i racconti di Milu
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Tanto per cambiare non si può mai organizzare un viaggio di lavoro muovendosi con i treni senza subire i disagi per via dei ritardi.
Questa volta però è troppo, quattro ore di ritardo e domattina dovrò alzarmi presto per essere all’incontro programmato, come se non bastasse quando ho telefonato all’albergo che avevo prenotato per avvisare del ritardo mi hanno detto che per l’ora in cui arriverà il treno difficilmente troverò un autobus, quindi mi toccherà prendere un taxi per attraversare tutta la città.
E così infatti arrivo fuori dalla stazione ferroviaria trascinando la mia valigia, davanti a me c’è una ragazza molto bella e anche lei si dirige verso i primo taxi dei tre disponibili in attesa.
Stranamente noto che il taxista, uno sulla trentina visibilmente di origini africane, come se volesse evitarla e costringerla a rivolgersi al taxi in coda dietro di lui, si rivolge a me chiedendomi: “ti serve un passaggio?”.
Li per li non mi soffermo a pensare come mai abbia evitato la ragazza e dico di si, noto che anche i suoi colleghi però si sono accorti della scena e ridono, evidentemente sanno qualcosa che io non so o che non ho afferrato, strano però, quella ragazza era molto bella e seppure si tratti solo di una corsa in taxi dovrebbe essere più piacevole scarrozzare lei rispetto a me.
Metto la valigia nel baule, mi accomodo sul sedile posteriore e dico al taxista l’indirizzo verso il quale voglio essere accompagnato.
“E’ dall’altra parte della città” mi dice il ragazzo.
“Lo so” rispondo senza aggiungere altro.
“Avremo più tempo per fare amicizia” mi risponde, “io mi chiamo Jamal” e mentre lo dice si volta indietro porgendomi la mano, ricambio la stretta un po’ imbarazzato e mi presento anch’io.
Amicizia con un taxista assieme al quale trascorrerò a stento mezz’ora? Certo che è strano sto tipo, a meno che non abbia evitato la ragazza perché vuole provarci con me, ma mi sembra impossibile, anche perché è proprio un bel ragazzo e sarebbe una botta di culo (in tutti i sensi) troppo grande.
Dopo un paio di minuti passiamo a fianco a un ragazzo che passeggia sul marciapiede e Jamal lo guarda in modo esplicito poi esclama: “che bel culetto!” dopo di che guarda nello specchietto per vedere la mia reazione e mi sorride, ricambio il sorriso, ho capito tutto e questa non me la voglio certo perdere!
“Ti piace?” gli rispondo.
“A chi non piace?” mi risponde lui.
“A me” ribatto sorridendo.
Il suo volto assume un’espressione di delusione poi dice: “scusa, mi sono lasciato troppo andare, capisco che non tutti possano avere i miei gusti”.
Gli sorrido e gli rispondo: “ma no, non preoccuparti, è che a me di quel ragazzo piaceva di più la parte davanti”.
“Questa si che è una bella notizia!” esclama Jamal entusiasta, poi aggiunge: “anche tu hai un bel culetto sai? l’ho visto prima mentre sei uscito dalla stazione e ti sei voltato a leggere un cartello”.
“Grazie” gli rispondo, “ma la ragazza che camminava davanti a me ce l’aveva ancora più bello, non trovi?”.
“L’ho visto, ma vuoi mettere il culo muscoloso e stretto di un maschio? La soddisfazione di sottometterlo e penetrarlo in un boschetto piegato in avanti sul cofano della macchina?”.
L’idea mi sta eccitando davvero e sono del parere che ogni tanto nella vita sia giusto fare qualche pazzia, così gli rispondo senza troppo indugio: “conosci qualche boschetto lungo il tragitto, Jamal? Sono curioso di capire quanto confortevole è il cofano della tua macchina”.
