i racconti di Milu
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Io sono attualmente un’infermiera di professione, una moglie e una madre. Ho quarantasette anni d’età, i capelli rossi e lisci, nonostante la gravidanza m’abbia lasciato in regalo due misure in più, sia mio marito che gli occasionali corteggiatori mi dimostrano quotidianamente indicandomi deliziosamente, che tutto questo volume che possiedo addosso mi doni perfettamente, visto che quest’evento non ha minimamente alterato né snaturato il mio fascino, anzi, forse ha aumentato espandendo persino la mia sensualità.

Tutt’oggi sono una donna affermata, gratificata e realizzata, anche se alla mia età è presto per fare analisi, bilanci, riscontri e persino verifiche conclusive, però ho ancora molto da fare, in special modo da sperimentare e da vedere. I miei ragazzi rappresentano la mia vita, sennonché sono pur sempre una donna con le proprie azioni emotive, le proprie pulsioni e le proprie tendenze emotive. A dire il vero, io non ho mai avuto un grande rapporto con i computer, però da qualche tempo ho iniziato a interessarmi dialogando e adoperando le chat attraverso la rete, inizialmente per gioco e per passatempo, al momento per far viaggiare appositamente pure la mia individuale fantasia esaminando dove potesse spingersi. Ho accertato e seriosamente in ultimo verificato, che dietro a quegli pseudonimi, precisamente al di là di quegli schermi, si nascondono rintanandosi delle persone che al mio identico modo ascoltano, cercano, leggono, mentono, palpitano, piangono, raccontano, s’illudono, soffrono, ridono e vibrano.

Una sera ho conosciuto in questo modo Serafino, un ragazzo della Sardegna peraltro della mia stessa età, che m’ha istantaneamente affascinato in ultimo attirandomi con le sue parole e la sua maniera cordiale, al tempo stesso intrigante, fermo e tenace nel porre i quesiti. La prima volta che l’ho conosciuto nella rete ero con Teresa, una mia collega, in quella circostanza avevamo il turno di notte, era nel mese di luglio e fu lei a cominciare la discussione, mentre io la seguivo distrattamente. Teresa non aveva mai usato la chat e sembrava catturata e vivacemente invasa da questa situazione, io scrissi qualcosa solamente quando la discussione aveva preso una piega peraltro curiosa e simpatica. Serafino aveva cominciato a rivolgerci delle domande personali, ogni tanto faceva freddure intenzionali con dei doppi sensi. Tirammo in quel modo fino alle tre di notte poi si congedò. La mia collega rimase con gli occhi brillanti e sfavillanti per il resto della notte e per i giorni successivi, perché qualcosa aveva fatto breccia dentro di lei, io fui più fortunata, perché qualche sera più tardi l’incontrai di nuovo.

Mio marito era di turno all’ospedale, visto che anche lui è infermiere nel mio stesso reparto, e il “Profeta”, come lo avevo soprannominato io in modo spassoso la prima sera, perché aveva dimostrato inedite doti d’intuito e di fiuto non comuni, si ricordò precisamente il mio nome d’arte. Discutemmo molto fino a giungere di nuovo all’argomento sesso, io gli chiesi apertamente qualche informazione sulle sue esperienze, sulle conoscenze avute, sulle donne frequentate, ma così come all’interno d’un quiz, tutto ciò che sistematicamente io chiedevo e ricercavo, mi ricompariva ritornandomi indietro sotto forma di domanda. Alla fine, ricordo solamente che avevo il perizoma bagnato, la mano infilata dentro la mia pelosissima e fradicia fica con la schiena piuttosto indolenzita. Io avevo fatto sesso a distanza in modo irreale solamente tastandomi, era stato magnifico, enuncerei sublime e superbo, in quanto avevo sentito veramente la sua lingua dentro di me, il suo cazzo che godeva assaporando ogni centimetro del mio corpo e la sua bocca posata sui miei capezzoli.

Da quel giorno, incredibilmente, cominciammo a sentirci cercandoci con regolarità ogni volta che mio marito era impegnato nel turno di notte, tenuto conto che io mi esercitavo preparandomi in modo appropriato per il nostro incontro, giacché era sempre un piacere originariamente mentale e in conclusione immancabilmente pure fisico. Io iniziai a immaginarlo mentre mi toccavo nella doccia, chissà che cosa avrei concretamente fatto se lui avesse abitato dalle mie parti pensavo. In ospedale, durante le mie notti non potevo lasciarmi agevolmente andare, perché Teresa dopo la sbandata di quella sera continuava ad affermare sostenendo in pieno che la chat distruggeva le persone e che rovinava i matrimoni, a tal punto la condivisione dei colleghi con mio marito m’aveva reso assai guardinga e manifestamente previdente, così decisi che io avrei parlato con il mio “paesano” solamente nella tranquillità di casa al riparo da fastidiose e spiacevoli sorprese.

