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Questa storia è avvenuta circa 6 anni fa.

Io (Cristian) e Massimo siamo amici da sempre. Lo sono anche le nostre famiglie tanto da fare oramai da anni le vacanze insieme in Versilia e lì hanno fatto amicizia con un’altra famiglia del padovano abitudinaria del posto: Sabrina e Vincenzo.
Lei è una splendida donna di poco più di quarant’anni: mora con tocchi di biondo, alta 170 centimetri, rotondetta nei posti giusti (una quarta di seno), due occhi marroni che paiono scrutarti l’anima e un nasino alla francese che è un bijoux. Il tutto su una pelle liscia e delicata con una tonalità ambrata invidiabile per il sole. Lui è vicino alla sessantina. Industriale del terziario. Alto, distinto, con quei capelli bianchi che ti rendono interessante, un profilo che si può definire tranquillamente “romano”. Insomma, un tipo col suo fascino che ci giustificava la differenza di età tra i due.

Dicevo che è avvenuto tutto circa 6 anni fa.
Io e Massimo, per riprenderci da una sessione di esami abbastanza difficile, quell’anno decidemmo di passare un periodo di vacanza con i nostri genitori e lì ritrovammo i loro amici che avevamo conosciuto l'anno precedente, quando facemmo una passata veloce a trovare i nostri genitori prima di proseguire le nostre vacanze. In quell'occasione rimanemmo molto colpiti dall'avvenenza di Sabrina ma mai avremmo immaginato cosa sarebbe accaduto l'anno seguente..

Ci apparve subito evidente che nella coppia la dominante era lei. A parte le decisioni, anche quelle più stupide, che prendeva lei senza che lui obiettasse o dimostrasse di avere qualcosa da dire, era proprio l’atteggiamento nei rapporti tra loro che lo denotava. A volte sferzante, a volte dolce e affettuosa, sembrava sempre che lei si rivolgesse a un bimbo o ad un animaletto. E lui lasciava fare.

Nemmeno si preoccupava quando, sulla spiaggia, i costumi striminziti di lei attiravano mosconi come il miele. Fenomeno limitato, in quei giorni, dalla presenza mia e di Massimo in loro compagnia, ma che si presentava evidente ogni qual volta ci allontanavamo per qualche motivo. Inutile dire che anche io e Massimo eravamo affascinati da lei, così socievole, così espansiva, ed i nostri boxer da bagno nascondevano spesso mezze erezioni.

Una sera andammo tutti in un ristorante all’aperto dove facevano anche musica. Al termine della cena, al suono dei ritmi sudamericani, Sabrina si dimostrò spazientita vedendo la pista piena di gente che si dimenava.

- Uff, dai Vincenzo, fammi ballare. Siamo qui per divertirci, no? -

- Lascia stare Sabrina, sono stanco e poi non conosco questi balli. –

- Accidenti a te, vorrai mica fare tappezzeria per tutta la serata. –

Vedendola sbuffare io e Massimo ci offrimmo prontamente per farla ballare, cosa che lei accettò con entusiasmo, e così ci alternammo nei vari tango, salsa, merengue e bachata.

Fu durante uno di questi balli, lei che si muoveva stretta contro di me, aggrappata alle mie braccia, il bacino che pareva dotato di vita propria, che mi sorprese con una frase:

- Visto come ballate tu ed il tuo amico… sarà il caso che io mi trovi un amante giovane –

Lo disse sorridendo maliziosa, senza smettere di muoversi, le gambe incastrate alle mie, gli inguini quasi a contatto (io sono alto 185 cm). Non seppi cosa replicare, in fondo era un’amica dei miei e non potevo celarle l’evidente erezione che mi riempiva i pantaloni e le strusciava sul pancino. Imbarazzato, al termine del brano, la ricondussi al tavolo facendomi dare il cambio da Massimo anche al quale, ma lo venni a sapere dopo, aveva detto una cosa simile.

L’imbarazzo, che era svanito man mano che il gonfiore dei miei pantaloni veniva scemando mentre parlavo con i nostri genitori, tenuto appena vivo solo dall’ammirare le belle gambe di Sabrina intenta a volteggiare con il mio amico, tornò prepotente, senza possibilità di ignorarlo, al loro ritorno al tavolo.

