i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +

A_Scrittore

 

ENRICO, BEA E SILVIA

 

Era una serata d’inizio Maggio e il sole stava lentamente calando all’orizzonte lasciando nel cielo un forte rossore. Io ero in compagnia di Beatrice, la migliore amica della mia fidanzata, e insieme stavamo uscendo dal centro commerciale con entrambe le mani piene di buste della spesa. Avevamo comprato ingredienti per una bella cena di rimpatrio, dato che lei ci era venuta a trovare dopo quasi due anni di assenza e il tempo l’aveva resa ancora più bella dell’ultima volta. Aveva solo ventisei anni, due in meno di me e di Silvia, e fortunatamente era anche single. Caratterialmente era una ragazza estroversa dotata di buona dialettica, molto disponibile al dialogo e aperta mentalmente. Aveva dei modi di fare piuttosto gentili, non finiva mai di ringraziare, era simpatica e fino al momento dell’uscita dal centro era proprio di buona compagnia, non avevamo fatto altro che conversare in ogni situazione. Fisicamente era un po’ in carne, alta un metro e settanta e con una buona dose di curve. Ciò che mi piaceva di più di lei erano i suoi occhi grandi, marroni e sinceri, i suoi lunghi capelli castani e le sue labbra belle carnose che mi era venuta più volte voglia di baciare. Purtroppo però essendo fidanzato non potevo togliermi lo sfizio, ma appena trovavo un attimo, senza che lei se ne accorgesse, gli lanciavo qualche occhiata di troppo dal fare piuttosto malizioso. Osservai più volte il suo fondoschiena dalle natiche sode e ben definite, facendo pensieri su come sarebbe stato bello palparle a dovere. Passeggiando a ritmo ben cadenzato arrivammo alla macchina, dove posammo le buste nel capiente bagagliaio, liberandoci da un buon peso. Il mio animo gentiluomo mi disse di aprirgli lo sportello e lei mi ringraziò cortesemente, dopodiché misi in moto l’auto e accesi i fari, diretti verso casa. Il tragitto fu veramente silenzioso, nessuno dei due aprì bocca – complice anche la stanchezza – e mentre guidavo, lei era intenta a guardare fuori dal finestrino, probabilmente assorta in mille pensieri. Visto che era girata, colsi più volte l’occasione per gettare qualche sguardo di sbieco alle sue gambe, le cui cosce e polpacci erano messi in ritardo dai neri pantaloni aderenti che indossava fin dal momento in cui l’ero andata a prendere in aeroporto.

 

-“Forse dovresti azzardare una mossa…”- mi suggerì la mia mente.

 

Inutile dire che dovetti scrollarmi subito quel pensiero di dosso. Conoscendomi sarei finito in una vorticosa spirale in grado di farmi cadere in qualche trappola. Improvvisamente però mi ritrovai a dover inchiodare a causa di un gatto che attraversò la strada poco illuminata all’improvviso. Amante degli animali com’ero dovevo risparmiarlo o altrimenti avrei subito un'innumerevole quantità di sensi di colpa. Lei fu sbalzata in avanti, la sua corsa fu bloccata a metà dalla cintura di sicurezza che gli permise di non finire contro il parabrezza e anche la mia fu uguale. La osservai mentre smaltivo la tensione e la paura; i suoi capelli castani le erano finiti sul viso e con qualche frettoloso gesto delle mani se li ributtò all’indietro. Mi squadrò con gli occhi sottilissimi, il volto esprimeva rabbia e allo stesso tempo curiosità.

 

-“Ma che cazzo fai Enrico?”- mi ammonì gridando.

 

-“Scusami… non l’hai visto?"- E’ passato un gatto, non volevo metterlo sotto…”-

 

-“L’importante è che siamo ancora vivi”- riprese lei rivolgendomi un mezzo sorriso. -”Dai, andiamo a casa”-.

 

Ripresi la marcia, stavolta andando più lentamente di prima. Raggiugemmo casa dopo pochi minuti. Parcheggiai nel cortile della nostra proprietà privata, presi la maggior parte delle buste dal bagagliaio e le diedi le chiavi. Lei aprì casa e finalmente posammo l’abbondante spesa sul tavolo.

 

-“Meno male che siamo arrivati… sono stanchissima…”- disse lei per poi sbadigliare.

 

Giunti a quel punto presi mentalmente nota che non gli avevamo ancora mostrato dove poteva dormire. Lei mi ringraziò nuovamente e ci dirigemmo in salotto da dove provenivano voci di vario genere. Sdraiata a piedi nudi sul divano c’era la mia dolce metà Silvia, intenta a guardare la sua soap opera preferita.  

 

-“Ciao ragazzi…”- disse timidamente senza distogliere lo sguardo dal televisore –“Finisco qui…”- prese il telecomando e premette frettolosamente un tasto -“ Un quarto d’ora e inizio a cucinare”-.

 

-“Fai tu, sappi che sono già le sette e mezzo…”- le risposi con fare canzonatorio nel mentre che assieme a Bea salivo i pochi gradini delle scale che portavano al piano superiore.

 

Qualche passo più tardi giungemmo in fondo al corridoio dove c’era la sua piccola e confortevole stanza. C’era tutto l’occorrente per una buona dormita. Stavo per lasciarla sola quando lei mi chiese cortesemente di sedermi sul letto singolo insieme a lei.

