i racconti di Milu
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Diletta 33 anni, un impiego in banca da più di dieci anni con prospettive di avanzamento di carriera.
Carlo è suo marito, innamorato, ma un po’ frustrato dalla forte personalità della moglie.
Quella mattina Diletta era andata in banca come qualsiasi altro giorno.
Vestita elegante, con un pizzico di sensualità che non faceva mai mancare. Il bottone della camicia sapientemente sbottonato all’altezza del seno; il tacco dieci del classico decollete e la gonna aderente tanto da esaltare le sue forme femminili.
I capelli sciolti, lunghi sino alla spalla, un sorriso solare ed uno sguardo sensuale, ma utilizzato poco.
Prese posto nel suo ufficio, sorridendo ai colleghi e svolgendo il lavoro con la consueta professionalità.
Poco prima della pausa pranzo fu chiamata dal Direttore; salì con calma senza immaginare che da quel momento la sua vita non sarebbe stata più la stessa.
Entrò nella stanza di Aldo e si sedette di fronte a lui. Accavallò le gambe senza malizia, ma notò subito un atteggiamento strano del suo capo; aveva avuto, con lui, un rapporto cordiale e mai sopra le righe; non aveva mai dovuto fronteggiare nessuna avance anche se veniva considerata una bellissima collega. C’era sempre stato il massimo rispetto; ignorava di essere, da molto tempo, il desiderio di molti, lì nella banca.
• C’è un ammanco, Diletta
• Ed io che c’entro?
• L’ammanco è importante; stamattina un cliente è venuto a fare un versamento di cinquemila euro in contanti; tu sai che non è possibile e voleva facessimo due distinti versamenti, uno oggi e l’altro tra un mese, così da scendere sotto la soglia. Sono spariti quattromila euro
• Continuo a non capire cosa possa c’entrare io
• Abbiamo delle telecamere in banca
• Lo so bene
• Abbiamo anche i numeri di serie delle banconote; vogliamo andare a prendere la tua borsa dalla tua stanza?
• Certo, non ho nulla da nascondere.
Andarono nella stanza di Diletta, visibilmente contrariata. Prese la borsa e la portò con sé tornando nella stanza del direttore; la scaraventò letteralmente sulla scrivania del suo capo
• Controlla e poi chiedimi scusa
• Non posso mettere mani dentro. Ti dispiace svuotarla tu?
Diletta prese la borsa, l’aprì e rimase senza parole; prese una busta che non pensava di avere; iniziò a temere il peggio; l’aprì e dentro c’erano banconote per quattromila euro.
• Non è possibile; non li ho messi io
• Stai tranquilla, Diletta. Si sistema tutto.
Il direttore si alzò e la prese per mano
• Aldo, davvero; io non so come siano finiti nella mia borsa, Diletta stava per piangere, ma il direttore le accarezzò il volto e le disse
• Tutto si sistema
Le sbottonò la camicia; Diletta era inebetita; rimase seduta a farsi spogliare e togliere il reggiseno. Aldo prese l’indumento intimo e lo gettò nella pattumiera
• Da domani verrai sempre senza reggiseno
Tirò fuori il cazzo e lo porse alla donna. Diletta capì di non avere scelta e lacrimando lo prese in mano ed iniziò a segarlo; con coraggio tirò fuori la lingua e lo leccò, continuando anche quando Aldo chiamò due colleghi della banca, Mario ed Enrico.
• Chiudete; pausa pranzo, ma oggi la passiamo diversamente
• Ti prego, no; non mi fare questo. Va bene con te, ma non mi far diventare la puttana della banca
• Stai zitta, troia. Lo sei già la puttana della banca ed oggi è solo il primo giorno
Entrarono i due colleghi che, vedendo Diletta impegnata nel pompino al capo, si spogliarono e si avvicinarono.
Mario aveva sempre desiderato la collega e non le parve vero che stava per accadere; Enrico, invece, non aveva mai accettato il ruolo di Diletta all’interno della banca; quella fu l’occasione per sfogare la propria frustrazione; si avvicinò, le mise una mano sulla testa e la spinse per farle prendere il cazzo di Aldo completamente in bocca. La tenne bloccata per costringerla a fare un soffocone.