Si erano seduti, accaldati e leggermente sudati, gettandosi con golosità sui cocktail rinfrescanti. Sabrina non la finiva più di ringraziare me e Massimo per averla fatta ballare, senza tralasciare stoccatine al marito sulla sua stanchezza, sul fatto che non fosse più così divertente. Al che, in un sussulto di, forse, dignità, lui rispose pur tenendo un tono scherzoso:

- Cara mia, allora ti autorizzo a trovarti un amante che ti faccia fare tutte queste cose al posto mio. –

La risposta di Sabrina fu gelida:

- E non solo queste direi, tu come amante sei una “catastrofe” –

Tutti quanti facemmo ipocritamente finta di non aver capito dedicandoci agli i-phone, alzandoci per andare al bagno, parlando tra di noi. Tutto meno che rimarcare l’evidente umiliazione di Vincenzo.

Dopo questa frase la serata, che era comunque vicina al termine, si trascinò per pochi altri minuti, il tempo di finire le bibite e di salutarci dandoci appuntamento per il giorno dopo.

Il mattino io e Massimo ci alzammo tardi e raggiungemmo gli altri in spiaggia. Lì, sotto degli ombrelloni che volevano imitare, senza riuscirci, delle coperture di foglie di palma degne di una spiaggia tropicale, ci intrattenemmo poco volendo recarci presso uno stabilimento vicino dove avevamo visto alcune ragazze carine.
Al ritorno, nel tardo pomeriggio, senza aver saputo o potuto ottenere altro che un paio di numeri e promesse vaghe, trovammo le tre coppie di amici intente a discutere: l’indomani Vincenzo sarebbe andato a fare una battuta di pesca con degli amici e cercava di convincere i nostri genitori ad accompagnare Sabrina che invece voleva fare un’escursione. A me e Massimo bastò una rapida occhiata d’intesa per proporci come accompagnatori, con grande gioia dei nostri genitori che volevano invece rimanere ad oziare sotto gli ombrelloni.

Detto e fatto, il mattino seguente passammo a prendere Sabrina, Vincenzo si era alzato all’alba, per andare in un posto ancora da decidere.

- Allora, cari i miei cavalier serventi, dove vogliamo andare? Io pensavo ad una spiaggia diversa, così da variare un poco. L’interno non mi attrae più di tanto. –

Fui io a buttarmi:

- Beh, ci sarebbe un posto particolare, non so se lo conosci: Cala Violina. E’ abbastanza gettonato in questo periodo. –

- E che ha di particolare? –

- Ecco, non so se ti potrebbe piacere. Il fatto è che… è una spiaggia nudista. –

- Capirai, credete che abbia problemi a mettermi nuda? O pensate che sia troppo brutta per farlo? Vada per Cala Volpina –

La frase civettuola richiedeva una pronta smentita da parte nostra. Così facemmo e ci recammo in auto lasciandola ad alcune centinaia di metri dalla spiaggia.

Arrivati, approfittammo della pineta retrostante per toglierci gli abiti e ci stendemmo al sole dopo esserci sottoposti al rito della crema.
Io e Massimo facemmo una gara scherzosa per avere il privilegio di spalmarla sulla schiena di Sabrina, che altrettanto scherzosamente ci cooptò entrambi, ridacchiando quando scendevamo involontariamente (?) a toccarle le natiche sode. Poi toccò a noi e devo dire che sentire le sue mani che mi scivolavano sui muscoli della schiena e del collo, carezzando più che spalmando, mi fecero reagire tanto che fui costretto a stendermi bocconi per evitare quel che è la scortesia più grande tra i naturisti: mostrare apertamente l’eccitazione. Lo stesso fu per Massimo con Sabrina che, continuando a scherzare, provava a ribaltarci. Nel movimento ci mostrava i suoi anfratti più segreti, i suoi seni sobbalzanti, e ciò non contribuiva affatto alla nostra “tranquillità”.

Ci crogiolammo al sole per diverso tempo, guardandoci intorno. Non c’era troppa gente: tante coppie, diverse famiglie, pochi single di entrambi i sessi. Facemmo il bagno e ancora prendemmo il sole conversando pigramente fino a che fu ora di tornare indietro per il pranzo. Raccattati asciugamani e zaini ci inoltrammo nella pineta verso l’auto

Fu durante la sosta per rivestirci che avvenne quel che è indimenticabile nella mia memoria.

