i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Questo proprio non lo avevi considerato... o forse sì. Certamente non in questo modo. Sapevi del suo carattere duro, di quel suo modo di trattare le donne come oggetti di cui servirsi. Sapevi di tutte le storie di cui si vantava, in modo volgare e spudorato, quando anche a tavola parlava di come aveva fatto godere la sua ultima preda con quel cazzo che diceva essere enorme. Pensavi di essere al sicuro da tuo cognato. Ma non era così.

Quell’uomo ti aveva sempre creato imbarazzo. Avevi notato come ti guardava. E quando a tavola raccontava in modo inopportuno di come si prendeva con la forza quei corpi di donna, lo faceva sempre lanciandoti delle occhiate che ti facevano tremare. Però non potevi mentire a te stessa. L’idea che un uomo come quello potesse annullare la tua volontà, scoparti con violenza per soddisfare il suo bisogno di carne ti faceva eccitare. Sesso selvaggio, animale... qualcosa che non eri mai riuscita a provare con tuo marito, quell’uomo che pensava solo al suo lavoro e che quasi non ti notava più. Un uomo elegante, controllato. Così diverso da Franco, quel fratello maggiore di 15 anni che era rude anche nelle fattezze: coperto di tatuaggi, con una pancia prominente e fisico massiccio formato dalle lunghe ore nei cantieri edili dove coordinava una squadra di operai. Sapevi che invidiava tuo marito Carlo, non lo aveva mai nascosto. Una buona posizione sociale, una tranquillità economica, una bella moglie che lo aspettava a casa tutte le sere. Tu eri ancora molto giovane, solo 27 anni. Capelli lunghi e biondi che incorniciavano un viso da ragazzina, ma con un corpo le cui curve facevano girare le persone per strada. E tu un po’ ti imbarazzavi per questo, ma in fondo ti piaceva essere guardata.
Ti mancava tuo marito. Ti mancavano le sue attenzioni. Non vedevi l’ora che arrivasse l’estate: tre mesi nella casa al mare, insieme. Certo, lui non sarebbe stato sempre con te. Ma avrebbe lavorato alcuni giorni senza andare in ufficio, dal terrazzo. E i fine settimana sarebbero stati tutti vostri. Poi arrivò quella vacanza, insieme alla doccia fredda: un appalto importante, l’impossibilità di stare insieme per un intero mese. Quella notte piangesti nel letto, da sola. Lui non c’era.

La casa al mare era molto bella, e la prima settimana di vacanza fu deliziosa. Carlo era con te e tu eri felice, anche se la sua testa era sempre sul lavoro. E poi c’era sempre quel fratello così ingombrante. Il cantiere dove lavorava non era molto lontano e non perdeva occasione per farsi invitare a cena. Era arrivato al punto di portarsi dietro anche quel suo amico inseparabile, Jamil, un nigeriano che ti metteva una paura tremenda. Non lo avevi mai sentito parlare, teneva sempre lo sguardo abbassato, ma quando lo alzava aveva degli occhi da demonio. Ne avevi parlato a tuo marito, ma anche lui era evidentemente succube del carattere deciso ed autoritario del fratello e aveva minimizzato la cosa. Voleva tenere con lui un rapporto il più disteso possibile.

Il giorno seguente tuo marito sarebbe partito, lasciandoti sola per 4 lunghe settimane in quel paradiso che avreste dovuto godervi insieme. Decideste di organizzare una uscita a cena e passasti il pomeriggio a farti bella solo per lui, mentre lo sentivi rovistare negli armadi per fare la valigia. Tu ti preparasti con cura. Volevi essere bella per lui sentirti desiderata. Un lungo bagno caldo con i Sali profumati prima di depilarti completamente. Avevi scelto quel perizzoma velato che ti piaceva molto, e quel vestito bianco ed attillato che ti faceva sentire molto sexy con quei tacchi altissimi. Eri molto contenta del risultato mentre ti guardavi allo specchio. Il tuo seno, una 4 abbondante, risaltava nella scollatura, sottolineata da una collana di corallo. Ti aspettavi un complimento che non arrivò.
Ora ci volevano proprio quel breve tragitto in auto, il parcheggio vicino al centro e una bella passeggiata.

