i racconti di Milu
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Siamo abbastanza stanchi, in tal modo ci abbandoniamo sul divano oziosamente, pigramente scomposte e svogliate come farebbero degli uomini davanti al televisore, io afferro nelle mani un libretto sottile, che giammai diresti che possa contenere tanta immaginazione e tanta forza, so che cosa aspettarmi, lei invece chissà. Lo apro frattanto in corrispondenza del segno sul quinto racconto e inizio a leggere senza fretta dove si narra di strade affollate, di vari artisti, di numerose modelle, di caffè e di salotti d’una velata ma zeppa copertina di Londra degli anni ’30. C’è una tale eleganza e una finezza nella forma e nel tono, che sembra definire i contorni d’una cartolina d’epoca in bianco e nero, scritta in bella calligrafia da una donna al proprio amante.

Le scene prendono forma in sfumature sottili nella mia mente, prive di descrizioni ambiziose e velleitarie, ma percorse da un delicato appetito di fondo, dove rivelano desideri nascosti, unitamente a affanni, inquietudini e preoccupazioni mal occultate. Leggo non per me sola, leggiamo di colazioni romantiche e di trofei di caccia in terre selvagge, poiché le calde atmosfere colorano la luce della stanza, le tende di semplice cotone, il tessuto del divano, un morbido velluto nel quale sprofondiamo tra i cuscini. Leggiamo di camicie leggere, di sottovesti lunghe e raffinate, d’amicizie intime e di soffici seduzioni, di baci particolari e di carezze private. Spiamo inoltre fantasie altrui, stregate dal fascino che esercitano dall’abilità nel trascinarci in un vortice di morbide sensazioni.

Adagiata in maniera flaccida sul cuscino il suo sguardo si perde mite su d’un punto imprecisato della parete, io sento il mio corpo flessuoso e rilassato, in qualche modo dominata, ipnotizzata e a tratti ubriaca. Tento di recuperare la lucidità per leggere, ci provo non senza fatica, in quanto la bocca è secca, il respiro breve e la mente fermamente altrove. Lei mi guarda in maniera seria come non l’ho mai vista, pare immusonita, quasi assente, distante e narcotizzata. Mi mancano le forze per formare un sorriso e appoggio il libro aperto sul cuscino accanto a me, perché il suo sguardo adesso è caduto sul tappeto, adesso senz’accorgermene con il braccio teso sto accarezzandole adagio la guancia, poi quelle labbra tenere. Mi chino sul suo viso dapprima in maniera incerta, in seguito non incontrando alcuna resistenza assaggio piano la sua bocca, dato che la sua espressione resta preoccupante e seria con gli occhi socchiusi.

Io proseguo nel baciarla in modo più deciso mentre la cingo carezzandole le spalle, poi il collo, lei risponde in modo consono ai miei gesti finalmente accettandomi. Io avverto che la mia villosa fica m’impone dei segnali, degl’impulsi elettrici, incuriosita ed eccitata dalla situazione inedita che m’avvolge. Nel mentre le infilo una mano sotto la camicia sfiorandole i fianchi, mentre sento le sue al tempo stesso che mi percorrono la schiena. Non raggiungo nemmeno i suoi seni, temendo che possa ricredersi da un momento all’altro, ho già entrambe le mie mani sui suoi pantaloni, sto adoperandomi per aprirli, in quanto lei m’aiuta ad abbassarli alle caviglie mentre guarda altrove.

Io mi porto vicino a lei come non lo sono mai stata, perché avverto e provo a fondo un’emozione insolita, mentre vedo la mia mano muoversi sotto i suoi slip, sfioro le sue labbra lisce e tenere, gentilmente ornate dalla soffice e abbondante peluria. Trovo splendido ciò che sto toccando, come un delicato segreto svelato, raggiungo le sue labbra là dove sono schiuse e bagnate, in quanto mi blocco per un istante. In quel frangente la vedo chiudere gli occhi sentendola sospirare piano come se attendesse, non mi scaccia, cosicché lascio che le mie dita si facciano risucchiare in quel vaso che conosco bene, ma che pure adesso mi pare così ermetico, indecifrabile e misterioso.