Io e Massimo stavamo tirando fuori i pantaloncini dagli zainetti e ci accorgemmo che Sabrina, a due passi da noi, ci guardava senza accennare a rivestirsi. Il suo atteggiamento, il suo corpo, la posa che assunse trasmetteva un messaggio sensuale ed invitante. I suoi occhi passavano sui nostri corpi, ora l’uno ora l’altro, scrutando ogni centimetro di pelle, ogni muscolo, soffermandosi soprattutto all’altezza del pube dove i nostri uccelli, capendo l’antifona prima di noi, già stavano tirando su la testa.

Non disse una parola, semplicemente gettò un asciugamano per terra tra me e Massimo e vi si inginocchio sopra stendendo le mani verso i nostri ventri.

Ricordo bene che sussultai al primo tocco, reagendo con una subitanea erezione che lei apprezzò:

- mmmmhhhh, bravo il mio soldatino, subito sull'attenti. -


Poi non poté più parlare perché aveva aperto le labbra e preso in bocca il mio cazzo, facendolo indurire sempre più. Di lato Massimo ci guardava, eccitato anche lui dalla lenta sega che Sabrina, senza smettere di succhiarmi, gli stava praticando.

Leccò e succhiò i nostri cazzi alternandoseli nella bocca, tirandoli a se per leccarli entrambi, tentando senza riuscirci di prenderli in contemporanea. La sua bravura e l'evidente voglia che metteva nello spompinarci assieme ci fece presto raggiungere il punto di non ritorno e l'avvertimmo che stavamo per venire.

- Venitemi in bocca... voglio bervi, voglio saziarmi col vostro seme -

Prese a succhiare con più fervore il cazzo di Massimo mentre segava più veloce me, ed il mio amico cedette dopo poco. Vidi distintamente le guance di Sabrina incavate dalla suzione, i suoi spasmi mentre Massimo le schizzava in gola e lei deglutiva senza smettere di succhiare, e godetti anche io. Il mio primo schizzo la colse su una guancia ma subito si staccò da Massimo per prendere in bocca me e succhiarmi fuori tutto quello che avevo, mentre io rantolavo il mio piacere. Alla fine leccò ancora amorevolmente entrambi, ripulendoci, baciando con trasporto la punta dei cazzi che stavano perdendo il loro turgore. Senza rialzarsi ci guardò con un sorriso a trentadue denti:

- Siete proprio dei ragazzacci, guardate cosa avete fatto fare ad una donna sposata: una bella abboffata di sperma. -

E scoppiò a ridere, e noi con lei.

In allegria ci rivestimmo e ci avviammo per il ritorno.


Il giorno successivo, di comune accordo, io e Massimo le facemmo recapitare al ristorante dove stavamo pranzando tutti insieme, una bella pianta, una tibouchina, che sapevamo piacerle, con un biglietto anonimo.

Lei fu molto contenta e capì subito chi erano i mittenti, mentre Vincenzo scherzò, non so fino a che punto realmente o fu per far buon viso a cattivo gioco, ricordando la sua frase:

- Mia cara, vedo che mi hai preso in parola: ti ho autorizzato l'altro giorno e già hai trovato uno spasimante. -

Ridemmo tutti, soprattutto Sabrina. Credo che il padre di Massimo abbia subdorato qualcosa cogliendo il nostro scambio di sguardi a tre, ma non posso esserne sicuro.

Il giorno dopo ancora fu proprio lui a fare la battuta:

- Sabrina, oggi niente piante, fiori o gioielli? -

La sua risposta ci gelò tutti per un istante:

- Oggi no... ma Vincenzo non può essere sicuro che non ha le corna -

E rise, stemperando la situazione. Noi ridemmo tutti con lei ma non Vincenzo che vidi impallidire di colpo per poi esporre un sorriso che sapeva di amarezza.

Far finta di niente è sempre una buona cosa quando non sai bene come comportarti, e l'adottammo tutti quanti cosicché l'atmosfera, che si era fatta comunque tesa, si rasserenò. Povero Vincenzo, posso solo immaginare cosa gli stesse passando per la testa in quei momenti, ma poteva solo prendersela con se stesso.