Percorrendo il lungomare ti sentivi osservata, ed a ragione. Il vestito era così attillato che svelava tutte le tue forme, lasciando intravedere anche il perizzoma. Cercasti di nasconderlo un po’ con la borsetta, ma poi te ne dimenticasti. Rabbia. Ecco, eri arrabbiata. Tutti ti guardavano tranne Carlo, che continuava a rispondere ad una telefonata dietro l’altra. Anche quella domenica, che doveva essere solo vostra.
Pensavi che non potesse peggiorare quando invece vi fermaste al piccolo bar vicino alla spiaggia per un aperitivo e vi trovaste davanti suo fratello e il suo amico. Riuscirono a farsi invitare a cena anche quella sera. Ti scusasti con loro per andare in bagno. Non volevi piangere in pubblico.

Quando tornasti a sederti ti imbarazzasti moltissimo. Loro ti squadrarono completamente, mentre d’istinto la tua mano cercava di tirare più giù la gonna, che ora ti sembrava troppo corta. Il nigeriano, sempre nel suo silenzio inquietante, non staccava gli occhi dal tuo seno e durante la breve camminata dal bar al ristorante rimase dietro di voi. Lo immaginavi fissare il tuo culo sodo che ondeggiava sui tacchi. Il pensiero di quell’uomo eccitato ti turbò, provocandoti sensazioni contrastanti, forti.

Carlo entrò nel ristorante lasciandoti ad aspettare fuori, sola con loro due, per andare a chiedere se fosse possibile avere un tavolo più grande di quello che aveva riservato. Fu lì che suo fratello ti si avvicinò da dietro e ti sussurrò all’orecchio che glielo avevi fatto diventare di marmo con quel vestito, e che lui saprebbe bene cosa fare ad una come te. La sua mano ti accarezzò il culo in modo deciso. Eri scioccata. Quasi paralizzata. Avesti solo una reazione istintiva girandoti di scatto e fulminandolo con lo sguardo. Rise di gusto.

Fosti molto contenta di rivedere tuo marito tornare, ma non molto felice quando disse che aveva trovato posto per tutti.
Il cameriere vi fece strada e Jamil fu il primo a sedersi. Franco ti prese per un braccio e disse
-Prima le signore!
Facendoti accomodare nel primo posto libero e sedendosi accanto a te. Eri stretta tra loro due e ti aspettavi che tuo marito dicesse qualcosa, invece si accomodò nel posto rimasto. Franco iniziò subito a chiedergli del lavoro. Non sai se lo fece apposta o meno, ma quella discussione lo fece estraneare da qualsiasi altra cosa. La cena proseguiva, e tu eri assorta nel tuo silenzio, proprio come Jamil, ma ti eri anche lasciata tentare troppo dal vino, che sembrava la via d’uscita a quella serata tutta storta. Ti girava la testa.

Poi all’improvviso qualcosa ti sfiorò una gamba. Una volta, poi ancora. La mano di jamil si faceva più sicura e ti accarezzava la coscia. Eri rossa in viso, Bloccata. Gli altri due sembravano non accorgersi di nulla e tu non volevi far succedere un casino al ristorante. Il tuo braccio cercava di fermare quella mano che risaliva sulla tua pelle nuda, fin sotto la gonna. Guardasti Jamil ma lui teneva sempre la testa bassa, mentre tentava di forzare il tuo blocco. E’ sul tuo fianco, ora, e ti ha afferrato la piccola stringa di tessuto ai lati del perizzoma.

Ti scosti con uno scatto dal tavolo. La mano ti deve lasciare ma ti strappa il tessuto. Sei in piedi e sia Franco che tuo marito si sono girati a guardarti. Sei rossa, con il respiro affannato, e senti le mutandine che non riescono più a rimanere dove dovrebbero stare. Ti scusi e vai diretta verso il bagno. Non puoi fare a meno di incrociare lo sguardo di lui che ride. Mentre attraversi la sala, con una mano sul fianco per evitare di perdere l’intimo mentre cammini, ti senti come se fossi nuda.

Ti chiudi nel bagno delle donne. Sei sconvolta e l’alcool che hai bevuto non aiuta. Ti tocca toglierti il tanga. Era il tuo preferito. Chissà perchè lo infili nella borsetta, come se si potesse in qualche modo aggiustare. Siete solo a metà della cena ma tu vorresti che fosse la fine. Pensi di rimanere ancora chiusa in quel bagno, al sicuro. Ti bussano alla porta. Una donna vuole usare i servizi. Devi tornare al tuo tavolo, vicino a quel porco. Ti sta aspettando. Il suo sguardo non ti lascia da quando entri nella sala. Chissà se ha notato che non si vede più il tanga...
Una telefonata, quel maledetto telefono... Tuo marito si scusa ed esce a parlare. E ti lascia lì, tra quei due.