Adesso è qualche giorno che non possiamo sentirci, perché mio marito è in ferie, chissà che cosa starà facendo, se la sera in chat troverà qualcun’altra con la quale fare del sesso teorico. Io ammetto d’essere un po’ assillata e gelosa, lo so, non ha senso, però lui riesce con il suo modo originale a farmi sembrare sensazionalmente unica, in quanto m’ha insperatamente rivitalizzato. In quel momento sono la sua donna, dato che non c’è nessun’altra e questo mi piace tanto, perché appena ci sentiremo ho intenzione di raccontargli il sogno che ho fatto proprio stanotte. Io sono convinta che lui s’ecciterà molto, nel frattempo lo scriverò qui, così lo utilizzerò per masturbarmi allorquando ne avrò voglia.

Lui era venuto in ospedale per una serie d’analisi, l’avevamo accolto io e Teresa. Era stato molto garbato, non era in verità un individuo prestante né muscoloso, ma aveva il suo fascino, mentre la sua voce calda e profonda scandiva le parole con lentezza, dato che sembrava risucchiarti in un vortice annientandoti. Lui era da solo in camera e specie durante il turno di notte, quando gli altri pazienti erano pacifici tutti e due ci accomodavamo nella sua stanza e conversavamo accennando svariati argomenti. Una sera arrivai in ritardo, Teresa mi squadrò con un’aria intransigente e scrupolosa, dal momento che lei è sempre così, ebbene sì, diligente, precisa e rigida per l’appunto, dato che a volte con la sua espressione autorevole e compassata sembra un militare, sarà il retaggio delle arti marziali che ha praticato per molti anni, chissà.

Io mi cambiai in fretta e mi resi conto soltanto dopo che non avevo indossato gli slip, di questo andare mi sentivo goffa, imbarazzata e inelegante nei movimenti, perché temevo che tutti potessero accorgersene. Quando m’adagiai nella sala delle infermiere, la cucitura dei pantaloni finì proprio nel bel mezzo delle grandi labbra della fica, sul momento provai un lieve indolenzimento, successivamente sistemandomi meglio iniziai ad avvertire persino un gradevole quanto inatteso piacere. La cucitura stropicciata sfregava sul clitoride e in pochi minuti mi bagnai completamente, abbassai lo sguardo e vidi una chiazza trasparente sul cavallo della divisa, in quell’attimo ero immobilizzata. Teresa finì il giro e mi disse che potevamo andare a fare visita al “paesano”, io le chiesi d’andare avanti, poiché l’avrei raggiunta presto. Andai in bagno, tirai giù i pantaloni e mi toccai, le dita erano ricoperte di densi fluidi, li annusai e quasi ebbi un orgasmo stando seduta sul water. Io ero eccitatissima, tuttavia in quello stato, andare nella stanza del nostro paziente preferito in quell’istante non mi sembrava un’idea opportuna, però non potevo inventare scuse.

Quando entrai nella stanza notai Teresa riversa sopra di lui, considerato che gli stava applicando il termometro all’inguine. Lei mi spiegò che era accaldato poiché pareva avesse la febbre, allora aspettammo qualche minuto e in seguito m’accinsi a togliergli il termometro, ma evidentemente qualcosa aveva scatenato in lui un’insperata erezione, così mi trovai a faccia a faccia con il suo cazzo in parte eretto. Lui ammiccò e mentre io estraevo il termometro dall’inguine, sfregai contro quel muscolo rigido e pulsante. Un brivido mi fluì rapidamente lungo la schiena, in quell’istante lo afferrai e cominciai a masturbarlo pigramente squadrandolo negli occhi, in quel contesto improvviso il rumoreggiare dei suoi gemiti attrasse palesemente l’attenzione di Teresa, che nel frattempo era concentrata nel leggere la cartella clinica del paziente:

“Che cosa stai facendo?” - mormorò lei sbigottita raggiungendomi accanto al letto, visivamente attratta da quella dissoluta e inedita visuale.

“Sai, non ho potuto resistere. Non vedi com’è duro?” - le bisbigliai in un orecchio infervorata in modo osceno.

“Lo vedo, non è molto lungo, ma è piuttosto grosso. Che cos’hai in mente di fare?” - mi chiese Teresa raggiungendo lestamente la porta, chiudendola frettolosamente con la chiave, lussuriosamente attratta e fortemente incuriosita da quell’impudica e invereconda scena.

“Adesso ti faccio vedere, guarda e goditi tutto lo spettacolo”.