Certo lei non faceva nulla, perfettamente inserita nel suo ruolo dominante, per risparmiarlo. La sera stessa, a cena, non ricordo come si tornò sull'argomento, ancora disse:

- ma insomma... mio marito ormai quando entra in casa si sentirà il rumore delle corna che picchiano sul soffitto... vero caro? -

Lo disse sempre ridendo, poggiando una sua mano delicata sull'avambraccio di lui. Ancora una volta Vincenzo la prese come uno scherzo e ancora una volta provai un misto di pena e di disprezzo per lui.


Un paio di giorni dopo, alla vigilia della partenza di me e Massimo per altri lidi, eravamo tutti insieme per la solita cena a base di buon pesce. Approfittando di un attimo di distrazione degli altri, uscendo dal ristorante, ci avvicinammo a Sabrina dicendole apertamente che avevamo voglia di lei, della sua bocca, che desideravamo ancora uno dei suoi terrificanti pompini.

Lei ci sorrise amabilmente:

- Ma allora siete proprio dei discoli... vi devo mettere in riga... sì, vi devo proprio svuotare per bene. -

Giunti sul lungomare la sentimmo dire che si sentiva gli occhi secchi e che aveva bisogno di un collirio, chiedendoci di accompagnarla alla ricerca di una farmacia.

Lasciammo gli altri in un locale a prendere il fresco e ci precipitammo a casa di Massimo e dei suoi. Lì giunti Sabrina si fece scivolare di dosso l'abitino rosso che indossava. Il costume seguì a ruota lasciandola splendidamente ed orgogliosamente nuda davanti ai nostri occhi sbarrati. Ci avvicinammo a lei baciandola a turno, carezzando quel corpo favoloso, ed avremmo voluto fare qualcosa di più ma lei ci bloccò poggiandoci la mano sul petto.

- No, non adesso. Ho detto che vi devo svuotare ed è quello che farò -

Scese ancora sulle ginocchia davanti a noi, ci fece scendere i pantaloncini uno alla volta e di nuovo, come a Cala Volpina, ci leccò e succhiò a turno, anche insieme, fino a farci godere nella sua bocca, sul suo viso. Questa volta però non si fermò: io avevo goduto prima di Massimo e stavo ammirando la sua bravura a mungere il mio amico ingoiandone tutto il seme. Sentivo la sua mano carezzarmi e quando appoggiò ancora le labbra sul mio cazzo pensai che volesse ripulirlo.
Nulla di tutto questo.
Lo prese in bocca con voracità, la lingua che vorticava sulla cappella, le labbra che scendevano racchiudendo l'asta fino quasi a toccare i peli del pube. In breve mi ritrovai di nuovo duro, e lei che non smetteva, dimenticando di passare al mio amico. Presto vinse la mia resistenza e le fiottai in gola, di gusto, il mio secondo orgasmo in pochi minuti. Stessa sorte ebbe il mio amico e ancora Sabrina non era contenta. Nonostante le mie rimostranze tornò da me, afferrandomi per i glutei, tenendomi stretto ed effettuando una fellatio di rara abilità che mi fece godere ancora tra le sue labbra. Alla fine io e Massimo avevamo le cappelle viola e doloranti e solo allora, quando decise che non avevamo più nulla da darle, ci lasciò andare.

Era bellissima lì in ginocchio, l'aria trionfante dopo aver ingoiato senza difficoltà una quantità esagerata di sperma. Gli occhi fiammeggianti, il trucco disfatto, tracce del nostro seme sui capelli e sul viso.

Dispiacque sinceramente, e potete immaginare il perché, a me e Massimo di andarcene il giorno dopo, però avevamo già preso accordi con un gruppo di amici e amiche per un tuffo in Grecia.

Non dimenticammo Sabrina ma venimmo presi dalle vacanze, con annessi e connessi, e la relegammo in un angolo della nostra mente… tranne quando c’era una qualche gentile fanciulla che si inginocchiava davanti a noi. Ad entrambi veniva spontaneo il paragone con Sabrina, ed il giudizio era sempre impietoso verso la fanciulla. Non che non ci godessimo il momento, era più che altro un raffronto… tecnico.