Franco ti guarda
- Dove eravamo rimasti là fuori?
La sua mano risale la coscia e si ferma sul culo. Dovresti alzarti ed andare via, ma non ci riesci. Lui sente che sei bloccata, in sua balia. La mano scende fino al ginocchio, poi risale di scatto sotto la gonna. Tu fai un balzo, cerchi di alzarti ma una seconda mano ti blocca. E’ Jamil. Franco è salito fino alla tua figa appena depilata. Non era per lui. Si accorge che non hai le mutande.
- E brava questa puttanella.... e io che ti credevo una santarellina! Ti piace che gli uomini ti trovino pronta, vero?
Continuava a frugarti dentro mentre tu cercavi di opporre qualche resistenza senza farti troppo notare nel ristorante affollato.
Anche la mano di Jamil stava approfittando di quella situazione . I movimenti che avevi fatto per contrastarli li avevano in realtà agevolati e la tua gonna era risalita quasi fino ai fianchi. Nella tua testa pregavi perchè tutto finisse in fretta, ma iniziavi a sentire una strana emozione nascere dentro. Insospettabile, sconosciuta.

Quando Carlo tornò cercò di scusarsi in tutti i modi perchè gli avevano chiesto di iniziare i lavori il giorno dopo, di prima mattina, e l’unico modo era di partire immediatamente. Avevi visto la salvezza in questo. Finalmente potevi fuggire. Ma ancora una volta le cose dovevano andare diversamente da quanto speravi.
Lui insistette affinchè questo contrattempo non rovinasse la serata di tutti. In fondo, doveva solo passare velocemente da casa, prendere la valigia già pronta e mettersi in macchina. Avrebbe prenotato un hotel strada facendo. Avrebbe pagato il conto e vi avrebbe lasciato finire quella bella cena, e Franco ti avrebbe poi accompagnata a casa. Provasti ad insistere, ma Franco entrò nel discorso con quelle parole che ti fecero venire i brividi.
- Non ti preoccupare. E’ una bella idea. Ci penso io a Donatella.
Ti trovasti così sola in mezzo a quei due. Stranamente finiste la cena senza che accadesse altro. Anzi, le mani che prima correvano sotto il tavolo si erano ora calmate, ma tu eri nervosa e così bevesti ancora, cercando nel vino un modo per sfuggire con la mente a quella situazione.

Usciste dal ristorante e i due ti presero subito sottobraccio. Iniziava a piovere e c’era poca gente in giro. Nella strada poco illuminata che portava al parcheggio le loro mani cominciarono di nuovo ad insinuarsi sotto la tua gonna, alzandola e lasciandoti il culo scoperto.
Accennasti ad una reazione ma Franco ti diede un ceffone così forte che, se non ci fosse stato il suo amico a tenerti, saresti di certo caduta.

- Forse non hai capito, puttana. Stanotte ti facciamo divertire come quella mezza sega di mio fratello non è mai riuscito a fare. Tu ti meriti un cazzo vero.
Risero entrambi di gusto mentre tu non sapevi più cosa fare.
In auto ti fecero sedere davanti. Franco guidava verso casa tua, un tratto da poco più di 5 minuti. Ma ancora la sua mano si infilava sotto la gonna alla ricerca del tuo sesso. Tenevi le gambe serrate ma lui spingeva con forza mentre da dietro Jamil si era impossessato del tuo seno. Te lo palpava in modo violento, infilandosi nella scollatura del vestito.
- Senti come stringe le gambe questa troia... ma lo sento che è bagnata fradicia.
Ridevano ancora, e tu non ti capacitavi di come potessere essere vero che ti trattassero in quel modo, e che al tuo corpo piacesse.

Parcheggiaste proprio di fronte a casa e in un attimo ti tirarono giù dalla macchina. La gonna alzata in modo indecente, un seno che sporgeva dal vestito.
Ancora cercasti di opporre resistenza. Questa volta fu Jamil a tirarti un ceffone.
- Forse non hai ancora capito, bellezza. Finchè tuo marito starà via tu sarai la nostra schiava. Ti è più chiaro ora?
La voce di Franco aveva un tono così autoritario e rabbioso che rispondesti di si.
Poi rovistò nella tua borsa per trovare le chiavi, e un minuto dopo eravate dentro.

