i racconti di Milu
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Una volta lo chiamavamo il gioco, la nominavamo ricreazione, però anche lo svago colorato della luce, perché da bambini cercavamo di fissare di continuo il sole fino a farci del male, poi chiudevamo gli occhi e guardavamo le chiazze di luce inseguendole e cercando di scoprirne identificandone in un certo qual modo il senso. D’adolescente poi, costruivo innalzando in questo modo i miei sogni con gli occhi aperti, oggi, viceversa, a distanza di tempo questo sole che abbaglia lo fisso squadrandolo con un po’ di desiderio in questo torrido giorno d’estate, perché chiudo gli occhi e lo sento, poiché ne colgo fortemente il suo calore che m’accarezza lascivamente la pelle e in questo modo m’abbandono del tutto.

Al momento vedo la spiaggia, distintamente il mare e la sabbia a contatto con il mio desiderio di te, mentre sulla schiena migliaia di calde e morbide mani mi sfiorano la pelle, poi improvvisamente ci sei tu, perché percepisco chiaramente le tue dita tra i miei capelli, dato che m’accarezzi elegantemente la nuca in modo affettuoso e cordiale, dal momento che sento un brivido. In quell’istante voglio girarmi, tu però me lo impedisci, perché afferri le mani e me le tieni tra la sabbia mentre seduta sulle mie natiche t’abbassi verso di me, io osservo i tuoi capezzoli gonfi che risalgono la mia schiena, durante il tempo in cui le tue labbra s’appoggiano lievi sul mio collo. Sì, ecco, io gradisco quest’infinita dolcezza, quest’incalcolabile mansuetudine che mi fa rabbrividire di piacere, tu sei lì, in quanto giochi con la mia pelle, ti sposti dal collo alle spalle, alla schiena, ai fianchi baciandomi e sfiorandomi volontariamente con i tuoi seni.

Il mio desiderio diventa accanito, caparbio e implacabile, giacché lo è anche il tuo, io lo intuisco molto bene, allora mi giro verso di te e questa volta non me lo proibisci, in quanto trovo la tua bocca, tu entri in me, io entro in te, per il fatto che le nostre lingue giocano e gareggiano in maniera profonda. Io vorrei baciarti per un tempo infinito, dato che ci stacchiamo un istante, i tuoi occhi parlano con i miei, io mi sollevo fino a sedermi di fronte a te. In seguito ti bacio ancora con l’emozione che sembra tagliarmi la gola, amorosamente ti spalanco le gambe, dato che le apro anch’io a mia volta, così m’avvicino a te fino a quando i nostri infiammanti sessi non si sfiorano. Accarezzo i tuoi seni, stringo piano i capezzoli, mentre le mie labbra assaporano la pelle del tuo collo, in quell’attimo ti sento marcatamente gemere quando la mia mano scosta l’orlo delle tue mutandine. Tu sei morbida, io gioco con la tua fica e tu con il mio cazzo togliendomi il respiro, poiché le mie dita ti sfiorano in maniera delicata il clitoride e tu per l’occasione gemi forte. Io ti scosto le labbra e con un dito ti penetro iniziando a muovermi con un ritmo che ti piace, nel tempo in cui le mie labbra baciano il tuo seno e il tuo collo:

“Sei mia, la mia meraviglia” - ti sussurro io, frattanto che mi rispondi e frignare per il piacere che ti sto donando.

“Sì, così, dai ancora, ti prego” - m’inciti supplicando di continuare per scoparti in questo modo, mentre chiudi gli occhi e t’abbandoni apprezzando parecchio quell’atto.

Io voglio soddisfare il tuo desiderio, saziarlo in pieno, perché è quello che auspico, dopo t’aggrappi a me, accarezzi la mia pelle, siccome capto distintamente che stai per venire, questo è per l’appunto un momento intenso, il senso stesso della vita che ricompare, che ritorna, ma il rumore è forte e secco pressappoco di quelli che spaventano. La porta bruscamente si spalanca, eppure avevo detto alla mia cara segretaria che nessuno mi disturbasse, perché chiunque fosse stato poteva benissimo aspettare. Tu sennonché entri, in quanto non sei chiunque e lo sai molto bene, addirittura pure la mia segretaria è adeguatamente informata, giacché non avrà pensato per nulla di fermarti, in tal modo t’avvicini alla mia poltrona, vedi la mia espressione un po’ bizzarra e diversa dal solito, in quanto non puoi nemmeno immaginare l’emozione del mio sogno con gli occhi aperti:

“Ciao, va tutto bene?” - mi chiedi con un po’ d’ansia, accarezzandomi una guancia.

“Sì, certo, questo è il rapporto che t’avevo chiesto” - rispondo con artefatta e fasulla sicurezza.

Io adoro comandare, perché il potere mi eccita, mi scatena aizzandomi, con te ancora di più. Tu inizi a parlare, a ripetere dati, a replicare fonti, a fornirmi informazioni, io però non t’ascolto, ma tu pensi di certo il contrario perché io ti fisso intensamente, viceversa io ripenso a quelle due ore prima, quando in mezzo al traffico è bastato un attimo, giacché in un rapido istante tutto è stato chiaro e comprensibile. Un groppo alla gola improvviso s’accalca, un illuminarsi della mente che si presenta, un pensiero lucido che appare lacerando il cuore, eppure non lo saprai mai, perché la mia carriera, la mia immagine e il mio bisogno di stima m’impediranno infine di dirtelo.

No, sto mentendo, perché mi manca il coraggio, la fermezza, però questa è la verità, dato che fa ancora più male. Io non avrò mai il coraggio di rischiare di perderti, perché questo succederebbe se ti dicessi che i miei sentimenti confusi che si rincorrevano dentro di me, si sono ricomposti e riorganizzati in questo caldo e luminoso giorno d’estate.

Tu non lo saprai mai, perché non rischierò di perdere quel poco che riesco a cercare di rubarti, quei baci per te innocenti e smaliziati, ma per me avvilenti e brucianti, quelle carezze che silenziosamente imploro concesse a dimostrazione e a testimonianza d’un voler bene, il tuo, che vorrei soltanto per me.

No, non lo saprai mai, perché io la tua migliore, in verità affabile, cortese e socievole amica, che tu ci creda oppure no, mi sono completamente ammaliata, appassionata e invaghita follemente e immensamente di te.

{Idraulico anno 1999}