Faccio ciò che credo vorrei che fosse fatto a me, tutto quello che ho di continuo soltanto ricevuto e mai dato, nel mentre le accarezzo ripetutamente l’ingresso della fica, andando e venendo sulle sue labbra morbide, dal suo piccolo clitoride fino a dove iniziano ad aprirsi e m’intrufolo adagio, cauta, solleticandole l’interno. Resto un poco, poi esco per ripetere lo stesso gesto spingendomi ogni volta un po’ più in profondità, facendomi coraggio con il viso avvampato avendo vinto la tensione iniziale che provavo. La sento gemere appena, voglio che desideri ciò che le sto facendo, giacché l’idea d’essere la fonte del suo godimento, mi lusinga e mi sconvolge al tempo stesso. Vorrei narcotizzarla con i miei gesti, trascinarla con me in un limbo di piacere dove restare per ore, sfinirla di carezze fino a portarla sull’orlo dell’isterismo. Non voglio essere da meno degli uomini che ha avuto, perché voglio che per adesso li dimentichi tutti, sennonché insisto così sul clitoride, aumento la velocità baciandola ancora, lei ricambia in maniera dolce, la sento libera, scorrere completamente sciolta accanto a me e infine attorcigliarsi.

Sotto la mia insistenza, la sua eccitazione sale per arrivare al culmine, dal momento che è la prima volta che osservo l’estasi sul volto d’una donna, così più intensa e seducente, differente su quello teso d’un uomo, poiché mi rivela il suo piacere aperto, incontenibile e spontaneo. Quel piacere reso ancora più sconveniente dal fatto che sia stata io a procurarle e che a me appare semplicemente incantevole. Lei fiorisce tra le mie mani, venendo con qualche gemito sommesso, intanto che la guardo con occhi ammirati e increduli, giacché io stessa sono ormai allo stremo fisico ed emozionale. In quell’istante mi sento completamente squagliata, perché del mio nucleo fuso è rimasto un nulla. Le chiedo di toccarmi, lei diventata molle e in apparente declino si distende sul divano togliendosi i pantaloni, li sfila del tutto lasciandoli cadere sul tappeto, poi aspetta che io abbassi i miei, ricomponendosi i capelli. Io avverto la mia fica dilatata e sgusciante al punto che temo possa perdersi dentro, dato che lei mi raggiunge tra le gambe e senz’alcuna introduzione inizia ad agire. Con la punta delle dita, mi solletica dolcemente le labbra della fica con sconcertante lentezza, io alquanto sorpresa avverto sopraggiungere raffinate e squisite sensazioni provocate da mani femminili non mie. Mentre mi lavora in maniera premurosa e solerte dentro e fuori, sento il suono delle sue dita dedicate al piacere della mia vulva bagnata. Io sono sconvolta dalla novità di sapere che lei è occupata su di me, dalla sua carezza amabile ed esperta, non ultimo dalle soffici sensazioni a cui il mio corpo s’arrende impotente.

Io favorisco le sue azioni chiamando a rapporto fantasie, parole, racconti, implorando il mio corpo affinché acceleri tutto in un’esplosione appagante, esaudiente e perfino a tratti ribelle. Le labbra della mia fica fremono, cercando di catturare una qualsiasi delle deliziose sensazioni che si rincorrono intorno. Mi sento salire, inizio a muovermi un po’ chiamando esasperata l’orgasmo che mi spetta, mentre lei cerca di portarmi sempre più in alto. Nel frattempo un’eccezionale e magnifica energia s’espande dal mio ventre propagandosi lungo i miei arti pompando forte nel mio petto, tenuto conto che io vengo splendidamente strillando il mio poderoso piacere. Il suo viso appare amabilmente imbarazzato, ma pure allietato, complice e divertito.

Io mi getto al suo collo stringendola forte, il cuore mi batte impetuoso, mentre lei mi restituisce in maniera affettuosa l’abbraccio, carezzandole i capelli istintivamente mi sfugge dalle labbra in modo lieve e spontaneo un riconoscente ti amo.

{Idraulico anno 1999}