Le vacanze hanno un grosso difetto: finiscono. E così quando sbarcammo a Milano e riprendemmo la solita vita fatta di studio e lavoro ci sorprendevamo spesso, dietro una pinta di birra in qualche locale, a ricordare il periodo appena trascorso e rimpiangerlo.

Ma la vita riserva sorprese e la più grossa, per noi, fu una chiamata proprio di Sabrina con cui avevamo scambiato i numeri.

Ci avvisava (chiamò me ma il messaggio era per entrambi) che sarebbe stata a Milano per un corso di aggiornamento di una settimana. Le avrebbe fatto piacere rivederci.

Io e Massimo non stavamo più nella pelle e attendemmo trepidanti il suo arrivo.

L’andammo a prendere alla stazione e fu prodiga di baci e abbracci lasciandoci prendere il suo bagaglio e stringendoci sottobraccio mentre la scortavamo all’auto per condurla al suo albergo. Ci parve strana la sua richiesta, quando le dicemmo che l’avremmo portata fuori a cena, di scegliere un posto dove non eravamo troppo conosciuti. Optammo per un locale in periferia dove ero stato un paio di volte e prenotammo. Dopo una quarantina di minuti la vedemmo uscire dall’ascensore come un’apparizione: in forma smagliante, tailleur beige con gonna al ginocchio, camicetta bianca generosamente aperta sul seno prosperoso, un sorriso per noi che destò l’invidia degli impiegati e dei clienti presenti.

In auto, guidavo io, Massimo si accomodò dietro cedendole il posto lato passeggero ma lei lo spinse dentro e si sedette con lui dicendomi di partire. Mi diressi veloce verso l’imbocco della tangenziale, guardando nel retrovisore per capire cosa avesse intenzione di fare. La vidi girarsi verso Massimo per slacciargli la cintura, scendergli la zip e tirargli fuori l’uccello, con lui pietrificato dalla sorpresa. Mi preoccupai: non era ancora buio e qualcuno avrebbe potuto vederci. Glielo dissi:

- Tra quanto arriviamo? –

- 25-30 minuti massimo, ma… -

- Ho giusto il tempo. Tu pensa a guidare –

Ed io guidai, in modo disordinato perché vedevo nello specchietto, che spostai opportunamente, la sua bocca chiusa sul cazzo di Massimo che saliva e scendeva lasciando una traccia umida. Fu un tormento per me evitare incidenti mentre nelle orecchie avevo i rantoli di godimento del mio amico ed il rumore umido che faceva la bocca di lei... oltre alle trombe di un paio di autotreni i cui autisti, dall'alto, erano riusciti a vedere.

- La prossima uscita è la nostra. –

Avvertii, e un minuto dopo udii Massimo mugolare. Nello specchietto le labbra di lei erano ferme a metà asta, le guance si gonfiavano e si incavavano ricevendo in bocca una sborrata che, mi parve, durò diversi secondi.

Tranquillamente, lasciando che lui si riassettasse, Sabrina si nettò le labbra e tirò fuori uno specchietto per controllarsi il trucco, aggiustandolo con il rossetto.

Come Dio volle, arrivammo al parcheggio del locale trovando subito posto ed entrammo, lei in mezzo a noi, e ci sedemmo al nostro tavolo.

Al momento dell’ordinazione, con il tono serio di chi descrive un programma stabilito, lei ordinò una carbonara, consigliata dal cameriere, con una frase che mi fece quasi andare di traverso il sorso d’acqua che stavo bevendo:

- Con le proteine sono quasi a posto per oggi, pensiamo ai carboidrati –

Io e Massimo sapevamo bene cosa intendesse veramente, non il cameriere che prese tutte le ordinazioni e se ne andò lasciandoci alla nostra privacy.

Sabrina chiacchierò con noi amabilmente, ricordando le vacanze in Versilia, senza accennare nemmeno una volta a quello che c’era stato tra noi tre, soffermandosi solo su gli aneddoti senza significato. Poi volle sapere della vacanza in Grecia, dei posti che avevamo visitato.

