i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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La sua passione per Elisa era come un persuadente e analogamente trascinante fiume in piena. Elisa, invero, femmina entusiasmante poco più che ventiquattrenne, viveva in una villa sulla riva del lago con le sue ansie, le sue continue preoccupazioni, i suoi progetti e la sua spensierata giovinezza che trascorreva nell’agiatezza e nella prosperità, che i suoi genitori noti e facoltosi industriali le regalavano. Studiava frequentando all’epoca l’università, le sue giornate si specchiavano nelle fresche e azzurre acque del lago fra i libri, le aspirazioni, i sogni e le voglie d’una fulgida ragazza che ha il meglio di sé da offrire e da promettere.

Era bella Elisa, realmente stupenda, con i lunghi capelli biondi che le scendevano fino alla schiena, incorniciando amabilmente come una carezza quegli amabili e attraenti lineamenti del viso. Favolosa con i suoi occhi grandi e pieni di luce come due perle vive, con la sua bocca deliziosa fra quelle labbra rosee e sensuali, splendida, piena di prospettive e di speranze. Lui era esaltato, forsennato, era diventato alienato di lei, per il fatto che compiva la mansione di giardiniere in quella villa sul lago, trascorrendo le giornate fra il lavoro e contemplando la sua indiscutibile bellezza. Entrambi, infatti, rimanevano da soli per la maggior parte del tempo, perché i genitori di Elisa erano occupati tutto il giorno con i rispettivi incarichi, tenuto conto che rientravano solamente per la cena, mentre lei trascorreva gran parte del tempo per predisporre al meglio gli esami universitari.

Qualche volta Elisa frequentava le aule universitarie per seguire le lezioni e allora il giardiniere restava da solo in quella grande residenza, solitario con il suo lavoro e i suoi pensieri, emarginato ed estromesso nel grande giardino che curava peraltro con impegno e con devota passione, solamente con lei però nella mente. Quando Elisa si trovava nella sua stanza per studiare, lui lavorava fuori aspettando che lei uscisse per concedersi qualche minuto di meritato riposo e quelli erano i momenti più ammalianti e incantevoli, giacché la vedeva apparire sulla soglia della grande porta finestra che s’affacciava sul giardino e il suo cuore sobbalzava irrimediabilmente scompaginandogli senza tregua le membra. A volte, invero, si nascondeva dietro la siepe per poterla osservare senza che lei potesse vederlo, intanto che passeggiava sul prato di fronte al quel lago di colore azzurro osservandone le movenze leggere, il corpo che scivolava sull’erba, scrutando quell’affascinante figura piena d’armonia e di grazia, scandagliando i suoi seni all’interno della maglietta ed esaminandoli sobbalzare lievemente. Lui immaginava svisceratamente di carezzarli e di baciarli, fantasticava tenacemente di sprofondare dentro di essi inebriandosi integralmente della loro morbida rotondità, assaporandoli mentalmente come se fossero del cibo prelibato. Oh sì, i seni di Elisa: come avrebbe voluto deliziosamente perdersi affondando nella morbida seta dei suoi seni, simili a quelli d’un angelo sceso dal cielo profumati e teneri.

Come avrebbe appassionatamente voluto che quella maglietta fosse volata via, lasciando finalmente intravedere quelle meraviglie di carne in tutta la loro accalorata e prorompente bellezza. Lui s’immaginava quei capezzoli fremere e ribollire al benevolo contatto con l’aria, irrigidirsi alla piacevole carezza del vento e al bacio sincero del sole, dove lei chiudeva gli occhi e contraeva il bel viso in una delicata smorfia di piacere. Pensava d’essere il sole e il vento, d’essere lì per giocare con quei piccoli promontori rosei di carne con il loro armonioso e perfetto profilo, disegnato dal divino artista con infinita sapienza per suscitare in ultimo l’ammirazione e la meraviglia degli uomini. Lui rimaneva per lunghi minuti come in estasi, visibilmente rapito, contemplando ed esaminando Elisa che si muoveva leggera come se volasse fra gli alberi e tra i fiori con i suoi capelli biondi, in quanto sembrava che il sole avesse regalato un po’ della sua luce e del suo splendore, perché con i suoi occhi allegri e guizzanti pareva che il cielo avesse concesso un po’ del suo azzurro, con quelle forme armoniose, delicate ed equilibrate del suo corpo, indiscusso e ingegnoso capolavoro, splendore incontestato della fantasia del divino creatore, dove la natura pareva rendere omaggio circondandolo e riempiendolo di colori, di luci e di profumi.