Lui subito imbocca una strada che porta fuori dalla città e in poco tempo arriviamo in una zona di campagna, isolata e illuminata solo dalla luna che questa notte è piena, si ferma, spegne il motore, apre il cassettino portaoggetti e tira fuori una scatola di preservativi.
Scendiamo dalla macchina, ci mettiamo vicino al cofano uno di fronte all’altro, ci abbracciamo e io comincio a frugargli con le mani dentro i pantaloni, lui mi afferra, mi gira, mi abbraccia da dietro e comincia a strofinare il suo pacco contro il mio culo mentre sono ancora entrambi avvolti nei pantaloni.
“Lo senti com’è duro?” mi chiede.
“Oh si, lo sento, è anche bello grosso, comincio a pentirmi di aver accettato le tue avances, sono ancora in tempo per ripensarci?” gli dico con tono scherzoso.
“Assolutamente no” mi risponde, adesso da bravo ti lasci scopare.
Mi divincolo un attimo dalla sua presa, mi volto verso di lui, prendo un preservativo dalla scatola che aveva appoggiato sul cofano della macchina e mi metto la bustina ancora chiusa fra i denti, gli slaccio i pantaloni, mi inginocchio davanti a lui, scarto l’involucro del preservativo, lo metto fra i denti e le labbra, gli tiro fuori il cazzo dalle mutande e glielo calzo con la bocca; è un giochino che ho imparato a fare parecchio tempo fa e che è molto utile per non rovinare l’atmosfera quando hai voglia di succhiare un cazzo ma non è abbastanza sicuro farlo senza protezione.
Jamal sembra apprezzare, si lascia succhiare per un po’ quel magnifico cazzo misura extra large e long, poi mi afferra per le spalle, mi fa alzare in piedi e mi dice: “hey furbetto, non crederai di cavartela con un pompino, è il tuo culo che voglio”!
Mentre lo dice mi fa girare di schiena a lui, mi afferra da dietro e mi slaccia i pantaloni, me li cala assieme alle mutande fino all’altezza delle ginocchia e mi fa piegare in avanti sul cofano.
Si sputa su due dita e mi passa la saliva sul buco del culo, poi appoggia la sua grossa cappella, mette anche lui le mani sul cofano e inizia a spingere.
“Ahia cazzo! Mi fai male!” gli dico, lui in risposta mi da un’ energica sculacciata ammonendomi di tacere, aggiungendo che se non fa almeno un po’ male non c’è gusto ne per me e ne per lui (effettivamente ha ragione, la penso così anch’io).
Continua a spingere il cazzo dentro di me finché sento arrivare il suo pube, è dentro tutto! Sta fermo li qualche secondo poi comincia a fare su e giù con forza.
Mi sta inculando con una foga pazzesca, nel frattempo mi mette una mano sul collo per tenermi premuto giù e con l’altra mano mi ha afferrato un polso e rigirato il braccio all’indietro sulla schiena, come se volesse scongiurare qualsiasi mio tentativo di sottrarmi all’inculata.
“Dimmi che non vuoi più” mi sussurra a un certo punto; ho capito cosa vuole e decido di accontentarlo fingendo di volere che smetta.
“Basta, ti prego! Non voglio più, mi fai male!” gli dico.
“Troppo tardi, adesso ormai sono dentro e ci rimango finché non ti sborro nel culo”!
Prende a incularmi ancora con più forza e ogni volta che gli chiedo di smettere mi da un’energica manata sul culo, di quelle che lo schiocco riecheggia tutt’attorno, poi mi dice: “zitto e subisci! Sei la mia troia adesso!”
A lui piace sottomettermi e a me piace sentirmi così dominato, andiamo avanti per un po’ e ad ogni mia lamentela lui rincara la dose di colpi di cazzo e di sculacciate.
“Girati” mi dice.
“Come?”
“Mettiti a pancia in su sul cofano e alza le gambe, voglio incularti da davanti”.