• Facci vedere come sei brava a tenere il cazzo in bocca, troia; respira con il naso e muovi la lingua, zoccola
Aldo e Mario si misero a ridere e passarono diversi secondi prima che Enrico mollasse la presa e le consentisse di tornare a respirare normalmente.

La fecero alzare e le sfilarono la gonna, strappandole gli slip
• Così stasera tornerai a casa senza intimo, come una vera troia
• Non li ho presi io quei soldi, perché mi state facendo questo?
Non le risposero, la spinsero in ginocchio in mezzo a loro tre. Diletta non aveva scelta; prese il cazzo di Mario ed iniziò e leccarlo, segando gli altri due; così a turno li spompinò tutti e tre, rendendoli duri e pronti per iniziare a giocare seriamente.
Mancava più di mezz’ora alla riapertura della banca.
Diletta si alzò, completamente nuda davanti ai colleghi; era in serio imbarazzo, anche se aveva appena terminato di spompinarli tutti e tre. Camminava tesa, obbligata a farsi ammirare; le dissero di poggiare le mani al muro, piegarsi per mostrare il culo.
Aldo si avvicinò e la palpò; la prese dal collo e le infilò la lingua in bocca; senza troppe accortezze le infilò il cazzo nella figa iniziando a fotterla. Diletta con proprio stupore, iniziò a godere; il marito non l’aveva mai presa così e forse le piaceva. Si ritrovò ad incitare il direttore, raggiungendo un imprevedibile orgasmo; ancora più in imbarazzo, guardò gli altri due ed attese il loro turno.
Prima Mario, poi Enrico abusarono della sua figa; non furono bravi come Aldo, non la fecero godere, ma non le dispiacque essere presa in figa da altri due cazzi.
Aldo andò a sedersi sul divano ed invitò Diletta a raggiungerlo; restando seduto, con la donna in piedi, le leccò la figa, fradicia di umori e la fece cavalcare sul proprio cazzo. Diletta se lo infilò lentamente ed interamente, quindi iniziò a muoversi finché Enrico raggiunse la coppia, prese le chiappe della collega e le allargò; inumidì il culo con la saliva, prese il cazzo in mano e con un colpo la inculò. Diletta perse un respiro, recuperandolo subito dopo ed assaporando quel meraviglioso sandwich; uniformò il movimento a quello dei due cazzi dentro di lei finché Mario la prese per la testa e le infilò il cazzo in bocca.
Nel giro di un’ora la sua vita era completamente cambiata. Non sapeva come quei soldi erano finiti nella propria borsa; ora si ritrovava tre cazzi dentro di lei, ma quel che più la sconvolgeva era l’alto livello di eccitazione che stava provando.
Era immersa in questi pensieri e stava pensando al marito, ignaro di quella metamorfosi, quando Mario le riversò in bocca una incredibile quantità di sborra. Faticò ad ingoiarla tutta; qualche rivolo le colò dai lati delle labbra; cercò di recuperarli con la lingua.
Enrico le inondò il culo e dopo qualche secondo Aldo le sborrò nella figa. Diletta sentiva quel mare di sperma dentro di sé e quando entrambi sfilarono le rispettive verghe, un fiume di nettare bianco si riversò lungo le sue cosce.
Si alzò con attenzione, ma non servì ad evitare che le due copiose sborrate scivolassero lungo le proprie cosce. Non aveva più né slip né reggiseno; infilò la gonna e la camicia; le proibirono di pulirsi né le fu permesso andare in bagno. Andò nel proprio ufficio ed incrociò Alberto, l’usciere della filiale; un uomo riprovevole, grasso e sempre sudato che non aveva mai nascosto una forte attrazione per Diletta; lei come sempre non lo degnò di uno sguardo, ma lui la vide stravolta; la seguì con gli occhi e lei istintivamente sculettò sui tacchi per provocarlo; lo faceva sempre, e quella volta non si sottrasse a quella che, sino ad allora, era stata un’umiliazione nella testa di Diletta: mi vuoi, ti provoco, ma non te la darò mai…sino ad allora…
La banca riaprì; Diletta ringraziò il fatto di non aver fissato appuntamenti per quel pomeriggio; ogni tanto guardava i suoi colleghi e spesso li vide bere acqua; forse la scopata li aveva assetati, si ritrovò a sorridere senza immaginare il motivo di tutta quella sete.
