i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Io arrivo al locale con qualche minuto di ritardo rispetto all’ora che avevamo concordato, ti vedo accomodata a un tavolo libero apparecchiato per una persona, mentre ti stai godendo il delizioso refrigerio della serata estiva. In quell’occasione io mi giro verso l’uomo che mi sta accanto, mio marito per la precisione e gl’indico dove mi piacerebbe accomodarmi:

“Sediamoci di là in fondo, va bene per te?”.

Per lui è indifferente, mi lascia comodamente scegliere, quindi ci dirigiamo verso il tavolo. Lascio che lui mi preceda, in modo che si sieda voltandoti la schiena. Mentre cammino alle sue spalle ti passo accanto sfiorandoti casualmente un ginocchio con la mia gamba nuda. Il vestitino estivo lascia scoperta fino a metà coscia, il tuo sguardo s’alza su di me illuminandosi nel momento esatto in cui guardandomi mi riconosci. Per la prima volta riesco a percepire le note del tuo profumo, e pensare che io e te siamo due perfetti sconosciuti pur sapendo tutto l’uno dell’altra.

Questo è il nostro primo incontro dal vivo, in realtà quello iniziale in cui i nostri occhi possono sfiorarsi scrutandosi anche se da lontano. Di te conosco quello che m’hai raccontato nelle lunghe ore passate insieme nel chattare, perché gradualmente senza fretta ci siamo aperti, in ultimo agevolmente scoperti confessandoci a vicenda, ci siamo confidati sbottonando sennonché i nostri desideri più intimi, le nostre ambizioni più segrete, scoprendo una straordinaria affinità di gusti, d’interessi e di conoscenze in comune. Anche tu come me non trovi più nella tua compagna quelle emozioni, quella rispondenza di mente e di corpo che le tue fantasie, i tuoi sogni, desiderano ardentemente mettere in pratica. No, non siamo innamorati, perché nessuno dei due vuole mettere in pericolo una relazione creando impicci e instaurando seccature sentimentali, poiché non desideriamo costruire nulla tra noi. In verità cerchiamo soltanto quel calore e quella vitalità che risvegli pungolando sensazioni, idee, sogni, desideri, che ci faccia nuovamente vibrare, sentire vivi, desiderare ed essere desiderati, condividere con un altro, con un’altra pelle, altre mani, le vibrazioni del nostro essere e del nostro corpo, da troppo tempo privo d’un musicista che ne sappia trarre le giuste note. Desideriamo unicamente scoprire se saremo noi fatti l’uno per l’altra, quelli capaci di provocare queste emozioni, le stesse che avevamo ricreato sulla chat e che ci portavano letteralmente all’estasi pur essendo così a distanza.

Io mi siedo in modo tale che tu dal tuo posto possa vedermi spostando un po’ di lato la sedia, nel mentre tiro leggermente su il vestito, accavallo le gambe, poi io e te iniziamo senz’osare troppo un gioco sottinteso di sguardi reciproci. Brevi occhiate, solamente apparentemente indifferenti, tu puoi guardarmi più apertamente e più a lungo, così io mi diverto nel provocarti sollevando ancora un pochino l’orlo dell’abito cambiando di nuovo posizione alle gambe, allargandole un poco per condurti attirandoti infine là, dove io desidero essere spogliata, accarezzata e baciata anche se soltanto dai tuoi occhi. In seguito faccio cadere un tovagliolo, e poiché ci chiniamo nello stesso momento per raccoglierlo le nostre dita si sfiorano, facendo scoccare una scintilla che scatena in noi brividi d’impensabile e d’inaudito piacere.

I tuoi occhi cadono dentro la scollatura del mio abito, che chinandomi ha rivelato ai tuoi occhi il mio seno nudo sotto la stoffa leggera. Io ritorno a sedermi, per un istante resto tranquilla, ma la tua presenza, vale a dire il vederti e non poterti nemmeno parlare né sfiorare mi rende piuttosto apprensiva e irrequieta. Allora scatto in piedi, mormoro a mio marito qualcosa sul fatto che devo andare alla toilette e ripasso di fianco a te. Quando mi trovo all’altezza del tuo tavolo mollo per terra la mia sciarpa di seta, con la coda dell’occhio vedo che tu la raccogli portandotela al viso per aspirarne il profumo, entro nell’anticamera comune dei gabinetti e là aspetto, sicura che raccoglierai acutamente il mio silenzioso quanto lascivo invito. Infatti, passa meno d’un minuto, per il fatto che tu entri da quella porta, la mia sciarpa è nella tua mano. Silenziosamente entriamo nel bagno delle signore e ci chiudiamo in una delle cabine, tu agguanti la sciarpa collocandola attorno al mio collo, poi afferrandone i lembi con le mani la tiri verso di te avvicinando in tal modo il mio volto al tuo. Al presente avverti il calore delle mie labbra, il loro sapore, come io il tuo e ci baciamo. Io aspettavo da tempo questo momento perché me lo ero immaginato mille volte: un’emozione nuova, un’incognita inedita, una curiosità che tu avevi fatto diventare desiderio, una fantasia accarezzata da tempo che tu avevi trasformato in un bisogno travolgente, ma impraticabile fino a questo momento, finché in quel focoso e impulsivo frangente mi sussurri:

“Tre minuti, ti prego, soltanto tre preziosissimi minuti tutti per noi due”.

Pensieri veloci s’accavallano mescolandosi, un lampo, un secondo in cui questi mesi di chat, di fantasie, di giochi e d’orgasmi si cristallizzavano in un solo desiderio, una sola parola, che in questo momento riesco a malapena a sussurrarti tra le labbra:

“Sì” - in modo istintivo, pensando che ora saprò se la mia vita starà per cambiare.