Franco ti aveva sbattuta contro un muro e ti era addosso. La sua lingua cercava di entrarti in bocca mentre le mani ti avevano sollevato il vestito fino ai fianchi. Le dita a cercare la fessura in mezzo alle tue gambe. Le tue mani che cercano di respingerlo, ma ormai con poca forza. Alzi lo sguardo. Jamil si è spogliato completamente e vi guarda con il suo sorriso demoniaco ed un cazzo enorme, ben eretto.
Franco si accorge che guardi altrove, che hai gli occhi spalancati dalla paura e capisce cosa ha attirato la tua attenzione.

- Ti piace quel cazzo enorme, vero? Dai, vediamo come te lo lavori
E tirandoti per i capelli ti costringe ad inginocchiarti davanti a quella mazza nera. Jamil ti afferra la testa e te lo spinge forte contro le labbra. Lo lasci entrare, o almeno ci provi. La sola cappella ti ha riempito la bocca e fatichi a respirare. Ti fa schifo pensare a quello che stai facendo. Ti senti di nuovo prendere per i capelli. Anche Franco ora è nudo, e sotto quella pancia enorme anche il suo cazzo non sfigura. Ti trascinano in camera. Nella tua camera. Ti sbattono a pancia in giù sul letto e poco dopo senti Franco che ti penetra. Deciso, duro. Lanci un urlo. Lo senti stantuffarti furiosamente mentre ti dice quanto sei puttana.

Non vorresti, ma ti piace. Godi. E quando davanti a te ricompare il cazzo di Jamil non ti fai più pregare ed inizi a segarlo. E’ davvero enorme. Lo prendi di nuovo in bocca e inizi a leccarlo furiosamente. L’alcool ti ha aiutato a perdere il controllo, mentre quella situazione si è fatta eccitante. Ora pensi solo a questi due cazzi enormi che ti danno piacere. Non ti vergogni più. Godi e basta. La mano di Franco ti colpisce forte le natiche. Ti fa male, tanto. E ti fa godere ancora di più mentre Jamil ti tiene la testa e ti scopa la gola impedendoti quasi di respirare. Ti senti riempire. Sborra calda nel tuo ventre. Hai un attimo di presenza: non prendi la pillola da anni e lui non aveva messo il preservativo. Ti giri a guardarlo. Si sta ancora muovendo dentro di te, grugendo ad ogni colpo di reni. Si sfila e ti costringe a girarti. Devi lasciare il cazzo di Jamil per prendere in bocca quello di franco. Vuole che tu glielo pulisca bene. Lo succhi avidamente mentre ti senti aprire. Jamil vuole entrarti in figa con quel bastone enorme. Non ne hai mai preso uno così. Non riesci quasi a respirare mentre ti penetra senza riguardo.
- Guarda come gode questa maiala. L’hai vista? Sei una puttana, vero? Diglielo che ti piace farti scopare così
Una sberla violenta.
- Allora, glielo vuoi dire?
Parli con la voce bassa, quasi a singhiozzo.
- Allora sembra che ne voglia di più. Perchè non le rompi un po’ il culo? Falle provare un vero cazzo!
Ora hai paura. Sai che quella bestia enorme non entrerà mai nel tuo buco vergine
Li preghi di non farlo ma arriva un altro ceffone.
Guardi Jamil. Ha quel suo sguardo demoniaco, un ghigno beffardo sul volto.
Ti sputa sulla rosetta ed inizia a spingere.

Urli. Cerchi di fermarlo ma lui è deciso ad entrare nelle tue viscere. Spinge quel bastone nodoso che ti viola lo sfintere e ti penetra poco per volta. Ti senti lacerare. Stai piangendo ed urlando, chiedendo di fermarsi, ma la tortura prosegue. Ti scopa con violenza per alcuni interminabili minuti finchè non lo senti venire. Intanto a Franco è tornato duro e ti ha afferrato per i capelli, costringendoti a prenderglielo in bocca. Ti scopa la gola, anche lui senza alcun riguardo. E poi viene nuovamente, nella tua bocca e sul tuo viso.

Sei stravolta, sporca, umiliata.
Speri solo che ora che hanno finito se ne vadano. E invece restano.
- Stanotte dormiamo qui con te, puttanella. Domani mattina ci darai il buongiorno.
Hai paura di quello che potrà succedere. Ma l’idea di essere scopata di nuovo da quei due in fondo ti eccita.
Note finali:
m.amorini@email.it