Arrivò l’orario di chiusura ed Aldo nuovamente chiamò Diletta nella propria stanza
• Sei stata bravissima e credo che la faccenda dei soldi possa chiudersi qui
• Spero anche possa chiudersi con oggi, aggiunse lei
• Dipende
• Da cosa?
• Da ora; c’è un’altra cosa che devi fare
Chiamò Enrico e Mario e continuò
• Abbiamo bevuto tanto, tutti e tre, ed ora abbiamo bisogno del bagno
Diletta non capì ed istintivamente rispose con una battuta
• Avete bisogno che vi accompagni in bagno tenendovi per mano?, in quel preciso momento capì… no, scordatevelo
• Invece si, sarai tu il nostro cesso; spogliati e mettiti in ginocchio, spalle alla parete del muro
• Non potete farmi anche questo, vi prego, dicendo ciò, però, si stava già spogliando.
Completamente nuda, con solo le scarpe ai piedi, si inginocchiò con le spalle alla parete. Mario le si avvicinò con il cazzo in mano; stava già gocciolando quando portò la cappella a ridosso del viso di Diletta la quale chiuse gli occhi non appena il primo getto la colpì in pieno volto; fu costretta ad aprire la bocca ingoiando gran parte della pisciata; Mario non aveva ancora terminato quando iniziò anche Enrico. Diletta si ritrovò a fronteggiare due pisciate. Mario terminò ed il suo posto fu preso da Aldo.
Il viso ed i capelli di Diletta erano completamente bagnati di piscio. Si alzò gocciolante ed umiliata.
Aldo chiamò Alberto; Diletta rimase impietrita.
Alberto entrò nella stanza con passo affaticato
• Allora, Alberto; prima ti abbiamo chiesto se ti scoperesti Diletta anche se completamente bagnata di piscio; ed hai detto di si. Bene, hai la nostra Diletta grondante piscio, completamente nuda per te. Puoi approfittarne
Alberto non se lo fece ripetere; si avvicinò a Diletta, l’abbracciò e la baciò.
Diletta fu obbligata a spogliarlo; gli slacciò i pantaloni e si presentò ai suoi occhi un paio di inguardabili slip; sarebbe scoppiata a ridere se non fosse stata costretta a scopare con quell’uomo immondo. Gli tolse la camicia e lo accarezzò per tutto il busto leccandogli il petto e la prominente pancia; si inginocchiò e tolse i mutandoni, presentandosi un cazzo di proporzioni minime; lo trastullò con le mani, era duro, durissimo, ma lungo pochi centimetri; si fece forza e lo leccò infilandoselo facilmente tutto in bocca. Si mise a pompare sperando di farlo godere subito, ma almeno sotto l’aspetto della resistenza, Alberto era a livelli massimi.
Aldo liberò la scrivania e fecero sdraiare Diletta con le gambe oscenamente aperte. Alberto la prese e la scopò riprendendo a baciarla con passione; la chiavò per diverso tempo, con foga, sbattendola a più riprese.
Diletta era stremata da quella giornata, ma Alberto non mostrava cedimento, finché, finalmente, sfilò il cazzo, la prese per i capelli e la fece inginocchiare, le ficcò il cazzo in bocca e si lasciò andare con un fiume di sborra.
Aldo prese le sue cose, si rivolse ad Alberto e disse:
• Pisciale in bocca, se vuoi. Diletta per quella faccenda, considerala sistemata. Chiudete tutto, io vado via
Alberto non se lo fece ripetere; tenne il cazzo nella bocca di Diletta e dopo un po’ si mise a pisciare; Diletta ingoiò suo malgrado, con ripugnanza, ma rassegnazione, pensando che quella giornata era comunque, finalmente, terminata.