi che volevano guardarci mentre ci scambiavamo quelle effusioni così piccanti. Bea mi prese il cazzo in mano con decisione e iniziò a masturbarmi lentamente, poi si inginocchiò ai miei piedi e lo prese in bocca facendomi una colossale pompa con quelle sue labbra carnose e calde, e intorno a noi ci guardavano tutti senza preoccuparsi neppure un po' del fatto di poter sembrare indiscreti. Probabilmente in quel club funzionava così; un uomo e una trans che fanno l’amore e altri dieci uomini a guardare e a godersi lo spettacolo.
“Brava, maiala!” disse uno dei guardoni, che con una mano le afferrò i capelli e le spinse la testa avanti e indietro. “Spompina, puttana che non sei altro”.
E io intanto godevo come un matto e Bea dovette accorgersi che stavo per sborrare, non so bene come fece, però ad un certo punto fece uscire il cazzo dalla bocca e si rimise in piedi.
“Prendimi dietro” mi sussurrò.
Allora la presi per i fianchi con forza e la feci girare e le misi il cazzo in mezzo alle natiche, ma lei non volle e si divincolò.
“No, non qui. Non voglio essere guardata mentre lo facciamo” mi prese la mano e uscimmo dalla piscina.
Bea mi guidò verso il bar tenendomi per mano; prese un preservativo da una boccia di quelle per i pesci, ma piena di preservativi gratuiti per i clienti del club, dopodichè mi portò verso una delle stanze che c’erano nel labirinto. La maggior parte erano occupate, ma finalmente ne trovammo una. Dentro erano davvero strette, e appena illuminate da una lampadina che pendeva dall’alto. E oltre ad essere strette davano la sensazione di sporco, nel senso che c’erano fazzoletti e preservativi usati dappertutto. C’era anche un piccolo materasso, anche questo lasciava molto a desiderare in fatto di pulizia. In ogni modo, una volta dentro ci chiudemmo la porta alle spalle, ma dopo qualche attimo sentii qualcuno che cercava di aprire, poi qualcuno che diceva: “coraggio, aprite. Fateci vedere cosa fate”. Ma sia io che Bea volevamo rimanere un po' per conto nostro. E così lei mentre tentava di aprire il preservativo io l’abbracciai da dietro e iniziai a baciarle il collo. Lei allora alzò la testa e se lo lasciò fare, e con le mani le presi le tette, erano dure, silicone puro. Con una mano scesi verso il suo pisellino; era ancora piccolo, non ne voleva sapere di diventare duro come il mio.
Una volta scartato il condom, Bea si girò verso di me, mi afferrò il cazzo e mise l’anello di lattice sul glande, e lo srotolò fino alle palle. Intanto continuavano a bussare alla porta, con la speranza che aprissimo per lasciarci guardare mentre lo facevamo. Presi Bea per i fianchi e la feci girare di nuovo facendola piegare leggermente in avanti, le diedi una bella sculacciata al sedere dopodichè avvicinai il cazzo al suo buco del culo. Mi feci strada dentro di lei, e una volta che fu completamente dentro iniziai a fotterla con decisione. In quel momento non me ne rendevo conto, ma la stavo trattando davvero in modo schifoso; le schiaffeggiavo continuamente le natiche, e poi la montavo senza rispetto, senza interessarmi del fatto che forse le stavo facendo male, e poi non facevo altro che rivolgermi a lei chiamandola “puttana”. Me ne resi conto soltanto dopo essere venuto, dopo che il preservativo si riempì della mia sborra. A quel punto, ritornata la lucidità, iniziai a rendermi conto di cosa stavo facendo. Era come se placata la mia follia erotica fossi ritornato normale, come se il demone del sesso estremo che avevo dentro se ne fosse andato, e mi avesse lasciato in pace. Era una maledizione la mia. Non riuscivo a controllare il demone della lussuria, e spesso mi faceva fare cose molto cattive.
E allora mi venne spontaneo abbracciare Bea e chiederle scusa.
“Perché mi chiedi scusa?”.
“Per averti trattato da cagna”.
“E allora gli altri cosa dovrebbero dire? Non immagini neppure come vengo trattata certe volte”.