Tu prosegui, mi baci nuovamente e questa volta mi lascio andare con gli occhi chiusi e le labbra aperte offerte alla tua lingua. Le tue mani sul mio viso scendono alle spalle e lentamente baciandomi scosti le spalline, giacché scivolandomi lungo le braccia scoprono il seno, che subito percepisco coperto dal calore delle tue mani leggere ma decise. I capezzoli reagiscono quasi subito irrigidendosi sotto il palmo delle tue mani, mentre allargo le braccia e appoggio la schiena nuda alla parete, stavolta però fredda al confronto del calore che rapidamente m’invade. Attualmente mi guardi negli occhi sorridendo, durante il tempo in cui il mio corpo sotto le tue mani non racconta menzogne, riguardo il risultato di questo nostro primo incontro. Ti chini su di me, posi la lingua sulle mie labbra e poi scendi: il mento, il collo, l’incavo dello sterno, poi la sella tra i seni ancora presi nelle mani, che sposti sulla cosce mentre posti la lingua a disegnare cerchi intorno a un capezzolo. Quando lo sento tra le labbra accarezzato dalla tua lingua calda, sento pulsare più forte il cuore nel petto, dopo accarezzandomi le cosce e salendo con le mani sotto l’orlo del vestito corto e leggero, arrivi ai fianchi e poi al margine degli slip.

Istintivamente io allargo le gambe in maniera naturale e nel tempo in cui quando appoggi la mano aperta tra le mie gambe io sussulto: quella che percepisco è una contrazione tipica quando si è vicini al culmine dell’orgasmo. Tu cogli nettamente il calore che io non riesco a contenere, poiché ho già bagnato il pizzo leggero dello slip, perché ti è facile sfilarmelo e trovarmi accalorata, pulsante e rovente. Io emetto dei suoni sordi, dei gemiti soffocati che non riesco a trattenere, mentre spero che questo tempo interminabile dilatato come la mia fica finisca, perché le regole del gioco del non fare niente sono ormai impossibili da rispettare oltre.

In quel frangente devo indubbiamente avere gli occhi sbarrati e il viso in fiamme dal modo in cui mi guardi, uno sguardo peraltro divertito, fiero e rallegrato, la piena conferma, dal momento che mi rendo conto che il tuo potere allusivo in chat era soltanto un accenno, di quello che in ultimo potresti compiere direttamente sul mio corpo. Quando mi baci a fondo, penetrandomi con due dita, affondando nella fica intrisa di secrezioni in così poco tempo mi era successo, accetto, ammetto e riconosco che in definitiva la mia vita è cambiata. Per fortuna il tempo è scaduto, come l’ho percepito io sembravano essere state delle ore, eppure sono appena scaduti i tre minuti che ci siamo appassionatamente concessi.

Per tutto il tempo che io cerco di ricompormi in modo consono sia il viso che la mente, per un attimo, mentre mi stai di fronte contro la parete opposta nel riprendere fiato, posso vedere che anche tu tradisci rivelando una grande eccitazione e quest’aspetto in conclusione mi conforta moltissimo rinfrancandomi l’animo. Ancora un bacio veloce sulle labbra ed esci per precedermi al tavolo mentre io mi risistemo. Io ti seguo dopo un po’ di tempo controllandomi attentamente allo specchio, esaminando di non avere addosso segni evidenti dell’incontro clandestino appena vissuto. Quando ti vedo di nuovo accomodato al tuo posto, sono consapevole del nuovo odore del mio corpo, quel miscuglio travolgente scaturito dall’incontro del mio e del tuo profumo mescolato e unito a quello dei nostri sessi.

Lo riconosco addosso a te, come so che tu lo individui su di me quando ti ripasso accanto. Il tuo sguardo significativo m’accompagna fino alla mia sedia, sento i tuoi occhi su di me che non m’abbandonano un istante. Mi siedo, ricambio il tuo sguardo, poi conscia dell’effetto dissoluto e lascivo che può compiere una cosa del genere su di te, alzo di molto l’orlo del vestito tanto quanto basta per farti subodorare che io là di sotto non ho più le mutandine. Il pranzo procede, mentre mio marito mi racconta del viaggio di lavoro che questa sera stessa lo porterà via da me per una lunga e laboriosa settimana. Io accuso un leggero malore, seguito di quello che m’ha trattenuta in bagno prima, colpevole del rossore assieme al leggero smarrimento che ho dimostrato ritornando al tavolo. Lui si preoccupa, sta in apprensione, ma io lo rassicuro rincuorandolo che non sarò da sola: visto che lui non ci sarà io ne approfitterò per invitare a casa nostra la mia fidata amica Sonia, frattanto mentre arriva il nostro dolce tu esci dal locale.

Dopo pochi minuti usciamo pure noi e ti ritrovo davanti al locale. Io ti presento mio marito facendotelo conoscere, che non t’ha visto per tutta la cena perché tu eri seduto alle sue spalle. Per un momento il tuo profumo, la tua bocca, il tuo calore mi disorientano turbandomi, perché avverto un delizioso lampo di piacere tra le gambe, ma in quella circostanza riesco a dominarmi. Tu frattanto carichi la valigia, io ti faccio sedere davanti e ci facciamo portare a casa. Quando io lo saluto davanti al portone, prima che mio marito riparta per l’aeroporto ti bacio a lungo appassionatamente.

Infine, quando l’automobile scompare dietro la visuale dal palazzo di fronte, io mi volto e bacio a lungo appassionatamente la mia donna.

{Idraulico anno 1999}