Io m’inchinai sul cazzo e cominciai a leccarlo, la cappella era palpitante, la mia mano gli stringeva il cazzo sentendo le vene pulsare nel palmo, sennonché lo ingoiai adagio tutto, mentre sentivo fra le cosce la mano di Teresa che mi stava strofinando lo spacco da sopra i pantaloni, io le allargai a tal punto per permetterle d’essere più libera, mentre continuavo a succhiare il rotolo di carne del mio desiderato “paesano”. Lui mi slacciò i pantaloni, li tirò via, accorgendosi ben presto che non indossavo gli slip, giacché sulla sua faccia alquanto sorpresa comparve un sorriso. Subito dopo s’inginocchiò e cominciò a leccarmi la fica facendomi delirare, per il fatto passava la sua abile lingua fra le mie piccole labbra, di tanto in tanto la spingeva dentro succhiando il mio intimo nettare. Il “paesano” mi fermò, successivamente s’alzò dal letto e finì di spogliarsi, così noi lo seguimmo.

Adesso eravamo ignudi e accaldati, sperando in quella circostanza che nessun campanello interrompesse troncando irrimediabilmente quell’incantevole momento. Lui mi fece mettere piegata sul letto e dopo essersi fatto succhiare il cazzo da Teresa, che dimostrò tra l’altro un’abilità e una maestria che non le conoscevo, si mise dietro di me lasciando scivolare il suo cazzo nella mia pelosissima, indifesa e sguarnita cavità. Adesso era il turno del secondo canale: a ben vedere, soltanto mio marito l’aveva qualche volta violato, io però come pratica sessuale non l’avevo trovata mai troppo soddisfacente, l’avevo sempre sinceramente in verità accantonata quasi sempre respingendola, perché non la trovavo gratificante per i miei gusti, eppure il “paesano” ci sapeva incredibilmente fare, visto che mi spinse il cazzo molto lentamente continuando a massaggiarmi il clitoride, fino a quando Teresa non sostituì alla svelta le sue dita con la lingua. In quell’occasione parve di sciogliermi, visto che sentii le mie natiche allargarsi e il suo cazzo scivolare gradualmente dentro senz’intralci né ostacoli alcuni, riempiendo lo spazio nel mio intestino accompagnando il mio ritmo. Lui si muoveva pacatamente, a differenza della lingua della mia collega, che sembrava vibrare dentro la mia pelosissima fica come un mestolo nel brodo del piacere. Io non tardai a venire, mentre le mani del ricoverato s’occupavano con premura e con caloroso riguardo dei miei seni gonfi di piacere manifestamente pronti per esplodere.

Lui malgrado ciò non sborrò nel mio sedere, viceversa, si sfilò da me sdraiandosi sul letto e facendo accomodare su di lui Teresa nella posizione della smorza candela con la schiena rivolta verso la sua faccia. Teresa frattanto vivacemente e abilmente sollecitata, cominciò lussuriosamente a dimenarsi come una cavallerizza indemoniata mentre mi baciava con gusto, però quello che bramavo fortemente io era leccarle la fica, perché il mio libidinoso desiderio represso, celato e trattenuto per lungo tempo, doveva adesso trovare naturale sfogo in quest’intreccio carnale e famelico di corpi. In questo modo cercai di farla scendere da dove si trovava, iniziando a leccarle quell’odorosa e nera grotta, poiché lei gemeva perdendo totalmente l’omogeneità, come immaginavo avrebbe fatto in una situazione simile, poiché stava straordinariamente e occultamente rivelando in modo schietto la sua vera natura. Il mio “paesano” si mise dietro di me e questa volta entrò dentro, carezzando con il dorso del suo cazzo ancora duro il mio clitoride, diventato per l’occasione rosso violaceo per la prolungata eccitazione.

Io ebbi in quella circostanza un orgasmo trascinante appena lui arrivò solamente a metà del canale vaginale, perché pur essendo la cavalcata stata sennonché breve, in ogni caso focosamente intensa, esplose interamente la sua esuberanza sborrando in parte sulla mia pelosissima fica e il resto dentro di me, il suo appassionato e impetuoso seme, intanto che io lo guardavo contorcersi animosamente gemendo in modo frenetico e invasato, per il compimento della sua carnale, lussuriosa e sfrenata impresa. Venni pure io, frignando manifestamente in modo impudico e lascivo con Teresa, che strillò talmente tanto che dovemmo metterle una mano sulla bocca per evitare che gli altri pazienti ci sentissero.

Sfortunatamente però, quando mi sono svegliata, mi sono resa istantaneamente conto amareggiandomi e rattristandomi più del dovuto, che era stato soltanto un colossale, magnifico e sublime sogno. Accanto a me non c’era di fatto nessuno, dal momento che mio marito sarebbe arrivato da un momento all’altro.

Io mi sono girata nel letto, mi sono toccata con le mani fra le cosce, giacché ero bagnatissima, ho portato le mani alla bocca, ho leccato le dita e sorridendo in maniera circospetta, maliziosa e sospettosa mi sono in definitiva alzata.

{Idraulico anno 1999}