Mi sentivo uno schifoso. Dovevo andarmene via da quel posto, ma volevo che Bea venisse con me. E allora glielo dissi, e lei mi disse che forse era meglio di no. E allora le diedi i soldi. Ottanta euro. Poi le chiesi quanti ne voleva per passare con me tutta la notte. Alla fine riuscimmo a contrattare una somma, e riuscii a portarla via. Ci rivestimmo; Bea aveva un vestitino nero corto e delle calze autoreggenti. Andammo verso la mia macchina e lei mi chiese dove volevo portarla.
“Tu dove vuoi andare?” le chiesi.
“Portami a ballare”.
E allora decisi di accontentarla. Ballammo per tutta la notte, e continuavo ad avere quella sensazione di rimorso per quello che avevo fatto. Chi era Bea? Perché permetteva agli uomini di trattarla in quel modo? In discoteca notai una cosa che non avevo notato prima. Aveva un tatuaggio sulla parte inferiore dell’avanbraccio, c’era scritto il suo nome: Beatrice La Vacca. Quando le chiesi del perché di quel soprannome lei mi rispose che non era un soprannome ma il suo cognome. E allora io per scherzare le dissi che non ci credevo.
“Puoi anche non crederci, ma è la verità”.
Non so per quale motivo, ma provavo una certa tenerezza per lei.
Uscimmo dalla discoteca che erano le cinque del mattino. Stava quasi per albeggiare. Era ora di ritornare a casa. Le proposi se le andava di fare un tuffo in piscina, e lei mi guardò un po' perplessa. Le spiegai che a casa avevo una piscina. E allora il suo viso si illuminò con un sorriso e mi disse di sì. E così la portai a casa. I miei genitori dormivano, e Moana era andata a dormire da Berni. Così ci spogliammo completamente e ci tuffammo in acqua. Iniziammo a baciarci e poi facemmo di nuovo l’amore. Lei si teneva con le mani ai bordi della piscina, e io dietro di lei la penetravo. A eiaculazione avvenuta uscimmo dalla piscina e ci trovammo di fronte a mia madre che si era appena svegliata. Indossava una vestaglia da notte e mi guardava in cagnesco.
“Rocco, cos’è questa storia?”.
“Mamma, lei è un'amica”.
Ovviamente lo sguardo di mia madre cadde immediatamente tra le gambe di Bea, sul suo pisellino. Poi si rivolse di nuovo a me.
“Spero che vi siate divertiti” disse. “Chiaramente avete fatto l’amore in piscina. Rocco, quante volte te lo devo dire che non voglio che tu e tua sorella facciate le vostre porcate in piscina?”.
“Ma mamma, Bea aveva voglia di fare un bagno. E poi sai come vanno queste cose, da cosa nasce cosa e…”.
“E avete fatto l’amore. Sì, lo so come vanno queste cose. Ma che sia l’ultima volta, Rocco” poi si rivolse a Bea e allungò una mano verso di lei. “Comunque piacere di conoscerti, io sono Sabrina, la mamma di Rocco”.
Bea le strinse la mano, ma senza dire nulla. Era troppo imbarazzata per poter dire qualsiasi cosa. In quello stesso momento uscì sul terrazzo anche mio padre.
“Ma cosa sta succedendo?” chiese, poi quando si accorse di Bea, e dopo aver visto anche lui com’era fatta sotto, allora mi fece un sorriso di complicità. “Ah! Vedo che sei in dolce compagnia”.
“Si chiama Bea” disse mia madre. “E lo hanno appena fatto in piscina”.
“Su Sabri, sii più tollerante” aggiunse mio padre. “Che male c’è? Non puoi ostacolare una cosa così bella come l’amore”.
“Ma perché proprio nella piscina?” chiese stizzita.
A quel punto rientrarono in casa e io presi un telo e lo usai per avvolgere il corpo di Bea e l’aiutai ad asciugarsi, e mentre lo facevo lei mi guardava negli occhi, quasi come se volesse dirmi qualcosa che aveva sulla punta della lingua.
“Sei stato molto carino con me” disse. “In genere gli uomini con me non hanno alcun rispetto. Tu invece hai avuto la premura di asciugarmi il corpo dopo che abbiamo fatto il bagno in piscina”.
Di una cosa ero convinto, e cioè non volevo che quello che era successo quella notte si riducesse ad essere solo un’avventura. Quando prima vi ho detto che provavo per lei una certa tenerezza, ebbene mi sbagliavo, era semplicemente amore.

Continua...

Link del racconto:
http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2017/03/qualsiasi-buco.html
Note finali:
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