 

-“Allora Enrico, parlami di voi due­. Lei non fa altro che parlarmi di te, ma tu fino ad ora non ne hai parlato. Come vanno le cose?”-

 

-“Bene”- dissi frettolosamente. –“Lei cosa ti racconta?”-

 

-“Che sei un bravo ragazzo, che ti ama molto e spera di poterti sposare. Tu no?”-

 

-“Certo”- dissi altrettanto frettolosamente. -“Ci sono però un paio di cose…”- mi fermai e gesticolai con la mano –“…che però andrebbero chiarite…”-

 

Lei si fece subito curiosa. –“Per esempio?”-

 

-“Bè… il fatto che lei ultimamente sia sempre stanca e non vuole mai fare l’amore… che si chiude a riccio a guardare le sue soap opera preferite piuttosto che passare una serata insieme e magari concludere amorevolmente… insomma non va proprio benissimo. Gliel’ho detto ma è come se non ascoltasse, io la amo ma sono preoccupato…”-

 

Riferirgli quel mio punto di vista mi fece provare nei suoi confronti un affetto più forte del solito, rendendola un po’ più attraente.

 

-“Io credo che…”- si bloccò e spalancò gli occhi.

 

Non so dire cosa mi prese esattamente, lo chiamerei un attimo di follia, e con gesti rapidi la spinsi a sdraiarsi sul letto e le mie labbra si posarono con foga sulle sue, il che mi causò una bella erezione e qualche brivido di troppo lungo la schiena. Ero affamato e la mia fame si placò solamente quando lei mi spinse via a forza da lei e ritornammo entrambi seduti ai nostri posti. Iniziai a sudare freddo.

 

-“Ma che cazzo ti prende Enrì!”- esclamo lei dopo essersi passata un braccio sulle labbra. -“Tu sei proprio scemo!”- finì alzando la voce.

 

Restammo in estremo silenzio per qualche minuto a fissarci l’uno negli occhi dell’altra.

 

-“Vattene!”- esclamo lei.

 

Uscii dalla stanza con la coda tra le gambe. Avevo azzardato la mia mossa ma si era rivelata essere totalmente avventata e stupida. L’erezione che mi aveva causato non rendeva facile la camminata che mi porto a chiudermi in bagno. Davanti al gabinetto mi calai pantaloni e boxer pronto per praticare un po’ di veloce autoerotismo. Stavo per cominciare quando un forte bussare interruppe la pratica.

 

-“Occupato!”- gridai.

 

Stavo pure per nascondere tutto quando la maniglia della porta si abbassò ed entrò lei, nuda, pronta per essere scopata. La sua vista mi causò qualche emozione di troppo e realizzai che avevo fatto bene a non chiudere a chiave la porta. Lei richiuse e si incamminò verso di me. Eravamo quasi a portata di abbraccio quando lei espresse il suo primo giudizio sulla situazione.

 

-“Sei imbarazzante… Farti una sega su di me perché non sei riuscito a scoparmi... Ridicolo”-.

 

-“Cosa dovrei fare?”- le chiesi sottovoce. -“Non dire niente a Silvia…”-

 

-“Anche tu”- mi rispose di getto. -“Facciamo un patto. Siccome mi piaci e da quanto ho capito sei disperato ti regalo un piccolo assaggio delle mie doti. Nessuno dovrà dire niente a Silvia. Se parli ti taglio le palle. Chiaro?”-

 

Annuii. Lei s’inginocchiò. Il suo viso era in sostanza a portata del mio membro. Stetti in silenzio intanto che lei avanzava e prese il mio sesso tra le sue labbra, il che mi provocò un’intensa emozione. Iniziò lentamente un lavoro di bocca uguale a quello che mi donava ogni tanto la mia ragazza, ma qualitativamente lo reputai superiore. Mi stupì quando la sua lingua accarezzò dolcemente la mia cappella e assaporò l’asta fino alle parti basse. Mi stavano letteralmente esplodendo i testicoli. Era una mesata che non scopavo come si deve e non andavo di masturbazione. Il che rese tutto più frizzante del solito. Dopo qualche minuto decise di allontanarsi e proseguire con la mano. La sua stretta a pugno attorno al mio pene era calda e forte. La sega che mi fece fu magnifica e rapida, la mia venuta silenziosa - per non attirare attenzioni – stancante e piuttosto succosa. Le innaffiai i suoi due seni, qualche schizzo finì anche sul mento. Una volta finita ritrasse la mano e si rimise in piedi, scappando furtivamente dal bagno. Restai solo in piedi con la testa che quasi mi girava dall’emozione, scosso. Non mi capacitavo che tutto ciò potesse essere accaduto proprio a me. Mi feci al volo un bidet e non appena mi guardai allo specchio, la voce della mia fidanzata che urlava dal piano di sotto mi riportò alla mente tutto ciò che era successo in quei pochi minuti.

 

-“E’ pronto in tavola! Venite!”-

 

 

 

 

 

Note finali:
Spero di aver catturato la vostra attenzione e chissà anche la vostra eccitazione... Ad ogni modo, i commenti servono a migliorarsi e se qualcosa va, non vi piace o avete da discutere... potete trovarmi qui a.scrittore@outlook.it