Mentre lo dice sfila il cazzo da dentro di me, io mi tolgo completamente i pantaloni e le mutande per poter aprire meglio le gambe, mi stendo a pancia in su sul cofano come mi ha ordinato, metto i piedi in alto, lui si avvicina e mi penetra di nuovo.
Riprende a stantuffarmi e io godo molto sentendo il suo cazzo, che prima avevo notato essere leggermente ricurvo verso l’alto, massaggiare energicamente la mia prostata, nel frattempo lui mi mette una mano nuovamente sul collo afferrandomi la gola, come per farmi capire che sono suo e che non posso scappare.
Io mi mordo le labbra e più di una volta sono arrivato ad un filo dal venire di culo, lui si rende conto che sto godendo davvero e la cosa gli da soddisfazione, il suo atteggiamento cambia e da rude e possessivo diventa gentile e premuroso, mi afferra il cazzo e comincia a menarmelo mentre mi incula, passa veramente poco tempo e io mi schizzo sulla pancia.
Lui raccoglie con le dita il mio sperma e me lo fa succhiare, poi sento che rallenta, comincia a gemere e il suo cazzo inizia a pulsare dentro di me.
“Ma cosa fai? Mi vieni dentro?” gli chiedo arrabbiato.
“Zitta troia, ho quasi finito”
“Ma sei scemo? E se il preservativo si fosse rotto?”
“io malattie non ne ho” mi risponde continuando a mollare gli ultimi schizzi di sborra dentro di me.
In realtà a forza di prender cazzi ho imparato a riconoscere sia quando uno sta per venire che il calore dello sperma che mi inonda l’intestino, però non si sa mai, meglio controllare bene dopo, ma intanto adesso è li e tanto vale godersi il momento, so che non arretrerà prima di aver finito.
Adesso il suo cazzo si sta sgonfiando dentro di me, lui infila una mano fra il suo pube e le mie natiche per afferrare il preservativo ed evitare di perderlo dentro, sarebbe un guaio; una volta fuori se lo sfila dal cazzo, me lo mostra pieno di sborra e lo strizza per farmi vedere che non si è rotto.
Gli faccio cenno di aver visto senza dire nulla e rimango li sdraiato sul cofano della macchina distrutto dalla scopata, potrei perfino dormire li.
“Rivestiti che ti porto in albergo” mi dice mentre si riallaccia i pantaloni.
Saliamo in macchina, andiamo all’albergo, mentre scendo lui prende la mia valigia dal baule poi mi accompagna portandomela fino alla reception.
Davanti al portinaio gli chiedo quanto gli devo per la corsa, lui mi da una manata sul culo e mi dice: “nulla, offre la casa”, il portinaio ci sorride poi si rivolge a me chiedendomi: “vedo che il signore ha avuto modo di conoscere a fondo il mio amico Jamal”.
“In realtà sono io che l’ho conosciuto a fondo, molto a fondo” risponde Jamal al portinaio, i due ridono divertiti per il doppio senso e io sono visibilmente imbarazzato.
Il portiere si rivolge nuovamente a me con fare molto gentile e mi dice: “non si preoccupi, io e Jamal abbiamo gli stessi gusti, la cosa resta fra noi tre” e mentre lo dice mi strizza l’occhiolino.
Jamal se ne va e il portinaio mi accompagna verso la stanza portandomi la valigia, siamo in ascensore in attesa di raggiungere l’ottavo piano, tra noi c’è un silenzio imbarazzante, le porte si aprono, camminiamo lungo il corridoio, mi apre la porta della stanza e me la mostra, so che vorrebbe “conoscermi meglio” anche lui, ma è tardi, domattina devo alzarmi presto e Jamal mi ha già sfondato parecchio, se adesso mi facessi scopare anche da lui domattina non riuscirei a sedermi.
Lo saluto, mi spoglio, mi faccio una bella doccia e me ne vado a dormire esausto.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it