i racconti di Milu
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L’afa mi stringe soffocandomi con quell’umidità tipica del cielo estivo dal colore blu intenso e caldo, attualmente avverto proprio il bisogno d’una bella doccia rinfrescante, che m’allontani speditamente l’impazienza e pure la fiacca accumulata. Mi spoglio, entro nella vasca da bagno e apro l’acqua della doccia, che comincia a scendere fresca sulla mia pelle, peri semplice fatto che alla svelta percepisco il tocco rivitalizzante di quella pioggia sottile e benefica, straordinariamente deliziosa in quanto stuzzica il mio corpo, che sotto quella carezza fresca e piacevole riprende forza e vitalità.

Inaspettatamente, avverto il caratteristico calpestio di passi che avanzano fuori dalla porta del bagno leggermente socchiusa, perché in realtà sono passi rapidi, leggeri, direi certamente femminili. La porta s’apre e là davanti m’appare lei sorridente che mi squadra in maniera maliziosa, in quella circostanza non parla, entra nella stanza, si sofferma per qualche istante esaminandomi accuratamente durante il tempo in cui faccio la doccia. Mi piace esporre il corpo senza veli, mi soddisfa e nel contempo mi eccita da morire ammirare lei che m’ispeziona, che passa e ripassa i suoi occhi chiari e languidi sulle mie membra che non hanno segreti e che si svelano nella loro nudità, ribadisco in piena libertà e con totale sincerità. Mi piace vedere il suo sguardo incuriosito, malizioso e stuzzicato che indugia sul mio cazzo, giacché me lo sento addosso come se mi toccasse, perché in quel frangente un brivido caldo, elettrico e piacevole attraversa il mio corpo e raggiunge il mio membro, che comincia a gonfiarsi elevandosi alto e potente, indifferente agli spruzzi dell’acqua che lo colpiscono da ogni parte.

Lei sorride entusiasta vedendolo innalzarsi in modo altero e voglioso, poi inizia a spogliarsi piano senza fretta, poiché pare quasi voler aumentare ancora il mio desiderio già alle stelle, per prolungare intenzionalmente la soave agonia dell’attesa. Si sfila nel mentre la maglietta e la getta sul pavimento come un oggetto inutile di cui vuole disfarsi, il reggiseno bianco lascia indovinare i capezzoli che gli premono contro, quasi ansiosi di liberarsi rapidamente di quella stretta indesiderata, intanto che i miei occhi puntano lì ad anticipare il momento della loro liberazione, infine si china per togliersi le scarpe facendo in modo che i seni si raccolgano stretti e sodi sotto la stoffa, evidenziando il solco che li separa facendoli apparire ancor più prorompenti e vogliosi d’uscire allo scoperto.

La gonna scivola giù fino ai piedi, lei adesso è rimasta con gli slip e il reggiseno, con un preciso calcio allontana da sé l’ormai inutile indumento e s’avvicina verso la doccia. Il mio cazzo ormai durissimo è puntato verso di lei che avanza lentamente, precisamente come un cannone pronto per sparare verso il bersaglio. Finalmente arriva al bordo della vasca e porta le mani sull’allacciatura del reggiseno sganciandola, ma non lo lascia cadere immediatamente per terra. Vedendo i miei occhi che quasi la supplicano di toglierselo, esita un istante guardandomi con un sorrisetto malizioso e scaltro, acutizzando ed esasperando in tale maniera ancor di più il mio desiderio. Lei resta per un poco con le braccia raccolte sul petto come farebbe una bambina infreddolita e impaurita, comprimendosi sul seno quel pezzetto di stoffa slacciato e penzolante, che lascia intravedere sempre più le meraviglie che finge di nascondere con falsa e commediante vergogna. Finalmente vola giù, offrendo così al mio sguardo eccitato il suo meraviglioso balconcino di carne, dal quale si drizzano a meraviglia quei capezzoli come due piccoli e deliziosi fiorellini rossi.

Io sono completamente attratto dalla visione del suo corpo che mi si sta svelando nella sua splendida nudità, adesso non sento più nemmeno l’acqua che mi scivola sulla pelle, la voglio e basta. Quando porta le mani sull’orlo degli slip, accennando il gesto di sfilarseli, il mio cazzo ha un istintivo sussulto come se avesse una vita propria, eppure lei ha deciso di farmi farneticare oltremodo, in tal modo allontana le mani ritardando un’altra volta il momento in cui offrirà ai miei occhi la radicale e spettacolare visione del suo corpo interamente nudo, poi adagio le riavvicina a quel triangolino di cotone, ultimo diaframma che mi separa dal paradiso:

“Dai, levalo, che cos’aspetti, ti scongiuro, non farmi aspettare nuovamente” - bisbiglio io fortemente elettrizzato e invasato all’inverosimile.

In conclusione quelle bianche mutandine scivolano al suolo come un fiocco di neve, cadono giù liberando quella preziosa farfalla incastonata della sua arroventata, lucente e odorosa intimità di donna. Lei scavalca in maniera rapida e senz’indugi il bordo della vasca, perché adesso siamo nudi, insieme sotto l’acqua della nostra doccia d’amore. I nostri corpi nudi si cercano, si toccano, s’abbracciano, si desiderano, si reclamano fremendo sotto quel delicato guscio d’acqua che li avvolge e che nel contempo li protegge. Sotto il getto della doccia siamo un corpo solo, per il fatto che c’immergiamo l’uno nell’altro senza trovare il fondo del nostro desiderio. Nell’intimo della doccia io entro dentro di lei come l’aratro che compie il suo lavoro solcando la terra umida e morbida, desiderosa d’essere infine fecondata. Sotto la doccia lei mi stringe le braccia al collo, attaccata alle mie membra come un bimbo farebbe con la madre, come un tralcio compirebbe in maniera identica alla vite, come se io fossi la vita per lei.

All’interno di quella doccia la mia vita è lei, io la posseggo stringendola e avvolgendola nella mia carne come se fosse parte di me, del mio corpo, della mia anima. Sotto lo spruzzo benefico della doccia ci accorgiamo del nostro angolo di cielo limpido e azzurro come i suoi occhi, incastonati sotto quello zampillio si consuma invero in un caldo giorno d’estate l’unione della nostra carne e del nostro spirito, perché in definitiva ci sentiamo adorabilmente una cosa sola.

In tal modo, per il tempo in cui l’acqua scivola su di noi, come una luce purificatrice, portando via con sé angosce, batticuori, paure e sgomenti, lasciando placidamente nei nostri cuori sublimi sensazioni d’abbandono, di gioia, di pace e di sicurezza.

{Idraulico anno 1999}