- Avete conosciuto qualche bella ragazza? –

Con un certo imbarazzo, ma senza entrare nei particolari, sia io che Massimo rispondemmo in senso affermativo. L’arrivo dei piatti fece sospendere un attimo le chiacchiere che ripresero, mangiando, su argomenti senza importanza.

Alla fine, portati via i piatti, mentre attendevamo il dolce, Sabrina mi chiese di indicarle i servizi e volle che l’accompagnassi.

Giunti nell’antibagno, si accertò che non vi fosse nessuno e mi spinse in quello delle donne chiudendo la porta alle sue spalle e cominciando a slacciarmi la cintura.

- Ho voglia ancora di proteine –

Mi disse imboccandomi. Fu un pompino energico, senza delicatezze o virtuosismi di lingua, rapido e diretto allo scopo: Due labbra chiuse sull’asta facendo su e giù, la lingua che martoriava la cappella, una mano a carezzare i testicoli. Arrivai in breve al punto di non ritorno e lì lei se lo tolse un istante di bocca, il tempo di dirmi:

- La tua amichetta greca te lo succhiava anche lei così? –

E poi fui di nuovo tra le sue labbra scatenate senza riuscire a trattenermi e godendo con quattro o cinque schizzi corposi che ingoiò senza battere ciglio. Credo di essere durato al massimo cinque minuti.
Con nonchalance Sabrina si rialzò, si pulì le labbra con la carta igienica e, aperta la porta, mi fece segno di uscire. Mi raggiunse mentre io mi stavo bagnando il volto per riprendermi. Era stata una cosa così inaspettata, rapida e… piacevole, ed io mi sentivo come se un TIR mi fosse passato sopra. Si aggiustò ancora il trucco e mi precedette al tavolino. Lì Massimo mi strizzò l’occhio, aveva capito bene cosa era successo.

I minuti passarono veloci e ci ritrovammo in auto diretti al suo albergo, questa volta lei sedeva davanti. Arrivati, scesi tutti e tre per i saluti, ci “apostrofò con parole argute”:

- Beh, volete lasciarmi così? –

La seguimmo in camera e, appena dentro, lei si tolse velocemente gli abiti di dosso restando con il solo intimo.

- Ma bravi i discoli, si fanno succhiare, mi sborrano in bocca e poi vogliono andarsene felici e contenti. –

Mi si avvicinò e, presami una mano, se la portò tra le cosce:

- Senti? Senti come sono bagnata? Hai idea di come mi sentivo mentre ti spompinavo? Questa estate vi ho serviti io, ora tocca a voi –

Sotto le mie dita sentivo le mutandine umidicce. Avrei voluto scostarle e metterle un dito dentro ma ancora lei si mosse, respingendomi per togliersi il reggiseno e gli slip e poi stendersi sul letto.

- Allora? Cosa aspettate? –

Io e Massimo ci scambiammo uno sguardo e ci sbrigammo a spogliarci. Feci prima io e mi tuffai tra le cosce aperte. Una vagina rosea, le labbra spalancate, con un piccolo triangolo di pelo poco sopra, mi accolse. Ero eccitatissimo e cercai di darle ciò che lei aveva saputo dare a me, basandomi sulle sue reazioni per scoprire cosa le piaceva di più, accettando i suoi consigli espliciti, la sua mano sulla nuca che mi tirava a se.

Massimo si era dedicato a quelle magnifiche tette, impastandole e stuzzicando i capezzoli prima con le dita e poi con le labbra. Lei non rimase immobile ma si contorse per arrivare con la bocca sull’inguine del mio amico per succhiarlo e leccarlo come solo lei sapeva fare.

Di colpo il mio viso fu investito da un getto caldo di umori mentre la sentivo mugolare a bocca piena il suo piacere e il suo bacino si contorceva in una danza indiavolata.

Un primo orgasmo che non le bastò ovviamente. Ci lasciammo guidare da lei nel prenderla, assumendo le posizioni che voleva e facendola godere più volte.