Lei era in tutte le cose, lei era nel cielo e nell’aria, il vento era il suo respiro, il profumo e i colori dei fiori erano il suo profumo e i suoi colori. Lei era la dolce azzurrità delle acque, il verde dell’erba, la pace e la bellezza della natura, lei era tutto. La sua mente si riempiva di lei e del suo radicale desiderio, se l’immaginava nuda, completamente disadorna ed essenziale, mentre il cuore gli batteva forte e i sensi s’accendevano, il sangue gli pulsava nelle vene come un fiume che scorreva impetuoso e una forza primitiva gli nasceva dentro, impossessandosi di lui, soggiogandolo e costringendolo a desiderarla con tutto sé stesso. L’immaginava interamente nuda e quando Elisa si stendeva sull’erba per prendere il sole nei caldi pomeriggi d’estate, il costume a due pezzi che le copriva le belle membra, provocava stuzzicando ulteriormente la sua fantasia facendogli immaginare le parti più intime del suo corpo, compostamente nascoste agli sguardi, ma non al desiderio e all’immaginazione. In quegl’istanti lui fantasticava sui quei seni che s’offrivano generosi in tutto il loro splendore, esposti alla morbida carezza del sole, mentre il ciuffo di quei peli biondi sotto quei pochi tormentosi centimetri di stoffa comparivano quelle labbra, accostate nel dissimulare quell’essenza più intima e più segreta della sua femminilità.

Lui si vedeva lì accanto al suo corpo nudo che si lasciava carezzare, che fremeva sotto le sue mani incerte e vogliose quasi impaurite e persino timorose di sgualcire sciupando tanta bellezza, poi la passione prendeva il sopravvento, fortissima, impetuosa e inarrestabile. Lui s’immaginava di strapparle il costume, di divaricarle le gambe per permettere al fiore profumato del suo sesso di sbocciare e di prorompere in tutta la sua meravigliosa e stupefacente attrattiva. Ed ecco le piccole labbra, delicati petali rosei dischiusi, per scoprire il cuore rosso della femminilità con il suo profumo aspro, dolce e inebriante. Il delicato e saporito frutto che accoglieva nella sua bocca succhiandolo appassionatamente e golosamente, mentre la sua lingua lo leccava stuzzicandolo e danzandogli attorno come un’anguilla impazzita. E lei amabilmente glielo concedeva, facendogli gustare l’essenza più intima e più profonda della sua femminilità, godendo nel donare totalmente il suo corpo al desiderio incontrollabile e selvaggio di lui, finché una mattina:

“Buon giorno Francesco. Bella giornata oggi, vero? Devo riferirti che i miei genitori non rientreranno, m’ha telefonato poc’anzi mia madre. Rimarremo in tal modo da soli tutta la serata fino a tardi, così potremmo starcene comodi come meglio ci aggrada. Ammetto e ti confesso che tu mi piaci molto e ogni qualvolta t’incontro mi fai bagnare tutta” - rivelò lei, dichiarandogli apertamente senza peli sulla lingua le sue insperate, trattenute e focose voglie interiori.

La voce di quell’angelo biondo lo raggelò scombussolandolo all’istante, Francesco era rimasto incredulo e chiaramente sbigottito, non poteva essere vero, perché si risvegliò bruscamente da quell’armonioso e soave letargo delle sue fantasie, perché Elisa adesso era lì davanti a lui in quella posa aggraziata, incantevole e in special modo accattivante che manifestava la sua libidinosa intenzione, mentre lui ripercorreva mentalmente la consueta frase dove quotidianamente le precisava:

“Buon giorno signorina Elisa. Oggi è proprio una bella giornata, promette bene, stavo giustappunto raccogliendo le foglie secche sul prato, c’è proprio un bel sole stamattina”.

Ebbene sì, quel sole era davvero gradevole, radioso e vistoso che splendeva lassù nel cielo, perché accendeva e infiammava entusiasmando i loro cuori, modellava le loro fantasie, perché avrebbe accontentato in definitiva le loro focose e istintive membra, che tra non molto sarebbero state indubitabilmente soddisfatte per l’appagamento radicale di entrambi.

Un carico, inconsueto, nuovo e sfolgorante giorno era per ambedue briosamente cominciato, stavolta sotto tutti i punti di vista.

{Idraulico anno 1999}