i racconti di Milu
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Sam5
“ C… contro il divano?”
Alberti prese una sedia, la portò lì vicino e si mise comodo. Era chiaro che voleva godersi lo spettacolo.
“ Certamente. Non l'hai mai fatto?”
Sam si sentiva morire di vergogna. Ma dopo quello che aveva già fatto, e non tanto l'episodio al pub ma pensò più al mouse, aveva senso fare questa scena? Abbassò il capo, si mise a quattro zampe e iniziò ad avvicinarsi a quello spigolo.
“ Sai”, continuò Alberto, “ L'ho visto fare in un film porno. In quel film la donna accetta di essere non la schiava, ma l'animale domestico. E come tale la tratta. Io penso che renda bene l'idea di come una donna possa arrivare a ridursi per avere del cazzo.”
Essere scopata sarebbe certamente migliore, ma non spetta a lei decidere. Ecco. Lo spigolo contro il suo sesso.
“ Perché tu non sei tanto una schiava… sei più una cagna. Non è vero?”
Perché le piace, la eccita sentirsi dare della cagna? Dovrebbe ribellarsi, mandarlo a quel paese e chiudergli la porta in faccia.
“ Bau.”
È tutto quello che le esce dalla bocca.
“ Come?”
“ Bau… bau…”
Alberto si alza si portò davanti a lei, abbassandosi. Le accarezzò il viso e le diede un bacio sulla fronte.
“ Hai ragione, sei proprio una cagna. Sei molto eccitante quando abbai.”
“ Bau…”
“ Scommetto che lascerai la macchia di umori contro il divani.”
Sam, vergognandosi, abbassò il capo. Non sapeva cosa rispondere, tutta la situazione era assurda per lei ma, doveva riconoscerlo, fare la cagna l'eccitava. Quello che l'eccitava era che, così facendo, eccitava Alberto. Era l'eccitazione che riusciva a creare in lui ad eccitarla veramente. E se per farlo doveva fare la cagna… allora lei sarebbe stata una cagna.
“ Forza”, riprese Alberto, “ ora inizia a muoverti, non posso stare qui tutto il giorno.”
Si sarebbe masturbata contro lo spigolo del divano. A quattro zampe. Non lo aveva mai nemmeno immaginato e ora avrebbe dovuto farlo. Per di più non da sola, ma sotto lo sguardo di un uomo che lei chiamava padrone e che le stava dando della schiava, della cagna. Era tutto così surreale…
Mosse il bacino.
Sentì subito la superficie ruvida del tessuto contro la propria pelle. Non fu piacevole, ma nemmeno le dispiacque. Si mosse ancora, dal basso verso l'alto e viceversa. Per certo non era un modo per masturbarsi particolarmente comodo, anzi. Dovendo stare a quattro zampe era davvero scomodo, ben diverso a qualsiasi altra volta in cui si era toccata.
“ Forza cagna, muoviti.”
Cagna. Avrebbe voluto gridargli in faccia che lei non era la cagna di nessuno, che lui non era nessuno per trattarla così. Poi si vide da fuori, a sfregare la figa contro lo spigolo del divano, nuda, a quattro zampe.
“ Sì… è vero… lo sono.”
“ Cosa?”
Samanta non si era accorta di aver parlato ad alta voce, quelle parole erano uscite involontariamente dalla sua bocca.
“ Niente…”
Ma Alberto non era dello stesso avviso.
“ Cosa stavi dicendo?”
“ Niente… niente…”
Che figura. Che vergogna. Sentì che le accarezzava la guancia.
“ Una brava cagnolina non fa ripetere il suo padrone.”
Silenzio. Un lungo momento di silenzio. Alla fine, tenendo la testa bassa, trovò la forza di parlare.
“ Sono solo una cagna.”
“ Non ho sentito.”
“ Sono… una cagna…”
Che vergogna. Che eccitazione. Il divano ormai aveva acquisito una nuova dimensione per lei che non aveva smesso di muoversi. E ora, in quella situazione ancora più imbarazzante e vergognosa, si stava eccitando ancora di più e si muoveva più veloce.
“ Più forte Sam.”
“ Sono una cagna…”
“ Sam, voglio che alzi la testa e me lo dici guardandomi in faccia.”
Il suo cuore ebbe un sussulto. Si immaginò mentre lo faceva e il suo sesso reagì immediatamente. Ansimò di piacere, l'orgasmo si avvicinò.
“ Sam?”
Non doveva chiamarla per nome…
“ Ti prego… padrone…”
Stava godendo. Ancora una volta il piacere si era fatto largo nel suo cuore e nella sua carne e ora lei stava godendo. Terribilmente. Si muoveva con il bacino contro lo spigolo, cercando il piacere.
“ Cosa?”
Come dirlo? Era tutto così assurdo… abbassò il capo per la vergogna
“ Non per nome… non ora…”
“ Non vuoi che ti chiami per nome?”
“ Bau.”
“ Ancora.”
“ Bau bau.”
Ecco. Ecco l’orgasmo.
“ D'accordo cagna, dimmi cosa dicendo prima.”
Alberto le prese il mento con due dita e le tirò su la testa.
“ Posso… posso venire?”
“ Apri gli occhi e parla. Poi puoi venire.”
Sam deglutì. Probabilmente l'orgasmo più faticoso della sua vita. Respirò a fondo. Aprì gli occhi. Alberto era davanti a lei, a pochi centimetri. Poteva quasi vedere il proprio viso sconvolto dal piacere riflesso negli occhi del ragazzo.
“ Io… sono solo… una cagna.”
L'orgasmo esplode con una potenza furiosa, strappandole un gemito e facendole mollare i gomiti.
Sì, era soltanto una cagna.