Massimo era disteso sul letto, lei sopra che lo cavalcava, io in piedi che offrivo il mio uccello alla sua bocca insaziabile:

- Vi svuoto completamente come l’altra volta –

Disse accelerando i movimenti di mano, labbra e lingua. Ancora non resistetti al suo ardore e le venni in bocca senza che una singola goccia andasse sprecata. Poi mi gettai sul letto per riposarmi un poco. Mi sentivo stanco, era il mio terzo orgasmo, compreso quello al ristorante, e pensavo di non poter essere più in grado, almeno per il momento, di eccitarmi ancora. Di fianco a me Sabrina si muoveva sopra Massimo.

- Sto per venire... sto per... -

- Vienimi pure dentro, sono protetta -

Quasi apaticamente guardai Massimo godere sotto quell'amazzone che non smise mai di muoversi avanti e indietro, di roteare le anche.

- Non uscire, resta dentro di me -

Sentii dire a Sabrina che poi allungò una mano verso di me prendendomi per un braccio.

Mi negai stancamente:

- No Sabrina, guarda, dammi un minuto che non ce la faccio a rizzare ancora -

Mi guardò col suo sorriso strafottente:

- Sei sicuro? Io avevo intenzione di fare qualcos'altro... di prendervi insieme -

Nel dirlo si portò la mano alla bocca, umettò un dito e senza smettere di guardami se lo fece scivolare dietro, tra quelle chiappe che tanto avevo ammirato. Fu un pugno nello stomaco per me.
Nella mia mente si visualizzò chiara l'immagine di quel dito che si infilava tra le natiche, cercava e penetrava il buchino posteriore. Mi diedi dello stupido per non averci fatto neanche un pensierino sino a quel momento, troppo impegnato a seguire le sue indicazioni. Il mio uccello sussultò e tornò insperabilmente a ergere il capo. Mi alzai e lo offrii alle sue labbra che presto lo fecero tornare alla piena efficienza. Sotto vedevo Massimo muoversi, la proposta doveva aver fatto effetto anche a lui perché sentii Sabrina mormorargli:

- Bravo ragazzo, continua così -

Segnalandomelo con lo sguardo e staccandosi da me, Sabrina mi fece capire che ero pronto. E pronto lo ero veramente, eccitato come non credevo al pensiero di poter penetrare quel culo così bello. Impaziente mi misi alle sue spalle, le spinsi sulla schiena per farla abbassare, rimirai la mano di lei, le sue due dita che uscirono dall'ano per farmi spazio e poi lo appoggiai. Bastò una piccola spinta perché lei, perfettamente rilassata, mi prendesse dentro fino a metà. Una mano sul mio bacino mi segnalò di fermarmi.

- mmmmhhhhhhh bravi i miei discoli... adesso muovetevi... sì, così... bravi... mi riempite perfettamente. -

Dal momento in cui lei cominciò a incitarci a fare più forte, pochi minuti dopo, io non capii più niente se non che dovevo spingere, e spingere, e spingere ancora sentendola tremare sotto di me, sentendo gli scatti di Massimo che mi veniva incontro penetrandola dal davanti, e alla fine godetti ancora sentendomi girare la testa, versandole nell'intestino il poco, pochissimo seme che mi era rimasto.


Alla fine, come in estate, io e il mio amico ci trovammo svuotati e con la cappella dolorante.


Fu una settimana di fuoco quella. Ogni sera passavamo a prenderla e terminavamo in camera sua facendo sesso fino a che non ne potevamo più, in una intimità scherzosa che non comprendeva solo sesso ardente ma anche momenti di rilassatezza e giocosità. Come quella sera che il marito la chiamò e lei, come se fosse uno scherzo, gli disse:

- Ma lo sai che ci sono due uomini che mi stanno facendo un filo terribile? Mi piacciono molto... sto pensando di portarmeli a letto, per te sarebbe un problema? -

E giù risate chiaramente contraccambiate dal marito che non poteva vedere che in quel momento eravamo a letto, Massimo tra le sue cosce che la leccava ed io in ginocchio di fianco che le porgevo l'uccello a cui, tra una frase e l'altra, lei regalava una rapida leccata o succhiata.


L'estate prossima Sabrina sta cercando di trovarsi in Versilia nello stesso periodo in cui ci saranno i genitori miei e di Massimo, e non è escluso che noi due si faccia un viaggetto nel padovano.

Siamo fiduciosi, anzi sicuri, che le faremo fare ancora una “abboffata di proteine”.